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AVVISO CORSO DI FISICA MEDICA Si ricorda agli studenti immatricolati dopo l'inizio di dicembre l'obbligo di frequentare le lezioni di FISICA MEDICA previste per i giorni 8, 10, 11, 14 e 15 maggio 2018 al fine di poter sostenere l'esame.

• Anatomia patologica, 02/03 ore 14.00.

• Anatomia umana, 08/03 ore 12.00.

• Chimica e prop. bioch, 01/03 ore 9.00.

• Ematologia ed oncologia, 09/03 ore13.30.

• Fisiologia e biofisica, 07/03 ore 13.00.

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N° Edizioni 3 per studenti terzo anno:

4° Edizione Data 8-9-10 Maggio 2018 Orario 8:30 -16:30.

5° e 6° Edizione Data 4-5-6 Giugno 2018 e 11-12-13 Giugno 2018 Orario 8:30 -16:30.

Si ricorda agli studenti che l'iscrizione ad una attività elettiva e la non partecipazione senza darne tempestiva comunicazione al responsabile della stessa, comporta la sospensione da tutte le attività elettive per un semestre come previsto dall'art.6 del Regolamento delle attività formative a scelta dello studente.

Si informa che mercoledì 2 maggio u.s. è stato pubblicato sul Portale di Ateneo il bando relativo al progetto "Tutorato matricole" a.a. 2018/19. Il bando, che si allega al presente avviso, è altresì consultabile al seguente link https://www.unito.it/universita-e-lavoro/opportunita-ed-esperienze-di-lavoro/chi-studia/collaborazioni-tempo-parziale.

Si ricorda che si tratta di un concorso riservato agli studenti regolarmente iscritti all'Università degli Studi di Torino finalizzato all'assegnazione, nel corso dell'anno accademico 2018/2019, di collaborazioni a tempo parziale della durata di 100 o 200 ore (come indicato nella Tabella n. 1 del bando in allegato) per collaborare con i docenti nello svolgimento di attività di tutorato rivolte alle matricole.

Si riepiloga di seguito il calendario delle tempistiche relative alle fasi di candidatura, selezione e inizio delle attività di tutorato previste:

- candidature: gli studenti interessati dovranno inoltrare la propria domanda di candidatura in forma telematica dalla propria MyUniTo entro il 28 maggio 2018 ore 12.00; ASSOCIAZIONE STUDENTI E PROFESSORI DI MEDICINA UNITI PER.

Le nostre attività.

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Chiusura degli uffici amministrativi di facoltà.

Lunedì 30 aprile 2018 Sabato 30 giugno 2018 da Sabato 11 agosto a martedì 21 agosto 2018 da Venerdì 2 novembre a Sabato 3 novembre 2018 da Sabato 22 dicembre a Mercoledì 2 gennaio 2019. Università di medicina a roma.

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Presentazione dell'Ateneo e delle sue Facoltà con tutti gli indirizzi utili, l'elenco dei corsi di laurea attivati e le classi di appartenenza.

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA "LA SAPIENZA" Piazzale Aldo Moro, 9 - 00185 Roma Tel. (+39) 0649911 - Fax (+39) 0649910382 Website www.uniroma1.it.

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FACOLTÀ DI ARCHITETTURA Segreteria Amministrativa Città Universitaria - Piazzale Aldo Moro, 5 - 00197 Roma Tel. (+39) 06449911 - Fax (+39) 0649912551.

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Si consiglia di assumere 2 compresse di carbone vegetale prima dei pasti principali (pranzo e cena), per favorire l’assorbimento di eventuale aria in eccesso. Assicurarsi in ogni caso con il proprio medico eventuale incompatibilità con i farmaci normalmente assunti.

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L’evenienza più tipica è quella legata all’uso eccessivo (lesioni indirette croniche).I tendini sono, infatti, particolarmente soggetti a usura, indebolimento, insufficienza funzionale e rottura (o lacerazione) per via delle importanti energie e dei carichi che devono sopportare sia nella vita di tutti i giorni, sia durante la pratica sportiva, soprattutto in chi svolge attività motorie ripetitive (Fig. 1). In tale situazione il tendine è sottoposto a costanti e considerevoli “stress” (ad esempio il tendine che sfrega ripetutamente contro una prominenza ossea), che può innescare un processo infiammatorio reattivo. Tuttavia l’eziopatogenesi delle tendinopatie rimane ancora incerta e non è possibile stabilire una relazione tra il tipo e l’intensità del sovraccarico funzionale e l’insorgenza della patologia. Quello che sappiamo è che la struttura tendinea sottoposta al lavoro muscolare va incontro a un continuo rimodellamento, sia a livello cellulare sia a livello della matrice extracellulare. Attraverso questo progressivo rimodellamento, il tessuto si adatta alle tensioni cui è sottoposto: se tale adattamento si realizza adeguatamente e velocemente, il tendine è pronto a ricevere quel carico e non subisce danni a livello della propria struttura. Viceversa se il tempo di recupero e di adattamento sono insufficienti, il tendine si espone ad una situazione di temporanea debolezza: in caso di improvvise sollecitazioni può andare incontro a una lesione. Per quanto riguarda i diversi fattori e le cause che concorrono all’insorgenza di una tendinopatia, distinguiamo:

fattori legati a caratteristiche fisiche individuali quali l’età (i maschi sono più colpiti), i difetti posturali o di malallineamento dell’arto inferiore (ginocchio valgo-varo, tibia vara, rotula alta-bassa, …), difetti dell’appoggio plantare (piede piatto o cavo, …), differente lunghezza degli arti inferiori, deficit del tono mu­scolare, ridotta flessibilità, eccessiva lassità articolare, sovrappeso corporeo, malattie internistiche predisponenti (ad esempio reumatiche o metaboliche) fattori esterni e non dipendenti dalle caratteristiche del soggetto, quali un carico eccessivo sull’organismo per sport o lavoro (in base al tipo di movimento, di velocità, al numero delle ripetizioni di un esercizio o di un gesto motorio), all’uso di particolari calzature o equipaggiamenti, al tipo di superficie di appoggio, per errori di allenamento, infine per condizioni ambientali svantaggiose (caldo-freddo, elevata umidità).

La classificazione delle tendinopatie deve dunque tenere conto anche del tipo di fattori che ne sono alla base: la tendinopatia rotulea è ad esempio una forma morbosa di frequente riscontro in alcune gestualità sportive ed espressione del sovraccarico funzionale di chi in particolare sollecita continuamente l’apparato estensore. Insieme alla tendinopatia del tendine quadricipitale configura il quadro del “ginocchio del saltatore”, caratterizzato per dolore e limitazione in sport quali il calcio, il basketball o la pallavolo. Allo stesso tempo, un’altra manifestazione che riguarda il rotuleo riconosce una patogenesi diversa e legata all’età: una delle forme più diffuse di patologia ortopedica della fase dell’adolescenza è senz’altro quella che coinvolge l’inserzione sulla tibia del tendine rotuleo e che è denominata malattia di Osgood-Schlatter. Un altro dei casi più tipici di sofferenza tendinea riguarda invece il Tendine d’Achille: l’incidenza di questa tendinopatia varia in letteratura scientifica dal 6,5% al 12%. Lanzetta (in uno studio del 1993) riporta come la rottura del tendine d’Achille accade di solito nei maschi tra i 25 e i 50 anni che praticano attività ludico-sportiva a vari livelli. Ma le lesioni del tendine d’Achille sono note alla scienza medica già da moltissimo tempo (basti pensare che una delle prime citazioni risale al 1575 ad opera di Ambroise Parè, chirurgo personale di Carlo IX di Francia). La comprensione della sua importanza funzionale è immediata, considerando l’enorme lavoro che deve svolgere nel sollevare tutto il peso del corpo durante la deambulazione; si calcola che durante una corsa il tendine sia caricato di valori pari almeno otto volte il peso corporeo. È proprio questo notevole sforzo che rende tale tendine, pur robusto e potente, una struttura a rischio, specialmente in soggetti sportivi che lo sottopongono a sollecitazioni particolari.

TENDINOPATIA E SPORT.

Le patologie acute a carico dei tendini costituiscono uno dei problemi principali che affligge chi pratica attività sportiva e sono normalmente diagnosticate come tendinite, cioè un’infiammazione aspecifica a carico di un distretto tendineo. In realtà la diagnosi che dovrebbe essere meglio espressa nella maggioranza dei casi è però di tenosinovite cioè di un’infiammazione che riguarda principalmente la guaina sinoviale che riveste i tendini, con produzione di mediatori “collosi” che aumentano gli attriti tra il tendine e le strutture dello spazio in cui scorre. In chi pratica sport, le strutture tendinee più frequentemente colpite e dolenti sono il tendine rotuleo (per quel che riguarda l’articolazione del ginocchio) e il tendine d’Achille (per quel che riguarda l’articolazione della caviglia) ( Fig. 2 ). Nelle ultime tre decadi è notevolmente aumentata soprattutto l’incidenza delle patologie da “overuse” e questo non solo per l’aumento della popolazione sportiva a livello amatoriale, ma anche per una maggiore durata e intensità degli allenamenti tra i professionisti. Nella maggior parte dei casi riguardano i tendini maggiormente sollecitati e quindi secondo lo sport:

il tendine di Achille nei podisti e negli sport di corsa i tendini della cuffia dei rotatori di spalla, prevalentemente in quegli atleti la cui disciplina sportiva implica l’uso intenso e ripetuto dell’arto superiore, in particolare per movimenti frequenti di lancio (giavellotto, baseball, nuoto, canottaggio, tennis, ecc…) il tendine rotuleo in chi sollecita, con calci e balzi, l’apparato estensore di ginocchio.

Ma ovviamente possono interessare qualsiasi tendine sottoposto a tensioni e movimenti ripetuti. Per quanto riguarda il tendine rotuleo, la frequenza maggiore di patologia si ha nel calcio, nella pallacanestro, nella pallavolo, tanto da configurare il quadro tipico definito “ginocchio del saltatore”, forma infiammatoria cronica dell’inserzione rotulea del tendine rotuleo che interessa un’alta percentuale di atleti che svolgono attività sportive caratterizzate dal salto come gesto tecnico prevalente. Anche negli sportivi, le cause di tendinopatia possono essere multiple e in particolare da ricercare nella ridotta elasticità muscolare, in fattori endocrini e metabolici, infine anche per fattori genetici ed ereditari. L’evento scatenante è rappresentato però sempre da un eccessivo carico di lavoro per il tendine, che risponde agli insulti meccanici deteriorandosi. Nella maggior parte dei casi questo è rappresentato dai microtraumi ripetuti che accadono negli sportivi, cioè sollecitazioni incostanti, non uniformi, alle volte improvvise che stimolano una risposta adattativa, metabolica e strutturale, anormale e disordinata.

Per quanto riguarda la loro classificazione, l’esperienza clinica porta a considerare la necessità di associare al quadro di presentazione dei sintomi una graduazione circa lo stato evolutivo, e quindi prognostico, della tendinopatia. Una delle classificazioni più pratiche e utilizzate nello sportivo è quella che si attiene al tempo di insorgenza della sintomatologia dolorosa, riconoscendo come primi stadi (e quindi a prognosi migliore) la presenza di dolore solo dopo l’allenamento o la gara, alleviato dal riposo; nelle fasi successive, invece, il dolore si presenta sin dall’inizio dell’attività e rimane continuo, durante e dopo l’attività o magari si attenua man mano che il muscolo si riscalda, ma determina comunque una limitazione dell’attività sportiva. Come vedremo dopo, i sintomi clinici si manifestano prevalentemente durante la fase eccentrica del movimento (ad esempio nella decelerazione dopo uno scatto, nell’atterraggio dopo un balzo). è opportuno rilevare la necessità di ricorrere a lunghi stop e, alle volte, a interventi terapeutici “impegnativi” che derivano spesso dalla sottostima del problema da parte dell’atleta e degli allenatori che, stimolati dagli impegni agonistici, scelgono di non sospendere l’attività, magari ricorrendo a strade che appaiono più semplici come il controllo del dolore con i farmaci, ma ostacolando così i fisiologici processi riparativi del tendine e non risolvendo il problema che ne sta all’origine. Si ipotizza, infatti, che le sollecitazioni ripetute sulla giunzione miotendinea siano alla base di fenomeni di microlesioni e successiva degenerazione alla quale il tendine, per inefficiente tempo di recupero e riposo e per la sua stessa scarsa vascolarizzazione, non è in grado di rispondere con un adeguato processo di riparazione.

QUADRI CLINICI IN ETÀ EVOLUTIVA.

Come in precedenza accennato, una tra le più frequenti forme di tendinopatia rotulea, che colpisce tipicamente i giovani sportivi tra i 12 e i 15 anni, è costituita dalla malattia di Osgood-Schlatter, una infiammazione all’inserzione del tendine sulla tuberosità tibiale anteriore, determinata dallo squilibrio tra la forza del muscolo quadricipite e il grado di resistenza alle trazioni di un osso ancora immaturo. Spesso si osservano vere e proprie avulsioni ossee che presuppongono uno stop della attività per diversi mesi, nonostante la tendenza a sottostimare il problema da parte di questi atleti adolescenti, desiderosi di riprendere a giocare in tempi rapidi. Altra forma clinica che colpisce frequentemente i soggetti nell’età evolutiva è la tendinopatia inserzionale achillea che si caratterizza per la presenza di una tumefazione incostante e dolente in corrispondenza del calcagno, con frequente ispessimento del tendine e dolore che può essere evocato dal semplice sfregamento della tomaia della scarpa sportiva (tanto da richiedere spesso una calzatura su misura). Con il riscaldamento generalmente il dolore tende ad attenuarsi per ripresentarsi in forma acuta al termine dell’attività. Ancora una volta è necessario rilevare come le forme sottovalutate sfocino inevitabilmente in tendinopatie croniche di difficile gestione.

CLINICA E DIAGNOSI.

Le tendinopatie sono quindi patologie molto invalidanti la performance sportiva e le attività della vita di tutti i giorni. Dal punto di vista sintomatologico, le tendiniti si manifestano inizialmente per la comparsa di dolore che insorge gradualmente e limita il movimento, dal momento che lo spazio di scorrimento è ridotto. Obiettivamente, si può apprezzare un caratteristico crepitio nel movimento articolare. Nel caso in cui occorra la cronicizzazione del processo infiammatorio, avvengono dei danni anatomici che configurano il quadro di tendinosi; alla risposta cellulare infiammatoria dei leucociti si sostituiscono i macrofagi e la plasmacellule, con il compito di eliminare il tessuto sofferente: per tale motivo il tendine va incontro a significative trasformazioni di carattere degenerativo per perdita della normale organizzazione dei fasci di fibre collagene, e molte volte ciò determina una riduzione della sintomatologia dolorosa. Anche nel caso di cronicizzazione, i sintomi sono rappresentati dal dolore al movimento e a riposo e da insufficienza funzionale, anche se normalmente meno intensi che nella fase acuta, mentre è di frequente riscontro una riduzione del tono muscolare che predispone ulteriormente il tendine a un sovraccarico funzionale. Il sistema di distribuzione del carico, infatti, non può prescindere da un efficiente tono del muscolo corrispondente: se questo è debole o affaticato la capacità di assorbimento dell’energia dell’intera unità muscolo-tendinea è ridotta e il muscolo non protegge più il tendine dalle sollecitazioni in allungamento. All’esame obiettivo vi può essere una tumefazione a livello della zona di inserzione del tendine sull’osso (giunzione miotendinea) che risulta dolente alla pressione. La diagnosi, comunque, è posta sulla base delle caratteristiche del dolore che, nelle fasi iniziali, tende a scomparire con il riscaldamento, per divenire a volte persistente e invalidante. L’evoluzione del dolore è generalmente in funzione dei carichi a cui si sottopone il tendine (opportuno consigliare il riposo funzionale), dell’efficacia delle terapie messe in atto e delle condizioni generali del paziente (tono muscolare, estensibilità muscolare, livello di allenamento se sportivo). è difficile, clinicamente, determinare quando avviene il passaggio tra la risposta infiammatoria e l’inizio della fase cronica degenerativa, ma tale necessità diventa ovviamente fondamentale per una valutazione prognostica e terapeutica. In fase cronica, le capacità di guarigione e riparative delle cellule tendinee sono, infatti, ridotte, impedite o a volte rese inefficaci dai microtraumi ripetuti. Pertanto il trattamento più efficace in una prima fase è sicuramente il riposo: se non si ripete più il movimento che causa l’irritazione, vi sono buone possibilità che la reazione infiammatoria si spenga. Ciò vuol dire che potrebbe essere necessario fermare un individuo dalla sua usuale attività lavorativa o chiedere a un atleta di restare fermo per un tempo anche di parecchie settimane! Ovviamente questo riposo è di difficile concessione sia in chi svolge un’attività lavorativa necessaria per mantenersi, sia per lo sportivo a cui è necessario comunque proporre una attività alternativa che non coinvolga il distretto anatomico interessato: si parla pertanto di riposo “funzionale”. Il quadro clinico, se valutato attentamente da un medico esperto, non pone generalmente dubbi diagnostici. Quando necessari, gli approfondimenti diagnostici presuppongono l’utilizzo di metodiche che consentano di esaminare i tessuti molli (tendini, muscoli, legamenti, …) e le regioni inserzionali come l’ecografia e la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). Il quadro ecografico (che va valutato sempre in confronto con l’arto controlaterale) nelle forme acute è caratterizzato dal rilevamento di un ispessimento della guaina che riveste il tendine. Nelle forme croniche, l’esame strumentale evidenzia normalmente un’irregolarità del profilo osseo al margine dell’inserzione tendinea, un aspetto ipoecogeno da ridotta o disomogenea densità del tessuto, con micro lacune lungo il decorso del tendine stesso. Talvolta possono essere presenti calcificazioni isolate e distensioni delle borse sinoviali sia superficiali che profonde. Per quel che riguarda il tendine d’Achille, può essere utile, oltre all’ecografia, fare una radiografia che permetta di evidenziare eventuali irregolarità del profilo calcaneare (Malattia di Haglund). Ricapitolando, diverse sono le classificazioni proposte per definire i disordini tendinei. Se ci riferiamo alle lesioni da overuse (eccesso di sollecitazione funzionale) degli anglosassoni si possono distinguere 4 diversi stadi di patologia:

peritendinite (infiammazione del “paratenonio” ossia della guaina che riveste il tendine con mantenimento delle caratteristiche strutturali) tendinosi (ciò comporta cambiamenti degenerativi dentro il tendine e può coesistere o meno con la peritendinite) tendinopatie inserzionali (sofferenza del tendine alla giunzione tendine-osso con irregolarità del profilo osseo e lacerazione parziale di alcune fibre) rottura completa del tendine.

Questa suddivisione, apparentemente accademica, ha invece un suo preciso valore per individuare l’evoluzione della tendinopatia. Spesso la progressione della degenerazione tendinea e delle anomalie strutturali associate (cavità pseudocistiche, calcificazioni, …) comporta una riduzione della capacità prestativa, tanto da obbligare l’atleta a tentare soluzioni terapeutiche difficili o cruente (chirurgia), se non addirittura ad abbandonare l’attività agonistica. Per fortuna, solo raramente si assiste alla rottura a tutto spessore del tendine, evenienza che di solito è conseguente a trattamenti terapeutici non idonei, (es. infiltrazione con corticosteroidi). Oltre alla ricerca delle sovracitate condizioni predisponenti (costituzionali o acquisite) che sono rilevabili all’esame clinico (asimmetrie, difetti posturali, instabilità articolari) e che vanno regolarizzate per ottenere un risultato terapeutico, fondamentale è la ricerca e l’eliminazione di eventuali elementi esterni che favoriscono la cronicizzazione della sintomatologia.

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AOOI - Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani. Prossimo convegno a Genova.

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AP - (dall'inglese) Action Potential = Potenziale d'Azione AP - Antero Posteriore.

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ASA - Sigla quasi sempre presente nei documenti anetesiologici. Si utilizza la classificazione ASA per indicare in quattro gradi il rischio anestesiologico (ASA I - ASA II - ASA III e ASA IV). La classificazione è stata proposta da American Society of Anesthesiologists. Alla classificazione si aggiunge la lettera E quando l'intervento non è dilazionabile.

ASLO - Anti-Streptolysin O = Anti Streptolisina O.

ASNHL - (dall'inglese) Asymmetrical sensorineural Hearing Loss. Ipoacusia neurosensoriale asimmetrica.

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ASSR - (dall'inglese) Auditory Steady-State Response. Potenziali uditivi di stato stazionario.

ATH - (dall'inglese) Absolute Thresold of Hearing. Soglia assoluta della percezione sonora. Normalmente la massima sensibilità uditiva in un giovane è compresa tra i 1000 Hz e i 5000 Hz. Con l'avanzare dell'età la massima sensibilità si riduce per le frequenze acute e un uomo in età avanzata può averla tra 1000 e 2000 Hz.

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SNC - Sistema Nervoso Centrale.

SNG - Sondino Naso-Gastrico.

SNHL - (dall'inglese) Sensorineural Hearing Loss. Perdita uditiva neurosensoriale.

SNP - Sistema Nervoso Periferico.

SOC - Struttura Operativa Complessa - E' il nome che viene attribuito ai reparti ospedalieri. In passato si chiamavano Divisioni.

SPF - Sun Protection Factor - Fattore di Protezione Solare.

SS - Seno Sfenoidale.

SSD - Single Sided Deafness - Sordità (o ipoacusia) monolaterale.

SUBLING - [in uso in molti ospedali italiani] - Sublinguale.

SV - Stato Vegetativo.

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T3 - Triiodotironina. E' un ormone della tiroide.

T4 - Tetraiodotironina. E' un ormone secreto dalla tiroide.

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