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peritendinite (infiammazione del “paratenonio” ossia della guaina che riveste il tendine con mantenimento delle caratteristiche strutturali) tendinosi (ciò comporta cambiamenti degenerativi dentro il tendine e può coesistere o meno con la peritendinite) tendinopatie inserzionali (sofferenza del tendine alla giunzione tendine-osso con irregolarità del profilo osseo e lacerazione parziale di alcune fibre) rottura completa del tendine.

Questa suddivisione, apparentemente accademica, ha invece un suo preciso valore per individuare l’evoluzione della tendinopatia. Spesso la progressione della degenerazione tendinea e delle anomalie strutturali associate (cavità pseudocistiche, calcificazioni, …) comporta una riduzione della capacità prestativa, tanto da obbligare l’atleta a tentare soluzioni terapeutiche difficili o cruente (chirurgia), se non addirittura ad abbandonare l’attività agonistica. Per fortuna, solo raramente si assiste alla rottura a tutto spessore del tendine, evenienza che di solito è conseguente a trattamenti terapeutici non idonei, (es. infiltrazione con corticosteroidi). Oltre alla ricerca delle sovracitate condizioni predisponenti (costituzionali o acquisite) che sono rilevabili all’esame clinico (asimmetrie, difetti posturali, instabilità articolari) e che vanno regolarizzate per ottenere un risultato terapeutico, fondamentale è la ricerca e l’eliminazione di eventuali elementi esterni che favoriscono la cronicizzazione della sintomatologia.

METODICHE DI TRATTAMENTO NON CONVENZIONALI BASATE SULLA ESPERIENZA CLINICA.

Come è stato descritto nei capitoli precedenti, il trattamento delle patologie tendinee si basa essenzialmente sulla classificazione diagnostica. Ne consegue che, in tutte le tendinopatie di stadio I-III, il trattamento è di tipo conservativo, mentre in quelle di stadio IV, quando possibile, viene attuato il trattamento chirurgico per via artroscopica o “a cielo aperto”. Il primo segno di una compromissione tendinea (o tendinite) è la sensazione di fastidio, seguita da dolore che si accentua nello svolgimento dell’attività fisica; è probabile che il dolore si manifesti anche al riposo, soprattutto al mattino o che si accentui particolarmente sotto la pressione delle dita. Se si dovessero trascurare questi sintomi, il danno tendineo potrebbe aggravarsi, la guaina e/o la borsa tendinee si potrebbero infiammare (peritendinite e/o borsite) con conseguente aggravamento della situazione e aumento dei tempi di recupero funzionale. In questi casi è d’obbligo interrompere l’attività fisica. Ricordando che le tendinopatie dello sportivo sono quasi sempre dovute a sovraccarichi funzionali, tali patologie si possono tuttavia ricondurre a varie cause che, associate tra loro, possono contribuire all’aumento della gravità della tendinite: scarsa o eccessiva preparazione atletica, eccessivo o intenso allenamento, squilibrio o ipotonia muscolare, sovrappeso, problemi po­sturali e dismetrie degli arti inferiori, gestualità atletica scomposta, mancanza di elasticità muscolare, ecc. Il trattamento delle patologie tendinee si basa essenzialmente sulla classificazione diagnostica della patologia che avviene con l’esame obiettivo e l’ecografia. Tra le varie classificazioni utilizzate si ricorda quella basata sull’evoluzione clinica del problema, che prevede una suddivisione della gravità della patologia in quattro stadi (Tabella). Di conseguenza, in tutte le tendinopatie di stadio I-III il trattamento è di tipo farmacologico o conservativo,mentre in quelle di stadio IV, cioè in presenza di rottura del tendine, quando possibile, viene attuato il trattamento chirurgico per via artroscopica o “a cielo aperto”.

TRATTAMENTO CONSERVATIVO.

I trattamenti conservativi variano in maniera considerevole tra i vari specialisti e spesso si fondano esclusivamente su basi empiriche e sulla esperienza clinica di ognuno, piuttosto che su basi scientifiche. Alcuni medici prescrivono farmaci, altri preferiscono mettere l’atleta a riposo e aspettare semplicemente di vedere gli effetti del riposo forzato. A volte, invece, si preferisce intervenire attivamente mediante fisioterapia, con esercizi specifici di rieducazione o con una combinazione tra le due modalità. Qualunque siano le metodiche utilizzate, il trattamento conservativo si prefigge di:

eliminare il dolore ridurre l’infiammazione promuovere la guarigione del tendine ripristinare il prima possibile la funzionalità articolare e quindi l’attività sportiva.

Nelle attività sportive, gli infortuni sono suddivisi in due categorie: infortuni acuti e infortuni da abuso. L’infiammazione è il sintomo più evidente di entrambe le categorie ed è una parte naturale del processo di guarigione di qualsiasi infortunio. In ogni caso, l’infiammazione cronica può causare una maggiore disgregazione del tessuto e ostacolare il processo di riparazione. Spesso, per eliminare o alleviare i sintomi che accompagnano l’infiammazione del tessuto connettivo, sono usati farmaci quali i FANS, infiltrazioni di acido ialuronico o di cortisonici nei casi più gravi, micronutrienti favorenti il processo di riparazione tendinea. Alcune di queste sostanze possono tuttavia modificare il processo di riparazione e di guarigione. Anche le condizioni metaboliche, come l’invecchiamento e il diabete, possono influenzare la salute del tessuto connettivo. Spesso l’invecchiamento è accompagnato da un declino del funzionamento articolare o da una rigidità generale delle articolazioni e influenza la natura e la portata del processo di riparazione nel tessuto infortunato. Infatti, quando il tessuto connettivo invecchia, la presenza di collagene e di proteoglicani cambia e ciò, a sua volta, modifica le proprietà meccaniche e la fisiologia del tessuto. Di conseguenza, le cellule del tessuto perdono la loro capacità di dividersi, specialmente nella cartilagine articolare dove i condrociti sono malnutriti. Inoltre, è bene ricordare che i proteoglicani prodotti dai condrociti vecchi sono molto diversi da quelli prodotti dalle cellule più giovani e ciò modifica le proprietà dell’articolazione. Alcuni Autori hanno dimostrato, inoltre, che l’immobilità dovuta a traumi o infortuni, può ostacolare il normale metabolismo e rimodellamento del tessuto connettivo tendineo. Infatti, quando un’articolazione è immobilizzata, il minore carico e scarico meccanico della cartilagine e dei tessuti circostanti interferisce con il normale ricambio delle cellule e degli elementi della matrice. Il minore stimolo delle cellule si traduce in minore sintesi di proteoglicani. Di conseguenza, la perdita di matrice aumenta la vulnerabilità del tessuto all’infortunio quando si riprende l’attività normale. Gli studi su modelli animali hanno evidenziato che l’attività fisica è utile per il metabolismo normale del tessuto connettivo.È stato dimostrato che i livelli di idrossiprolina, idrossilisina e piridinolina, aminoacidi essenziali, possono essere considerati come indici indiretti della disgregazione del tessuto connettivo, tanto da suggerire che la compromissione o la disgregazione del tessuto connettivo possano essere dovute alla risposta infiammatoria locale al trauma muscolo-tendineo indotto dall’attività fisica. I mediatori dell’infiammazione nell’unità muscolo-tendinea possono favorire la disgregazione del collagene e la susseguente sintesi nei tessuti connettivi circostanti. Dal punto di vista terapeutico, nei casi di compromissione tendinea in fase di stadio I o II, in cui è presente anche un processo infiammatorio caratterizzato da dolore e limitazione funzionale, la terapia di tipo conservativo rappresenta una valida scelta e dovrebbe essere attuata unitamente a riposo funzionale, antinfiammatori, fisiokinesiterapia ed eventuali ortesi. Tuttavia, occorre considerare due aspetti che, di recente, hanno assunto un ruolo nella determinazione della terapia: il ridotto apporto di micronutrienti, essenziali al benessere del tessuto connettivo tendineo, e l’importanza del liquido sinoviale tendineo (TSF, tendon synovial fluid). Infatti, soprattutto quando si instaura una lesione di grado lieve-moderato al tendine, il processo fisiologico di riparazione tendinea è molto lento, poiché, come affermato in precedenza, i tendini, pur essendo vascolarizzati, lo sono in misura minore rispetto ai muscoli. Inoltre, il livello di vascolarizzazione dipende dalla struttura e dalla sede tendinea; il nutrimento, o meglio l’apporto dei micronutrienti necessari al mantenimento delle caratteristiche fisiologiche del tessuto tendineo, diventa quindi un fattore importante di cui tener conto, in particolare in caso di compromissione e lesione tendinea. Fisiologicamente, l’apporto dei micronutrienti è assicurato dal movimento che ne favorisce la diffusione “capillare” fino ai tendini, diffusione che viene invece ostacolata dall’immobilizzazione. L’altro aspetto importante è rappresentato dal fluido sinoviale tendineo che, insieme ai vasi ematici e linfatici, fornisce una quantità significativa di nutrienti per molti tendini. Infatti, così come a livello articolare il liquido sinoviale svolge un’importante azione nutrizionale e visco-lubrificante, in modo analogo,a livello tendineo, il TSF prodotto dai sinoviociti interviene attivamente nella nutrizione del tendine. Una volta prodotto, il TSF si stratifica, come un film protettivo, consentendo quindi al tendine di poter scorrere agevolmente. Ne consegue che, in situazioni caratterizzate da immobilità da trauma, infiammazione o lesioni muscolo-tendinee, l’apporto dei micronutrienti essenziali per il buon funzionamento e la conservazione del tendine si riduce o viene comunque, in qualche modo, ostacolato. Su questo processo, recenti studi sperimentali e clinici sembrano evidenziare come la supplementazione esogena con integratori a base di micronutrienti e l’utilizzo di acido ialuronico infiltrato nei tendini possano prevenire, mitigare e favorire la guarigione dei danni tendinei provocati dall’attività muscolare. Tali evidenze hanno consentito di identificare i micronutrienti essenziali per il tendine, rappresentati dal metil-sulfonil-metano, uno dei principali donatori di solfati naturali organici, indispensabili per l’omeostasi tendinea, dall’alfa-chetoglutarato di ornitina, sostanza che blocca la fase catabolica indotta dalla lesione tendinea e antagonizza i processi flogistici, dalla lisina, un aminoacido essenziale necessario per la crescita e per la sintesi di alcune proteine essenziali per il tendine, dalla glucosamina e dal condrotin solfato, glicosaminoglicani essenziali per la fase riparativa tendinea, dalla vitamina C, che influenza il metabolismo del tessuto connettivo tendineo, dalla biotina, che svolge un ruolo centrale nella formazione del coenzima A, e dalla vitamina E, la cui attività antiossidante aiuta a mantenere l’integrità del tendine. Quest’ultima vitamina è un potente antiossidante, fondamentale nella lotta ai radicali liberi e per i processi vitali e cellulari: protegge la vitamina A dalla scomposizione, la vitamina C e quelle del gruppo B dall’ossidazione e migliora la trasportabilità dell’ossigeno da parte dei globuli rossi. Inoltre, studi su animali da esperimento hanno dimostrato che il deficit di vitamina E induce aumento di collagene insolubile per inefficace protezione verso la formazione di perossidi. Pertanto, la vitamina E rallenterebbe il danno ossidativo attraverso protezione del collagene. Nuove acquisizioni hanno anche permesso di chiarire che tali microelementi essenziali, quando somministrati insieme, agiscono in sinergia e sono efficaci nel mantenere la funzionalità dei tendini, in particolare in soggetti con carenze nutrizionali o sotto sforzo fisico, o in presenza di una patologia tendinea. Sulla base di queste evidenze, è stato condotto uno studio nel trattamento della tendinite dei peronieri e del tibiale posteriore, una affezione dolorosa frequentemente dovuta a microtraumi o traumi acuti, in atleti non professionisti di pattinaggio su rotelle, confrontando un gruppo di pazienti trattati con terapia fisica, riabilitativa e ortesica, e un gruppo di soggetti trattati con un nuovo integratore di micronuitrienti, a base di metil-sulfonil-metano, ornitina-alfachetoglutarato, lisina, condroitin-solfato, glucosamina, vitamina C, vitamina E e biotina, i cui componenti sono stati appositamente studiati e selezionati per via della loro spiccata attività sinergica che assicura il corretto apporto all’organismo dei micronutrienti essenziali, così da integrare e aumentare le difese naturali tendinee. Sono stati arruolati 30 soggetti pattinatori non professionisti di entrambi i sessi (età 22-36 anni, media 29) affetti da tendinite del peroniero e del tibiale posteriore, con RMN negativa per lesioni con soluzione di continuo del tendine, sottoposti precedentemente a trat­tamento medico senza risultati apprezzabili. I pazienti arruolati sono stati suddivisi in due gruppi e trattati secondo il seguente schema:

Gruppo A (15 pazienti): trattamento conservativo consistente in un ciclo di 10 sedute di elettroterapia analgesica e tre sedute di onde d’urto per un totale di 40 giorni Gruppo B (15 pazienti): lo stesso trattamento conservativo del Gruppo A, + trattamento con il nuovo integratore di micronutrienti essenziali alla posologia di 1 bustina da 3,5 grammi al giorno.

Per la valutazione dei risultati sono state utilizzate la scala VAS per la valutazione della riduzione del dolore (0-100 mm), con misurazioni condotte all’arruolamento e ogni 10 giorni fino al termine dello studio, e un questionario per la valutazione del tempo necessario al ritorno all’attività sportiva, con punteggio da 1 a 10 (1=nessun beneficio e assenza di ripresa sportiva – 10=risoluzione sintomatologica e ripresa sportiva completa), con misurazione basale e finale. A tutti i pazienti è stato permessa l’assunzione di paracetamolo 1000 mg, quale terapia antalgica suppletiva. Oltre alla valutazione dei parametri di efficacia, rappresentati dalla riduzione della sintomatologia dolorosa e dalla valutazione del tempo necessario alla ripresa dell’attività sportiva, al termine dello studio è stato chiesto ai pazienti di riferire se avessero assunto paracetamolo quale terapia antalgica suppletiva. Sebbene nei pazienti selezionati per lo studio la gravità della tendinite ai peronieri e al tibiale posteriore fosse di grado 1 secondo Myerson, occorre tuttavia evidenziare che, come in tutte le patologie coinvolgenti i tendini, anche in tendiniti di modesta gravità, il trattamento spesso necessita di tempi lunghi per poter condurre il paziente alla guarigione clinica. In questo studio,l’associazione di un integratore contenente i micronutrienti essenziali per attenuare il danno tendineo ha il razionale di accelerare la riduzione della sintomatologia della tendinite, così da ridurre i tempi di recupero della funzionalità articolare, consentendo un precoce ritorno all’attività sportiva. L’analisi dei risultati relativa ai due regimi di trattamento ha evidenziato differenze rilevanti tra i due gruppi per quanto riguarda i parametri di efficacia valutati.

Nei pazienti del Gruppo B è stata osservata una più rapida e significativa risposta sintomatologica, confermata dalla maggiore riduzione dell’intensità del dolore rispetto al gruppo A di confronto; tale migliore risultato è correlato alla somministrazione dell’integratore di micronutrienti essenziali, in aggiunta al trattamento conservativo ( Fig. 4 ). Inoltre, la percentuale di soggetti che ha assunto paracetamolo quale terapia antalgica suppletiva è risultata essere molto più bassa nel gruppo di pazienti in trattamento con terapia conservativa + integratore di micronutrienti essenziali (Gruppo B), rispetto a quelli in terapia con il solo trattamento conservativo (Gruppo A) ( Fig. 5 ). La capacità del trattamento con l’integratore di micronutrienti essenziali di influenzare positivamente l’outcome clinico è stata osservata anche in seguito alla valutazione dei minori tempi di ripresa dell’attività sportiva, riscontrata nei pazienti del Gruppo B rispetto a quanto evidenziato in quelli appartenenti al Gruppo A ( Fig. 6 ). La tendinite del peroniero e del tibiale posteriore è una patologia non solo di pertinenza degli atleti professionisti, ma interessa anche molti soggetti che praticano attività sportiva amatoriale, soprattutto quando l’attività viene praticata saltuariamente e non con regolarità. In linea generale, questa patologia ha una insorgenza subdola, facilmente legata all’atteggiamento posturale del retropiede in iperpronazione, che determina sovraccarico funzionale sui tendini peroniero e tibiale, che dapprima si manifesta con una sinovite e, successivamente, con alterazioni strutturali in grado di condurre alla rottura. Sulla base dei risultati ottenuti in questo studio, è possibile affermare che nel trattamento della tendinite del peroniero e del tibiale posteriore di grado 1 può essere razionalmente utile l’utilizzo dell’integratore alimentare a base di metil-sulfonil-metano, ornitina-alfachetoglutarato, lisina, condroitin-solfato, glucosamina, vitamina C, vitamina E e biotina, in associazione al trattamento conservativo, grazie alla sua dimostrata capacità nel contribuire a ridurre la sintomatologia dolorosa e i tempi di recupero dell’attività sportiva. I risultati di un altro studio, condotto in soggetti con compromissione del comparto articolare della caviglia e del tendine di Achille, sembrano avvalorare l’utilità sia della supplementazione di micronutrienti essenziali, sia della viscosupplementazione con acido ialuronico nei pazienti in cui si riscontra una alterazione di tutto il comparto articolare. Tale tipologia di lesione articolare è tutt’altro che rara nei soggetti sportivi, siano essi amatoriali che professionisti; infatti, il danno tendineo, quando interessa i tendini più strettamente limitrofi alla articolazione, è frequentemente associato a una alterazione della cartilagine articolare. Un esempio classico è rappresentato dalla articolazione della caviglia, una delle articolazioni più complesse del nostro organismo e sede di frequenti patologie che ne com­promettono la funzionalità, come nei casi di danno dovuto a traumi sportivi o a sovraccarico funzionale. La maggior parte delle lesioni articolari alla caviglia sono frequentemente associate a danneggiamento dei tendini e legamenti, tanto che le lesioni capsulo-tendinee o capsulo-legamentose alla caviglia possono evolvere in una instabilità cronica che nel tempo può favorire l’insorgenza dell’artrosi. La compromissione articolare è spesso associata a una tendinopatia dell’achilleo e può essere dovuta o al fisiologico invecchiamento articolare e tendineo oppure, molto più di frequente, e soprattutto negli sportivi, in seguito a traumi e/o a sovraccarico funzionale. Infatti, l’articolazione della caviglia è estremamente sollecitata durante l’attività sportiva, in particolare negli sport di salto, come pallacanestro, calcio, pallavolo, atletica leggera o ginnastica, durante i quali le ricadute dall’alto, i contatti con gli avversari, gli arresti improvvisi su terreni veloci o l’appoggio a terra scorretto durante la corsa, possono rappresentare situazioni a forte rischio di infortunio. Oltre a ciò, è importante sottolineare come la frequente mancanza di riscaldamento da parte degli atleti, soprattutto amatoriali, prima di incominciare l’attività sportiva, costituisca una delle più frequenti concause nell’insorgenza di traumi alla caviglia, sia muscolari che tendinei. I danni articolari provocano dolore e gonfiore immediati e interessano diverse componenti dell’articolazione, quali muscoli, tendini, legamenti, capsula articolare, che, essendo coinvolte nel loro insieme sia nel movimento che nella stabilizzazione e protezione dell’articolazione, in caso di trauma subiscono lesioni che vanno dallo stiramento alla rottura. In situazioni di danno al comparto articolare della caviglia la terapia può essere conservativa o chirurgica, a seconda delle condizioni e dell’età del paziente, o farmacologica, che può prevedere sia la terapia antinfiammatoria che la viscosupplementazione con acido ialuronico iniettato per via intrarticolare. Sulla base delle evidenze cliniche, i migliori risultati nel trattamento non chirurgico di queste affezioni potrebbero essere ottenuti con una combinazione di trattamento conservativo (consistente in un ciclo di 10 sedute di elettroterapia analgesica e tre sedute di onde d’urto), combinato a terapia infiltrativa intrarticolare e nutrizionale.

Proprio allo scopo di verificare tale ipotesi, è stato condotto uno studio per verificare l’effetto del trattamento combinato (trattamento conservativo associato a infiltrazioni intrarticolari di acido ialuronico e supplementazione con micronutrienti essenziali), rispetto alla sola terapia conservativa o alla terapia combinata ma senza supplementazione di micronutrienti. Per la supplementazione è stato utilizzato un integratore alimentare specifico per le patologie tendinee, in quanto a base di micronutrienti essenziali che la letteratura internazionale indica come utili nel ripristino della funzionalità di tendini e legamenti: Metil-sulfonil-metano (MSM), Ornitina-alfa-cheto­gluta­rato (OKG), Lisina, Condroitinsolfato, Glucosamina, Vitamina C, Vitamina E, Biotina); per la terapia infiltrativa intrarticolare è stato impiegato un acido ialuronico con PM compreso tra 800 e 1200 KDa (medio di 1000 KDa) e concentrazione pari all’1,6% (siringhe preriempite monouso contenenti 32 mg di acido ialuronico sale sodico in 2 ml). Lo studio è stato condotto su 42 soggetti sportivi amatoriali di sesso maschile (età media 35 anni), sottoposti a diagnosi strumentale mediante ecografia e risonanza magnetica (RMN). Di questi, 36 pazienti mostravano segni di infiammazione articolare alla caviglia e parziale sofferenza al tendine achilleo, mentre 6 soggetti sono stati esclusi dallo studio, poiché al controllo strumentale evidenziavano lacerazioni strutturali del tendine e/o artrosi di grado 3-4 secondo Kellgren-Lawrence. I 36 pazienti arruolati dopo lo screening iniziale sono stati trattati per un periodo di 30 giorni e suddivisi in tre gruppi omogenei di trattamento: Gruppo A (n. 12 pazienti), messi in terapia conservativa + acido ialuronico (AI) 1,6% (1 infiltrazione i.a. alla settimana per 3 settimane) + 1 bustina da 3,5 g di integratore di micronutrienti essenziali; Gruppo B (n. 12 pazienti) in terapia conservativa + AI 1,6% (1 infiltrazione i.a. alla settimana per 3 settimane); Gruppo C (n. 12 pazienti) trattati solo con la terapia conservativa. Per la valutazione dei risultati è stata utilizzata la scala VAS (0-10 cm) per la sintomatologia dolorosa; inoltre, alla visita finale, è stato chiesto ai pazienti di rispondere a un questionario nel quale si domandava di specificare il tempo trascorso prima di riprendere l’attività sportiva, utilizzando una scala di valutazione che prevedeva il seguente punteggio: 1=ottimo; 2=buono; 3=mediocre; 4=pessimo, dove “ottimo” era la completa ripresa sportiva e “pessimo” il mancato beneficio del trattamento. Al termine dello studio, i risultati hanno evidenziato in tutti e tre i gruppi un miglioramento sintomatologico; tuttavia, nei pazienti del Gruppo A (terapia conservativa + infiltrazione i.a. con AI 1,6% + integratore di micronutrienti essenziali) è stato osservato un più rapido e significativo sollievo dal dolore, rispetto ai gruppi B e C ( Fig. 7 ). Inoltre, al termine dello studio, la percentuale di pazienti che ha ottenuto un punteggio ottimo + buono relativo alla ripresa dell’attività sportiva è risultata significativamente maggiore per i pazienti del Gruppo A rispetto a quelli dei Gruppi B e C, e per i pazienti del Gruppo B rispetto a quelli del Gruppo C ( Fig. 8 ). I risultati dello studio sembrano confermare che tale approccio terapeutico sia in grado di garantire un migliore sollievo dal dolore e un più precoce recupero funzionale rispetto agli approcci tradizionali che non prevedono la supplementazione con micronutrienti. L’evidente riduzione della sintomatologia dolorosa e la maggiore percentuale di pazienti che ha ottenuto un ottimale beneficio in termini di ripresa dell’attività sportiva riscontrata nei pazienti del Gruppo A, conferma che nei soggetti con compromissione all’articolazione della caviglia e tendinite dell’achilleo di grado lieve-moderato, il trattamento costituito da terapia conservativa in combinazione ad AI 1,6%, al regime di 1 infiltrazione intrarticolare alla settimana per 3 settimane, e supplementazione con un integratore di micronutrienti essenziali può rappresentare l’approccio terapeutico di scelta per favorire una più rapida remissione del dolore e ripresa dell’attività sportiva. Volendo trarre delle conclusioni su questo escursus delle metodiche non convenzionali per il trattamento delle tendinopatie, anche associate a compromissione di tutto il comparto articolare, è possibile affermare che, sebbene tali approcci terapeutici non siano ancora validati dalle linee guida, l’esperienza clinica può tuttavia fornire suggerimenti terapeutici che, in molti casi, possono risultare utili nella risoluzioni di queste affezioni. La medicina nutrizionale è in continua evoluzione, come dimostrano i numerosi studi epidemiologici condotti nel mondo sul ruolo dei micronutrienti, sia nel contribuire al benessere generale dell’organismo, sia nel contribuire, a volte in modo sorprendente, a favorire i processi di guarigione – o quantomeno ad accelerarli -, soprattutto in quelle patologie in cui l’aspetto nutrizionale è riconosciuto come essenziale. Gli integratori di micronutrienti rappresentano oggi un valido supporto di complemento alle terapie farmacologiche e conservative tradizionali; il loro impiego, se attuato secondo i criteri corretti di somministrazione, non presenta rischi per la salute degli individui e, al contrario, contribuisce al successo terapeutico. Una considerazione a parte va fatta per l’acido ialuronico, sostanza ampiamente utilizzata nel trattamento del danno alla cartilagine articolare, ma meno frequentemente impiegata per contribuire a risolvere le lesioni tendinee. L’acido ialuronico rappresenta una componente essenziale del liquido sinoviale, presente sia a livello della cartilagine articolare che a livello del tendine. Quest’ultimo aspetto è spesso misconosciuto, per cui l’impiego dell’acido ialuronico nelle compromissioni tendinee viene spesso ignorato. Benché non si possa negare l’efficacia delle infiltrazioni di corticosteroidi, ampiamente utilizzate nella pratica clinica, sarebbe tuttavia necessario che nella valutazione della strategia terapeutica venisse effettuato un attento esame clinico e diagnostico, così da poter valutare l’opportunità dell’impiego dell’acido ialuronico piuttosto che del cortisonico, soprattutto in quei pazienti in cui il danno tendineo è in fase iniziale, e tale da non compromettere ancora la completa funzionalità di tutto il comparto articolare.

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Siamo due giovani studentesse italiane, che per problemi differenti, abbiamo dovuto lasciare gli studi. Abbiamo creato questo blog,per condividere la nostra esperienza ed eventualmente essere utili a qualcuno. Siamo Alessia (29 anni di Torino) e Giada (24 anni di Brescia). Abbiamo frequentato assieme l’ateneo universitario di Torino (UniTo). Ingegneria come facoltà. Guardavamo i nostri amici che diventavano avvocati, ingegneri, ecc. Mentre noi, con gli studi interrotti e il solo diploma di scuola superiore da vantare, non avevamo alcun potere sul mercato del lavoro e questo ci impediva di ottenere colloqui di rilievo. Gli unici colloqui ottenuti, erano praticamente delle farse in cui non si veniva pagati.

Il tutto è iniziato da Alessia, che presa dall’impossibilità di studiare causa la sua gravidanza, ha deciso di trovare un metodo alternativo per laurearsi.

Farsi aiutare concretamente per superare l’ostacolo in poco tempo,e laurearsi senza dare esami? L’idea era molto affascinante, il nostro obbiettivo era solo trovare un lavoro decente, e la laurea era indispensabile. Abbiamo cercato su internet in lungo e in largo, e abbiamo incontrato solo truffatori nigeriani che vendevano pezzi di carta falsi, false lauree ad honoris, lauree americane o estere di università inutili e truffaldine che non valgono nulla…. lo scenario era deprimente. Non vi nascondo che per tentare,abbiamo perso anche soldi inizialmente (la virtù aiuta gli audaci). Per fortuna, tramite indicazioni e suggerimenti ottenuti dopo aver fatte molte molte domande alle persone giuste, ci siamo imbattute in una persona molto onesta che ci ha fatto ottenere quello che noi desideriamo: una vera laurea italiana, senza studiare o dare alcun esame.

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Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria energetica [L] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0924.

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1) Curriculum 1 2) Curriculum 2.

Anni Attivi: I, II, III Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria energetica [LM] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0935.

Anni Attivi: I, II Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria gestionale [L] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0925 Anni Attivi: I, II, III Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria gestionale [LM] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0936 Anni Attivi: I, II Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria informatica [L] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0926 Anni Attivi: I, II, III Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria informatica [LM] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0937 Anni Attivi: I, II Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria meccanica [L] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0927 Anni Attivi: I, II, III Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria meccanica [LM] TDM Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0938.

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Il report riservato che ammetterebbe la possibilità di autismo.

Il "report riservato" citato dal perito è uno dei periodici report (è molto lungo, più di 1200 pagine) di farmacovigilanza che le aziende devono inviare alle autorità regolatorie (AIFA in Italia, EMA in Europa, ad esempio) per comunicare eventuali effetti collaterali del farmaco, novità di confezionamento o produzione, insomma, tutti i dati relativi al farmaco in vendita, così da poter decidere se fossero necessari provvedimenti medici o commerciali relativi a quel farmaco (per esempio l'aggiunta di un nuovo effetto collaterale nella scheda tecnica).

Nei report sui farmaci sono elencati tutti gli eventi avversi avvenuti prima (nelle sperimentazioni "pre-vendita") e dopo (nella sorveglianza "post vendita") la somministrazione di quel farmaco.

Anche nel caso dei vaccini. Se dopo la somministrazione di un vaccino accuso una vertigine o un mal di testa e lo segnalo (oggi lo può fare qualsiasi cittadino, anche in Italia, la segnalazione è spontanea ), l'autorità di controllo dovrà decidere se l'azienda debba riportare quel dato tra gli eventi avversi del farmaco, indipendentemente dal fatto che il sintomo sia collegato o meno (o sia collegato con certezza) con la somministrazione del medicinale. In parole ancora più povere: se dopo la vaccinazione ho la febbre, io paziente lo segnalo, lei, l'azienda deve riportare quell'episodio e sottoporlo alle autorità di controllo. Si chiama farmacovigilanza ed è un meccanismo (utile) che può fare emergere effetti collaterali sconosciuti o poco studiati perché dopo la vendita il farmaco è somministrato su milioni di individui e nessun test, nessun esperimento riuscirebbe a controllare su un tale numero (e tale differenza soggettiva) di persone gli effetti di un farmaco. Ebbene, nel caso del vaccino in causa, dopo la messa in commercio sono stati segnalati all'azienda 6 casi di autismo (5 casi di autismo, 1 caso non grave di disturbo di tipo autistico), ovvero 6 persone hanno avuto sintomi riconducibili all'autismo dopo (subito o molto tempo dopo) la somministrazione del vaccino (nel documento, pag. 1170, inizia l'elenco cumulativo di tutti gli eventi avversi segnalati, pag. 1201: 5 casi, pag. 1206: 1 caso). Questo non significa che quei sintomi siano per forza legati alla vaccinazione, ma cronologicamente sì, sono avvenuti dopo e sono stati segnalati. L'azienda farmaceutica, per sottostare ai processi di farmacovigilanza, deve necessariamente elencare qualsiasi evento venga segnalato dopo la somministrazione di un suo farmaco e questo oggi ha un valore anche legale e così ha fatto.

Un esempio di queste correlazioni che hanno un significato preciso, ce lo fornisce una scheda tecnica di un altro vaccino, il Tripedia, nel quale sono riportati allo stesso modo tutti gli eventi avversi avvenuti dopo la somministrazione. Nel caso di questo vaccino, eventi avversi sono stati segnalati addirittura nella scheda tecnica del farmaco e, vicino a casi di sonnolenza, convulsioni, infiammazione ed autismo, compaiono anche un incidente stradale ed un annegamento. Che il vaccino causi incidenti stradali o annegamenti è piuttosto improbabile, ma per obblighi di farmacovigilanza ed un po' di "protezione legale", come dire " noi vi avevamo avvertiti " (negli Stati Uniti ormai questo atteggiamento raggiunge livelli di idiozia clamorosa e mi sa che presto ci arriveremo anche noi), sono elencati anche questi.

Il vaccino Tripedia causa annegamento ed incidenti stradali?

Il documento quindi raccoglie le segnalazioni di eventi avversi correlati temporalmente (quindi successi dopo) alla vaccinazione. Non si entra nel merito (non vi è cioè accertamento della diagnosi o accertamento della causa del disturbo), non vi è nessuna certezza che gli eventi segnalati siano dovuti al vaccino, è un elenco di segnalazioni ed in ogni caso, visto il numero esiguo di casi rispetto alle dosi somministrate, le autorità regolatorie non hanno ritenuto opportuno segnalare questi eventi nella scheda tecnica. In quel documento non c'è nessuna prova di " specifica idoneità lesiva per il disturbo autistico " (per usare le parole tecniche del perito), c'è semplicemente un elenco di segnalazioni.

Dal 2000 al 2010, sono state distribuite (nel mondo) e somministrate (i protocolli variano per paese, da 1 a 4 dosi) 72.931.338 (quasi settantatremilioni ) di dosi, sono stati raccolti i dati forniti spontaneamente da personale sanitario.

Ammettendo quindi che sia reale il collegamento tra autismo e vaccini (smentito da studi sul tema, come abbiamo visto), si parla di 6 casi su 72931338 vaccinazioni. In 10 anni di vaccinazioni (da ottobre 2000 a ottobre 2010, come si legge nello stesso report).

Che si tratti di un elenco di segnalazioni non specifiche, oltre ad essere scritto nel documento, risalta anche dal tipo di eventi avversi segnalati, si leggono infatti sintomi "conosciuti" tra gli effetti collaterali dei vaccini (febbre, agitazione, alcuni più rari come sincopi o allergie) accanto ad eventi generici quando non evidentemente poco collegabili al vaccino come "sentirsi male" o " sentirsi rilassato ", o altri come "allergia al latte", "paura" o "morso di insetto" o "sindrome da maltrattamento materno". Persino la formazione di un tappo di cerume all'orecchio (pag. 12). Spero non serva spiegare che i vaccini non causano morsi di insetto o impazzimento improvviso delle madri.

Tra gli eventi avversi del vaccino il morso di ragno (pag. 19 del report).

Devo aggiungere altro? Qualche statistico se la sente di giocare con i numeri per calcolare il rischio di autismo legato alla vaccinazione ammettendo una realtà di quei casi?

Il fatto che il perito abbia giudicato "degne" di rilievo le segnalazioni della casa produttrice a me stupisce parecchio. Non sono segnalazioni che indicano un nesso obbligato tra vaccino e autismo, si tratterebbe in ogni caso di un numero letteralmente insignificante (ripeto, ammettendo siano reali) e quindi la possibilità statistica che una vaccinazione sia legata all'autismo di un bambino sarebbe chiaramente remota, non impossibile ma remota (ecco a cosa servono gli statistici). Questa è la conclusione opposta alla quale è giunto il perito (che ha permesso la decisione del giudice) il quale invece indica come causa sufficientemente certa dell'autismo proprio la vaccinazione. Allo stesso modo, presumo, giudicherebbe plausibile una richiesta di risarcimento da parte di una madre che, picchiando il proprio bambino, desse la colpa delle lesioni fisiche di suo figlio ai vaccini e non alla sua follia, è scritto nel report, d'altronde. Da quel report si può dedurre che la possibilità di soffrire di autismo dopo quella vaccinazione è un'evenienza del tutto improbabile, il perito ha invece concluso che in quel caso sia sufficientemente certa.

Il "disinfettante a base di mercurio".

Passiamo al secondo punto, il " disinfettante a base di mercurio di comprovata neurotossicità ".

L'unico componente dei vaccini che contiene mercurio è un metabolita (un derivato) del cosiddetto " Thiomersal " o "Tiomersale" o "Thimerosal", sostanza usata in questi farmaci che nell'organismo rilascia un sale di mercurio, l' etilmercurio (CH 3 CH 2 Hg + ), molecola diversa dal metilmercurio (CH 3 Hg + ) che è il mercurio più conosciuto (quello chiamato in causa per l'inquinamento ambientale, per capirci), è quest'ultimo che contamina pericolosamente anche l'ambiente, i pesci in particolare, di comprovata neurotossicità (questo sì!) che può causare disturbi gravi, avvelenamento e morte, anche perché si accumula nell'organismo ed è eliminato con grande difficoltà ed in molti anni, è una vera e propria tossina. Si tratta di due molecole diverse (sarebbe come paragonare la tossicità dell'acqua a quella del perossido di idrogeno, l'"acqua ossigenta"). Il Thiomersal era inserito nei vaccini per evitarne contaminazione, per sfavorire la crescita dei batteri che sarebbe stata molto pericolosa. Non ha nessuna comprovata tossicità per le dosi contenute nei vaccini che sono ampiamente sicure, non ha mai provato di essere causa di danni (né neurologici né di altro tipo) ed ha mostrato tossicità solo per dosi nella scala dei grammi (oggi si usa in alcuni cosmetici ed in inchiostri per tatuaggi), per esempio per ingestione acuta (descritta in tentativi di suicidio) questo sale del mercurio, oltretutto, è metabolizzato molto velocemente (in ore, mentre il metilmercurio nell'ordine dei decenni), essendo un lontano parente del mercurio più pericoloso, la cautela è sempre obbligatoria, ma non si può dire che sia "comprovata" alcuna tossicità da parte di questa sostanza, neanche specificamente legata ai disturbi di tipo autistico. Certo che i gruppi antivaccino che collegavano la presenza di Thimerosal all'aumento di incidenza dei casi di autismo non si accontentavano di nessun dato e forse, anche per questo e per principio di precauzione, il Thimerosal è stato eliminato da tutti i vaccini ed indovinate cosa è successo dopo l'eliminazione del Thimerosal dai vaccini? Indovinato: l'incidenza di autismo è aumentata lo stesso.

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La Sede.

Sita in Via di Sant’Anna, 00046 Grottaferrata RM Tel +39 06 942851, la sede INI Divisione Grottaferrata è una delle più importanti realtà mediche dell’hinterland romano ed è il fulcro delle Divisioni del Gruppo INI nel quadro di un unico progetto sanitario a valenza interregionale. La struttura è stata, fino al 1971, dimora del Pontificio Collegio Scozzese di S. Andrea Apostolo. L’INI Divisione Grottaferrata è un istituto polispecialistico accreditato con il SSN. E’ articolato in servizi ambulatoriali, attività di ricovero ordinario e in regime di Day Hospital. La casa di cura, inoltre, offre consulenze ambulatoriali tra cui citiamo solo a titolo esemplificativo il Centro per la diagnosi e cura delle Cefalee, il Centro per la terapia dell’obesità e del sovrappeso, il Centro per la diagnosi e cura della Malattia di Parkinson e disturbi del movimento, il Centro per la diagnosi e cura della Sclerosi multipla.

Compiti della Clinica.

Gli obiettivi principali della Clinica sono quelli di offrire ai degenti diagnosi accurate nel minor tempo possibile, terapie adatte per ciascun paziente, personale medico e paramedico altamente qualificato, sostegno professionale ed umano al malato ed ai familiari. Affinché ciò sia possibile è necessario che tutto il personale che lavora nella struttura, medici, infermieri, ausiliari, tecnici ed amministrativi, si impegni a fondo. Dal momento che i pazienti, i familiari ed il personale che giornalmente “vivono la vita di reparto” sono costantemente sottoposti ad emozioni e stress di vario genere ed entità, è necessario che ognuno di loro collabori a creare e a mantenere un clima sereno, proficuo e del saper vivere nel reciproco rispetto. Chiediamo perciò ai familiari ed al personale tutto, di rispettare alcune regole nell’interesse di ogni paziente.

Private hospital accredited with SSN.

Location.

Located in Via di Sant’Anna, 00046 Grottaferrata RM Tel +39 06 942851, the INI headquarters Grottaferrata Division is one of the most important medical realities in the Roman hinterland and is the hub of the INI Group Divisions within a single health project interregional value. The structure was, until 1971, the home of the Pontifical Scottish College of St. Andrea Apostle. The INI Grottaferrata Division is a polytechnic accredited with SSN. It is divided into outpatient services, ordinary hospitalization and Day Hospital. The nursing home also offers outpatient counseling, including the Headache Center for Obesity and Hypersensitivity Center, the Center for Disease and Treatment of Parkinson’s Disease and movement disorders, the Center for the diagnosis and treatment of multiple sclerosis..

Clinical Tasks.

The main goals of the Clinic are to provide accurate diagnosis patients as soon as possible, appropriate therapies for each patient, highly qualified medical and paramedical staff, professional and human support for the patient and family members. For this to be possible, all staff working in the facility, doctors, nurses, auxiliaries, technicians, and administrators, must make a full commitment. Since patients, family members and staff who daily “live the life of a department” are constantly subjected to emotions and stress of various kinds and entities, each of them must work to create and maintain a serene, profitable and of knowing how to live in mutual respect. We therefore ask family members and staff to comply with some rules in the interest of each patient..

Ricovero e Degenza.

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Si comunica che la lezione di "Malattie Infettive" prevista il 17 maggio dalle 10.30 alle 12.30.

è posticipata a venerdì 18 maggio ore 10.30 - 12.30 in aula D.

Variazione orario CdLMCU in Med. e Chir. 5°anno (Prof. L.Provinciali - Dott. M. Bartolini)

Si comunicano i seguenti spostamenti del Corso Monografico W000202 –

Schemi individuali di terapia delle malattie del sistema nervoso.

16/05 – la lezione verrà effettuata.

17/05 – lezione annullata e recuperata il 4 giugno dalle 15.30 alle 18.00 - aula 2.

18/05 – lezione annullata e recuperata il 6 giugno dalle 15.30 alle 18.00 - aula G.

14/05 – lezione annullata che verrà recuperata a data da destinarsi.

Variazione orario III ANNO del CdLMCU in Medicina e Chirurgia. prof. Ghiselli.

la lezione di "Semeiotica Chirurgica" del prof. Ghiselli del 17/04, sostituita dalla lezione di "Semeiotica Medica"

del Prof. Sarzani verrà recuperata in data 21/05 dalle 11.50 alle 14.20 in aula T polo Murri.

variazioni orario CdLMCU Medicina 3°anno del Prof. Sarzani.

Si comunicano gli annullamenti delle seguenti lezioni di PATOLOGIA MEDICA I del 3° anno del CdLMCU in Medicina e Chirurgia del Prof. Sarzani per le seguenti giornate: LUN. 14/05 dalle 11 alle 13.30 (3 ore da 50 min)

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Alex è una ragazza di 30 anni che lavora in una galleria d’arte ed è innamorata di Brad, il suo capo. A causa di un imprevisto, i due sono costretti a passare qualche giorno assieme nella casa di campagna di lui.

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