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Mancano pochi giorni all’inizio dei test d’ammissione!

Informazioni sul test d’ammissione.

I test si terranno presso il Test Center di Selexi, di via Valtorta ( M1 – fermata Turro, Milano).

Ogni studente è convocato nel giorno e nell’orario prescelto (per controllare le convocazioni potete visitare il nostro sito nella sezione Ammissioni ).

Per eventuali chiarimenti è possibile contattare il seguente indirizzo mail: ammissioni@unisr.it.

Come prepararsi al meglio per la prova d’ammissione? Usa il simulatore!

Il Simulatore è un sistema di test preparatori alle prove di ammissione: le domande che verranno presentate sono estratte, mediante procedura randomizzata, da un archivio storico di quesiti di proprietà dell’Università.

Il sistema è stato studiato per simulare il più accuratamente possibile la prova di ammissione: non sono possibili interruzioni. La correzione verrà mostrata direttamente sul compito.

Inoltre verrà prodotta, ad ogni simulazione, una statistica di risposte corrette suddivise per area tematica, in modo da dare al candidato un’indicazione su quali tematiche andare a ripassare per raggiungere il punteggio desiderato.

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DOMANDA: Salve,ho avuto due microaborti,La mia ginecologa mi disse che la causa poteva essere la tiroide con valori tsh 3,310, ft3 3.17 ft4 10.18.cosi prendo 25mg di eurotirox.ripeto esami a distanza di 15gg.tsh 1.645 ft3 2.83 ft4 11.69.CAMBIO ginecologo in cui mi dice ke i miei valori(tsh3.310)andavano già bene dall inizio quindi sospendo compressa.Ripeto esami a distanza di 1 mese e la tiroide valori tsh 3.35,ft3 3.32,ft4 0.92. mi chiedo adesso cosa devo fare?Questi valori vanno bene per avere una gravidanza?Non so che fare,grazie.

RISPOSTA: Gentile Signora, è possibile che la correzione di un difetto di funzione della tiroide possa, in alcuni casi, migliorare il potenziale di fertilità e favorire il buon esito di una gravidanza. La situazione va valutata clinicamente e suggerisco dunque di farsi visitare da un endocrinologo, completando con il dosaggio degli anticorpi anti Tg e TPO. Cordiali saluti.

DOMANDA: Buona Sera, Mi chiamo Marcello soffro da ipertiroidismo morbo di Basedow in terapia con metimazolo Tapazole 5 mg 2CPS al gio x 30 gio analisi 05/07/17 TSH 11,37 FT3 2,97 FT4 0,90 poi da Novembre 2017 mezza Tapazole 5 mg fino ad oggi 14/12/17 risultati analisi in data odierna TSH 3,15 FT3 3,92 FT4 3,50 da fare presente che 4 volte a settimana faccio attività fisica corsa ed bicicletta, come sono i miei risultati? grazie anticipatamente. Cordiali Saluti Marcello.

RISPOSTA: Gentile Marcello, gli esami sembrano buoni. Ho qualche dubbio sul valore di FT4, dato che non è riportata la unità di misura. Faccia comunque riferimento al suo endocrinologo per una eventuale modifica della terapia. Cordialmente.

DOMANDA: Ho 63 anni ed ho subito, nel 2009 un intervento di tiroidectomia totale per dei noduli,voluminosi ma bebigni. Appena operata assumevo Eutirox da 100 tutti i giorni, Poi, essendo aumentata di peso ed a seguito di controlli del dosaggio, sono passata ad assumere un giorno la dose da 100 e un giorno da 125. Ora ho perso - volutamente - circa 12 chili. Sono alta 1 metro e 58 e peso 56 chilogrammi. Da un controllo degli esami risulta un valore di FT3 di 2,50. Regolari gli altri valori. Debbo cambiare il dosaggio dell'eutirox?

RISPOSTA: Gentile Signora, il dato della FT3 è quello meno significativo al fine di stabilire l'adeguatezza della dose di tiroxina e non andrebbe neppure effettuato. Il dato più importante è il TSH. Se il TSH è "normale", è verosimile che la dose sia adeguata, ma ogni dato di laboratorio va sempre valutato sulla base del contesto clinico. Cordialmente. Esami del Sangue.

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. Aulett@'99. sempre al fianco dello studente.

Il Consiglio è convocato alle ore 10 presso l'aula magna di igiene.

Approvazione verbale seduta consiglio di scuola del 21/02/2018;

2. Comunicazioni del Presidente;

- L’Ordine dei Medici promuove un sit-in Sabato 21/04/2018 alle ore 15.30 presso il Politeama per dare un segnale in seguito alla mancanza di sicurezza per il personale sanitarie in ambienti pubblici.

- Giorno 7/5/2018 è convocata una assemblea generale della Scuola di Medicina e Chirurgia, a cui prenderanno parte anche il Magnifico Rettore, l’Assessore all’Istruzione R. Lagalla ed il Commissario Straordinario dell’ AOUP Policlinico “P.Giaccone”.

- Si rende necessario nominare per il nuovo ciclo un nuovo direttore del Dipartimento Assistenziale e un direttore delle Scuole di Specializzazione.

Attualmente è giunta candidatura del Prof. Midiri per il primo e del Prof. Corsello per il secondo. L’elezione si svolgerà il 24/04 dalle 9.00 alle 13.00 in aula Ascoli e le candidature potranno essere presentate entro il 19/04.

3. Comunicazioni dei Componenti il Consiglio;

non ci sono comunicazioni da parte dei componenti del consiglio.

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METODICHE DI TRATTAMENTO NON CONVENZIONALI BASATE SULLA ESPERIENZA CLINICA.

Come è stato descritto nei capitoli precedenti, il trattamento delle patologie tendinee si basa essenzialmente sulla classificazione diagnostica. Ne consegue che, in tutte le tendinopatie di stadio I-III, il trattamento è di tipo conservativo, mentre in quelle di stadio IV, quando possibile, viene attuato il trattamento chirurgico per via artroscopica o “a cielo aperto”. Il primo segno di una compromissione tendinea (o tendinite) è la sensazione di fastidio, seguita da dolore che si accentua nello svolgimento dell’attività fisica; è probabile che il dolore si manifesti anche al riposo, soprattutto al mattino o che si accentui particolarmente sotto la pressione delle dita. Se si dovessero trascurare questi sintomi, il danno tendineo potrebbe aggravarsi, la guaina e/o la borsa tendinee si potrebbero infiammare (peritendinite e/o borsite) con conseguente aggravamento della situazione e aumento dei tempi di recupero funzionale. In questi casi è d’obbligo interrompere l’attività fisica. Ricordando che le tendinopatie dello sportivo sono quasi sempre dovute a sovraccarichi funzionali, tali patologie si possono tuttavia ricondurre a varie cause che, associate tra loro, possono contribuire all’aumento della gravità della tendinite: scarsa o eccessiva preparazione atletica, eccessivo o intenso allenamento, squilibrio o ipotonia muscolare, sovrappeso, problemi po­sturali e dismetrie degli arti inferiori, gestualità atletica scomposta, mancanza di elasticità muscolare, ecc. Il trattamento delle patologie tendinee si basa essenzialmente sulla classificazione diagnostica della patologia che avviene con l’esame obiettivo e l’ecografia. Tra le varie classificazioni utilizzate si ricorda quella basata sull’evoluzione clinica del problema, che prevede una suddivisione della gravità della patologia in quattro stadi (Tabella). Di conseguenza, in tutte le tendinopatie di stadio I-III il trattamento è di tipo farmacologico o conservativo,mentre in quelle di stadio IV, cioè in presenza di rottura del tendine, quando possibile, viene attuato il trattamento chirurgico per via artroscopica o “a cielo aperto”.

TRATTAMENTO CONSERVATIVO.

I trattamenti conservativi variano in maniera considerevole tra i vari specialisti e spesso si fondano esclusivamente su basi empiriche e sulla esperienza clinica di ognuno, piuttosto che su basi scientifiche. Alcuni medici prescrivono farmaci, altri preferiscono mettere l’atleta a riposo e aspettare semplicemente di vedere gli effetti del riposo forzato. A volte, invece, si preferisce intervenire attivamente mediante fisioterapia, con esercizi specifici di rieducazione o con una combinazione tra le due modalità. Qualunque siano le metodiche utilizzate, il trattamento conservativo si prefigge di:

eliminare il dolore ridurre l’infiammazione promuovere la guarigione del tendine ripristinare il prima possibile la funzionalità articolare e quindi l’attività sportiva.

Nelle attività sportive, gli infortuni sono suddivisi in due categorie: infortuni acuti e infortuni da abuso. L’infiammazione è il sintomo più evidente di entrambe le categorie ed è una parte naturale del processo di guarigione di qualsiasi infortunio. In ogni caso, l’infiammazione cronica può causare una maggiore disgregazione del tessuto e ostacolare il processo di riparazione. Spesso, per eliminare o alleviare i sintomi che accompagnano l’infiammazione del tessuto connettivo, sono usati farmaci quali i FANS, infiltrazioni di acido ialuronico o di cortisonici nei casi più gravi, micronutrienti favorenti il processo di riparazione tendinea. Alcune di queste sostanze possono tuttavia modificare il processo di riparazione e di guarigione. Anche le condizioni metaboliche, come l’invecchiamento e il diabete, possono influenzare la salute del tessuto connettivo. Spesso l’invecchiamento è accompagnato da un declino del funzionamento articolare o da una rigidità generale delle articolazioni e influenza la natura e la portata del processo di riparazione nel tessuto infortunato. Infatti, quando il tessuto connettivo invecchia, la presenza di collagene e di proteoglicani cambia e ciò, a sua volta, modifica le proprietà meccaniche e la fisiologia del tessuto. Di conseguenza, le cellule del tessuto perdono la loro capacità di dividersi, specialmente nella cartilagine articolare dove i condrociti sono malnutriti. Inoltre, è bene ricordare che i proteoglicani prodotti dai condrociti vecchi sono molto diversi da quelli prodotti dalle cellule più giovani e ciò modifica le proprietà dell’articolazione. Alcuni Autori hanno dimostrato, inoltre, che l’immobilità dovuta a traumi o infortuni, può ostacolare il normale metabolismo e rimodellamento del tessuto connettivo tendineo. Infatti, quando un’articolazione è immobilizzata, il minore carico e scarico meccanico della cartilagine e dei tessuti circostanti interferisce con il normale ricambio delle cellule e degli elementi della matrice. Il minore stimolo delle cellule si traduce in minore sintesi di proteoglicani. Di conseguenza, la perdita di matrice aumenta la vulnerabilità del tessuto all’infortunio quando si riprende l’attività normale. Gli studi su modelli animali hanno evidenziato che l’attività fisica è utile per il metabolismo normale del tessuto connettivo.È stato dimostrato che i livelli di idrossiprolina, idrossilisina e piridinolina, aminoacidi essenziali, possono essere considerati come indici indiretti della disgregazione del tessuto connettivo, tanto da suggerire che la compromissione o la disgregazione del tessuto connettivo possano essere dovute alla risposta infiammatoria locale al trauma muscolo-tendineo indotto dall’attività fisica. I mediatori dell’infiammazione nell’unità muscolo-tendinea possono favorire la disgregazione del collagene e la susseguente sintesi nei tessuti connettivi circostanti. Dal punto di vista terapeutico, nei casi di compromissione tendinea in fase di stadio I o II, in cui è presente anche un processo infiammatorio caratterizzato da dolore e limitazione funzionale, la terapia di tipo conservativo rappresenta una valida scelta e dovrebbe essere attuata unitamente a riposo funzionale, antinfiammatori, fisiokinesiterapia ed eventuali ortesi. Tuttavia, occorre considerare due aspetti che, di recente, hanno assunto un ruolo nella determinazione della terapia: il ridotto apporto di micronutrienti, essenziali al benessere del tessuto connettivo tendineo, e l’importanza del liquido sinoviale tendineo (TSF, tendon synovial fluid). Infatti, soprattutto quando si instaura una lesione di grado lieve-moderato al tendine, il processo fisiologico di riparazione tendinea è molto lento, poiché, come affermato in precedenza, i tendini, pur essendo vascolarizzati, lo sono in misura minore rispetto ai muscoli. Inoltre, il livello di vascolarizzazione dipende dalla struttura e dalla sede tendinea; il nutrimento, o meglio l’apporto dei micronutrienti necessari al mantenimento delle caratteristiche fisiologiche del tessuto tendineo, diventa quindi un fattore importante di cui tener conto, in particolare in caso di compromissione e lesione tendinea. Fisiologicamente, l’apporto dei micronutrienti è assicurato dal movimento che ne favorisce la diffusione “capillare” fino ai tendini, diffusione che viene invece ostacolata dall’immobilizzazione. L’altro aspetto importante è rappresentato dal fluido sinoviale tendineo che, insieme ai vasi ematici e linfatici, fornisce una quantità significativa di nutrienti per molti tendini. Infatti, così come a livello articolare il liquido sinoviale svolge un’importante azione nutrizionale e visco-lubrificante, in modo analogo,a livello tendineo, il TSF prodotto dai sinoviociti interviene attivamente nella nutrizione del tendine. Una volta prodotto, il TSF si stratifica, come un film protettivo, consentendo quindi al tendine di poter scorrere agevolmente. Ne consegue che, in situazioni caratterizzate da immobilità da trauma, infiammazione o lesioni muscolo-tendinee, l’apporto dei micronutrienti essenziali per il buon funzionamento e la conservazione del tendine si riduce o viene comunque, in qualche modo, ostacolato. Su questo processo, recenti studi sperimentali e clinici sembrano evidenziare come la supplementazione esogena con integratori a base di micronutrienti e l’utilizzo di acido ialuronico infiltrato nei tendini possano prevenire, mitigare e favorire la guarigione dei danni tendinei provocati dall’attività muscolare. Tali evidenze hanno consentito di identificare i micronutrienti essenziali per il tendine, rappresentati dal metil-sulfonil-metano, uno dei principali donatori di solfati naturali organici, indispensabili per l’omeostasi tendinea, dall’alfa-chetoglutarato di ornitina, sostanza che blocca la fase catabolica indotta dalla lesione tendinea e antagonizza i processi flogistici, dalla lisina, un aminoacido essenziale necessario per la crescita e per la sintesi di alcune proteine essenziali per il tendine, dalla glucosamina e dal condrotin solfato, glicosaminoglicani essenziali per la fase riparativa tendinea, dalla vitamina C, che influenza il metabolismo del tessuto connettivo tendineo, dalla biotina, che svolge un ruolo centrale nella formazione del coenzima A, e dalla vitamina E, la cui attività antiossidante aiuta a mantenere l’integrità del tendine. Quest’ultima vitamina è un potente antiossidante, fondamentale nella lotta ai radicali liberi e per i processi vitali e cellulari: protegge la vitamina A dalla scomposizione, la vitamina C e quelle del gruppo B dall’ossidazione e migliora la trasportabilità dell’ossigeno da parte dei globuli rossi. Inoltre, studi su animali da esperimento hanno dimostrato che il deficit di vitamina E induce aumento di collagene insolubile per inefficace protezione verso la formazione di perossidi. Pertanto, la vitamina E rallenterebbe il danno ossidativo attraverso protezione del collagene. Nuove acquisizioni hanno anche permesso di chiarire che tali microelementi essenziali, quando somministrati insieme, agiscono in sinergia e sono efficaci nel mantenere la funzionalità dei tendini, in particolare in soggetti con carenze nutrizionali o sotto sforzo fisico, o in presenza di una patologia tendinea. Sulla base di queste evidenze, è stato condotto uno studio nel trattamento della tendinite dei peronieri e del tibiale posteriore, una affezione dolorosa frequentemente dovuta a microtraumi o traumi acuti, in atleti non professionisti di pattinaggio su rotelle, confrontando un gruppo di pazienti trattati con terapia fisica, riabilitativa e ortesica, e un gruppo di soggetti trattati con un nuovo integratore di micronuitrienti, a base di metil-sulfonil-metano, ornitina-alfachetoglutarato, lisina, condroitin-solfato, glucosamina, vitamina C, vitamina E e biotina, i cui componenti sono stati appositamente studiati e selezionati per via della loro spiccata attività sinergica che assicura il corretto apporto all’organismo dei micronutrienti essenziali, così da integrare e aumentare le difese naturali tendinee. Sono stati arruolati 30 soggetti pattinatori non professionisti di entrambi i sessi (età 22-36 anni, media 29) affetti da tendinite del peroniero e del tibiale posteriore, con RMN negativa per lesioni con soluzione di continuo del tendine, sottoposti precedentemente a trat­tamento medico senza risultati apprezzabili. I pazienti arruolati sono stati suddivisi in due gruppi e trattati secondo il seguente schema:

Gruppo A (15 pazienti): trattamento conservativo consistente in un ciclo di 10 sedute di elettroterapia analgesica e tre sedute di onde d’urto per un totale di 40 giorni Gruppo B (15 pazienti): lo stesso trattamento conservativo del Gruppo A, + trattamento con il nuovo integratore di micronutrienti essenziali alla posologia di 1 bustina da 3,5 grammi al giorno.

Per la valutazione dei risultati sono state utilizzate la scala VAS per la valutazione della riduzione del dolore (0-100 mm), con misurazioni condotte all’arruolamento e ogni 10 giorni fino al termine dello studio, e un questionario per la valutazione del tempo necessario al ritorno all’attività sportiva, con punteggio da 1 a 10 (1=nessun beneficio e assenza di ripresa sportiva – 10=risoluzione sintomatologica e ripresa sportiva completa), con misurazione basale e finale. A tutti i pazienti è stato permessa l’assunzione di paracetamolo 1000 mg, quale terapia antalgica suppletiva. Oltre alla valutazione dei parametri di efficacia, rappresentati dalla riduzione della sintomatologia dolorosa e dalla valutazione del tempo necessario alla ripresa dell’attività sportiva, al termine dello studio è stato chiesto ai pazienti di riferire se avessero assunto paracetamolo quale terapia antalgica suppletiva. Sebbene nei pazienti selezionati per lo studio la gravità della tendinite ai peronieri e al tibiale posteriore fosse di grado 1 secondo Myerson, occorre tuttavia evidenziare che, come in tutte le patologie coinvolgenti i tendini, anche in tendiniti di modesta gravità, il trattamento spesso necessita di tempi lunghi per poter condurre il paziente alla guarigione clinica. In questo studio,l’associazione di un integratore contenente i micronutrienti essenziali per attenuare il danno tendineo ha il razionale di accelerare la riduzione della sintomatologia della tendinite, così da ridurre i tempi di recupero della funzionalità articolare, consentendo un precoce ritorno all’attività sportiva. L’analisi dei risultati relativa ai due regimi di trattamento ha evidenziato differenze rilevanti tra i due gruppi per quanto riguarda i parametri di efficacia valutati.

Nei pazienti del Gruppo B è stata osservata una più rapida e significativa risposta sintomatologica, confermata dalla maggiore riduzione dell’intensità del dolore rispetto al gruppo A di confronto; tale migliore risultato è correlato alla somministrazione dell’integratore di micronutrienti essenziali, in aggiunta al trattamento conservativo ( Fig. 4 ). Inoltre, la percentuale di soggetti che ha assunto paracetamolo quale terapia antalgica suppletiva è risultata essere molto più bassa nel gruppo di pazienti in trattamento con terapia conservativa + integratore di micronutrienti essenziali (Gruppo B), rispetto a quelli in terapia con il solo trattamento conservativo (Gruppo A) ( Fig. 5 ). La capacità del trattamento con l’integratore di micronutrienti essenziali di influenzare positivamente l’outcome clinico è stata osservata anche in seguito alla valutazione dei minori tempi di ripresa dell’attività sportiva, riscontrata nei pazienti del Gruppo B rispetto a quanto evidenziato in quelli appartenenti al Gruppo A ( Fig. 6 ). La tendinite del peroniero e del tibiale posteriore è una patologia non solo di pertinenza degli atleti professionisti, ma interessa anche molti soggetti che praticano attività sportiva amatoriale, soprattutto quando l’attività viene praticata saltuariamente e non con regolarità. In linea generale, questa patologia ha una insorgenza subdola, facilmente legata all’atteggiamento posturale del retropiede in iperpronazione, che determina sovraccarico funzionale sui tendini peroniero e tibiale, che dapprima si manifesta con una sinovite e, successivamente, con alterazioni strutturali in grado di condurre alla rottura. Sulla base dei risultati ottenuti in questo studio, è possibile affermare che nel trattamento della tendinite del peroniero e del tibiale posteriore di grado 1 può essere razionalmente utile l’utilizzo dell’integratore alimentare a base di metil-sulfonil-metano, ornitina-alfachetoglutarato, lisina, condroitin-solfato, glucosamina, vitamina C, vitamina E e biotina, in associazione al trattamento conservativo, grazie alla sua dimostrata capacità nel contribuire a ridurre la sintomatologia dolorosa e i tempi di recupero dell’attività sportiva. I risultati di un altro studio, condotto in soggetti con compromissione del comparto articolare della caviglia e del tendine di Achille, sembrano avvalorare l’utilità sia della supplementazione di micronutrienti essenziali, sia della viscosupplementazione con acido ialuronico nei pazienti in cui si riscontra una alterazione di tutto il comparto articolare. Tale tipologia di lesione articolare è tutt’altro che rara nei soggetti sportivi, siano essi amatoriali che professionisti; infatti, il danno tendineo, quando interessa i tendini più strettamente limitrofi alla articolazione, è frequentemente associato a una alterazione della cartilagine articolare. Un esempio classico è rappresentato dalla articolazione della caviglia, una delle articolazioni più complesse del nostro organismo e sede di frequenti patologie che ne com­promettono la funzionalità, come nei casi di danno dovuto a traumi sportivi o a sovraccarico funzionale. La maggior parte delle lesioni articolari alla caviglia sono frequentemente associate a danneggiamento dei tendini e legamenti, tanto che le lesioni capsulo-tendinee o capsulo-legamentose alla caviglia possono evolvere in una instabilità cronica che nel tempo può favorire l’insorgenza dell’artrosi. La compromissione articolare è spesso associata a una tendinopatia dell’achilleo e può essere dovuta o al fisiologico invecchiamento articolare e tendineo oppure, molto più di frequente, e soprattutto negli sportivi, in seguito a traumi e/o a sovraccarico funzionale. Infatti, l’articolazione della caviglia è estremamente sollecitata durante l’attività sportiva, in particolare negli sport di salto, come pallacanestro, calcio, pallavolo, atletica leggera o ginnastica, durante i quali le ricadute dall’alto, i contatti con gli avversari, gli arresti improvvisi su terreni veloci o l’appoggio a terra scorretto durante la corsa, possono rappresentare situazioni a forte rischio di infortunio. Oltre a ciò, è importante sottolineare come la frequente mancanza di riscaldamento da parte degli atleti, soprattutto amatoriali, prima di incominciare l’attività sportiva, costituisca una delle più frequenti concause nell’insorgenza di traumi alla caviglia, sia muscolari che tendinei. I danni articolari provocano dolore e gonfiore immediati e interessano diverse componenti dell’articolazione, quali muscoli, tendini, legamenti, capsula articolare, che, essendo coinvolte nel loro insieme sia nel movimento che nella stabilizzazione e protezione dell’articolazione, in caso di trauma subiscono lesioni che vanno dallo stiramento alla rottura. In situazioni di danno al comparto articolare della caviglia la terapia può essere conservativa o chirurgica, a seconda delle condizioni e dell’età del paziente, o farmacologica, che può prevedere sia la terapia antinfiammatoria che la viscosupplementazione con acido ialuronico iniettato per via intrarticolare. Sulla base delle evidenze cliniche, i migliori risultati nel trattamento non chirurgico di queste affezioni potrebbero essere ottenuti con una combinazione di trattamento conservativo (consistente in un ciclo di 10 sedute di elettroterapia analgesica e tre sedute di onde d’urto), combinato a terapia infiltrativa intrarticolare e nutrizionale.

Proprio allo scopo di verificare tale ipotesi, è stato condotto uno studio per verificare l’effetto del trattamento combinato (trattamento conservativo associato a infiltrazioni intrarticolari di acido ialuronico e supplementazione con micronutrienti essenziali), rispetto alla sola terapia conservativa o alla terapia combinata ma senza supplementazione di micronutrienti. Per la supplementazione è stato utilizzato un integratore alimentare specifico per le patologie tendinee, in quanto a base di micronutrienti essenziali che la letteratura internazionale indica come utili nel ripristino della funzionalità di tendini e legamenti: Metil-sulfonil-metano (MSM), Ornitina-alfa-cheto­gluta­rato (OKG), Lisina, Condroitinsolfato, Glucosamina, Vitamina C, Vitamina E, Biotina); per la terapia infiltrativa intrarticolare è stato impiegato un acido ialuronico con PM compreso tra 800 e 1200 KDa (medio di 1000 KDa) e concentrazione pari all’1,6% (siringhe preriempite monouso contenenti 32 mg di acido ialuronico sale sodico in 2 ml). Lo studio è stato condotto su 42 soggetti sportivi amatoriali di sesso maschile (età media 35 anni), sottoposti a diagnosi strumentale mediante ecografia e risonanza magnetica (RMN). Di questi, 36 pazienti mostravano segni di infiammazione articolare alla caviglia e parziale sofferenza al tendine achilleo, mentre 6 soggetti sono stati esclusi dallo studio, poiché al controllo strumentale evidenziavano lacerazioni strutturali del tendine e/o artrosi di grado 3-4 secondo Kellgren-Lawrence. I 36 pazienti arruolati dopo lo screening iniziale sono stati trattati per un periodo di 30 giorni e suddivisi in tre gruppi omogenei di trattamento: Gruppo A (n. 12 pazienti), messi in terapia conservativa + acido ialuronico (AI) 1,6% (1 infiltrazione i.a. alla settimana per 3 settimane) + 1 bustina da 3,5 g di integratore di micronutrienti essenziali; Gruppo B (n. 12 pazienti) in terapia conservativa + AI 1,6% (1 infiltrazione i.a. alla settimana per 3 settimane); Gruppo C (n. 12 pazienti) trattati solo con la terapia conservativa. Per la valutazione dei risultati è stata utilizzata la scala VAS (0-10 cm) per la sintomatologia dolorosa; inoltre, alla visita finale, è stato chiesto ai pazienti di rispondere a un questionario nel quale si domandava di specificare il tempo trascorso prima di riprendere l’attività sportiva, utilizzando una scala di valutazione che prevedeva il seguente punteggio: 1=ottimo; 2=buono; 3=mediocre; 4=pessimo, dove “ottimo” era la completa ripresa sportiva e “pessimo” il mancato beneficio del trattamento. Al termine dello studio, i risultati hanno evidenziato in tutti e tre i gruppi un miglioramento sintomatologico; tuttavia, nei pazienti del Gruppo A (terapia conservativa + infiltrazione i.a. con AI 1,6% + integratore di micronutrienti essenziali) è stato osservato un più rapido e significativo sollievo dal dolore, rispetto ai gruppi B e C ( Fig. 7 ). Inoltre, al termine dello studio, la percentuale di pazienti che ha ottenuto un punteggio ottimo + buono relativo alla ripresa dell’attività sportiva è risultata significativamente maggiore per i pazienti del Gruppo A rispetto a quelli dei Gruppi B e C, e per i pazienti del Gruppo B rispetto a quelli del Gruppo C ( Fig. 8 ). I risultati dello studio sembrano confermare che tale approccio terapeutico sia in grado di garantire un migliore sollievo dal dolore e un più precoce recupero funzionale rispetto agli approcci tradizionali che non prevedono la supplementazione con micronutrienti. L’evidente riduzione della sintomatologia dolorosa e la maggiore percentuale di pazienti che ha ottenuto un ottimale beneficio in termini di ripresa dell’attività sportiva riscontrata nei pazienti del Gruppo A, conferma che nei soggetti con compromissione all’articolazione della caviglia e tendinite dell’achilleo di grado lieve-moderato, il trattamento costituito da terapia conservativa in combinazione ad AI 1,6%, al regime di 1 infiltrazione intrarticolare alla settimana per 3 settimane, e supplementazione con un integratore di micronutrienti essenziali può rappresentare l’approccio terapeutico di scelta per favorire una più rapida remissione del dolore e ripresa dell’attività sportiva. Volendo trarre delle conclusioni su questo escursus delle metodiche non convenzionali per il trattamento delle tendinopatie, anche associate a compromissione di tutto il comparto articolare, è possibile affermare che, sebbene tali approcci terapeutici non siano ancora validati dalle linee guida, l’esperienza clinica può tuttavia fornire suggerimenti terapeutici che, in molti casi, possono risultare utili nella risoluzioni di queste affezioni. La medicina nutrizionale è in continua evoluzione, come dimostrano i numerosi studi epidemiologici condotti nel mondo sul ruolo dei micronutrienti, sia nel contribuire al benessere generale dell’organismo, sia nel contribuire, a volte in modo sorprendente, a favorire i processi di guarigione – o quantomeno ad accelerarli -, soprattutto in quelle patologie in cui l’aspetto nutrizionale è riconosciuto come essenziale. Gli integratori di micronutrienti rappresentano oggi un valido supporto di complemento alle terapie farmacologiche e conservative tradizionali; il loro impiego, se attuato secondo i criteri corretti di somministrazione, non presenta rischi per la salute degli individui e, al contrario, contribuisce al successo terapeutico. Una considerazione a parte va fatta per l’acido ialuronico, sostanza ampiamente utilizzata nel trattamento del danno alla cartilagine articolare, ma meno frequentemente impiegata per contribuire a risolvere le lesioni tendinee. L’acido ialuronico rappresenta una componente essenziale del liquido sinoviale, presente sia a livello della cartilagine articolare che a livello del tendine. Quest’ultimo aspetto è spesso misconosciuto, per cui l’impiego dell’acido ialuronico nelle compromissioni tendinee viene spesso ignorato. Benché non si possa negare l’efficacia delle infiltrazioni di corticosteroidi, ampiamente utilizzate nella pratica clinica, sarebbe tuttavia necessario che nella valutazione della strategia terapeutica venisse effettuato un attento esame clinico e diagnostico, così da poter valutare l’opportunità dell’impiego dell’acido ialuronico piuttosto che del cortisonico, soprattutto in quei pazienti in cui il danno tendineo è in fase iniziale, e tale da non compromettere ancora la completa funzionalità di tutto il comparto articolare.

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È un corso di studio post-laurea o post-laurea specialistica (o magistrale) a carattere di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, pensato per studenti ma anche per professionisti che sentano la necessità di riqualificarsi. I Master forniscono conoscenze e abilità di carattere professionale, di livello tecnico-operativo o di livello progettuale.

I Master universitari possono essere di primo o secondo livello. Al Master di primo livello si può accedere se in possesso di almeno una laurea di primo livello; al Master di secondo livello si può accedere esclusivamente se in possesso di una laurea specialistica (o magistrale) oppure di una laurea di “vecchio ordinamento”.

Ogni Master ha durata di almeno 1 anno, con date di inizio e procedure di accesso diversificate. L’ammissione è riservata a un numero ristretto di partecipanti per garantire la guida personale di docenti e tutor. La selezione avviene attraverso colloqui o altre forme di verifica. Tutte le istruzioni circa le modalità di iscrizione sono riportate nei bandi Master, pubblicati progressivamente on line su questo sito a partire da settembre di ogni anno nelle pagine dedicate.

Al termine del corso si consegue un titolo di studio accademico, ovvero il Diploma di Master di primo o secondo livello.

Il percorso.

Per conseguire il titolo lo studente deve acquisire almeno 60 crediti formativi universitari, oltre a quelli acquisiti per la laurea (180) o per la laurea magistrale/specialistica (300). Gli obiettivi e i programmi dei Master sono stabiliti dalla struttura proponente il Master, rappresentata da un dipartimento o da una Facoltà stessa, e inseriti nel relativo Regolamento. I Master possono essere organizzati in collaborazione con enti o istituzioni, pubbliche o private. I corsi si articolano in lezioni in aula, studio individuale, esercitazioni, attività di laboratorio, e si concludono, di norma, con un periodo di tirocinio presso enti o imprese. Possono essere previste verifiche periodiche di accertamento delle competenze che vengono via via acquisite, comunque il corso si conclude con una prova finale. La frequenza è obbligatoria ed è incompatibile con la frequenza di altri corsi di studio di qualsiasi livello (corsi di laurea, laurea specialistica, laurea magistrale, scuole di specializzazione, corsi di dottorato, altri Master).

Dove porta.

I Master servono a sviluppare e ampliare conoscenze precedentemente acquisite e a tradurle in competenze professionali, ma possono anche servire per approfondire e potenziare capacità professionali sviluppate nel corso di esperienze lavorative: vi possono dunque accedere anche coloro che, purché laureati, siano già inseriti in contesti di lavoro. Università di medicina a roma.

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Dal 1° Novembre 2010, le Facoltà di Psicologia I e II e la Seconda Facoltà di Medicina e Chirurgia hanno dato vita alla nuova Facoltà di Medicina e Psicologia. Nel rispetto dell’identità e dell’autonomia delle due culture, il punto d’incontro è rappresentato dal comune obiettivo che è la felice e completa realizzazione della persona in tutti i suoi aspetti fisici, psichici e sociali.

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Il corso è articolato nei seguenti percorsi: ANALISI E MONITORAGGIO DEGLI ECOSISTEMI, PROGETTAZIONE E GESTIONE DEGLI SPAZI VERDI.

Anni Attivi: I,II Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Scienze del territorio e dell'ambiente agro-forestale [L] Scuola di: Agraria e Medicina veterinaria Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 8525 Anni Attivi: I,II,III Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Scienze e tecnologie agrarie [LM] Scuola di: Agraria e Medicina veterinaria Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 9235.

percorsi possibili: MEDICINA DELLEPIANTE, PRODUZIONI E BIOTECNOLOGIE VEGETALI, TECNICO-ECONOMICO E GESTIONALE.

Tutti (I e II anno)

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N° CASI.

Tabella 1.

I maggiori studi epidemiologici sulla FM evidenziano una frequenza nella popolazione generale compresa fra il 3 e il 4%, che aumenta progressivamente con l’età e nel sesso femminile fino a raggiungere l’8-9%: si tratta però di studi americani e canadesi, quindi su popolazioni con caratteristiche demografiche differenti da quelle europee. Di grande interesse è poi uno studio pilota europeo che nel 2003 ha valutato la prevalenza “possibile” (ricavata mediante interviste telefoniche e rapporti matematici) della FM nella popolazione generale in Francia e Portogallo, paesi molto simili all’Italia, risultata del 7,4 e del 10,4% rispettivamente. Recentemente tale tipo di studio è stato esteso ad una popolazione italiana di 1000 soggetti, ricavando una prevalenza possibile del 4,1% nella popolazione generale e del 6,9% nelle sole donne. Vista l’esiguità del campione e la metodologia utilizzata tali dati sono solo indicativi, verosimilmente comunque sottostimati; si potrebbe dunque ipotizzare una prevalenza in Italia nella popolazione generale intorno al 6-7% (che significa tra i 3 e i 4 milioni di individui affetti). La FM sarebbe quindi confrontabile per frequenza alla artrosi che da anni viene considerata la più diffusa malattia reumatica con importanti implicazioni socio-economiche. La frequenza di FM nei pazienti che si rivolgono allo specialista reumatologo per dolore osteo-articolare è di circa il 20-25%. La FM è molto più frequente nel sesso femminile rispetto a quello maschile (da 5 a 20 volte) e l’esordio dei sintomi si verifica più spesso nella classe di età compresa tra i 20 e i 30 anni, ma poiché la progressione è lenta, spesso i pazienti si abituano ai sintomi finché questi diventano difficilmente sopportabili e si rivolgono pertanto al medico in età più avanzata.

SINTOMATOLOGIA.

Oltre ai due sintomi principali, dolore e stanchezza, molte altre manifestazioni cliniche possono far parte del quadro della FM e, come detto, la varia associazione di tali multiformi sintomi può in parte spiegare le difficoltà nel diagnosticare tale malattia. Di seguito vengono elencati i sintomi più spesso riferiti dai pazienti. 1) Rigidità: sensazione di rigidità generalizzata oppure localizzata al dorso o a livello lombare, soprattutto al risveglio, ma anche se si resta per qualche tempo fermi nella stessa posizione (seduti o in piedi). 2) Astenia e disturbi del sonno: Circa il 90% dei pazienti affetti da sindrome fibromialgica riferisce astenia (affaticamento) moderata o severa, ridotta resistenza alla fatica o una specie di stanchezza che ricorda quella normalmente riferita in corso di influenza o in mancanza di sonno. Qualche volta la stanchezza è più importante della sintomatologia dolorosa muscolo-scheletrica. I pazienti con fibromialgia possono avere una stanchezza simile a quella riscontrata in un’altra patologia correlata denominata sindrome da affaticamento cronico (CFS) INSERIRE LINK. Alcuni pazienti con fibromialgia hanno sintomi da sindrome da affaticamento cronico e viceversa. Le due sindromi spesso si sovrappongono e può essere impossibile distinguerle. La maggior parte dei pazienti affetti da sindrome fibromialgica riferisce disturbi del sonno: più che difficoltà ad addormentarsi si tratta di frequenti risvegli notturni e sonno non ristoratore; la fase profonda del sonno è spesso disturbata. Il sonno può essere leggero con continui risvegli notturni. Solitamente il paziente al risveglio si sente ancora affaticato come se non avesse dormito affatto. Alcune volte si associano disturbi del sonno quali la “ Sleep Apnea “. Viene considerata specifica della FM la cosiddetta “ anomalia alfa-delta “: non appena viene raggiunto il sonno “profondo” (caratterizzato da onde delta all’elettroencefalogramma) si ha un brusco ritorno verso il sonno “superficiale” (caratterizzato da onde alfa). La ricerca ha evidenziato che l’interruzione della fase profonda del sonno può alterare importanti funzioni del corpo e la percezione del dolore. La mancanza di sonno profondo, fase nella quale i muscoli si rilassano e recuperano la stanchezza accumulata durante il giorno, spiega molti dei sintomi della FM (stanchezza persistente, risvegli notturni, sonno non ristoratore). Può pertanto essere necessario assumere farmaci che migliorino la qualità del sonno. 3) Mal di testa o dolore al volto: la cefalea, specialmente di tipo muscolotensivo, o l’emicrania sono comuni nel paziente fibromialgico. Il mal di testa si caratterizza come cefalea nucale, temporale o sovraorbitaria oppure emicrania, molto spesso ad andamento cronico (cioè il paziente riferisce di soffrire di mal di testa “da sempre”). Frequentemente i pazienti con FM presentano dolore a livello mascellare o mandibolare e in questi casi la sintomatologia viene confusa con una artrosi o una disfunzione della articolazione temporo-mandibolare. Tale diagnosi, soprattutto in pazienti giovani, deve fare sospettare una FM. 4) Acufeni: fischi o vibrazioni all’interno delle orecchie. Possono essere originati da spasmi dei muscoli tensivi del timpano. 5) Disturbi della sensibilità: in particolare formicolii, diffusi a tutto il corpo oppure limitati ad un emisoma (cioè la metà destra o la metà sinistra del corpo) o ai soli arti. Inoltre diminuzione della sensibilità, senso di intorpidimento o di “addormentamento” con la stessa distribuzione. 6) Disturbi gastrointestinali: difficoltà digestive, acidità gastrica, dolori addominali spesso in relazione ai cambiamenti climatici o a fattori stressanti, e quindi classificate come “gastrite da stress”. Nel 60% dei pazienti con FM si associa una sindrome del colon irritabile (la cosiddetta “colite spastica”): alternanza di stipsi e diarrea con dolori addominali e meteorismo. 7) Disturbi urinari: caratteristica della FM è una aumentata frequenza dello stimolo ad urinare o una vera e propria urgenza minzionale in assenza di infezione delle urine. Più raramente si può sviluppare una condizione cronica con dolore a livello vescicale, definita “cistite interstiziale”. 8) Dismenorrea: molte delle dismenorree di notevole entità e scarsamente responsive alla terapia sono giustificate da una FM non diagnosticata. Anche il vaginismo (dolore durante il rapporto sessuale) è caratteristico della FM. 9) Alterazioni della temperatura corporea: alcuni pazienti riferiscono sensazioni anomale (non condivise dalle altre persone che stanno intorno a loro) di freddo o caldo intenso diffuso a tutto il corpo o agli arti. Non è rara una eccessiva sensibilità al freddo delle mani e dei piedi, con cambiamento di colore delle dita che possono diventare inizialmente pallide e quindi scure, cianotiche: tale condizione è nota come fenomeno di Raynaud. 10) Alterazioni dell’equilibrio: senso di instabilità, di sbandamento, vere e proprie vertigini spesso ad andamento cronico e che vengono erroneamente imputate all’artrosi cervicale o a problemi dell’orecchio. Poiché la FM coinvolge anche i muscoli oculari e pupillari i pazienti possono presentare nausea e visione sfuocata quando leggono o guidano l’automobile. 11) Tachicardia: episodi di tachicardia con cardiopalmo che portano spesso i pazienti con FM al Pronto Soccorso per paura di una malattia cardiaca, soprattutto se si associa dolore nella regione sternale (costo-condralgia), molto frequente nella FM. 12) Disturbi cognitivi: difficoltà a concentrarsi sul lavoro o nello studio, “testa confusa”, perdita di memoria a breve termine (in inglese tali manifestazioni vengono definite “fibro-fog”, cioè annebbiamento fibromialgico). Non esiste alcuna evidenza che questi problemi possano divenire più seri con il passar del tempo. Simili riscontri clinici sono stati notati in molte persone con alterazioni del tono dell’umore, disturbi del sonno o altre patologie croniche. 13) Sintomi a carico degli arti inferiori: sono rappresentati più spesso da crampi e meno frequentemente da movimenti incontrollati delle gambe che si manifestano soprattutto di notte (“Restless leg Syndrome” o “Sindrome delle gambe senza riposo”). 14) Allergie: una buona parte dei pazienti fibromialgici riferisce ipersensibilità a numerosi farmaci, allergie alimentari di vario tipo, allergie stagionali. Pur essendo queste manifestazioni comuni nella popolazione generale, in un sottogruppo di pazienti affetti da FM le allergie sono molteplici e rappresentano un aspetto preminente della malattia tale da impedire la normale alimentazione, lo svolgimento della attività lavorativa, ecc. In questi casi viene a configurarsi il quadro della cosiddetta “ Multiple Chemical Sensitivity Sindrome “, o Sindrome delle Intolleranze Chimiche Multiple, nella quale i pazienti risultano ipersensibili a moltissime sostanze, dai farmaci ai cibi a sostanze chimiche di vario tipo, con gravi limitazioni nella vita quotidiana. 15) Ansia e depressione: i cambiamenti del tono dell’umore o del pensiero sono comuni nella fibromialgia. Molti individui si “ sentono giù ” sebbene solo il 25% dei pazienti siano dei reali depressi o possano riferire disturbi d’ansia. Molti pazienti affetti da FM riferiscono manifestazioni ansiose (a volte con attacchi di panico) e/o depressive. Questa associazione ha fatto sì che in passato la FM venisse considerata come un processo di somatizzazione in soggetti ansiosi o depressi e purtroppo ancora oggi molti medici sono legati a questa ormai superata definizione. I numerosi studi sul rapporto tra ansia/depressione e FM hanno dimostrato inequivocabilmente che la FM non è una malattia psicosomatica e che gli eventuali sintomi depressivi o ansiosi sono un effetto piuttosto che una causa della malattia. Una reazione depressiva è infatti comune a tutte le malattie che comportano un dolore cronico, come ad esempio la artrite reumatoide o l’artrosi.

disturbi del sonno (sonno notturno poco profondo e non ristoratore) cefalea muscolotensiva o emicranica sensazione di stanchezza (astenia) rigidità mattutina (specie al collo e alle spalle) colon irritabile (stipsi e/o diarrea) parestesie (costituite da formicolii e sensazioni simili a punture) bruciore a urinare sensazione di gonfiore alle mani dolori al torace perdita di memoria difficoltà di concentrazione disturbi della sfera affettiva (ansia e/o depressione)

EPIDEMIOLOGIA.

Chiunque si occupi di malattie reumatiche non ha difficoltà a riconoscere che la FM è la patologia che si incontra più frequentemente, soprattutto nell’attività ambulatoriale. Ciò nonostante non ci sono dati attendibili sulla reale frequenza della FM in quanto tale malattia continua ancora oggi ad essere ampiamente sottostimata e raramente diagnosticata. Basti pensare all’ambulatorio del medico di medicina generale e a quanti pazienti ogni giorno visita in quanto lamentano uno o più di questi sintomi: dolori muscolari, cefalea, vertigini, epigastralgie, insonnia, dolori addominali, astenia, parestesie, tachicardia. Una buona parte è certamente affetta da FM senza saperlo. I dati epidemiologici di cui disponiamo sono relativi a valutazioni eseguite in:

studi su popolazione sana, di cui alcuni recentissimi, che documentano una prevalenza compresa tra il 2 e il 4% (con valori notevolmente più elevati se si scorporano i dati per la sola popolazione femminile: 8-10% circa) studi su pazienti ricoverati in ambiente internistico che evidenziano prevalenze nell’ordine del 10% studi su pazienti valutati in ambiente reumatologico dove la prevalenza raggiunge il 25%

Tra gli ultimi lavori di tipo epidemiologico, due rivestono particolare interesse:

1- Il primo è uno studio di popolazione, pubblicato nel 1999, che ha coinvolto 3395 abitanti della cittadina canadese di London (The London Fibromyalgia Epidemiology Study). Sono stati individuati 100 casi di FM (86 femmine e 14 maschi: rapporto F/M=3:1), con una prevalenza quindi del 3.3%. La prevalenza nel sesso femminile era pari al 4.9% per salire al 8% nella classe d’età 55-64 anni. Sono stati individuati una serie di fattori di rischio per la FM: oltre al sesso femminile, età media, livello di istruzione inferiore, reddito basso, essere divorziati. A tutt’oggi questo rimane lo studio più ampio e rigoroso effettuato. 2- Il secondo è uno studio pubblicato nel 2005 che rientra in un progetto iniziato nel 2003 con uno studio a livello europeo (The Feel Study: Fibromyalgia Epidemiology European Large Scale Survey) per valutare la prevalenza “possibile” della FM nella popolazione generale. La metodologia utilizzata è quella delle interviste telefoniche per raggiungere il maggior numero possibile di individui: il numero dei pazienti “possibili” veniva poi corretto con un coefficiente calcolato dallo studio canadese di cui sopra (rapporto tra FM teoriche e FM confermate dalla visita reumatologica). In tale modo è stato possibile calcolare la prevalenza possibile della FM in: a) Francia (su campione di 1000 abitanti): 4,3% della popolazione generale (6,1% delle donne e 0,5% degli uomini) – b) Portogallo (su campione di 500 abitanti): 6,1% della popolazione generale (8,8% delle donne e 0,7% degli uomini) – c) Italia (su campione di 1000 abitanti): 4,1% della popolazione generale (6,9% delle donne e 0,3% degli uomini).

PATOGENESI.

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