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Ora attenti a questa frase, di nuovo (ignorate la parte tecnica in inglese, metto la conclusione in italiano grassetto): “A scatter plot of each of the 30 nation’s IMR versus vaccine doses yielded a linear relationship with a correlation coefficient of 0.70 (95% CI, 0.46–0.85) and p immunitario, alle intossicazioni dei tessuti colpiti dalle sostanze tossiche, e soprattutto quelle dei vaccini, per insegnare alla mente conscia del soggetto che sta compiendo azioni contro la sua stessa vita! Una ricerca scientifica ed ufficiale, spiega perchè le infezioni/infiammazioni, in tenera età non sono ottimali, cioe' sono pericolose: http://www.lescienze.it/news/2017/01/26/news/infezioni_infantili_lunghezza_telomeri_salute_globuli_bianchi-3397169/. ed e' proprio cio' che i vaccini inducono. Brutto colpo per chi sostiene di vaccinare a 3 mesi i bambini indifesi. Cari vaccinatori vi inchioderemo alle vostre Responsabilità CRIMINALI!

2.000.000 di reazioni gravi ai farmaci ogni anno!

" Recentemente in Italia, con l’introduzione del D.L. n. 95/03 si è provveduto ad abolire l’ obbligo (diventa spontanea) di segnalazione di tutte le A.D.R. con le correlative sanzioni, ma rimane tuttavia obbligatoria la segnalazione delle A.D.R. gravi o inattese, di tutte le A.D.R. che riguardino i vaccini e quelle per quei farmaci che vengano inseriti in speciali elenchi, periodicamente pubblicati dal Ministero della Salute, riguardanti essenzialmente farmaci immessi di recente in commercio." Tratto da: http://www.altalex.com/index.php?idnot=10104.

Informatore dei CDC CONFESSA la FRODE e le FALSIFICAZIONI sugli studi della correlazione VACCINO=AUTISMO.

Visionate questo video, parla un'informatore farmaceutico, sul Business dei Farmaci e Vaccini http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html.

Video da visionare per comprendere il meccanismo del FURTO dei nostri beni da parte di questi CRIMINALI a livello mondiale!

La Medicina Allopatica ( allopatia, la medicina del contrasto ) e' un tipo di medicina che identifica la malattia nei sintomi (*) della malattia stessa; di conseguenza, essa somministra all'organismo dei farmaci, purtroppo di sintesi, detti sintomatici, che cercano di eliminare i sintomi dall'organismo (da qui il nome, derivato dal greco allos = diverso / pathos = malattia). La somministrazione di questi farmaci da parte dei medici che seguono questa "dottrina", porta alle volte, non sempre, all'eliminazione dei sintomi, oltre a non eliminare le cause delle malattie, ma molte volte essa genera le cosiddette malattie iatrogene (per diagnosi errate e/o per l'utilizzo di farmaci di sintesi), e/o crea nel malato altre malattie da farmaco e/o vaccini. I sintomi stessi, e' naturale, rappresentano comunque, oltre rappresentare "qualcosa" che non funziona secondo i canoni della perfetta salute, il tentativo, da parte dell'organismo, di reagire alla malattia per poterla eradicare, quindi l'eliminazione dei sintomi NON elimina le Vere cause della malattia in quanto tale, infatti e spesso non si ottiene una reale guarigione, ma solo la scomparsa dei sintomi indicatori delle malfunzioni cellulari (intossicazione, stress ossidativo), tissutali, organiche e sistemiche: Sistema gastrointestinale - Sistema endocrino - Sistema immunitario - Sistema linfatico - Sistema muscolare - Sistema nervoso - Sistema scheletrico e quello dei vari apparati del corpo: Apparato circolatorio - Apparato respiratorio - Apparato locomotore - Apparato lacrimale - Apparato uro-genitale - Apparato urinario - Apparato genitale - Apparato genitale femminile - Apparato genitale maschile - Apparato tegumentario - Apparato visivo - Apparato uditivo - Apparato vestibolare (*) Il termine sintomo deriva dal greco σύμπτωμα: "evenienza", "circostanza"; a sua volta derivato da συμπιπτω: "cadere con, cadere assieme"). Infatti il sintomo non è mai una entità fenomenica unica, ma l'effetto finale, non standardizzato, di un convergere di molteplici azioni e reazioni. Indica un'alterazione della normale sensazione di sé e del proprio corpo in relazione ad uno stato patologico, riferito dal paziente. Si differenzia dal segno che è invece un reperto obiettivo patologico riconosciuto dal medico all'esame del paziente stesso.

TEST INUTILI e COSTOSI E' la conclusione cui è giunto il prestigioso istituto scientifico Cochrane (Nordic Cochrane Center Copenhagen - Danimarca). Gli autori hanno controllato 14 studi randomizzati pubblicati tra il 1963 e il 1999 che riguardavano l'effetto dei check-up medici annuali sulla morbilità e mortalità. Un genere di check-up spesso proposti dalle aziende ai propri dipendenti o dai centri diagnostici privati. Gli autori hanno preso in considerazione solo i check-up effettuati per il solo scopo preventivo e non quelli necessari per controllare l'andamento di una malattia cronica. In sintesi, la conclusione è che questi check-up non riducono per niente la mortalità e sono solo un gran business per chi li propone! Negli USA i cittadini spendono 322 milioni di dollari ogni anno per questo genere di screening, anche se gli autori dello studio sospettano cifre assai maggiori: In Italia dove questa moda ha preso piede negli ultimi anni quanto si spende? Il terrore delle morte e della malattia che attanaglia l'uomo come non mai nella storia dell'umanità è la causa di questo abuso di esami medici. Poi, chiaro c'è chi lo sfrutta. Tutti questi soldi potrebbero essere meglio spesi nel mantenerla la salute e non nel cercare ossessivamente le malattie. Sanare l'ambiente in cui viviamo, curare l'alimentazione, condurre una vita salubre, coltivare interessi più elevati rispetto a quelli materiali, che ormai occupano tutte le preoccupazioni dell'uomo postmoderno, sono aspetti decisamente più vantaggiosi per la salute che sottoporsi ad inutili e costosi esami diagnostici a ripetizione.

Questo video e' estratto da una conferenza tenuta da Bruce Lipton. In questo filmato si mette in discussione la medicina moderna e la sua incapacita' di comprendere il complesso funzionamento del corpo umano. Corpo, spirito e mente per giungere alla salute perfetta e all'integrazione con l'Uno. Video: http://video.google.com/videoplay?docid=8984100529565061308&hl=it vedi: Riforma Sanitaria + Evidenze cliniche e Certificazione di qualita' per il medico + Semeiotica biofisica La medicina, quella ufficiale, non è verità assoluta, ma e’ una teoria in continua ricerca della realta’, salvo quando essa non sia immobilizzata dagli interessi commerciali delle multinazionali dei vaccini e farmaci. Nei decenni numerosi farmaci e vaccini sono stati introdotti e ritirati a seguito delle avversioni riscontrate. A volte la dimostrazione della loro dannosità è avvenuta dopo anni di lotte e di preconcetti istituzionali. Ci sono certezze sui vaccini infantili che meritano, qualunque sia il pensiero d'ognuno, un' attenta ed approfondita valutazione. Se i casi di gravi reazioni ai vaccini sono presenti in Italia come in tutto il mondo, perché le aziende che li producono non avvisano dei possibili rischi attraverso i foglietti illustrativi (bugiardini) o informando opportunamente i pediatri? Se sono necessari, perché sono obbligatori solo in Italia e non ovunque nel mondo? Come mai il vecchio Ministro della Sanità De Lorenzo è stato condannato per una tangente di € 300.000, per l'istituzione dell'obbligatorietà del vaccino per l'epatite B, ma dopo la sua condanna l' obbligo è rimasto? Perchè un'azienda farmaceutica paga una tangente al ministero della Sanità per far istituire un vaccino, che a tutt'oggi, le istituzioni ci dicono che serva davvero? Perché le aziende ASL mettono pressioni con numerosi solleciti ai genitori, affinchè si eseguano le vaccinazioni, non informando che non sono più obbligatorie in certe regioni italiane? Perchè le istituzioni, per affermare la loro politica sulle vaccinazioni, hanno mostrato grafici e statistiche che si sono dimostrate palesemente manomesse? Perchè le aziende farmaceutiche hanno declinato ogni responsabilità penale sui vaccini? E potremmo continuare ancora, con i perche’ …- vedi: I medici sono una minaccia.

" Spiacenti. abbiamo sbagliato, NON era cancro dopo tutto ", questo e' cio' che ammette il National Cancer Institute - vedi JAMA - 18 aprile 2016 Dopo decenni di diagnosi di cancro illeciti e trattamenti con milioni di danneggiati, il National Cancer Institute ha cosi' affermato, cio' e' di alta gravita',. riviste come JAMA finalmente ammettono che si sbagliavano tutti insieme.

Già nel 2012, il National Cancer Institute (NSC) aveva convocato un gruppo di esperti per valutare il problema degli di errori di classificazione e la successiva sovradiagnosi e trattamento come cancro, determinando che, milioni potrebbero essere stati erroneamente diagnosticati, ad esempio, con "cancro" della mammella, della prostata, della tiroide e del polmone, quando in realtà, nelle loro condizioni erano probabilmente innocui, e avrebbero dovuto essere definiti c ome "escrescenze benigne indolenti o di origine epiteliale". Non ci sono scuse, è stato ammesso ufficialmente. Nessuna informazione da parte dei principali media si è verificato su questo fatto. E ancora più importante, nessun cambiamento radicale avvenuto nella pratica convenzionale di diagnosi di cancro nella prevenzione od il trattamento, che e' rimasto tale e quale. In sostanza, in un gioco di prestigio semantico, intere aree del Stati Uniti e la popolazione globale, che pensavano di avere "il cancro letale", e sono stati successivamente trattati per esso, spesso con procedure violente e trattamenti invasivi, e' stato detto loro che " oops..noi abbiamo sbagliato. Non hai mai avuto il cancro, dopo tutto ".

Se si guarda al problema attraverso la sovradiagnosi di cancro al seno e ipertrattamento "sanitario", negli Stati Uniti nel corso degli ultimi 30 anni, è stato stimato che circa 1,3 milioni di donne sono state trattate in modo sbagliato. La maggior parte di queste donne hanno ancora idea che essi sono state vittime, e molti hanno identificato i loro "aggressori" nella sindrome Stolkholm come una moda, perché pensano che le loro "vite sono state salvate" dagli inutili trattamenti anche invasivi, quando in realtà gli effetti collaterali, sia psicologici e fisici, hanno quasi certamente ridotto sia la qualità che la durata della loro vita dai trattamenti farmacologici e radiologici, che hanno ricevuto.

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Mail del Corso di Laurea: fcl-taa-to@unito.it.

Telefono Segreteria Didattica: 011.670.81.82.

Modalit� e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico ad accesso programmato nazionale a.a. 2018/2019 - Decreto Ministeriale.

Si informa che in data 26/04/2018 è stato pubblicato sul sito del MIUR il D.M. n. 337 e relativi allegati concernenti le modalità e i contenuti delle prove di ammissione ai Corsi di Laurea e di Laurea Magistrale a ciclo unico ad accesso programmato nazionale a.a. 2018/2019.

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Si segnala che a partire dal 1/4/2016 i servizi bibliotecari di tutta l'area di Medicina sono stati unificati sotto la gestione della Biblioteca Federata di Medicina "F. Rossi".

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La Biblioteca Federata di Medicina "F. Rossi" (BFM) svolge servizi di assistenza alla ricerca, consultazione, prestito, Document Delivery e prestito interbibliotecario, offre un parere qualificato su argomenti, tematiche bibliografiche e sessioni di formazione sulle banche dati e sui software utili alla gestione della bibliografia.

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Centro di Reumatologia Azienda Ospedaliera-Universitaria S.Orsola-Malpighi di Bologna Dip. di Medicina Interna, dell'Invecchiamento e Malattie Nefrologiche Unità Operativa di Medicina Interna e Reumatologia AOU S.Orsola-Malpighi.

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I candidati possono rivedere il proprio test, scaricare l’attestato di partecipazione e di pagamento collegandosi a:

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IL RIMBORSO VIENE EROGATO ENTRO IL TERMINE ULTIMO DEL 31 DICEMBRE 2018.

A breve sarà pubblicato il prospetto dei rimborsi erogabili.

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GIUDICE DI PACE DI PISTOIA.

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Approvato con la maggioranza del consiglio.

Il presidente comunica inoltre, che per la realizzazione di tale progetto L’università degli studi di Palermo si riserva di mettere a disposizione dei locali ubicati vicino l’Orto Botanico di Palermo. Presso questa struttura verrà pertanto realizzato un museo. Si rilascia pertanto, se la realizzazione del progetto andrà in porto, la compartecipazione dei dipartimenti nel fornire eventuale materiale museale quali macchinari non più in uso e strumentari d’epoca.

8. Convenzione per l’utilizzo di strutture extrauniversitarie a fini della costituzione della rete formativa della scuola di Specializzazione.

• Chirurgia Pediatrica e l’ARNAS Civico di Palermo.

• Dermatologia e venereologia e ASP Trapani P.O. Sant’Antonio Abate.

• Dermatologia e venereologia e Azienda Ospedaliera Galliera, Genova.

• Endocrinologia e malattie del Ricambio e ASP Palermo P.O. Civico Partinico;

• Geriatria e ASP Palermo;

• Geriatria e Fondazione ICS Maugeri Pavia;

• Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e ASP Palermo;

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1. C'è posto per la teologia in un'idea di università?. Una prima posizione degna di essere menzionata è quella di Immanuel Kant (1724-1804). Nella sua opera Il conflitto delle Facoltà ( Der Streit der Facultäten, 1798), egli ironizza sulla divisione fra le Facoltà «superiori» di Medicina, Diritto e Teologia, e la Facoltà «inferiore» di Filosofia. Mentre le prime avrebbero il compito di formare dei funzionari e servire alla conservazione del potere, la filosofia, non avendo finalità immediate, si occupa di un sapere “inutile” ed ha il ruolo di riflettere criticamente sulle cose. Ma a differenza delle Facoltà superiori, quella filosofica non ha altra autorità che la ragione, e può dunque esercitare il suo lavoro libera da condizionamenti. Quando la filosofia, svolgendo il suo ruolo di coscienza intellettuale critica, intendesse riportare alla ragione le altre Facoltà liberandole dai condizionamenti del potere, ciò la farebbe entrare necessariamente in conflitto con esse. Solo accettando il confronto con la Filosofia e rispondendo alle obiezioni e ai dubbi da essa suscitati, le altre Facoltà potranno formare dei funzionari illuminati. L'università ideale è quella in cui la filosofia orienterà criticamente gli studi di tutte le altre discipline, passando allora ad essere una Facoltà superiore, ma sotto un altro e più alto punto di vista.

La presenza della teologia viene dunque vista da Kant nell'ottica di un «conflitto di autorità»: da una parte l'obbedienza al dogma, alla Sacra Scrittura e all'autorità dottrinale dell' establishment; dall'altra, la libertà della ragione che cerca la verità. Una teologia obbediente ad un'autorità costituita si presenterebbe come una disciplina serrata nei propri principi e perciò chiusa all'autentico spirito universitario. Così compresa, per la teologia non vi sono apparenti vie d'uscita: o si trasforma in filosofia, o non raggiungerà mai la condizione di una vera disciplina nell’ideale kantiano di università. In sostanza, la Teologia dovrebbe staccarsi dal suo sapere dogmatico, funzionale alle necessità dello Stato, ed accettare un salutare conflitto. Per superare la posizione di Kant andrebbero chiariti concetti quali «fede» o «autorità», intesi dal filosofo in modo piuttosto riduttivo, per poi mostrare che una teologia intesa come fides quaerens intellectum è un sapere aperto, guidato anch'esso dalla ricerca della verità, e pienamente compatibile sia con l'opzione della fede, sia con l'esistenza di conoscenze di tipo dogmatico, cioè espresse mediante precise formulazioni. Inoltre, esiste un'analogia fra la fede religiosa e le opzioni che altre discipline fanno nel terreno, esterno ad esse, dei fondamenti del loro sapere; o fra le formulazioni dogmatiche e le proposizioni di valore analogo presenti in ogni scienza. A differenza di quanto sostenuto dal filosofo prussiano, la teologia può esercitare un suo sapere proprio ed originale, con la ragione e nella ragione, senza essere per questo «ridotta entro i limiti della ragione». Dall'analisi kantiana emerge tuttavia un elemento di interesse: una teologia all'interno dell'università deve autocomprendersi come sapere aperto e in dialogo, disposto al confronto critico e non finalizzato a scopi meramente funzionali. Una simile idea di teologia esiste certamente, ma nel contesto categoriale e culturale nel quale Kant si muoveva, non veniva da questi riconosciuta.

Il tema viene affrontato anche da Newman, in particolare nelle prime quattro conferenze della sua Idea di Università. Concependo una cultura relativamente autonoma nei confronti della fede teologale, e ritenendo che la formazione filosofica dell'educazione liberale costituisca già una preparazione implicita alla fede, egli comincia col giustificare la presenza della teologia “dal basso”, non come teologia soprannaturale, né come teodicea, ma come tematizzazione razionale ed esplicita di ciò che l'umanità intende implicitamente quando si riferisce a «Dio» quale Essere Supremo. In questa accezione, il termine teologia viene utilizzato da Newman come «filosofia della religione», «scienza della religione», o semplicemente «religione», e l'interlocutore cui dirige le sue argomentazioni è rappresentato dal pensiero ateo o agnostico (cfr. L'Idea di Università, cit.,pp. 102-107).

Occupandosi della conoscenza e della sistemazione delle verità che l'umanità possiede riguardo a Dio, una simile teologia può proporsi come collegamento fra il sapere filosofico dell'educazione liberale e le verità della Rivelazione cristiana. In ogni società o cultura ove il termine «Dio» assume ancora un significato, la teologia ha diritto di cittadinanza nelle sue università. Tenerla fuori vorrebbe dire ignorare una realtà che caratterizza in modo determinante quella società o quella cultura o, alternativamente, riconoscere implicitamente che quanto si possa dire su Dio non appartenga più al sapere, ma interessi soltanto un sentimento soggettivo e non comunicabile. Fra i responsabili di questa seconda impostazione, Newman citerà il fideismo ed il pietismo, favorevoli ad un'idea di religione che non reclami nessun legame con l'esercizio dell'intelletto. Escludendo l'insegnamento teologico, inoltre, si starebbe compiendo di fatto un'opzione confessionale, quella di considerare le religioni come un “non-sapere”, e ciò costituisce già una scelta pregiudiziale. «Se perciò in un'Istituzione che impartisce l'insegnamento di ogni tipo di sapere, non si insegna nulla, non si sostiene nulla circa l'Essere Supremo, si può a ragione concludere che ogni componente del gruppo che ha patrocinato quella Istituzione, supponendo che tale individuo esista, ritiene positivamente che non si conosce nulla di certo intorno all'Essere Supremo; nulla che abbia un qualche diritto di essere considerato come un'aggiunta reale al deposito della conoscenza generale esistente nel mondo. Se d'altra parte si constata che qualche cosa di considerevole è conosciuto circa l'Essere Supremo, sia per mezzo della Ragione, sia per mezzo della Rivelazione, allora l'Istituzione in questione fa professione di ogni scienza, e tuttavia lascia fuori la più importante di esse» ( ibidem, p. 69).

In prima istanza la difesa della teologia intrapresa da Newman non riguarda direttamente il cattolicesimo, ma ogni religione che si consideri intellettualmente adeguata a divenire una scienza. In seconda istanza, questa difesa riguarda una teologia fondata sulla Rivelazione cristiana, poiché una cultura che ha accettato la ragionevolezza di un sapere su Dio in sede filosofica, non può disinteressarsi delle risposte su Dio provenienti da una religione rivelata, il cui impatto sulla storia del genere umano è stato e continua ad essere così rilevante. Non assorbimento della teologia nella filosofia o nel sapere critico, come voluto da Kant, ma specifica presenza della teologia con il proprio bagaglio di conoscenze, perché queste vertono su un “oggetto”, Dio, che la filosofia riconosce significativo. L'autorità che giustifica l'insegnamento della teologia, se di autorità vogliamo parlare, non è dunque quella dell' establishment, ma quella della ragione: l'insegnamento universitario, senza la Teologia, sarebbe semplicemente non filosofico, cioè non rispettoso del sapere.

In una cultura di livello universitario che intendesse eliminare la riflessione della teologia, il vuoto lasciato da questa verrebbe subito occupato da altre scienze. Analogamente a quanto accadrebbe con altre discipline, se una scienza è dimenticata, le altre, oltrepassando i loro limiti, irrompono dove non dovrebbero, facendo sì che la riflessione globale perda in rigore conoscitivo, perché la metodologia dell'una non è adatta all'oggetto dell'altra. «Ove la teologia non sia insegnata — afferma Newman — il suo campo non sarà semplicemente trascurato, ma sarà effettivamente usurpato da altre scienze, che insegneranno, senza garanzia, le loro conclusioni in un argomento che necessita dei propri principii per la sua debita formazione e disposizione» ( ibidem, p. 138). In altre parole, se nell'università non è più la teologia a parlare di Dio, comincerebbero a parlarne la fisica, la biologia, o l'economia. Non è difficile riconoscere l'attualità dell'analisi di Newman, oggi confermata dall’introduzione della nozione di Dio nella riflessione filosofica svolta dalle scienze.

In tempi più recenti, l’interrogativo sulla presenza della teologia nell’università è stato ripreso, fra gli altri, da Karl Rahner (1904-1984) nel suo saggio Teologia oggi (1980). Molte delle obiezioni mosse a tale presenza, osserva Rahner, potrebbero essere rivolte in fondo anche ad altre discipline. A chi ne contesta il carattere scientifico si potrebbe obiettare che pochi, nell'università odierna, saprebbero dire con precisione cosa sia una scienza; a coloro che le segnalano di non godere del sostegno o dell'interesse di tutti i cittadini, si potrebbe chiedere se la mancanza di interesse da parte delle masse sia un motivo sufficiente per eliminare un insegnamento o chiudere una Facoltà. Il ruolo della teologia universitaria resta comunque difficile e non consente facili conformismi: «sa che non appena apre la bocca le altre scienze le danno addosso e dichiarano che il suo tema non può interessarle in quanto tali, perché il suo oggetto non può comparire per definitionem nel loro campo; anzi, esse minacciano di estrometterla o di farla morire coi mezzi molto efficaci di cui dispongono: con una teoria positivistico-scettica della conoscenza e della scienza, con gli strumenti della filologia che dissolvono o relativizzano i suoi testi sacri, con la psicologia e la sociologia, che spiegano in maniera fin troppo comprensibile come questo fenomeno culturale singolare e da lungo tempo in agonia sia sorto e si mantenga faticosamente in vita» (p. 93).

All'interno della sua missione — la cui portata oltrepassa di fatto le mura universitarie — la teologia ha nella comunità accademica, per Rahner, un compito specifico, non rimpiazzabile. In un mondo dove la conoscenza viene concepita come potere, tecnica o interpretazione, la teologia ricorda che esiste una dimensione della conoscenza non disponibile ad essere manipolata, interpretata o formalizzata: esiste un Incondizionato, Qualcuno che l'uomo non può totalmente comprendere, ma dal quale deve lasciarsi comprendere. Con la sua presenza, la teologia richiama le altre discipline ad una sorta di umiltà intellettuale, proteggendole dal rischio di dare soluzioni totalizzanti della realtà, che facilmente degenerano in ideologie. A volte sono le scienze stesse, dal loro interno, ad aprirsi ad altre forme di sapere, ma quando tale richiesta di dialogo non trova sbocco in un interlocutore di pari livello accademico, come sarebbe appunto quello di una Facoltà teologica, esse sconfinano dal proprio orizzonte metodologico, sostituendosi di fatto — come già avvertiva Newman — alla teologia, o cedono alla seduzione di visioni del mondo ove il superamento della razionalità scientifica non indica più trascendenza, ma irrazionalità.

Dal ruolo di provocata, la teologia universitaria dovrebbe passare a quello di provocatrice: non solo giustificazione epistemologica o difesa teorica di un “discorso su Dio,” ma un vero e proprio “parlare di Dio” come necessario riferimento cui legare il senso del proprio operare, come ragione ultima che fonda la dignità di ogni essere umano ed il significato personale della sua libertà. Non più compito dello scienziato, dello storico o del filosofo, ma del teologo, perché concetti come verità o libertà, che Jaspers vedeva nel cuore del lavoro universitario, non vengono esauriti in sede filosofica, ma si aprono ad un senso più pieno, che solo la Rivelazione potrà svelare. Rahner reclama pertanto nell' universitas un ruolo alla teologia in senso stretto, quella insegnata all'interno della fede, anche in un contesto didattico o scientifico ove questo dono non sia da tutti ancora condiviso.

2. Le ragioni di una teologia “universitaria”. La presenza della teologia nell' universitas studiorum è stata ritenuta significativa dalla Chiesa, sia sostenendo le cattedre teologiche nelle università di Stato, sia disponendo che ve ne fossero nelle università da lei promosse (cfr. Gravissimum educationis, 10; Ex corde Ecclesiae, 19). A sostegno dell'opportunità di una Facoltà di Teologia, vogliamo qui segnalare tre ragioni di fondo.

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