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Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Infermieristica (abilitante alla professione sanitaria di infermiere) [L] Scuola di: Medicina e Chirurgia Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Faenza Ordinamento D.M. 270 - Codice 8474 Anni Attivi: I, II, III Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Infermieristica (abilitante alla professione sanitaria di infermiere) [L] Scuola di: Medicina e Chirurgia Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Rimini Ordinamento D.M. 270 - Codice 8475 Anni Attivi: I, II, III Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Logopedia (abilitante alla professione sanitaria di logopedista) [L] Scuola di: Medicina e Chirurgia Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Faenza Ordinamento D.M. 270 - Codice 8478 Anni Attivi: I, II,III. Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Medicina e chirurgia [LMCU] Scuola di: Medicina e Chirurgia Laurea Magistrale a ciclo unico - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 8415 Anni Attivi: I,II,III,IV,V,VI Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Medicine and surgery [LMCU] EN Scuola di: Medicina e Chirurgia Laurea Magistrale a ciclo unico - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 9210 Anni Attivi:

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3. Cf. Giorgio Cracco, Relinquere laicis que laicorum sunt. Un intervento di Eugenio IV contro i preti notai di Venezia, "Bollettino dell'Istituto di Storia della So cietà e dello Stato Veneziano", 3, 1961, pp. 179-189; Lucia Greco, Sulle rotte delle galere veneziane: il cartulario di bordo del prete notaio Giovanni Manzini (1471-1486), "Archivio Veneto", ser. V, 172, 1991, pp. 5-37; Matteo Casini, La cittadinanza originaria a Venezia tra i secoli XV e XVI. Una linea interpretativa, in AA.VV., Studi veneti offerti a Gaetano Cozzi, Venezia 1992, p. 140 n. 41 (pp. 133-150).

4. Mi limito a rinviare a Frederic C. Lane, L'ampliamento del Maggior Consiglio di Venezia, "Ricerche Veliete", 1, 1989, pp. 21-58.

5. Carlo Goldoni, Memorie, a cura di Guido Davico Bonino, Torino 1993, p. 105 (come è noto, i Mémoires apparvero a Parigi nel 1787). In generale, cf. Gaetano Cozzi, Note su Carlo Goldoni, la società veneziana e il suo diritto, "Atti dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Cl. di scienze morali, lettere ed arti", 137, 1978-1979, pp. 141-157; Id., Repubblica di Venezia e Stati italiani. Politica e giustizia dal secolo XVI al XVIII, Torino 1982, pp. 319 ss.

6. Giuseppina De Sandre, Dottori, Università, Comune a Padova nel Quattrocento, "Quaderni per la Storia dell'Università di Padova", 1, 1968, p. 16 (pp. 15-47).

7. Ibid., pp. 16, 24, 29-30. Cf. in AA.VV., Storia della cultura veneta, 3/I-III, Dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, Vicenza 1980-81, il saggio di François Dupuigrenet Desroussilles, L'università di Padova dal 1405 al Concilio di Trento, 3/II, p. 623 (pp. 607-647).

8. Cf. Bruno Nardi, Letteratura e cultura veneziana del Quattrocento, in La civiltà veneziana del Quattrocento, Venezia-Firenze 1957, pp. 101-145; Id., La scuola di Rialto e l'umanesimo veneziano, in Umanesimo europeo e umanesimo veneziano, a cura di Vittore Branca, Firenze 1963, pp. 93-139; Fernando Lepori, La scuola di Rialto dalla fondazione alla metà del Cinquecento, in AA.VV., Storia della cultura veneta, 3/II, Dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, Vicenza 1980, pp. 539-605.

9. In generale, cf. Vittore Branca, L'umanesimo veneziano alla fine del Quattrocento. Ermolao Barbaro e il suo circolo, in AA.VV., Storia della cultura veneta, 3/I, Dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, Vicenza 1980, pp. 123-175; Manlio Pastore Stocchi, Scuola e cultura umanistica fra due secoli, ibid., pp. 98 ss. (pp. 93-121); Paul F. Grendler, La scuola nel Rinascimento italiano, Roma-Bari 1991, pp. 69 si. Sull'Egnazio, cf. Eugenio Massa, L'eremo, la Bibbia e il Medioevo in Umanisti veneti del primo Cinquecento, Napoli 1992, passim. Sul Fausto, cf. Ennio Concina, Navis. L'umanesimo sul mare (1470-1740), Torino 1990, pp. 26 ss.

10. Non disponiamo di statistiche per il ' 400 e il primo '500. Nel 1587 c'erano a Venezia 258 maestri; il 39% era nato a Venezia, il 28% era originario del Dominio, gli altri venivano da altre parti d'Italia. Gli ecclesiastici erano in maggioranza. La loro presenza era preponderante nelle scuole in cui si insegnava il latino, e ancor più fra i precettori privati. Cf. P.F. Grendler, La scuola, pp. 49 ss.

11. Cf. M. Pastore Stocchi, Scuola e cultura umanistica, pp. 101 ss.

12. Cf. Guido Ruggiero, The Status of Physicians in Renaissance Venice, "The Journal of the History of Medicine and Allied Sciences", 36, 1981, pp. 168-184. Sulle lauree veneziane, cf. Richard Palmer, The Studio of Venice and Its Graduates in the Sixteenth Century, Trieste 1983, p. 41.

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2. I medici e i chirurghi.

Nel '400-'500 alcuni patrizi veneziani appassionatisi agli studi di filosofia naturale conseguirono a Padova o a Venezia la laurea in artibus, che poteva costituire la logica premessa per la pratica della professione medica; ma non procedettero più oltre (12). Un quadro ben diverso si presenta nella vicina Padova, dove nel corso del '400 ben 48 fra medici e dottori in artibus sedettero sui seggi del consiglio cittadino (13). Alcuni di costoro erano professori nello Studio; e certo esiste uno stretto rapporto fra il prestigio dell'Università e la fitta presenza dei dottori nel ceto dirigente (14). Ciò tuttavia non basterebbe a spiegare la diversa collocazione dei medici padovani e veneziani rispetto ai centri del potere politico e amministrativo: in fin dei conti, dopo la conquista di Padova l'Università era divenuta un'istituzione in qualche modo soggetta all'autorità della Signoria; e la stessa Venezia poté disporre nella seconda metà del '400 di un proprio Studio sorto come emanazione del collegio medico (15). Ma ciò non bastò a modificare il tradizionale atteggiamento di estraneità dei membri del maggior consiglio nei confronti della professione medica. I fattori decisivi che condizionarono questa scelta vanno piuttosto ricercati nella prevalente vocazione mercantile del patriziato (16) e nelle diverse date di "chiusura" o "Serrata" dei consigli cittadini: un processo, questo, che a Venezia si era già avviato verso la fine del '200, mentre a Padova non si era interamente compiuto prima della metà del '400. Questa dislocazione cronologica influì sulla posizione del medico nelle gerarchie sociali, in quanto nel '200 la medicina non godeva ancora di quel più elevato "status" che essa avrebbe conseguito nei due secoli successivi in virtù del suo organico inserimento nel curriculum degli studi universitari.

Infatti il medico del '200 era ancora essenzialmente un "magister", poco più che un maestro artigiano, formatosi all'esercizio professionale attraverso un lungo tirocinio. Tale condizione sociale trovò una chiara espressione nel breve Capitolare dell'Arte dei medici fisici e chirurghi emanato a Venezia nel 1258. Esso differiva da quelli delle altre Arti o corporazioni artigiane soprattutto per una più diretta soggezione alla magistratura comunale della giustizia vecchia, che giungeva fino al punto di negare in quest'epoca ai medici e ai chirurghi l'elezione di priori e consiglieri (17). Probabilmente questa rigida disciplina nasceva dalla volontà del Comune di tenere sotto stretta sorveglianza l'adempimento delle delicate funzioni medico-legali che erano assegnate ai membri dell'Arte, e che furono poi minuziosamente specificate da due deliberazioni del 1281 e del 1321.

Eppure proprio in quegli stessi anni era in pieno svolgimento a Bologna quella radicale svolta che avrebbe recato nuovo prestigio alla scienza medica e ai suoi cultori. Al centro di questo rinnovamento troviamo la figura di Taddeo Alderotti (1223-circa 1295), non a caso ricordato da Dante come uno dei più illustri maestri del suo tempo (Paradiso, XII, 83). Come ha scritto efficacemente Giorgio Cosmacini (18): "Centro di rinascita del Diritto romano, Bologna è anche la culla della nuova medicina che, tra le arti, è la disciplina più importante. Propedeutiche a essa sono la logica e la filosofia della natura, insegnate sulla base del pensiero di Aristotele e dei suoi commentatori, a cominciare da Averroè [. >. Nel 1290 a Bologna la facoltà medica si ristruttura, costituendo un modello, un esempio da imitare. La imita, un secolo dopo, l'Università di Padova, filiazione diretta di quella bolognese, trasformando l'insegnamento della medicina, attivato dalla metà del Duecento, in autonoma universitas artistarum medicinae physicae et naturae con pari diritti e privilegi rispetto alla universitas juristarum. Artefice della ristrutturazione bolognese è stato Taddeo degli Alderotti, docente di medicina teorica e pratica dal 1265 [. >. Analoga operazione, agli inizi del '300, ha compiuto a Padova Pietro d'Abano".

Venezia non era stata al centro di quest'evoluzione, ma non era neppure rimasta a guardare: il ceto dirigente, sempre ben informato, aveva offerto nel 1293, forse invano, una vantaggiosa "condotta" allo stesso Taddeo Alderotti. Questi avrebbe dovuto risiedere a Venezia, col permesso di allontanarsi per non oltre 10 giorni l'anno e con uno stipendio annuale di 47 lire di grossi, che possiamo considerare straordinariamente elevato (nel 1335 il Comune avrebbe stanziato complessivamente 110 lire di grossi per pagare ben 24 fra medici e chirurghi). La "condotta" prevedeva che il celebre medico fosse accompagnato a sue spese da due "scholares" che lo avrebbero coadiuvato visitando e curando gratuitamente i "pauperes Christi". Al polo opposto della scala sociale, anche i "nobiles de Venetiis" avrebbero avuto diritto a prestazioni gratuite, ma questa volta ad opera dello stesso Alderotti (19).

La deliberazione del 1293 può forse indicare simbolicamente il momento in cui la medicina cominciò a ricevere più larghi riconoscimenti nella stessa Venezia; ma il ceto dirigente, quello dei "nobiles ", occupava già tutte le posizioni politiche di rilievo e non intendeva lasciare spazi aperti all'ingresso di nuove forze nei centri di potere. Ciò peraltro non significa che ai medici non si schiudessero egualmente rosee prospettive: anche se esclusi dalle cariche pubbliche, essi poterono acquisire prestigio sociale ed onorifici riconoscimenti, oltre ad accumulare, nei casi più fortunati, ragguardevoli patrimonii (20). Così fin dal secolo XIV Venezia poté disporre di un elevato numero di "fisici" e di medici chirurghi, alcuni dei quali potevano appartenere a vecchie famiglie veneziane non patrizie, mentre una netta maggioranza, pari nel '300 a circa i due terzi dei casi conosciuti, proveniva da famiglie di recente o recentissimo insediamento (21).

A questo riguardo è evidente che non esisteva né mai sarebbe potuta nascere a Venezia alcuna forma di protezionismo a favore dei medici locali, appunto perché il ceto dirigente era estraneo alla professione medica e si preoccupava, semmai, di tutelare gli interessi dei clienti. Perciò l'unico vantaggio proveniente a un medico dalla nascita veneziana consisteva nel possesso della cittadinanza e dei suoi privilegi commerciali. Infatti i medici forestieri dovevano richiedere la cittadinanza de intus et extra, se volevano essere abilitati anch'essi all'esercizio della mercatura con il Levante; né la legge li favoriva rispetto agli altri forestieri, in quanto imponeva anche a loro la condizione di un lungo periodo di residenza (in generale 25 anni; alcune riduzioni furono votate dal maggior consiglio per favorire il ripopolamento della città dopo le più gravi pestilenze) (22). Ma, nonostante questa norma discriminatoria, i medici accorrevano numerosi sulla laguna, attirati dalla prospettiva di trovare comunque lavoro in una città densamente popolata, abitata da ricchi mercanti e governata da un potente Comune.

In effetti, nel decennio precedente la Peste Nera, la popolazione doveva aver raggiunto i 100.000-120.000 abitanti; dopo le terribili perdite del 1348 vi fu una lenta ripresa, che avrebbe riportato nel 1424 gli abitanti intorno agli 85.000, nonostante le nuove, ricorrenti epidemie (23). È vero che non tutti potevano permettersi di pagare l'onorario di un medico "fisico". Infatti nel '300, quando i tribunali assegnavano a vedove e mogli separate una somma annua non superiore ai 20 ducati per il loro mantenimento, la visita di un medico rinomato poteva costare mezzo ducato d'oro. L'onorario raddoppiava per l'assistenza continua, "die noctuque", al capezzale di un malato grave: nove ducati per nove giorni d'agonia. Ed erano poi da mettere nel conto i consulti (24).

Per coloro che non potevano permettersi la spesa del medico, c'erano i barbieri chirurghi, gli empirici e i ciarlatani. Ma anche la domanda di prestazioni sanitarie di tipo più elevato si manteneva molto sostenuta: essa era alimentata in parte dai privati benestanti, e in parte dal Comune, attraverso la stipulazione di "condotte" con medici e con chirurghi (alcuni dei quali, come maestro Gualtieri, non meno stimati dei "fisici"). Un'importante deliberazione del 1324, dettata da preoccupazioni di carattere finanziario, tese bensì a limitare lo staff medico stipendiato dal Comune sulla base di un organico di dodici "fisici" e dodici "chirurghi"; ma è interessante notare come in quel momento fossero sotto condotta ben tredici fisici e diciotto chirurghi (25).

La laurea non costituiva ancora una conditio sine qua non per l'esercizio della medicina. Tuttavia sul piano sociale tendeva ad emergere e ad imporsi, non senza contrasti, la figura del medico "conventato", cioè uscito da regolari studi universitari e perciò dotato di particolare autorevolezza: lo attestò indirettamente l'astiosa polemica del Petrarca che proprio a Venezia, nel 1370, si ritenne offeso dagli apprezzamenti formulati sul suo conto da quattro "averroisti", fra i quali figurava anche un medico, Guido da Bagnolo, originario di Reggio Emilia e laureato a Bologna, ma cittadino veneziano de intus et extra dal 1360 (26).

Risale a questa stessa epoca il privilegio dei medici laureati di essere parificati ai giudici, ai dottori in legge ed ai cavalieri nell'esenzione dalle leggi suntuarie, che avrebbero dovuto limitare il lusso delle nozze e la pompa dei funerali. I medici poterono inoltre godere, fino al '500 inoltrato, di ampie esenzioni fiscali (27). Non meno interessante è la notizia, riferita da un'orazione quattrocentesca del medico Pietro Tommasi, secondo cui il collegio medico fu esonerato dall'obbligo (latinamente munus ), comune invece a tutte le altre Arti, di presentarsi davanti al doge neoeletto, e così pure davanti agli ospiti più illustri del governo veneziano, come principi e cardinali: motivo di orgoglio per il medico umanista, che parlava appunto "pro Collegio phisicorum", e che spiegava questo singolare privilegio come il riconoscimento di una particolare "dignitas" dei medici e del loro "ordo" (26).

In effetti, un notevolissimo passo verso la concessione di una relativa autonomia alla professione medica era stato rappresentato nel corso del '300 dalla creazione, a partire da un'unica Arte, dei due collegi dei medici fisici e dei medici chirurghi, dotati entrambi di propri organi amministrativi e rappresentativi, cioè il priore e i consiglieri (29). E tuttavia chi consideri la condizione del medico a Venezia nel secolo XIV non può sottrarsi alla constatazione che, in ultima analisi, era pur sempre il governo veneziano, interamente composto di nobili estranei alla pratica medica, a determinare la politica sanitaria della Serenissima, manifestando talora un'interessante autonomia di scelte rispetto agli indirizzi allora prevalenti nello sviluppo della scienza medica delle Università.

Innanzi tutto, anche dopo la trasformazione dell'Arte nei due collegi, i medici continuarono ad essere soggetti ai controlli delle magistrature della giustizia vecchia e dei provveditori di comun, nonché ai cinque alla pace e ai signori di notte, i quali conservavano un proprio elenco dei medici e dei chirurghi, per poter affidare loro le funzioni di medici legali (30). Era poi il maggior consiglio a deliberare le assunzioni e gli aumenti di stipendi dei medici "condotti", sia pure sulla base dei pareri formulati dalla giustizia vecchia e dai rappresentanti dei medici (31).

Ancor più significativa fu però la facoltà, che l'assemblea sovrana del maggior consiglio si riservò ed esercitò ripetutamente nel corso del '300, di poter concedere "grazie", abilitando all'esercizio della professione quei medici e quei chirurghi che non avevano ottenuto l'approvazione di uno dei due collegi, ma avevano comunque fama di grande abilità (sovente si trattava di "medici de plagis", cioè di chirurghi specializzati in determinate operazioni). Il criterio di giudizio adottato in questi casi consisteva nel prendere atto del successo pratico, anche se totalmente disgiunto da un'idonea preparazione teorica, e nel considerare con particolare attenzione e benevolenza le raccomandazioni provenienti da personaggi di alto rango sociale, soprattutto nobili, che erano stati guariti (o che speravano di esserlo) ad opera di questo o quel medico, chirurgo o ciarlatano. Si creava così una categoria di medici "de gratia", che la legislazione distingueva da quelli "de Collegio" (32).

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FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA Sportello Orientamento Via Sergio Pansini, 5 - 80131 Napoli Tel. (+39) 0817464968 - Fax (+39) 0815451510.

laurea di 1° livello (L) CLASSE SNT01 Lauree in Professioni Sanitarie Infermieristiche e Professione Sanitaria Ostetrica - Corso di laurea in infermieristica - Corso di laurea in infermieristica pediatrica - Corso di laurea in ostetricia CLASSE SNT02 Lauree in Professioni Sanitarie della Riabilitazione - Corso di laurea in fisioterapia - Corso di laurea in logopedia - Corso di laurea in ortottica e assistenza oftalmologica CLASSE SNT03 Lauree in Professioni Sanitarie Tecniche - Corso di laurea in dietistica - Corso di laurea in igiene dentale - Corso di laurea in tecniche audiometriche - Corso di laurea in tecniche audioprotesiche - Corso di laurea in tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare - Corso di laurea in tecniche di laboratorio biomedico - Corso di laurea in tecniche di neurofisiopatologia - Corso di laurea in tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia - Corso di laurea in tecniche ortopediche CLASSE SNT04 Lauree in Professini Sanitarie della Prevenzione - Corso di laurea in tecniche di prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro.

laurea di 2° livello o magistrale (LM) CLASSE LM41 Lauree Magistrali in Medicina e Chirurgia - Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ciclo unico) CLASSE LM46 Lauree Magistrali in Odontoiatria e Protesi Dentaria - Corso di laurea magistrale in odontoiatria e protesi dentaria (ciclo unico) CLASSE LM/SNT1 Lauree Magistrali nelle Scienze Infermieristiche e Ostetriche - Corso di laurea magistrale in scienze infermieristiche ed ostetriche CLASSE LM/SNT2 Lauree Magistrali nelle Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione - Corso di laurea magistrale in scienze delle professioni sanitarie della riabilitazione CLASSE LM/SNT3 Lauree Magistrali nelle Scienze delle Professioni Sanitarie Tecniche - Corso di laurea magistrale in scienze delle professioni sanitarie tecniche assistenziale - Corso di laurea magistrale in scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche CLASSE LM/SNT4 Lauree Magistrali nelle Scienze delle Professioni Sanitarie della Prevenzione - Corso di laurea magistrale in scienze delle professioni sanitarie della prevenzione.

FACOLTÀ DI MEDINA VETERINARIA Sportello Orientamento Via Federico Delpino, 318 - 80137 Napoli Tel. (+39) 0812536352 - Fax (+39) 081446746.

laurea di 2° livello o magistrale (LM) CLASSE LM42 Lauree Magistrali in Medicina Veterinaria - Corso di laurea magistrale in medicina veterinaria (ciclo unico) CLASSE LM86 Lauree Magistrali in Scienze Zootecniche e Tecnologie Animali - Corso di laurea magistrale in scienze e tecnologie delle produzioni animali.

FACOLTÀ DI SCIENZE BIOTECNOLOGICHE Sportello Orientamento Via Cintia, 26 Complesso Universitario Monte S. Angelo - 80125 Napoli Fax (+39) 081674393.

laurea di 1° livello (L) CLASSE L02 Lauree in Biotecnologie - Corso di laurea in biotecnologiche per la salute - Corso di laurea in biotecnologiche biomolecolari e industriali.

laurea di 2° livello o magistrale (LM): CLASSE LM07 Lauree Magistrali in Biotecnologie Agrarie - Corso di laurea magistrale in agrobiotecnologie CLASSE LM08 Lauree Magistrali in Biotecnologie Industriali - Corso di laurea magistrale in biotecnologie molecolari e industriali CLASSE LM09 Lauree Magistrali in Biotecnologie Mediche, Veterinarie e Farmaceutiche - Corso di laurea magistrale in biotecnologie mediche - Corso di laurea magistrale in biotecnologie del farmaco.

FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI Sportello Orientamento Via Mezzocannone, 12 - 80134 Napoli Tel. (+39) 0812534691 - Fax (+39) 0812534688 Complesso Universitario Monte Sant'Angelo - Via Cinthia - Ed. Centri Comuni - 80126 Napoli Tel. (+39) 081676744 - Fax (+39) 081676710.

laurea di 1° livello (L) CLASSE L13 Lauree in Scienze Biologiche - Corso di laurea in biologia generale e applicata - Corso di laurea in scienze biologiche CLASSE L27 Lauree in Scienze e Tecnologie Chimiche - Corso di laurea in chimica - Corso di laurea in chimica industriale CLASSE L30 Lauree in Scienze e Tecnologie Fisiche - Corso di laurea in fisica - Corso di laurea in ottica e optometria CLASSE L31 Lauree in Scienze e Tecnologie Informatiche - Corso di laurea in informatica CLASSE L32 Lauree in Scienze e Tecnologie per l'Ambiente e la Natura - Corso di laurea in scienze e tecnologie per la natura e per l'ambiente CLASSE L34 Lauree in Scienze Geologiche - Corso di laurea in scienze geologiche CLASSE L35 Lauree in Scienze Matematiche - Corso di laurea in matematica.

laurea di 2° livello o magistrale (LM): CLASSE LM06 Lauree Magistrali in Biologia - Corso di laurea magistrale in biologia - Corso di laurea magistrale in biologia delle produzioni marine - Corso di laurea magistrale in scienze biologiche CLASSE LM17 Lauree Magistrali in Fisica - Corso di laurea magistrale in fisica CLASSE LM18 Lauree Magistrali in Informatica - Corso di laurea magistrale in informatica CLASSE LM40 Lauree Magistrali in Matematica - Corso di laurea magistrale in matematica CLASSE LM54 Lauree Magistrali in Scienze Chimiche - Corso di laurea magistrale in scienze chimiche CLASSE LM60 Lauree Magistrali in Scienze della Natura - Corso di laurea magistrale in scienze naturali CLASSE LM71 Lauree Magistrali in Scienze e Tecnologie della Chimica Industriale - Corso di laurea magistrale in scienze e tecnologie della chimica industriale CLASSE LM74 Lauree Magistrali in Scienze e Tecnologie Geologiche - Corso di laurea magistrale in geologia e geologia applicata.

FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE Sportello Orientamento Via Leopoldo Rodinò, 22 - 80133 Napoli Tel. (+39) 0812538249 - Fax (+39) 081204436.

laurea di 1° livello (L) CLASSE L16 Lauree in Scienze dell'Amministrazione e dell'Organizzazione - Corso di Laurea in scienze dell'amministrazione e organizzazione CLASSE L36 Lauree in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali - Corso di laurea in scienze politiche CLASSE L/DC Lauree in Scienze della Difesa e della Sicurezza - Corso di laurea in scienze aeronautiche.

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