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La definizione di persona “sorda” ai fini legislativi e legali ha ormai sostituito il termine “sordomuto”, cancellato dalla legge 95 del 20/02/2006.

La persona è ipoacusica se è affetta da una riduzione marcata delle capacità uditive, ma comunque, ai fini dell’invalidità civile e dei benefici connessi, di cui all’art. precedente, è “sorda” la persona che ha una grave riduzione delle capacità uditive che è insorta alla nascita o comunque in epoca evolutiva, impedendo di fatto una corretta acquisizione del linguaggio parlato.

Si considera esaurita l’età evolutiva dopo il compimento del 12° anno di età. Un deficit uditivo che insorge dopo i 12 anni si ritiene sia incapace di impedire la corretta acquisizione del linguaggio. Per questo, ai fini della concessione dei benefici, il compimento del 12° anno rappresenta una sorta di spartiacque.

Il riconoscimento di persona “ Sorda ” viene effettuato su domanda di un genitore o un legale rappresentante. Ma in realtà non esiste una età limite per presentare l’istanza ed è ammessa la possibilità di presentarla anche in età adulta, ma l’accoglimento è legato alla possibilità di dimostrare che il grave deficit uditivo è insorto prima del compimento del 12° anno di età.

La domanda deve essere presentata dopo il compimento del 1° anno di vita con modalità del tutto simili a quella dell’invalidità civile.

Quindi è necessario l’invio di un certificato con procedura telematica da un medico abilitato e dotato di PIN, con l’accortezza di specificare nel certificato stesso che viene redatto ai fini del riconoscimento della “sordità”. È un certificato redatto in regime di libera attività e quindi deve essere pagato; il medico dovrà anche applicare l’IVA, a carico del richiedente, in quanto si tratta di certificazione redatta a fini medico-legali.

Entro 90 giorni deve essere presentata la domanda, sempre per via telematica, attraverso l’assistenza “gratuita” di una associazione abilitata o di un Ente di Patronato.

In occasione della visita da parte della Commissione Medica si dovrà poi fornire tutta la documentazione medica adeguata, quindi esami audiometrici, impedenziometrie e quant’altro utile.

Il sordo ha diritto a prestazioni economiche, materialmente erogate dall’INPS, a benefici fiscali, ad esenzioni dal ticket sanitario e a fornitura di ausili specifici.

Benefici economici.

Indennità di comunicazione: € 256,79 per 12 mensilità nell’anno 2018 (nel 2017 € 255,79, nel 2016 € 254,39, nel 2015; € 252,20; nel 2014: € 251,22)

Istituita dalla legge 508/88, viene concessa al solo titolo della minorazione.

Per identificare i requisiti sanitari per il godimento occorre fare alcune distinzioni.

Minore di 12 anni: spetta se ha una riduzione di capacità uditiva di almeno 60 decibel in media alle frequenze di 500, 1000 e 2000 Hz nell’orecchio migliore Maggiore di 12 ann i: spetta se ha una riduzione di capacità uditiva di almeno 75 decibel in media alle frequenze di 500, 1000 e 2000 Hz nell’orecchio migliore e se dimostra che il deficit uditivo è insorto prima del compimento del 12° anno di età.

È incompatibile con l’Indennità di Frequenza dei minori di 18 anni.

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Ai fini del presente bando:

a) per "scuola" si intende lo specifico tipo di corso di specializzazione, compreso nelle classi e nelle tre aree medica, chirurgica e dei servizi clinici; b) per "sede" si intende la specifica scuola di una specifica università; c) per "area", ciascuna delle aree, medica, chirurgica e dei servizi clinici in cui sono raggruppate le classi e le tipologie di scuola; d) per "ssd" si intende settore scientifico disciplinare; e) per "Commissione nazionale" si intende la Commissione nominata con DM 23 luglio 2014, n. 584.

Articolo 2.

(Posti disponibili)

1. Per l'a.a. 2013/2014 i posti disponibili per ciascuna scuola di specializzazione sono quelli indicati nell'Allegato 1, che costituisce parte integrante del presente decreto. I posti finanziati con contratti aggiuntivi dalle Province autonome di Trento e Bolzano, dalla Regione autonoma Valle d'Aosta e dalla Regione Veneto sono destinati ai candidati in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 4, comma 2 e sono assegnati sulla base della graduatoria nazionale.

2. Ai sensi dell'articolo 5, comma 2 del DM 105/2014, è precluso lo scambio di sede tra i vincitori dei posti a concorso.

Articolo 3.

(Posti riservati e in sovrannumero)

1. Per l'a.a. 2013/2014, tenuto conto di quanto comunicato dalle amministrazioni interessate e nei limiti della capacità ricettiva delle singole scuole, è prevista l'assegnazione di posti riservati e in sovrannumero ai sensi della normativa vigente esclusivamente alle seguenti categorie:

a) Medici Militari. Possono concorrere per la riserva dei posti disponibili i candidati in possesso di formale atto di designazione da parte della Direzione Generale della Sanità Militare, per un contingente non superiore al 5% per le esigenze della Sanità Militare, individuato nell'ambito della programmazione di cui all'art. 35, comma 3 del D.Lgs. n. 368/1999, d'intesa con il Ministero della Difesa secondo quanto indicato nell'Allegato 1.

b) Personale medico del SSN. La specifica categoria destinataria della norma di cui al comma 4, dell'art. 35 del decreto legislativo n. 368/1999, è espressamente individuata nel personale medico titolare di rapporto a tempo indeterminato in servizio presso strutture pubbliche e private accreditate dal Servizio Sanitario Nazionale diverse da quelle inserite nella rete formativa della scuola. Alla categorie in questione sono stati assegnati i posti specifici di cui all'Allegato 1 nel rispetto delle maggiori esigenze espresse dalle singole Regioni e Province autonome. Per essere ammessi ai suddetti posti, i candidati devono farne espressa richiesta nella domanda di ammissione al concorso secondo le modalità di cui all'articolo 5.

2. Il personale appartenente alla categoria di cui al comma 1, lettera b) deve necessariamente svolgere l'attività formativa presso la sede individuata, durante l'orario ordinario di servizio, con il consenso della struttura di appartenenza. A tal fine, gli interessati, nell'ambito della procedura di iscrizione di cui all'articolo 5, devono presentare un atto formale della Direzione Sanitaria dell'Azienda di appartenenza nel quale vengono esplicitate le attività di servizio svolte dal dipendente e da cui risulti il consenso della struttura di appartenenza a far svolgere al candidato, durante l'orario ordinario di servizio, l'attività formativa presso le strutture della scuola di specializzazione. Non è consentito che i medici di cui trattasi possano svolgere il previsto percorso formativo pratico, a tempo pieno, e le altre attività formative previste dal Consiglio della Scuola nell'ambito del reparto dell'Azienda/Ente di provenienza, pur se corrispondente alla specializzazione scelta, in quanto da una corretta interpretazione della normativa vigente in materia, la maggior parte del percorso formativo deve svolgersi necessariamente presso l'Ateneo le cui strutture siano state valutate prioritariamente ai fini dell'accreditamento. Per una completa e armonica formazione professionale il medico dipendente è tenuto a frequentare le diverse strutture, servizi, settori e attività in cui è articolata la singola Scuola con modalità e tempi di frequenza funzionali agli obiettivi formativi stabiliti dal Consiglio della Scuola stessa.

3. In conformità al parere n. 5311/2005 espresso dal Consiglio di Stato, Sezione Seconda, non possono essere ammessi a partecipare ai concorsi per l'ammissione alle scuole di specializzazione mediche sui posti in soprannumero riservati al personale medico di ruolo del S.S.N. le seguenti categorie di medici:

a) medici appartenenti a strutture convenzionate con l'Università;

b) medici dipendenti dell'INPS e dell'INAIL;

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E’ stato membro della Commissione di Studio sulle riforme istituzionali (c.d. "saggi") nominata nel 2013 dal Presidente del Consiglio Enrico Letta e presieduta dal Ministro delle riforme istituzionali Gaetano Quagliariello e della Commissione di studio sugli ambiti territoriali regionali (c.d. Macroregioni), istituita nel 2014 presso il Dipartimento Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dal 2014 è membro di parte statale della Commissione paritetica per l’attuazione dello Statuto speciale della Valle d’Aosta.

OLIVETTI M (2015). La forma di governo nella costituzione tunisina del 2014. DIRITTO E SOCIETà, vol. 43, 1, p.195 - 221.

OLIVETTI M (2015). La reforma electoral italiana de 2015. CUADERNOS DE PENSAMIENTO POLíTICO, 3, p.35 - 62.

OLIVETTI M (2014). I raccordi fra le istituzioni nazionali e quelle regionali e locali: i problemi posti dalla trasformazione del Senato in una Camera delle autonomie territoriali. (a cura di) N. Antonetti, U. De Siervo, Che fare delle Regioni? Autonomismo e regionalismo nell'Italia di oggi. Atti del Convegno dell'Istituto Luigi Sturzo, Roma, 24-25 gennaio 2014,. Roma:Rodorigo Editore, p.219 - 264, ISBN: 978-88-909200-3-5.

M. Olivetti (2014). Il tormentato avvio della XVII legislatura: le elezioni politiche, la rielezione del Presidente Napolitano e la formazione del governo Letta. AMMINISTRAZIONE IN CAMMINO, p.1 - 72.

OLIVETTI M (2014). Partiti e autonomie nello Stato composto. FEDERALISMI.IT,

OLIVETTI M (2013). 201. Il dilemma del prigioniero. - Riflessioni critiche sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in materia di limitazioni del diritto di voto a seguito di una condanna penale. DIRITTO E SOCIETà, vol. 41, 4, p.583 - 628.

OLIVETTI M (2013). Art. 12 TUE. In:. (a cura di) H.J. Blanke, S. Mangiameli, Treaty on European Union (TEU). A Commentary,. HEIDELBERG, DORDRECHT, LONDON:Springer-Verlag BERLIN-HEIDELBERG, p.467 - 526, ISBN: 978-3-642-31705-7.

OLIVETTI M (2013). Il federalismo messicano. (a cura di) R. Bifulco, Ordinamenti federali comparati. TORINO:Giappichelli, vol. 2,, ISBN: 9788834828335.

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L'Azienda Ospedaliera Regionale "San Carlo" di Potenza, con DDG n. 2015/00555 del 9 novembre 2015, ha indetto concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di n. 41 posti di Operatore Socio Sanitario - OSS - Cat. B/Bs, ed ha riapprovato il bando di cui alla DDG n. 2015/00453 del 12.09.2015 per aumento dei posti a concorso (da n. 32 a n. 41) e per integrazione dei requisiti di ammissione in ordine al c.d. "reclutamento speciale".

B.U.R. Basilicata n. 47 del 16 novembre 2015.

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- Dall’anno accademico 2006-2007 all’anno accademico 2009-2010 è docente a contratto di “Contabilità pubblica e controlli” nel Corso di laurea magistrale della Facoltà di Scienze politiche della “Luiss Guido Carli” di Roma.

- Nell’anno accademico 2007-2008 è titolare di un contratto integrativo di docenza in “Istituzioni di diritto pubblico” nella Facoltà di Economia della “Luiss Guido Carli” di Roma.

- Nel 2008 tiene lezioni di Diritto pubblico e di Contabilità pubblica nell’ambito del 4° corso-concorso di formazione dirigenziale presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.

- Dall’anno accademico 2008-2009 insegna Istituzioni di diritto pubblico e Diritto costituzionale nella Facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Napoli “Parthenope”.

- Nel 2009 tiene lezioni seminariali di diritto parlamentare presso il corso di formazione dell’ARSAE – Associazione di ricerche e studi sulla rappresentanza politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

- Nel 2009 tiene lezioni di Diritto pubblico nell’ambito del corso-concorso di formazione dei funzionari degli enti locali presso la Scuola Superiore della Pubblica amministrazione locale.

- Dall’anno accademico 2009-2010 è docente di Diritto pubblico nel Master in “Relazioni istituzionali, lobbying e comunicazione d’impresa” della “Luiss Guido Carli” di Roma.

- Nell’anno accademico 2009-2010 è titolare di un contratto integrativo di docenza in Diritto delle assemblee elettive nella Facoltà di Scienze politiche della “Luiss Guido Carli” di Roma.

- Dall’anno accademico 2010-2011 all’anno accademico 2011-2012 è docente a contratto di “Tecniche e procedure finanziarie delle istituzioni politiche” nel Corso di laurea magistrale della Facoltà di Scienze politiche della “Luiss Guido Carli” di Roma.

- Nell’anno accademico 2011-2012 è docente a contratto di “Sistemi comparati di governo e amministrazione” nel Corso di laurea magistrale della Facoltà di Scienze politiche della “Luiss Guido Carli” di Roma.

- Dal 2003 al 2009: svolgimento dell’incarico di tutor di vari dottorandi in diritto pubblico dell’economia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

- Dal 2011 al 2014: svolgimento dell’incarico di tutor di vari dottorandi in diritto pubblico presso la Luiss Guido carli di Roma.

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Tale dichiarazione deve attestare:

- per la tesi di laurea il carattere sperimentale della stessa e l'indicazione del settore scientifico disciplinare di riferimento della tesi che deve essere relativo a quello di riferimento della specifica Scuola secondo quanto indicato nell'Allegato 3, che costituisce parte integrante del presente decreto; - per la tesi di dottorato l'indicazione del settore scientifico disciplinare di riferimento della tesi che deve essere relativo a quello di riferimento della specifica Scuola secondo quanto indicato nell'Allegato 3.

Relativamente alle informazioni generali e di carriera di cui ai commi 3, 4 e 5 lettere a) e b), la procedura on line di iscrizione richiede al candidato l'inserimento dei dati una sola volta anche nel caso di partecipazione al concorso per più Scuole.

6. I candidati in possesso di titoli di studio conseguiti presso Università straniere e redatti in lingua straniera dovranno allegare in formato pdf copia dei titoli debitamente tradotti e legalizzati, nonché corredati dalla dichiarazione di valore rilasciata dalla Rappresentanza italiana competente per territorio. Tale documentazione deve riportare:

- Voto di laurea, indicando altresì il voto minimo e massimo del Paese in cui è rilasciato il titolo. - Esami sostenuti con indicazione per ciascuno di essi del voto ottenuto, dell'ambito disciplinare di riferimento, della denominazione dell'esame e degli eventuali CFU attribuiti. - Tesi di laurea e di dottorato per le quali è richiesto il caricamento integrale della tesi in formato pdf.

7. La valutazione dei titoli conseguiti presso Università straniere sarà effettuata dalla Commissione nazionale tenendo altresì conto della tabella di conversione di cui all'Allegato 5, che costituisce parte integrante del presente decreto.

8. Le informazioni richieste ai candidati ai fini del presente bando sono autocertificate e rese ai sensi dell'articolo 46 del DPR 445/2000. Le Amministrazioni coinvolte dalla presente procedura si riservano, in ogni fase della stessa, la facoltà di accertare la veridicità delle dichiarazioni sostitutive di certificazioni o di atti di notorietà resi dai candidati, ai sensi della normativa vigente in materia. Il candidato, pertanto, dovrà fornire tutti gli elementi necessari per consentire le opportune verifiche. Nel caso in cui dalla documentazione presentata dal candidato risultino dichiarazioni false o mendaci, ferme restando le sanzioni previste dal codice penale e dalle leggi speciali in materia (articoli 75 e 76 DPR 445/2000) e l'esposizione del dichiarante all'azione di risarcimento del danno da parte dei contro interessati, si procederà all'annullamento dell'eventuale immatricolazione alla scuola, al recupero di eventuali benefici concessi e a trattenere le tasse e i contributi universitari versati.

9.Il candidato deve salvare la domanda, stampare la scheda di sintesi della stessa, firmarla in calce e scansionarla in formato elettronico (.pdf) unitamente alla fotocopia di un documento di identità e della ricevuta del bonifico bancario relativo al contributo di iscrizione alla prova per ogni Scuola. Il candidato deve quindi procedere al caricamento del file (.pdf) tramite l'apposita sezione della procedura telematica. L'iscrizione si perfeziona esclusivamente con il caricamento del file (.pdf) la cui dimensione massima non può superare 50 MB. In assenza del caricamento della domanda secondo le modalità sopra descritte, l'iscrizione non risulterà valida.

10. Il Ministero non assume alcuna responsabilità in caso di mancata ricezione delle comunicazioni del candidato ovvero nel caso in cui le proprie comunicazioni non siano ricevute dal candidato a causa dell'inesatta indicazione dei recapiti.

Articolo 6 (Punteggio dei titoli e delle prove)

1. Il Punteggio complessivo attribuito a ciascun candidato in graduatoria (massimo 135 punti) è stabilito in relazione alla somma del punteggio attribuito ai titoli (massimo 15 punti) e al punteggio conseguito nella prova (massimo 120 punti).

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I Master universitari possono essere di primo o secondo livello. Al Master di primo livello si può accedere se in possesso di almeno una laurea di primo livello; al Master di secondo livello si può accedere esclusivamente se in possesso di una laurea specialistica (o magistrale) oppure di una laurea di “vecchio ordinamento”.

Ogni Master ha durata di almeno 1 anno, con date di inizio e procedure di accesso diversificate. L’ammissione è riservata a un numero ristretto di partecipanti per garantire la guida personale di docenti e tutor. La selezione avviene attraverso colloqui o altre forme di verifica. Tutte le istruzioni circa le modalità di iscrizione sono riportate nei bandi Master, pubblicati progressivamente on line su questo sito a partire da settembre di ogni anno nelle pagine dedicate.

Al termine del corso si consegue un titolo di studio accademico, ovvero il Diploma di Master di primo o secondo livello.

Il percorso.

Per conseguire il titolo lo studente deve acquisire almeno 60 crediti formativi universitari, oltre a quelli acquisiti per la laurea (180) o per la laurea magistrale/specialistica (300). Gli obiettivi e i programmi dei Master sono stabiliti dalla struttura proponente il Master, rappresentata da un dipartimento o da una Facoltà stessa, e inseriti nel relativo Regolamento. I Master possono essere organizzati in collaborazione con enti o istituzioni, pubbliche o private. I corsi si articolano in lezioni in aula, studio individuale, esercitazioni, attività di laboratorio, e si concludono, di norma, con un periodo di tirocinio presso enti o imprese. Possono essere previste verifiche periodiche di accertamento delle competenze che vengono via via acquisite, comunque il corso si conclude con una prova finale. La frequenza è obbligatoria ed è incompatibile con la frequenza di altri corsi di studio di qualsiasi livello (corsi di laurea, laurea specialistica, laurea magistrale, scuole di specializzazione, corsi di dottorato, altri Master).

Dove porta.

I Master servono a sviluppare e ampliare conoscenze precedentemente acquisite e a tradurle in competenze professionali, ma possono anche servire per approfondire e potenziare capacità professionali sviluppate nel corso di esperienze lavorative: vi possono dunque accedere anche coloro che, purché laureati, siano già inseriti in contesti di lavoro. Facoltà medicina inglese.

È un corso di studio post-laurea o post-laurea specialistica (o magistrale) a carattere di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, pensato per studenti ma anche per professionisti che sentano la necessità di riqualificarsi. I Master forniscono conoscenze e abilità di carattere professionale, di livello tecnico-operativo o di livello progettuale.

I Master universitari possono essere di primo o secondo livello. Al Master di primo livello si può accedere se in possesso di almeno una laurea di primo livello; al Master di secondo livello si può accedere esclusivamente se in possesso di una laurea specialistica (o magistrale) oppure di una laurea di “vecchio ordinamento”.

Ogni Master ha durata di almeno 1 anno, con date di inizio e procedure di accesso diversificate. L’ammissione è riservata a un numero ristretto di partecipanti per garantire la guida personale di docenti e tutor. La selezione avviene attraverso colloqui o altre forme di verifica. Tutte le istruzioni circa le modalità di iscrizione sono riportate nei bandi Master, pubblicati progressivamente on line su questo sito a partire da settembre di ogni anno nelle pagine dedicate.

Al termine del corso si consegue un titolo di studio accademico, ovvero il Diploma di Master di primo o secondo livello.

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In realtà non sfuggiva al ceto dirigente veneziano l'opportunità e la convenienza di allontanarsi in molti casi dalla lettera degli Statuti; ma questo compito non doveva essere affidato ai giuristi di professione, bensì all'attività legislativa dei consigli, le cui "parti" potevano configurarsi come un'interpretazione autentica degli Statuti, anche quando ne stravolgevano il senso. Sul piano ideologico quest'operazione era stata pienamente giustificata da un consultore della Repubblica, Riccardo Malombra († 1334), secondo il quale "quicquid fit pro conservatione status reipublice potentius est et preferendum omni statuto reipublice ", giacché in ultima analisi gli stessi Statuti, che avevano come fine il bene della Repubblica, dovevano essere subordinati a tale supremo interesse. C'è il sospetto che, nonostante tutto, il Malombra volesse ancora affidare tale compito di interpretazione e di mediazione alla scienza giuridica di cui egli era portatore; ma a Venezia i rapporti di forze erano tali che, inevitabilmente, fu il patriziato ad applicare direttamente a sé ed alla propria azione politica e giudiziaria le argomentazioni addotte dal consultore (135).

In questo clima storico, che è poi quello dell'epoca successiva alla Serrata (136), anche il ruolo affidato all'avvocato fu concepito come quello di un ufficiale della Repubblica, eletto con modalità analoghe a quelle dei giudici, assieme ai quali formava parte integrante delle varie curie di Palazzo, e dei quali spesso finiva con l'occupare il posto in seguito a una successiva elezione: sicché nel 1328 si rese necessaria una deliberazione tesa a vietare che alcuno potesse fungere prima da avvocato e poi da giudice nel corso d'una medesima causa; norma che fu poi ulteriormente precisata imponendo un intervallo minimo di un anno fra la cessazione dalle funzioni di avvocato e l'elezione a giudice della stessa curia (137).

Da questi avvocati patrizi "electi", così come dal "sapiens" eccezionalmente assegnato come avvocato a una parte per deliberazione della Signoria, ci si attendeva che operassero "recte et legaliter" e che non cercassero di dilazionare inutilmente le cause (138). Questa visione dell'avvocatura, che in astratto può apparire bellissima, non era però neutrale, né ispirata a disinteressato amore per la giustizia; essa privilegiava gli interessi del governo e configurava l'avvocato - secondo la giusta osservazione del Cassandro - come un magistrato, impegnato a dilucidare la causa in cooperazione col giudice e assai meno preoccupato di far prevalere la parte da lui rappresentata mediante l'impiego di tutti gli strumenti procedurali e delle sottigliezze legali (139). Come spontanea reazione, si manifestò una certa diffidenza dei clienti verso un avvocato che non li rappresentava abbastanza. Ecco dunque emergere, già sul finire del '200, la figura, che si è prima menzionata, dell'avvocato "datus", cioè eccezionalmente assegnato a una delle parti dal doge e dai consiglieri, anziché scelto fra gli avvocati eletti; mentre a tutti era poi consentito di farsi rappresentare e difendere in giudizio dai più stretti parenti: una concessione della quale si diede spesso un'interpretazione estensiva (140).

L'evoluzione dell'avvocatura non fu però lineare: non si passò cioè direttamente da un monopolio patrizio a una sorta di sistema misto; un'importante tappa intermedia fu costituita, fra '300 e '400, da una profonda trasformazione dell'avvocatura patrizia, che solo in questa forma rinnovata poté bene o male sopravvivere fino al '700 (141). Infatti, mentre era destinata a durare a lungo negli ambienti governativi l'illusione di poter conservare all'avvocatura il suo carattere di carica elettiva, era apparso ben presto irrazionale e obsoleto il criterio che aveva portato ad assegnare a ciascuna delle curie di Palazzo i propri avvocati, facenti organicamente parte della curia stessa: il risultato fu che questi avvocati speciali delle curie, detti anche "advocati parvi", persero il loro ruolo e la loro importanza e furono progressivamente sostituiti dagli "advocati per omnes curias", gli stessi che verso la fine del '400 sarebbero poi stati indicati come "avvocati per le Corte" o "avvocati ordinari".

Ricordati dalle leggi fin dal secolo XIV (142), questi avvocati, anch'essi patrizi, anch'essi elettivi, erano stati in origine dei semplici avvocati supplenti, chiamati di volta in volta ora in questa, ora in quella curia: le loro funzioni erano dunque in qualche modo parallele a quelle di un'altra tipica istituzione veneziana, i "zudesi per le Corte", o giudici sostituti. Mentre però questi giudici caddero nel '400 nel più completo discredito e nel '500 non furono più rieletti (143), gli avvocati supplenti finirono col prevalere su quelli delle singole curie e ne presero il posto: probabilmente li raccomandava ai potenziali clienti la loro più larga e varia esperienza del Palazzo ed anche il fatto di non essere troppo strettamente collegati ai giudici di una data curia.

La testimonianza di Marin Sanudo, risalente al 1493, descrive sia gli "ordinari", sia gli "advocati parvi". Quest'ultima istituzione è ormai drammaticamente decaduta: i venti "avocati pizoli", eletti annualmente dal maggior consiglio, sono solitamente giovani di vent'anni che, anziché esercitare l'avvocatura nell'ambito della propria curia, si accontentano del privilegio loro accordato di entrare nel maggior consiglio prima del compimento del venticinquesimo anno. Marin Sanudo, da giovane, si era comportato diversamente: eletto avvocato della curia di petizione, si era seriamente esercitato nell'incarico, " unde non passò un anno che fui fatto avocato per le Corte". È comunque evidente che anche per lui il passaggio fra gli "ordinari" rappresentò una sorta di promozione (144).

In effetti nel corso del '400 il numero degli avvocati "ordinari" era progressivamente cresciuto, soprattutto in considerazione dell'importanza attribuita dal governo alla loro funzione: nel 1466 furono portati da sei a dieci; a partire dal 1474 furono ben sedici, che diventarono venti nel primo '500. Erano detti anche avvocati "di San Marco" per distinguerli da quelli di Rialto, eletti in numero di due nel 1463 e successivamente portati a quattro, che esercitavano le loro funzioni presso i consoli dei mercanti e i sopraconsoli (145).

Questa costante crescita numerica non basta però a rassicurarci circa la vitalità dell'istituto: infatti l'avvocatura magistraturale subiva già la concorrenza, extralegale ma praticamente insopprimibile, dei veri professionisti che cominciavano ad affermarsi (col nome di avvocati "straordinari") nel foro veneziano; e già nelle deliberazioni del maggior consiglio del 1466 e del 1474 l'aumento degli avvocati "ordinari" era stato dichiaratamente concepito come una reazione alla disordinata crescita della mala pianta degli "straordinari". Ma gli "ordinari" faticavano a reggere questa concorrenza soprattutto perché, pur essendo superiori per età e preparazione agli avvocati delle singole curie, non erano neppure loro dei veri professionisti: non solo conservavano l'ibrido carattere dell'avvocatura elettiva, ma fino a una legge del 1505 (146) dovettero rispettare, tra un'elezione e l'altra, periodi più o meno lunghi di "contumacia". Era questo un tipico istituto comunale, che vietava l'immediata rielezione alle cariche: nel caso specifico, tale disposizione avrebbe dovuto conseguire il duplice obiettivo di allargare la cerchia dei patrizi forniti di preparazione legale e di consentire una più ampia partecipazione ai proventi dell'avvocatura (147), la norma aveva però un effetto perverso, ben illustrato da una successiva deliberazione del 1480, che cercava di limitarne i danni: "li Avocati nostri facti per el Gran Conseio [. > quando hanno impresa alcuna cosa, et che facti sono sufficienti finisseno al suo officio" (148).

Malgrado questi segnali di crisi, ancora sul finire del '400 Marin Sanudo si mostrava fiducioso circa la vitalità della carica: "Questi avocano per il Pallazzo a San Marco et alli Consegii, vadagnano quanto vogliono essendo esperti, et pratichi in Pallazzo" (149). E tuttavia lo stesso diarista, ritornando su questo giudizio nel 1515, lo rettificò vistosamente: ormai, fatte salve rare eccezioni, gli avvocati "ordinari" si erano ridotti a vivacchiare, accontentandosi di sfruttare il privilegio legale derivante dalla norma che rendeva obbligatoria la loro presenza per la validità delle cause. Ciò consentiva a questi patrizi di riscuotere i "carati", cioè una retribuzione pagata dalle parti in proporzione al valore delle cause trattate, anche se poi, in realtà, gli avvocati "ordinari" si limitavano ad introdurre formalmente le cause, la cui discussione era successivamente affidata agli "straordinari", entro le cui file oramai si reclutavano gli avvocati più celebri e meglio retribuiti (150).

In effetti, quantunque le origini degli avvocati "straordinari" risalgano fino al '200-'300 e la loro definitiva legalizzazione sia avvenuta appena nel 1537, la fase cruciale della loro lotta per una piena affermazione si svolse proprio nel secolo XV. Fu allora che nel foro veneziano si sviluppò una vivace dialettica fra le esigenze del ceto dirigente, che ancora diffidava dei giuristi di professione, ed una società che invece avvertiva sempre più intensamente il bisogno di siffatti professionisti (151).

Certamente non fu mai messo in discussione il monopolio del patriziato sull'esercizio del potere politico; tuttavia la posta in gioco era pur sempre molto alta. Infatti la tacita tolleranza dei giudici nei confronti dell'avvocatura straordinaria, dato di fatto ripetutamente segnalato e deprecato dalle "parti" del maggior consiglio, metteva in pericolo gli interessi economici di decine di famiglie patrizie, che anche dall'esercizio privilegiato dell'avvocatura, oltre che dalla pratica della mercatura, traevano i proventi necessari per rinsanguare le loro pericolanti finanze (152). Inoltre, la presenza di questi professionisti determinava nello svolgimento dei processi un mutamento di clima e di mentalità, di cui ancora una volta le leggi ci segnalano gli aspetti deteriori: alcuni avvocati "straordinari" si facevano pagare onorari esorbitanti; in compenso, si sentivano particolarmente coinvolti nella difesa della parte da loro rappresentata, ricorrevano sovente a tattiche dilatorie ed inveivano in modi giudicati scandalosi contro la parte avversa (153).

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