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CORSI MONOTEMATICI Per chi desidera approfondire singole tematiche o metodiche. Leggi tutto.

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I Corsi si tengono presso la Casa La Salle -Fratelli delle ScuoleCristiane di Roma in "Campus" universitario.

Di seguito tutte le news relative alla nostra attività.

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modalit� d'esame moduli di biochimica metabolica - canale B.

a partire da febbraio 2018 l'esame di biochimica metabolica - canale B - CdL in Medicina e Chirurgia si effettuerà secondo le seguenti modalità:

- Modulo Biochimica Metabolica I: 8 domande a scelta multipla (1 punto/domanda corretta; 0 punti per domanda non data o errata) + 1 domanda aperta (2 punti massimo)

- Modulo Biochimica Metabolica II: 8 domande a scelta multipla (1 punto/domanda corretta; 0 punti per domanda non data o errata) + 1 domanda aperta (2 punti massimo)

Modulo Biochimica Metabolica III: 8 domande a scelta multipla (1 punto/domanda corretta; 0 punti per domanda non data o errata) + 1 domanda aperta (2 punti massimo).

Il tempo massimo della prova è di 3 ore.

Il voto finale deriverà dalla media - ponderata in base ai CFU - dei tre moduli:

- voto di Biochimica Metabolica I: 20% del voto totale;

- voto di Biochimica Metabolica II: 40% del voto totale;

- voto di Biochimica Metabolica III: 40% del voto totale.

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Se volete aiutarmi ma non sapete che consigliare, mi va bene anche se mi consigliate quel singolo libro al quale pi๠di ogni altra cosa siete affezionati.

Ciao a tutti, io ho fatto per tre anni il liceo classico e ora vorrei cambiare ed andare all’artistico, all’indirizzo di architettura. Per quanto riguarda il disegno e la pittura non sono per niente brava, e anche in matematica sono scarsissima, però l’architettura mi ha sempre affascinata molto, quindi secondo voi mi conviene o no? E’ da tenere conto che comunque in questa scuola sto malissimo, e vado molto male (infatti quest’anno boccerò) perciò sono abbastanza motivata a cambiare. Ultima domanda: è vero ciò che si dice riguardo al liceo artistico, cioè che non si studia quasi niente ed è facilissimo? Grazie a tutti, ciao!

sono all ultimo anno di un istituto tecnico industriale (meccanica) e avrei dei dubbi sulla scelta dell università. a me piace molto ingegnera edile architettura ma anche ing. meccanica. sono indeciso e vorrei avere delle informazioni su tutte e due!! qual’è più impegnativa? dato che la scuola che ho frequentato (itis) non e proprio una scuola impegnativa potrei avere molti problemi?? e oltre a queste 2 facolta quali mi consigliate?? per favore aiutatemi… grazie in anticipo. Equipollenza titoli esteri: l’università globalizzata.

Quale iter va seguito per richiedere l’ equipollenza dei titoli esteri conseguiti da chi ha svolto un percorso di studio all’estero?

L’equipollenza dei titoli esteri prevede un riconoscimento accademico volto a verificare il livello e il contenuto di un titolo di studio straniero, per poterlo definire equivalente (equipollente appunto) dal punto di vista giuridico.

In particolare per ottenere il riconoscimento dell’equipollenza dei titoli esteri, è necessario presentare domanda al Rettore dell’Ateneo nel cui statuto è presente un corso di studi simile a quello per cui si inoltra la richiesta.

La domanda deve includere:

originale del titolo della scuola secondaria superiore frequentata, giudicato valido per l’ammissione al corso di laurea frequentato nel paese estero; traduzione ufficiale in italiano del suddetto certificato; dichiarazione di valore riferita al medesimo titolo, rilasciata dalla Rappresentanza Diplomatica e Consolare Italiana del paese in cui conseguito il diploma stesso; originale del titolo accademico ottenuto, con allegata traduzione italiana ufficiale e dichiarazione di valore; certificato originale con l’elenco dei corsi accademici frequentati per il conseguimento della laurea e rispettiva traduzione in italiano confermata dalla Rappresentanza Diplomatica o Consolare italiana del posto; programma di studio stampato su carta intestata o recante timbro validante dell’università straniera frequentata, con relativa traduzione e dichiarazione di valore.

A questo punto, tramite decreto rettorale, verrà dichiarata l’equipollenza dei titoli esteri o la specifica degli esami da sostenere, ad integrazione di quelli così riconosciuti per ottenere il titolo accademico.

Maggiori informazioni vengono di norma fornite dalle segreterie studenti o dalle autorità diplomatiche italiane all’estero.

Il termine ultimo per la presentazione delle domande per richiedere l’equipollenza dei titoli esteri scade, per i cittadini comunitari residenti in Italia, di norma il 31 dicembre di ogni anno; mentre per i cittadini comunitari residenti all’estero e gli extra comunitari residenti all’estero o residenti in Italia, ma sprovvisti di regolare permesso di soggiorno, il 31 agosto.

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Criteri di valutazione delle risposte: risposta corretta, punti da 2 a 5 a seconda della difficoltà. Domanda non risposta, punti 0. Risposta errata penalità -2 (domande facili) o -1 (domande difficili). Premio: i migliori studenti classificati usufruiranno di uno stage gratuito di una settimana presso un laboratorio di ricerca universitario. La scelta del laboratorio avverrà nel rispetto della graduatoria.

A livello regionale ogni Università potrà fare una graduatoria locale, e potrà attribuire eventuali stage rimasti "liberi" ad altri studenti classificatisi dopo i primi 30.

Novità per i vincitori del concorso “Una settimana da ricercatore” 2018.

E, come se tutto questo non bastasse, il luogo è a dir poco meraviglioso. Visitate il sito https://meetings.cshl.edu/

2) chi ha già vinto per due volte la settimana di stage.

La premiazione si svolgerà nella Sala di Rappresentanza dell’Università degli Studi di Milano in via Festa del Perdono 7, il 28 maggio 2018 alle ore 15,00.

La Commissione tasse dell’Università degli Studi di Milano ha concesso l’esonero delle stesse ai primi 3 candidati in graduatoria che si iscriveranno all’ Ateneo milanese, fatta salva la regolarità della carriera e il conseguimento della laurea in corso.

Sedi concorso 2018.

Lombardia CusMiBio Settore Didattico, edificio 3 (Via Celoria 26, 20133 Milano); riunione preliminare in aula 200 ore 14,00.

Università degli Studi di Brescia Laboratori informatici di Medicina (I piano corpo B, Viale Europa 11, 25123 - Brescia)

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30/10/2017.

LEZIONI PROF.SSA TAFA' Si comunica che le lezioni di "Psicodinamica delle Relazioni" della Prof.ssa Tafà riprenderanno il 9 novembre 2017 ore 16.30.

09/10/2017.

APPELLO SINGOLO PER LAUREANDI DICEMBRE 2017.

18/09/2017.

CALENDARIO ESAMI Si comunica che sono stati pubblicati i Calendari esami con gli appelli di recupero per tutti i docenti che hanno aderito allo sciopero.

01/09/2017.

VARIAZIONE AULE ESAMI Si comunica che nei giorni 6, 7 e 8 settembre gli esami dei seguenti docenti previsti in aula 2 subiranno una variazione di aula: -6 settembre: Bonaiuto – Pazzaglia aula 3; -7 settembre: Pazzaglia – De Rosa aula 14; -8 settembre: Pierro – Brugnoli aula 1; Orientamento e preparazione ai test: incontri e servizi per la scuola.

e preparazione ai test di ammissione.

Orientamento e ammissione all'università.

Il giudizio delle scuole e dei docenti.

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Il giudizio delle scuole e dei docenti che hanno scelto Alpha Test è eccellente.

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3° fase: il recupero della attività fisica precedente.

Un programma riabilitativo deve tenere in considerazione sempre 3 aspetti fondamentali:

la specificità dell’allenamento il carico massimale la progressione del lavoro.

Per specificità di allenamento si intende la necessità di allenare il tendine proprio nel gesto sportivo che l’ha messo in difficoltà: l’unità muscolo-tendinea deve essere sottoposta alle stesse sollecitazioni in cui viene normalmente a confrontarsi durante il gesto motorio (ad esempio allenamento nei balzi per sport quali pallavolo o basket). Dal momento che la massima tensione a carico dell’unità miotendinea si verifica durante la fase eccentrica della contrazione, esercizi specifici eseguiti in modalità eccentrica rappresentano la chiave per un ottimale recupero funzionale e un corretto rimodellamento della struttura alterata dai processi degenerativi. L’efficacia del potenziamento eccentrico è stata ormai dimostrata in numerosi studi per il trattamento delle tendinosi achillea, rotulea e del tendine epicondiloideo dell’omero. Per le sue stesse caratteristiche, tale tipo di rinforzo prevede la necessità di un adeguato tempo di recupero tra le serie e tra le sedute, ma riproduce moltissimi movimenti che effettuiamo durante la vita quotidiana e l’attività sportiva ( Fig. 9 ). Come possibile spiegazione degli effetti benefici di tale modalità di potenziamento è stato ipotizzato, innanzitutto, proprio il concetto dell’allenamento gesto-specifico, un effetto di elasticizzazione (oltre che di rinforzo) dell’unità muscolo-tendinea e lo sviluppo di un certo grado di ipertrofia del tessuto tendineo come reazione biologica diretta a questo tipo di lavoro. Ovviamente questo tipo di allenamento deve avvenire in progressione, consentendo al tendine un adattamento nel tempo a una maggiore capacità di resistenza. Soprattutto in una prima fase, allorquando l’esercizio provoca ancora dolore (se non addirittura lo esacerba) è necessario che tempi e carichi vadano “dosati” in maniera appropriata, rispettando i sintomi e le sensazioni del paziente. In questa fase di riparazione, infatti, la resistenza del tendine potrebbe non essere ancora in grado di sopportare grandi sollecitazioni e una forte contrazione muscolare potrebbe causarne anche la rottura. Il punto strategico di un appropriato recupero funzionale risiede dunque nella capacità da parte del riabilitatore di non eccedere i fisiologici limiti di adattamento e di proporre carichi crescenti, nel rispetto della capacità di sopportazione del tendine in quel momento; il sintomo dolore agisce da feedback per la progressione dei carichi (Fig. 10). È opportuno sottolineare come i tempi di reazione e adattamento biomeccanico a questo tipo di lavoro siano comunque lunghi, ed è necessario spiegare al paziente (in particolare agli atleti e ai loro allenatori!) che, molto spesso, i “frutti di tanta sofferenza” si renderanno realmente effettivi solo a distanza di mesi, sconsigliando quindi di interrompere prima di 12 settimane il programma di riabilitazione, anche quando sia scomparsa la sintomatologia. Inutile sottolineare come un recupero affrettato o inadeguato sia il principale fattore di rischio per una recidiva. Nelle fasi finali dell’iter riabilitativo, è opportuno completare il recupero muscolare con l’impiego di un dinamometro isocinetico (vedi Approfondimento); tale metodica è in grado di offrire almeno 2 diversi vantaggi:

fornire una sollecitazione massimale ma “controllata” sul tendine (la velocità del movimento rimane infatti costante) possibilità di quantificare il deficit di forza e monitorare i guadagni ottenuti mediante l’esecuzione del test e l’allenamento isocinetico.

Approfondimento: Il test isocinetico La forza dei gruppi muscolari che agiscono su di una articolazione può essere misurata direttamente, mediante un test con dinamometro isocinetico. L’esercizio isocinetico può essere descritto come un movimento che avviene a una velocità angolare costante contro una resistenza accomodante poiché, una volta raggiunta la velocità angolare pre-impostata, l’apparecchio inserisce una resistenza che si mantiene e si adatta alla tensione muscolare prodotta nei vari punti dell’escursione articolare. Il test può essere proposto a livello di diverse articolazioni (ginocchio, caviglia, spalla, gomito), con lo scopo di valutare i livelli di forza dei muscoli antagonisti e antagonisti, confrontandoli con quelli dell’arto contro-laterale. L’interpretazione del test viene effettuata considerando i valori di picco di momento di forza, il rapporto tra i gruppi muscolari e la presenza di eventuali deficit di forza (nel confronto con l’arto sano), condizione che predispone allo sviluppo di lesioni muscolo-tendinee. I dati raccolti possono inoltre fungere per un confronto con i valori di riferimento e allo stesso tempo non devono essere considerati un momento isolato nella valutazione di un atleta/paziente poiché assumono particolare significato quando vengono ricontrollati nel tempo, permettendo di monitorare gli effetti dell’allenamento muscolare. Parallelamente al recupero delle qualità organiche e biomeccaniche, il progetto rieducativo non deve dimenticare il recupero delle qualità neuromuscolari mediante esercizi progressivi di ginnastica propriocettiva: un tendine non va infatti considerato come una struttura inerte avente una funzione esclusivamente meccanica (trasferire cioè energia dai muscoli alle leve ossee), ma possiede anche una importante funzione sensoriale. Inoltre, rimarchiamo l’importanza di un programma di ricondizionamento dell’organismo in toto, alle volte fermo da settimane. L’attività aerobica deve costituire il substrato di tutto l’iter riabilitativo: indispensabile, negli atleti, per un più rapido rientro all’agonismo e necessario nell’ottica di mantenere (se non addirittura migliorare!) il metabolismo e la funzione del sistema cardiocircolatorio. Inizialmente l’attività aerobica potrà essere fatta in acqua, oppure con ergometri a braccia o su cyclette (principio del lavoro aerobico alternativo); per quanto riguarda il rotuleo o l’achilleo, l’attività di corsa verrà concessa solo se non produce dolore (al massimo un lieve disagio). Per chi pratica attività sportiva, l’allenamento tecnico di base sport-specifico seguirà la fase di recupero neuromuscolare e di ricondizionamento, mentre il ritorno allo sport agonistico prevede il raggiungimento di tutti gli obiettivi riabilitativi: completo ripristino delle qualità muscolari di forza, resistenza ed elasticità, corretta esecuzione del gesto-tecnico atletico fuori dal dolore.

La guarigione metabolica Come detto, il tendine, pur poco vascolarizzato, è un tessuto metabolicamente attivo costituito da fibre di collagene (per l’85%) e di elastina che ne garantiscono le proprietà elastiche e meccaniche e gli permettono di reagire agli stimoli esterni, adattandosi ai carichi di lavoro e modificando le proprie caratteristiche, mediante un lento ma costante processo di rinnovamento cellulare. Tuttavia, la resistenza del tendine può essere compromessa in caso di overuse e di stress ripetuti (la cui frequenza superi la velocità di riparazione cellulare del tessuto tendineo); ciò avviene più facilmente in tendini logori per età o usurati da stressanti attività sportive o lavorative. In tali condizioni diventano strutture facilmente vulnerabili agli insulti traumatici o microtraumatici, soprattutto quando l’organismo è carente dei microelementi nutrizionali essenziali per il buon funzionamento e la conservazione del tendine stesso. Il processo di riparazione o di adattamento che si attiva in queste circostanze è normalmente molto lento, ma può essere favorito dalla supplementazione di aminoacidi, vitamine e antiossidanti, mentre un ridotto apporto di micronutrienti sembra possa favorire il rallentamento della loro riparazione intrinseca. Tale evenienza è particolarmente vera in chi pratica sport come il calcio, il basket, lo sci, la pallavolo, che comportano insieme a una forte sollecitazione delle articolazione e dei tendini, anche un più rapido consumo dei micronutrienti necessari al benessere del tendine stesso. Tra i micronutrienti necessari al buon funzionamento del tessuto tendineo e fondamentali nelle sue fasi riparative, sono stati identificati quelli ritenuti essenziali: metilsulfonilmetano (MSM), ornitina alfa-chetoglutarato, lisina, condroitin solfato, glucosamina, vitamine C ed E, biotina. Il MSM è uno dei principali donatori di solfati naturali organici presente in natura ed è indispensabile nell’omeostasi del tendine, contrastandone i processi di invecchiamento. L’ornitina è un aminoacido che blocca la fase catabolica indotta nelle lesioni tendinee, antagonizza i processi flogistici e promuove l’anabolismo del tessuto, accelerando la sintesi di collagene. Anche la lisina è un aminoacido, necessario per la crescita del tessuto tendineo, promuovendo la sintesi di alcune proteine essenziali. Il condroitin solfato e la glucosamina agiscono in sinergia durante i processi riparativi: il primo interviene all’inizio dei processi riparativi, mentre la seconda regola le fasi finali e la stabilizzazione della componente fibrillare. La vitamina C (acido ascorbico) influenza il metabolismo del tessuto connettivo e svolge una azione antinfiammatoria e antiossidante, in sinergia con la Vitamina E, antiossidante e sostanza fondamentale per il mantenimento della integrità delle membrane cellulari. La biotina, infine, svolge un ruolo nell’omeostasi metabolica del tendine. Recentemente è stato osservato che l’apporto di micronutrienti ad azione antiossidante ed antinfiammatoria possa agire sul tessuto connettivo, favorendo e accelerando la riparazione, con benefici in termini di minor tempo di recupero e sollievo del dolore. Poiché il tendine è di per sé scarsamente vascolarizzato, sostanze quali aminoacidi, vitamine e antiossidanti dovrebbero essere assunti costantemente, soprattutto in chi pratica attività fisica. Inoltre, serve una adeguata quantità di collagene poiché la guarigione necessita della riparazione del tessuto danneggiato tramite la neoformazione di tessuto cicatriziale, conservando però le qualità elastiche e di flessibilità del tessuto originario. Allo stesso tempo, una sintesi eccessiva potrebbe rivelarsi controproducente qualora fosse di “impiccio” alla scorrimento del tendine. Per tale motivo, l’apporto di tali aminoacidi, vitamine e antiossidanti è fondamentale per prevenire, mitigare e migliorare il processo di guarigione dei danni tendinei e la loro supplementazione può giocare un ruolo importante nel trattamento di lesioni di lieve entità, soprattutto nella fase cronica.

La scelta chirurgica Come già detto, l’indicazione al trattamento chirurgico viene posta in prima istanza esclusivamente in presenza di completa rottura tendinea. Per le tendinopatie di grado minore, tramite l’impiego di tecniche non invasive sempre più sofisticate ed efficaci, si tenta di ridurre a pochissimi casi selezionati, particolarmente recidivanti, la scelta chirurgica. Certamente se la terapia conservativa, dopo 6-8 mesi, non è ancora in grado di offrire risultati positivi, è ragionevole ricorrere al trattamento chirurgico. Tuttavia anche i risultati di tale soluzione sono variabili, con pochi studi attendibili in letteratura e risultati comunque spesso non univoci, con atleti mai tornati al precedente livello di attività sportiva. Per tale motivo la terapia chirurgica è da considerarsi “l’ultima spiaggia”: risultati tra eccellenti e buoni, raccolti dalle varie casistiche, oscillano tra il 46 e il 100% ma, anche per i casi con evoluzione positiva, il ritorno all’attività agonistica dopo l’intervento è compreso tra i 3 e i 9 mesi. Nelle tendinopatie inserzionali la tecnica più impiegata è di solito la scarificazione del tendine; recentemente alcuni Autori hanno proposto la rimozione di una losanga di tessuto sofferente, con un curretage della restante superficie. Un’altra metodica che sembra offrire risultati incoraggianti è denominata “tenotomia multipla longitudinale”, che viene praticata in anestesia locale e sotto guida ecografica e in particolare con approccio artroscopico: tale chirurgia garantisce risultati sovrapponibili alle altre tecniche chirurgiche ma allo stesso tempo un ritorno più rapido alle attività sportive.

Prevenire è meglio Come abbiamo visto, nonostante negli ultimi anni le metodiche riabilitative e chirurgiche si stiano rapidamente evolvendo, le sofferenze tendinee rappresentano a tutt’oggi un problema importante e spesso irrisolto, mentre la riabilitazione può essere lunga e difficoltosa. Negli ultimi anni si è studiato come le lesioni a carico dei tendini avvengano nelle fasi di lavoro eccentrico del gesto motorio (è noto che in tale condizione si verifichi una maggiore tensione a carico dell’unità muscolo-tendinea) e ciò ha posto le basi per un corretto trattamento e prevenzione delle tendinopatie croniche. In considerazione del grado di incidenza, soprattutto in certe attività sportive, e delle difficoltà di trattamento, la chiave del trattamento delle tendinopatie dovrebbe in realtà essere la prevenzione. Oltre alla identificazione e alla correzione delle anomalie anatomiche e funzionali che ne costituiscono elemento predisponente, è necessaria l’identificazione di fattori di rischio esterni, quali l’impiego di calzature errate, la pratica su terreni non idonei, e, soprattutto un programma di allenamento con graduale progressione dei carichi di lavoro, che costituiscono gli elementi di fondamentale importanza per la prevenzione delle tendinopatie nell’atleta ad ogni livello. Un adeguato programma di prevenzione non può inoltre non tenere in conto gli aspetti “educativi” che riguardano principalmente:

l’educazione degli atleti ad eseguire un programma di riscaldamento e allungamento muscolare prima dell’inizio del­l’allenamento o della competizione l’educazione dell’allenatore o del preparatore a correggere eventuali errori di tecnica e programmazione e del fisioterapista ad agire su squilibri muscolari o vizi posturali l’educazione dei dirigenti a moderare gli impegni sportivi (soprattutto per i bambini e gli atleti amatoriali) e garantire adeguate strutture e materiali di gioco.

Prospettive future La necessità di un precoce recupero e di un reinserimento nell’attività lavorativa o sportiva degli atleti induce alla ricerca di metodologie sempre più efficaci nel trattamento delle tendinopatie da overuse. Riscontri istologici nei casi sottoposti a intervento chirurgico hanno dimostrato che la “comune” tendinite è in realtà, nella maggioranza dei casi, una reazione degenerativa (tendinosi), più che di tipo infiammatorio. L’esordio è normalmente caratterizzato da una fase acuta in cui si ha precocemente e transitoriamente infiammazione del tessuto, con microlesioni secondarie, e successivamente degenerazione del tendine, con tentativi di riparazione inadeguata, ed esiti cicatriziali, aderenziali e/o calcifici. I tessuti patologici si distinguono da quelli normali per l’aspetto grigio, opaco ed edematoso, mentre, a livello microscopico, il normale ordine strutturale è sostituito da una invasione di fibroblasti immaturi che inibiscono il normale processo riparativo. Un campo di applicazione terapeutica nell’immediato futuro sembra potere agire a questo livello tramite fattori di crescita e citochine locali, andando a invertire il meccanismo di degenerazione del tessuto e a modulare la proliferazione dei fibroblasti nell’area affetta, la promozione dell’angiogenesi e l’apposizione di collagene, da cui deriva l’organizzazione di tessuto tendineo maturo. Inoltre le piastrine attivate dalla trombina rilasciano ulteriori citochine, in grado di promuovere la proliferazione di cellule tendinee umane in coltura. Questa evidenza suggerisce la necessità di ulteriori indagini sullo sviluppo di tale trattamento.

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Buna. Am si eu cinci scalari maturi si unu pare sa fie miscat pana la carne rosie, nu ma prea pricep. Ash dori ajutor, Multumesc email de contact zoica.alex – pt ajutor sa trimit poze cum arata,

am un acv de 30l cresc red chery dar in el sau dezvoltat o specie de viermi lipitori nici nu stiu cum sai numesc ma puteti ajuta co o explicatie este de bine de rau.

Am si eu un caras auriu (BlackMoor) si am observat ca de la o vreme innotatoare a devenit transparenta (o parte din innotatoare). La inceput era neagra ca tot restul corpului, dar acum….probleme. Ma poate ajuta cineva: ce are, a mai intalnit cineva asa ceva, cum se trateaza, ce e? Multumesc.

pt papuc au boala grisului o sa gasesti pe acest sitte despre ea.

Am un acvariu cam suprapopulat: 2 scalari, un sanitar, un peste cutit si 5 carasi cu val, toti sub un an. Volumul de apa este 35 litrii. Apa e bine filtrata si aerata. Toate bune pana acum o saptamana, cand o parte din carasi prezinta franjuri la inotatoarele codale si chiar dorsale. Am dat vina pe hrana, apa, filtrare. Am observat comportamentul intre pesti, daca se “ciupesc”, dar inafara de “ciondanelile” spontane din lipsa de spatiu, nu vad nimic care sa justifice pirderea si franjurarea inotatoarelor la carasi. Doar la carasi! Daca puteti, va rog sa-mi dati un sfat. Cu respect, Dan.

Bunaa Sunt icepatoare …..abia mi.am luat un acvariu cu 3 pestisori auri….am citit comentarile si am vazut multe cazuri de boli. Cum as putea preveni imbolnavirea pestilor? Daca stiti ajutati-ma va rog!

am pus mai multe plante in acvariu recent l-am mai modificat si mi-au murit cam dupa 1 zi 1 platy si 2 zebre…..si nici ceilalti nu prea sunt cum erau…….dc.

Pestele meu betta de ultima data cand iam schimbat apa a am observat ca are o culoare alba pe el el fiind rosu nustiu ce sa fac!oare ce a patit?! multumesc.

am o mica problema:am un mic pestisor BETTA si cateodata sta cuminte si inoata si dintr-o data face niste miscari bruste si rapide si ii apar pr suprafata fetei niste puncte albe………ma poate ajuta cineva? il tin intr-un bol,sus pe raft credeti ca e prea mic spatiul? e doar un peste in acvariu si acela este BETTA rosu.

Salut, am si eu un acvariu de 130 L, si la inceput ca tot nestiutorul, am bagat pesti direct in apa. Nu am lasat apa sa devina statuta..si mi i-a prin boala..din 47 de pesti..am ramas cu 18 buc. Dar din fericire am si speranta, adica mi-au facut pui, un molly negru 1 buc (cel putin atat am reusit sa salvez), si un guppy 13 pui (astia i-am salvat pe toti). Boala ce am avut-o a fost”boala petelor albe”, dar pana am reusit sa termin tratamentul..mi-a cam decimat populatia..acum pare sa se fi oprit…sper sa nu mai am probleme..e de bine insa ca am acea speranta (14 puisori)…:)

am si eu un caras cu coada voalata cred ca se numeste oranda care are cam de trei saptamini coada franjurat,dar aceasta franjurare a survenit asa de incet incit nu mi-am dat seama decit tirziu ca nu mai este ca la incept(spre rusinea mea).Acvariul este de 120 l si este bine dotat pentru aerisire si filtrare.Mai am 2 scalari,un sanitar,un cardinal si un soi de somn transparent-nu stiu ce denumire are ca specie. Caraselul este foarte vioi,maninca toata ziua alge de pe plante si bineinteles mincarea pe care o dau eu.Acum este pus intr-un acvariu spital unde l-am tratat cu bactopur dar nu vad nici o ameliorare.Va rog daca ma puteti ajuta.

Buna ziua la toti. Va rog sa imi spune-ti si mie ceva pana nu ma duc sa ii fac un scandal vanzatoarei de unde am luat mancare la pestii. Se poate ca mancarea sa fie expirata si din acceasta cauza sa imi moara pesti. Acum vro 2 zile mi-au aparaut in acvariu niste insecte cum ar fi paduchele dar paduche de apa. Am schimbat apa, am tratato si inca imi mai mor din puii de peste. ce pot face??

Buna ziua. - Am si eu o mica nelamurire am cumparat Tetra Medica GoldMen si am pus in apa la pesti. Dar pe prospect nu scrie daca trebuie sa le pun in fiecare zi sau doar o data. Va rog sa imi lasa-ti si mie un raspuns cei care au folosit si stiu cum trebuie administrat.

Buna ziua! Am o femela Moly care nu poate sa inoate in pozitie orizontala decit daca este la suprfata, ce as putea face pentru ea? Oare este remediabial situatia?

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Antipasti Fantasia delle MACINE fatta in casa.

Secondi Tagliata di sorana con tardivo e melograno macerato in balsamico.

Vini Cabernet, Prosecco, acqua caffè.

CAPODANNO 2017.

At dicembre 04, 2017 Da Antonio In Eventi 0.

Antipasti Baccalà mantecato su letto di polentina di riso Tortino caldo di salmone e zucchine con crema di zucca Gamberoni con pancetta gratinati al forno.

Anelli di riso allo zafferano con ripieno di mare Fettuccine nere con broccolo fiolaro e guanciale pepato saltato.

Sorbetto delle Macine.

Secondi Fofilè di manzo al radicchio saltato e riduzione di amarone.

Contorni Zucchine e pleurotus grigliate patate viola.

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