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Sin dal 1921 padre Gemelli volle creare nell’Università un ben attrezzato laboratorio di psicologia per proseguire nelle ricerche che da anni svolgeva a livello internazionale. Il 26 dicembre 1940, tornando in auto da Firenze, padre Gemelli ebbe un grave incidente stradale da cui si riprese a fatica, costretto alle stampelle prima, alla sedia a rotelle poi. Nel 1953 padre Gemelli inaugurò la Sede di Piacenza con la Facoltà di Agraria. Nel 1958 la Facoltà di Medicina e chirurgia ottenne l’approvazione del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione e la nuova Facoltà sorse a Roma, a Monte Mario, ma padre Gemelli non riuscirà a vederla: si spense infatti il 15 luglio 1959. Al suo funerale, celebrato nel Duomo di Milano dall’arcivescovo Giovanni Battista Montini, partecipò un grande seguito di popolo, autorità e studiosi.

Ludovico Necchi nacque a Milano il 19 novembre 1876. Dopo aver seguito gli studi liceali presso l’Istituto Parini a Milano, Necchi si iscrisse alla Facoltà di Medicina a Pavia. Durante il periodo universitario, allo studio delle scienze unì quello teologico e sociale. Compì il servizio militare nell’Ospedale di Piazza S. Ambrogio in Milano, insieme con un suo antico compagno di scuola e amico, Edoardo Gemelli. Fu lui che per primo fece conoscere il Santo d’Assisi a Gemelli ma non avrebbe mai immaginato che il socialista di un tempo avrebbe spinto il suo impegno sino a ritirarsi in un Convento francescano. Necchi fu fortemente colpito dalla decisione dell’amico e per un momento credette di doverne seguire l’esempio. Dopo un lungo periodo di meditazione decise però di sposarsi con Vittoria Della Silva dalla quale ebbe tre figli. Prima del matrimonio Necchi si era fatto Terziario francescano. In forza della sua professione di Terziario, Necchi si ritenne un "consacrato nel mondo".

Perfezionati i suoi studi a Berlino sulle malattie del sistema nervoso, si dedicò alla professione. Nonostante i numerosi impegni professionali e di famiglia, lavorò intensamente nelle varie attività cattoliche, sociali e politiche: fu Presidente dell’Unione Popolare fra i cattolici d’Italia; organizzò la Settimana Sociale di Assisi e quella di Venezia; fu Deputato provinciale, Consigliere comunale e provinciale di Milano.

L’amicizia con padre Gemelli si trasformò in collaborazione per la realizzazione di vari progetti: le riviste Filosofia neoscolastica e Vita e Pensiero; l’Università Cattolica del cui Consiglio di Amministrazione fece parte sino alla morte, avvenuta per un tumore la notte del sabato 10 gennaio 1930. Riposa nella Cripta della Cappella Sacro Cuore dell'Università Cattolica, a Milano.

Dopo aver compiuto gli studi ginnasiali, liceali e teologici nei seminari milanesi Francesco Olgiati (1° gennaio 1886 – 21 maggio 1962) venne ordinato sacerdote dal cardinal Andrea Ferrari il 13 giugno 1908. L’attività di Olgiati, oltre che alla sua Chiesa locale, risulta strettamente legata all’opera di padre Agostino Gemelli e all’Università Cattolica del Sacro Cuore, di cui fu uno dei fondatori. In questo Ateneo, dopo aver conseguito la libera docenza nel 1924, fu professore incaricato presso la Facoltà di Lettere e filosofia e dal 1930 professore di ruolo nella cattedra di Storia della filosofia moderna. Nel 1959, dopo la scomparsa di padre Gemelli, assunse la presidenza dell’Istituto Toniolo di studi superiori, l’ente fondatore dell’Università Cattolica.

Collegati al sua magistero nell’Ateneo milanese sono la prodigiosa attività di ricerca nel campo specifico degli studi filosofici e il suo contributo alla letteratura teologica e alla storia.

Armida Barelli nacque a Milano il 1° dicembre 1882, secondogenita di una agiata famiglia borghese. Compì i suoi studi prima a Milano in casa e presso le Suore Orsoline e, dai 13 anni in poi, a Menzingen, nella Svizzera tedesca, nel collegio di Santa Croce delle suore francescane, da cui uscì con la licenza magistrale.

L’incontro con il francescano Agostino Gemelli, avvenuto l’11 febbraio 1910, ebbe un influsso decisivo per il suo orientamento spirituale; nello stesso anno entra nel Terz’Ordine francescano.

Nel 1917 il cardinale Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, la invitò a occuparsi del "movimento femminile". Nascevano così i primi circoli della futura Gioventù Femminile di Azione Cattolica, che nel settembre del 1918, per incarico di Papa Benedetto XV, furono fondati dalla Barelli in tutta Italia. Da quella data, incominciò per la Barelli il pellegrinaggio per l’Italia alla ricerca di giovani donne che aderissero al movimento di Azione Cattolica, di cui si definì la "sorella maggiore", un appellativo che le rimase per tutta la vita. Rimarrà presidente della G.F. di A.C. fino al 1946.

Nel novembre del 1919, rispondendo all’invito di padre Gemelli, con un gruppo di undici terziarie francescane, diede vita ad Assisi – nel coretto di San Damiano – all’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo.

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Chiunque si occupi di malattie reumatiche non ha difficoltà a riconoscere che la FM è la patologia che si incontra più frequentemente, soprattutto nell’attività ambulatoriale. Ciò nonostante non ci sono dati attendibili sulla reale frequenza della FM in quanto tale malattia continua ancora oggi ad essere ampiamente sottostimata e raramente diagnosticata. Basti pensare all’ambulatorio del medico di medicina generale e a quanti pazienti ogni giorno visita in quanto lamentano uno o più di questi sintomi: dolori muscolari, cefalea, vertigini, epigastralgie, insonnia, dolori addominali, astenia, parestesie, tachicardia. Una buona parte è certamente affetta da FM senza saperlo. I dati epidemiologici di cui disponiamo sono relativi a valutazioni eseguite in:

studi su popolazione sana, di cui alcuni recentissimi, che documentano una prevalenza compresa tra il 2 e il 4% (con valori notevolmente più elevati se si scorporano i dati per la sola popolazione femminile: 8-10% circa) studi su pazienti ricoverati in ambiente internistico che evidenziano prevalenze nell’ordine del 10% studi su pazienti valutati in ambiente reumatologico dove la prevalenza raggiunge il 25%

Tra gli ultimi lavori di tipo epidemiologico, due rivestono particolare interesse:

1- Il primo è uno studio di popolazione, pubblicato nel 1999, che ha coinvolto 3395 abitanti della cittadina canadese di London (The London Fibromyalgia Epidemiology Study). Sono stati individuati 100 casi di FM (86 femmine e 14 maschi: rapporto F/M=3:1), con una prevalenza quindi del 3.3%. La prevalenza nel sesso femminile era pari al 4.9% per salire al 8% nella classe d’età 55-64 anni. Sono stati individuati una serie di fattori di rischio per la FM: oltre al sesso femminile, età media, livello di istruzione inferiore, reddito basso, essere divorziati. A tutt’oggi questo rimane lo studio più ampio e rigoroso effettuato. 2- Il secondo è uno studio pubblicato nel 2005 che rientra in un progetto iniziato nel 2003 con uno studio a livello europeo (The Feel Study: Fibromyalgia Epidemiology European Large Scale Survey) per valutare la prevalenza “possibile” della FM nella popolazione generale. La metodologia utilizzata è quella delle interviste telefoniche per raggiungere il maggior numero possibile di individui: il numero dei pazienti “possibili” veniva poi corretto con un coefficiente calcolato dallo studio canadese di cui sopra (rapporto tra FM teoriche e FM confermate dalla visita reumatologica). In tale modo è stato possibile calcolare la prevalenza possibile della FM in: a) Francia (su campione di 1000 abitanti): 4,3% della popolazione generale (6,1% delle donne e 0,5% degli uomini) – b) Portogallo (su campione di 500 abitanti): 6,1% della popolazione generale (8,8% delle donne e 0,7% degli uomini) – c) Italia (su campione di 1000 abitanti): 4,1% della popolazione generale (6,9% delle donne e 0,3% degli uomini).

PATOGENESI.

La patogenesi della FM resta senza dubbio l’argomento più controverso e sul quale sono state spese più parole, paradossalmente non perché ci siano pochi dati a disposizione, ma piuttosto perché ce ne sono troppi. Infatti, da quando sono stati introdotti i criteri diagnostici ACR, si sono moltiplicati gli studi su gruppi omogenei di pazienti con lo scopo di determinare i meccanismi eziopatogenetici alla base della FM. Sono così emersi numerosi dati di tipo anatomopatologico, neurochimico, endocrinologico a volte addirittura contrastanti tra loro e comunque non definitivi, nel senso che nessun rilievo è stato in grado di offrire una ipotesi eziopatogenetica completa ed esauriente della FM. L’unica possibilità per fare chiarezza è individuare quelli che possiamo definire i “ Fatti ” della FM, e sulla base di questi cercare di delineare un possibile percorso eziopatogenetico.

I “Fatti” della FM:

1- La FM non è una malattia ad origine “periferica”, in quanto non sono mai state dimostrate alterazioni muscolari o tendinee significative. 2- Nella quasi totalità dei casi all’esordio della FM può essere individuato un evento scatenante: trauma fisico o psichico, malattia febbrile spesso ad eziologia virale (in particolare da EBV), altro evento stressante (es. intervento chirurgico). Anche quando tale evento apparentemente non si è verificato, un’attenta indagine riesce a documentare un trauma psichico più o meno recente che si può dimostrare correlato all’insorgenza della FM. 3- Esiste certamente una familiarità per FM, anche se non sono noti i precisi meccanismi di trasmissione; alcuni lavori hanno documentato la maggiore prevalenza di alcuni alleli del sistema HLA. 4- La FM non è una malattia psicosomatica: numerosi lavori hanno dimostrato che i tratti psicopatologici dei pazienti fibromialgici sono del tutto sovrapponibili a quelli di pazienti con altre patologie caratterizzate da dolore cronico (es. artrite reumatoide) e sono quindi da considerare reattivi alla malattia di base. 5- Una delle caratteristiche della FM è l’iperattività simpatica che si traduce in particolare in alterazioni della microcircolazione periferica e centrale: alterata distribuzione dei capillari a livelllo del tessuto muscolare con ipervascolarizzazione dei tender points, fenomeno di Raynaud, alterazioni del flusso cerebrale con diminuzione del flusso in particolari aree cerebrali (nucleo caudato e talamo) responsabili della trasmissione e della modulazione del dolore. Ciò rende ragione della caratteristica fondamentale della FM e cioè della iperalgesia, in quanto il malfunzionamento di queste aree cerebrali porta ad una errata interpretazione degli stimoli dolorosi. 6- Nella FM sono state dimostrate e più volte confermate alterazioni di numerosi neurotrasmettitori, a riprova della origine “centrale” della FM: ridotta concentrazione di serotonina e 5-idrossi-triptofano nel liquor e nel plasma, ridotta produzione di melatonina, aumento di oltre 3 volte delle concentrazioni di sostanza P nel liquor. Tutti questi neurotrasmettitori sono coinvolti nella modulazione del dolore e nella regolazione del sonno. 7- Tutti i farmaci che hanno dimostrato di essere efficaci nella FM agiscono a livello del sistema nervoso centrale.

Basandosi su questi “fatti” si può quindi immaginare che in un soggetto predisposto (che verosimilmente ha ereditato un sistema neurovegetativo sbilanciato verso una iperattività simpatica forse per un deficit metabolico del sistema serotoninergico) agisca un fattore scatenante (trauma, infezione, forse anche alcuni farmaci) in grado di slatentizzare la FM. Tutti i fattori scatenanti descritti hanno in comune probabilmente la capacità di agire a livello midollare o cerebrale: per esempio è stato dimostrato che un trauma cervicale (colpo di frusta) è in grado di scatenare la FM molto più frequentemente di un trauma lombare. Si realizza quindi una redistribuzione del flusso cerebrale con ischemia relativa di alcune aree deputate al controllo delle vie del dolore con progressivo peggioramento nel tempo della sintomatologia. È probabile che alcune delle alterazioni dei neurotrasmettitori documentate siano l’effetto di questi meccanismi piuttosto che la causa. Le manifestazioni muscolari della malattia (rigidità, dolore, tender points) derivano verosimilmente da una sregolazione delle vie simpatiche midollari, secondaria alle alterazioni centrali, che controllano la vascolarizzazione e la contrazione muscolare. Tali meccanismi vengono poi potenziati e mantenuti da numerosi eventi collaterali, tutti orientati verso un mantenimento dello squilibrio neurovegetativo, che complicano lo scenario patogenetico (variazioni climatiche, alterazioni ormonali, ecc.); probabilmente in alcuni pazienti resta comunque fondamentale il meccanismo serotoninergico, mentre in altri, nel tempo, possono prevalere altri meccanismi. Importante è comunque sottolineare come queste alterazioni siano potenzialmente correggibili e reversibili. Lo dimostra il fatto che in corso di infezione da EBV sono state descritte delle classiche FM completamente regredite con la guarigione della malattia virale e che la terapia di rilassamento, verosimilmente in grado di modificare la distribuzione del flusso cerebrale, può portare a completa regressione della FM. Proprio la risposta alla terapia di rilassamento ed ai farmaci Inibitori della Ricaptazione della Serotonina(SSRI) fa ritenere che il deficit predominante nella FM sia quello delle vie serotoninergiche in grado di modulare le attività neurovegetative e che tale deficit sia correlato alla redistribuzione del flusso cerebrale.

Figura 3.

DIAGNOSI E TERAPIA.

La diagnosi di FM è a tutt’oggi basata sui criteri dell’American College of Rheumatology (ACR) del 1990 (Wolfe F. et al.: “The American College of Rheumatology 1990 criteria for the classification of fibromyalgia”. Arthritis Rheum, 1990; 2: 160-172) che prevedono la presenza di dolore muscolo-scheletrico diffuso (cioè che interessa entrambi i lati del corpo sia nella parte superiore che inferiore e che coinvolge tutta la colonna vertebrale) da almeno 3 mesi associato a dolorabilità di almeno 11 dei 18 tender points illustrati nella Figura 2. L’utilizzo di tali criteri ha costituito un importantissimo passo in avanti nella comprensione della FM consentendo di standardizzare la diagnosi e di potere confrontare i lavori scientifici, in particolare quelli di tipo epidemiologico, non essendovi alcun esame di laboratorio o radiologico che possa diagnosticare la fibromialgia. I test di laboratorio e gli esami strumentali possono essere utili per escludere la presenza di altre patologie, come ad esempio l’ipotiroidismo, che può causare segni e sintomi simili alla fibromialgia. Una attenta anamnesi e un esame obiettivo accurato possono escludere altre condizioni cliniche di dolore cronico e di astenia. Poiché i sintomi di fibromialgia sono così generici e spesso sono simili a quelli di altre malattie, molti pazienti vanno incontro a complicate e a volte ripetitive valutazioni prima che venga diagnosticata tale patologia ( Figura 4 ).

Figura 4.

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L' Avviso Ministeriale n°. 3641 del 6 febbraio 2018 definisce la programmazione del calendario prove di ammissione relative ai corsi di Laurea e Laurea Magistrale ad accesso programmato nazionale per l' Anno Accademico 2018-2019.

Il numero di posti disponibili per le immatricolazioni saranno definiti con un successivo Decreto Ministeriale.

martedì 4 settembre 2018 - Corsi di Laurea Magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria in lingua italiana; [Modalità e contenuti] mercoledì 12 settembre 2018 - Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie; [Modalità e contenuti] giovedì 13 settembre 2018 - Corsi di Laurea Magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia in lingua inglese; [Modalità e contenuti] venerdì 26 ottobre 2018 - Corsi di Laurea Magistrale delle Professioni Sanitarie. [Modalità e contenuti]

Esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo.

L'Ordinanza Ministeriale n. 51 del 31 gennaio u.s. indice per l'anno 2018 la prima e la seconda sessione degli Esami di Stato di abilitazione all'esercizio della professione di medico-chirurgo.

Alle predette sessioni posssono partecipare i candidati che, entro il termine stabilito per ciascuna sessione dai bandi emanati delle singole Università inrelazione alle date fissate per le sedute di laurea, hanno conseguito il diploma di laurea ai sensi dell’ordinamento previgente alla riforma di cui all’art.17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n.127 e successive modificazioni ovvero diploma di laurea specialistica afferente alla classe 46/S ovvero diploma di laurea magistrale afferente alla classe LM- 41, ovvero analogo titolo di studio conseguito all’estero, riconosciuto idoneo ai sensi della normativa vigente. [ Segue. ]

Appelli - General English e Biomedical English.

Tutti gli studenti, immatricolati fino all'A.A. 2016-17, che devono ancora sostenere l'esame di inglese, potranno sostenere l'esame in occasione dei prossimi appelli previsti per la sessione di giugno e di settembre.

Prossimi appelli:

General English - 21 giugno 2018 - ore 9.00 - Aula MG via Mangiagalli, 32; General English - 18 settembre 2018 - ore 14.30; Biomedical English - 21 giugno 2018 - ore 10.30 Aula MG via Mangiagalli, 32; Biomedical English - 18 settembre 2018 - ore 16.00.

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In concreto, questi scambi culturali furono resi possibili nel '400-'500 da quei medici che, fedeli all'antica tradizione veneziana del "mare colere, terramque postergare", sceglievano di partecipare ai viaggi delle galere, oppure trascorrevano una parte della loro vita nello Stato da mar e nelle basi consolari del Levante, in stretta comunanza di vita con i mercanti.

Fin dal '300 è possibile riscontrare la presenza di medici nelle armate navali della Repubblica: qualcuno di questi fisici riuscì a ottenere proprio sul mare, grazie ai meriti acquistati curando soldati e marinai, il pieno riconoscimento della propria condizione di cittadino veneziano (64). Al di là delle motivazioni patriottiche, non mancano del resto gli allettamenti di tipo economico: all'inizio del '500 le prestazioni del medico che segue il capitano generale da mar sono remunerate con un "salario" massimo di 25 ducati mensili (65). Anche sulle galere da mercato c'era solitamente un medico fisico o un medico chirurgo. Nel 1412 il "salario" del medico delle galere di Fiandra era di ben 16 ducati al mese, per un viaggio che solitamente durava oltre un anno. Queste condizioni così favorevoli non durarono a lungo: nell'ambito di uno sforzo teso a ridurre i costi di gestione delle galere, furono ripetutamente decretate riduzioni di stipendio, fino a un minimo di soli 7 ducati mensili, a partire dal 1472. Inevitabile dunque lo scadimento del prestigio e della qualificazione del personale sanitario (66).

Assai più interessanti erano gli stipendi dei medici condotti salariati dalle comunità d'Istria e Dalmazia, o mantenuti a spese di magistrature e consolati delle isole greche e del Levante. Come medico del consolato di Damasco, l'intraprendente bellunese Andrea Alpago († 1522), che forse non era nemmeno laureato in medicina, ma solo in artibus, riscosse dal 1487 al 1517 un "salario" annuo di 350 ducati (67). Oltre allo stipendio, devono essere messi nel conto anche i vantaggi derivanti da una stretta relazione con il mondo mercantile: lo rilevò esplicitamente nel 1507 il collegio medico veneziano, mosso a questa delazione fiscale dal desiderio di ripartire la sua famosa tassa per il medico della flotta fra un maggior numero di contribuenti. A giudizio del collegio, i medici "navigantes super navibus et galeis" non solo usufruivano degli utili della professione medica, ma "de illis plurimi etiam mercantiis lucrantur, nec ullo tempore stare videntur absque lucro" (68).

In effetti non mancano evidenti tracce dell'attività di questi medici-mercanti, nei quali la curiosità intellettuale non andava disgiunta dal senso degli affari. Nicolò Roccabonella, medico condotto a Zara, avviò nel 1449 assieme al figlio Ludovico un'intensa attività commerciale, mentre al tempo stesso completava, con l'aiuto di uno speziale proveniente dalla Germania, la più straordinaria opera illustrata della botanica quattrocentesca, il celebre codice Rinio (69). Quanto al già ricordato Andrea Alpago, voci ricorrenti lo vollero coinvolto in spregiudicate operazioni commerciali condotte in collaborazione con il patrizio Marino Corner, console a Damasco ai tempi dell'Alpago e suo esecutore testamentario nel 1522. In effetti il medico bellunese lasciò agli eredi un bel capitale, valutato a 7.788 ducati, in cui erano incluse "perle e mercanzie", la proprietà di una bottega, e poi "dinaro in banco e crediti", depositi al "monte novo" e "monte novissimo". Altra viva testimonianza delle sue attitudini mercantili sono le lettere inviate da Damasco nel primo '500 per informare i mercanti veneziani e lo stesso diarista Marin Sanudo sulle drammatiche fluttuazioni del prezzo delle spezie, in quell'agitato momento storico che vide i Portoghesi affacciarsi sull'Oceano Indiano (70).

Per diversi anni il Sanudo annotò queste corrispondenze indicando il proprio informatore come un qualsiasi "medico di Damaxo"; però a partire dal 1510 cominciò a parlarne con maggior rispetto, giacché ora l'Alpago gli era noto come colui che "traduse Avicena di arabaco in latin", offrendone una versione nettamente migliore delle precedenti (71).

C'è infatti nel viaggio mediterraneo dei medici un'importante dimensione filologica e scientifica, quella del ritorno all'antica sapienza medica, o greca o araba, a seconda delle preferenze personali e delle scuole. Questa convergenza tra peregrinazioni nello Stato da mar e umanesimo scientifico è particolarmente avvertibile a partire dalla fine del '400. Certo, anche prima di allora non era mancata al medico la possibilità di arricchirsi culturalmente approfittando degli spostamenti impostigli dall'esercizio della sua professione: nel 1412 Leonardo Buffi da Bertipaglia (che fu poi celebre docente di chirurgia a Padova) aveva clamorosamente abbandonato lo Studio patavino, senza essersi nemmeno addottorato, in violenta polemica con la medicina accademica e con l'incapacità professionale dei "doctores"; e per diversi anni aveva voluto esercitare la propria attività di chirurgo in paesi lontani, spingendosi fino ad Alessandria d'Egitto e alla Mecca ad ammirarvi le "mirabilia opera naturae" (72). Ed il medico umanista Pietro Tommasi aveva praticato la professione a Candia tra il 1414 e il 1418, cogliendo l'occasione per acquistarvi tra l'altro alcuni preziosi codici greci contenenti i Moralia di Plutarco (73).

Ma nel campo medico una vera svolta culturale fu segnata soprattutto dal viaggio nel Levante di Girolamo Ramusio (che come medico del consolato di Damasco, a partire dal 1483, precorse l'Alpago nella traduzione di Avicenna) e dall'esperienza di rapporti col mondo greco compiuta in quegli stessi anni da Alessandro Benedetti da Legnago (circa 1450-1513). Questi aveva conosciuto a Venezia gli umanisti Giorgio Merula e Giorgio Valla; dopo la laurea in arti esercitò per diversi anni la professione medica a Candia, approfondendovi lo studio del greco e degli antichi autori. Tornato in patria, si sarebbe distinto come uno dei maggiori medici del suo tempo e avrebbe tra l'altro realizzato il primo anfiteatro anatomico in legno (74).

Va comunque ricordato che non tutti questi scambi mediterranei avvenivano con facilità e avevano esito felice: oltre alla lunghezza e alla pericolosità dei viaggi, non si devono dimenticare le tensioni politiche e religiose. Parleremo più oltre della difficile e comunque precaria posizione dei medici ebrei. Ma anche qualche medico cristiano è coinvolto in vicende tragiche: uno dei più illustri docenti dello Studio di Padova, quel Gabriele Zerbi (1435-1505), di origine veronese, che si è meritato un posto nella storia della medicina per i suoi studi di anatomia, accettò nel 1504 di recarsi nella Bosnia per curare il pascià Izkander, che si era appunto rivolto alla Signoria "per aver uno miedego". Ma poco dopo il decesso dell'illustre paziente giunse a Venezia la notizia che lo Zerbi, per volontà di un figlio del defunto, "era stà da quelli turchi segato per mezo" assieme a un figlio (75).

Lo Zerbi era stato probabilmente indotto ad accettare il pericoloso incarico non solo dalla promessa di un lauto onorario e da un debito di fedeltà alla Signoria, ma anche da un più orgoglioso desiderio di gloria. Non possiamo infatti assolutamente trascurare l'importanza che questo valore così schiettamente umanistico viene assumendo per i medici veneti del '400-'500. È bensì vero che il loro rapporto con l'umanesimo rimane complesso e tormentato: in particolare, sotto l'influenza dello Studio di Padova, stenta ad affermarsi a Venezia l'"umanesimo scientifico" nella sua più specifica accezione di "critica antiaraba" e di "riconquista dei testi della medicina greca nella loro purezza" (quale si coglie ad esempio nell'opera di un Nicolò Leoniceno) (76). Anche il favore dell'ambiente padovano per l'Alpago non nasce forse dalla possibilità di riproporre con nuovi argomenti filologici la superiorità degli Arabi? Una delle ultime dispute su questi temi si svolgerà proprio a Venezia nel 1532, davanti al doge e alle massime autorità della Repubblica: qui i celebri medici Marino Brocardo e Valerio Superchio, ancora sostenuti dalla maggioranza del loro collegio, difenderanno l'autorità degli Arabi e la loro funzione nell'insegnamento medico, mentre il giovane e già affermato Vittore Trincavella sosterrà con convinzione la superiorità di quel Galeno, di cui diverrà in breve uno dei più illustri commentatori (77).

Ma ben più larga e ben più antica era stata - al di là dell'episodica polemica petrarchesca - la diffusione fra i medici veneziani dei nuovi valori civili e letterari. Infatti alcuni dei più affermati "fisici" della Venezia quattrocentesca furono anche autorevoli esponenti dell'umanesimo veneziano: Nicolò Leonardi (circa 1370-1452), Pietro Tommasi (circa 1375/80-1458) e Giovanni Caldiera (1400-1474) raccolsero manoscritti e formarono biblioteche, furono in corrispondenza con patrizi umanisti come Francesco Barbaro, Lauro Querini e Lodovico Foscarini e composero interessanti opere latine, fra cui spicca il De praestantia Venetae Politiae del Caldiera (78).

Sul piano sociologico, l'adesione ai valori umanistici può rappresentare un momento di accresciuta consapevolezza di un gruppo professionale o, al suo interno, di singoli individui e famiglie che hanno raggiunto il successo economico ed uno "status" sociale relativamente elevato. Sotto questo aspetto appaiono significativi gli scritti del Caldiera, che, nato a Venezia da buona famiglia, si presenta già come un "cittadino", nel significato più onorifico che questo termine comincia ad acquisire nella seconda metà del '400. E difatti nel De praestantia Venetae Politiae egli puntualizza le moderate aspirazioni di questo gruppo e ricorda gli onori cui esso può aspirare: l'amministrazione delle Scuole grandi, gli uffici di cancelleria (79).

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Career Day Cattolica 2018.

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Open Day, la scelta del futuro.

Venerdì 18 maggio dalle ore 9.30 nella Giornata di orientamento preuniversitario la presentazione dell'offerta formativa delle Facoltà di Economia e Medicina e chirurgia. Simulazione dei test d'ingresso e incontro con i genitori.

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