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Segreteria Studenti di Medicina e Chirurgia: via Savonarola 9 - 44121 Ferrara Tel.: +39 0532 293207 (sportello telefonico dalle 12 alle 13) Dipartimento di medicina e chirurgia.

Benvenuto sul nuovo portale della Scuola di Medicina.

Prof. Petrini Mario.

Prof. Taddei Stefano.

Organo di coordinamento dei tutor:

Prof. Ruffoli Riccardo (presidente)

Prof.ssa Salvetti Alessandra.

Prof. Spinelli Claudio.

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■ 21 septembrie 201 7 – reconfirmarea pentru locurile neconfirmate în perioada 19-20 septembrie 2017;

■ 22 septembrie 201 7 – predarea listelor finale la Rectorat şi afişarea lor, după semnare, la sediul facultăţii.

Înscrierile se fac la secretariatul Facultăţii de Medicină şi Farmacie, situat în Oradea, str. P-ţa 1 Decembrie, nr.10, de luni până vineri între orele 9 00 -16 00, Sâmbătă și Duminică între orele 9 00 -1 2 00.

Taxa de înscriere la concursul de admitere – 150 RON Taxa de înmatriculare – 100 RON Taxa pentru contestații – 150 RON Taxa procesare dosar ( numai pentru studenții străini) – 150 EURO Taxa anuală de școlarizare – 2600 RON/ an ( se plătește în 3 tranșe). Pentru cei ce plătesc integral taxa de școlarizare, se acordă o reducere de 5%.

Înscrierea la concursul de admitere.

La programele de studii de MASTERAT din cadrul Facultății de Medicină și Farmacie se pot înscrie absolvenți de studii superioare cu diplomă de licență din domeniul Sănătate și domenii înrudite.

Pentru înscrierea la concursul de admitere, candidaţii, vor completa o cerere tip de înscriere în care vor menţiona, sub semnătură proprie, toate datele solicitate în formularul respectiv.

La cererea – tip de înscriere se anexează următoarele acte:

a) Diploma de licență sau diploma echivalentă cu aceasta, în original + suplimentul la diplomă sau copie legalizată ( în cazul în care candidatul prezintă copie legalizată, ea va fi însoţită de adeverinta doveditoare a depunerii originalului la înscrierea la o altă facultate ) sau adeverință eliberată de către instituția de învățământ (în cazul absolvenților care au susținut examenul de licență în anul 2017);

b) Diploma de bacalaureat în original sau copie legalizată ( în cazul în care candidatul prezintă copie legalizată, ea va fi însoţită de adeverinta doveditoare a depunerii originalului la înscrierea la o altă facultate ).

c) Certificatul de naştere în copie simplă + originalul pentru conformitate;

d) Certificat de căsătorie în copie simplă + originalul pentru conformitate, dacă este cazul;

e) Adeverinţa medicală tip, eliberată de medicul de familie, din care să rezulte că este apt pentru facultatea la care candidează și care să ateste starea de sănătate;

f) 2 fotografii tip buletin;

g) Carte de identitate copie simplă sau copie paşaport + original pentru conformitate;

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In quanto,gli shoppers (sacchetti di carta o plastica distribuiti ai clienti di negozi per il trasporto di prodotti acquistati al minuto) biodegradabili e compostabili ultraleggeri che vengono usualmente adoperati negli esercizi commerciali, in quantità non trascurabili (dovendo contenere varie tipologie di frutta e verdura dal peso e prezzi diversi), a seguito della nuova disposizione:dal primo Gennaio 2018, vengono ceduti al prezzo medio di 2 centesimi ( pari ad una spesa, per famiglia,di 15-20 euro l’anno), riscontrabile sullo scontrino o sulla fattura di acquisto, destinati in parte al negozio ed in parte allo Stato.

A differenza dei vecchi sacchetti di plastica che venivano, apparentemente, distribuiti gratuitamente, dato che il loro costo veniva pagato dagli esercenti che, però, lo ricaricavano poi sul prezzo finale dei prodotti.

Il Consiglio, a tal proposito, tiene a precisare che, in riferimento alla normativa nazionale e comunitaria, gli scopi principali dell’imposizione del pagamento dei contenitori “ bio “hanno come obiettivo quello di:

disincentivare l’abuso e gli sprechi, attraverso una maggiore responsabilizzazione da parte dei consumatori ( come dimostra l’esperienza condotta in Irlanda, dove una tassa sullo shopper di 22 centesimi di euro ha determinato una riduzione del consumo del 90 % ); e ridimensionare il grave inquinamento prodotto della enorme presenza delle buste di plastica nell’Ambiente. Dove, una volta abbandonati, vi rimangono da un minimo di 200 ad un massimo di mille anni,causando, fra l’altro: allagamenti conseguenti all’intasamenti degli scarichi; la morte di centinaia di migliaia di uccelli ed altri animali marini; la formazione negli Oceani, insieme a rifiuti di altra natura,di grandi “ Isole di spazzatura “, fra le quali: il “Pacific Trash Vortex” (Vortice di spazzatura a Nord dell’oceano Pacifico ) che,secondo alcune stime,si estenderebbe fino a 10 milioni di Km2, ma che gli scienziati ritengono ricopra 1, 6 milioni di Km2 ( pari a circa 5,3 volte la superficie dell’Italia isole comprese): e il “South Pacific Garbage Patch” ( Macchia di immondizia a Sud dell’0ceano Pacifica ),di ben 2,6 milioni di Km quadrati, individuata da recente da un team di oceanografi dell’Algalita Marine Research Foundation, attraverso l’ inequivocabile acquisizione di prove e raccolta di campioni. La maggior parte dei quali non sono costituiti da bottiglie o sacchetti, bensì da detriti più piccoli di un chicco di riso e microframmenti che si estendono in verticale ed orizzontale, formando un ammasso simile ad una nuvola di smog che i pesci ingeriscono, scambiandoli per plancton; oltre ai devastanti effetti sul clima.

Come dimostrano i calcoli elaborati dall’Agenzia per l’ambiente, secondo i quali, per produrre un Kg dei sacchetti di polietilene ad alta densità occorrono ca. 900 grammi di petrolio, dai quali derivano emissioni climalteranti relativi alla formazione di 2 Kg di CO2 ( Anidride carbonica ) equivalenti. E poiché in Italia, secondo Legambiente, si producono 300.000 tonnellate (pari a 20 miliardi di sacchetti, corrispondenti ad un consumo pro-capite di ca. 250 all’anno ) di shopper provenienti dal petrolio ( a fronte dei 500 – 1000 e 100 miliardi di sacchetti di plastica che vengono consumati annualmente, rispettivamente: nel mondo ed in Europa),si ha un’emissione in atmosfera di ben 200.000 tonnellate di Co2.

Situazione che induceva l’Italia a correre ai ripari, con un Dispositivo della Legge Finanziarie del 2007, che recepiva una Direttiva Comunitaria del Dicembre 1994 ( la 94/62/Ce ), relativa al divieto,a partire dal primo Gennaio 2011, della produzione e commercializzazione di shopper non biodegradabili “ a canottiera “ ( cioè con i manici ) destinati all’alimentazione,con la concessione di qualche mese, dalla decorrenza del divieto, a supermercati e negozi per consentire lo smaltimento delle scorte.

Dispositivo che, fra l’altro, prevedeva la sostituzione dei sacchetti di plastica con i cosiddetti eco-shopper in carta o “ bioplastica “. Cioè con polimeri biodegradabili, compostabili, dello spessore inferiore a 15 micron( 15 millesimi di millimetro ) ricavati, prevalentemente, da amido di Mais, di Patate e Girasole.

Denominazione di polimeri dei quali è bene precisare la differenza, per evitare di considerarli dei sinonimi, mentre esistono sostanziali differenze ai fini della loro composizione e destinazione d’impiego, come di seguito specificato:

Oxo-degradabili: plastiche convenzionali ( Polietilene –PE-; Polipropilene –PP-; Polistirolo –PS-; Polietilentereftalato – PET - ) che si ottengono dal petrolio con l’aggiunta di additivi che consentono lo sgretolamento in piccolissimi pezzi sotto l’effetto del calore, dell’ossigeno e della luce solare. I sacchetti realizzati con questo tipo di plastica sono difficilmente biodegradabili, non compostabili e non riciclabili (a differenza delle normali plastiche) e contengono alcuni componenti (cobalto e manganese) che potrebbero nuocere alla salute dell’uomo e dell’ambiente.

Se poi finiscono in mare vengono scambiati per plancton dai pesci e quindi ingeriti, per poi, tramite la catena alimentare, giungere sulle nostre tavole. Per cui, ai fini di non trarre in inganno i consumatori, alcuni autorevoli esponenti dell’industria del settore propongono di sostituire “ degradabili”con la più appropriata definizione di “ oxo-frammentabili” oppure “ termo o foto frammentabili”;

Biodegradabili: capacità dei sacchetti di dissolversi naturalmente mediante l’azione di microbi, calore ed umidità. Al termine del processo di degradazione le sostanze organiche di partenza vengono trasformate in sostanze inorganiche, quali acqua, anidride carbonica e metano, senza il rilascio di elementi inquinanti. Tale processo, però, comporta tempi di trasformazione più lunghi ( La normativa europea stabilisce che un prodotto per essere definito biodegradabile deve decomporsi del 90% entro 6 mesi )rispetto quelli della frazione umida e quindi non possono essere adoperati come contenitori della stessa destinata al compostaggio; Compostabile o Bioplastica: capacità del materiale organico di essere riciclato nella frazione dell’umido, trasformandosi, in meno di 3 mesi, in Compost mediante il processo, in condizioni controllate, di decomposizione biologica della sostanza organica. Compost che è un materiale ricco di humus, di flora batterica attiva e microelementi, che può essere impiegato come fertilizzante in agricoltura e contro l’inaridimento dei suoli; Rinnovabile: caratteristica di un prodotto legata alle materie prima di origine vegetale e animale utilizzate per produrlo. Infatti, per la produzione di 100 sacchetti bio occorrono 1 Kg di mais ed 1 Kg di olio di semi di Girasole. Piante queste,capaci di rigenerarsi in tempi brevi, al contrario delle materie prime provenienti da fonti fossili esauribili (petrolio).

Sacchetti che, secondo i calcoli di Legambiente, in Italia se ne consumano ca. 10 miliardi, per produrre i quali occorrono 30 mila ettari coltivati a Mais (Cereale del quale l’Italia, per coprire il fabbisogno, ne importa già il 35 %), ai quali si aggiunge la richiesta,in continuo aumento, di aree coltivabili per la produzione di agrocarburanti. Il che comporta un considerevole impiego di acqua irrigua, antiparassitari e fertilizzanti chimici che inquinano le falde acquifere e immettono nell’aria gas serra. Un dispendio di preziose materie prime e conseguenze di natura ambientale che non possono trovare una plausibile convenienza nella fornitura di materiale monouso ( al più riusabile per contenere i rifiuti organici ) che, a detta di Silvia Ricci, coordinatrice della campagna “ Porta la sporta “, si può giustificare soltanto per una temporanea soluzione di emergenza.

In tal senso, una risposta valida e di immediata attuazione, se presa in considerazione dalla maggior parte dai Cittadini, potrebbe trovare riscontro nella semplice, ma efficacissima, applicazione della regola delle “4 R “:Rifiuta ( l’usa e getta); Riduci ( al minimo indispensabile le confezioni); Riusa (nel caso specifico, quanto più possibile, i contenitori ) e Ricicla (per ottenere nuovi prodotti, quando viene a mancare la possibilità di usare ancora quelli originali).

Ipotesi che trovano già, anche se in parte,riscontro nell’impiego delle borse di tela da esporto (per contenere e portar via i vari prodotti acquistati) e nei trolley.

Altra interessante soluzione che potrebbe trovare il favore della moltitudine di utenti dei supermercati e dei negozi di generi alimentari e contribuire a ridurre l’impiego di preziose materie prime, è una borsa in cotone e rete molto resistente, durevole e di modico prezzo, progettata e realizzata da una Azienda di Asti, destinata, secondo il suo Amministratore delegato, a sostituire i sacchetti trasparenti da pesare,a pagamento, contando sulla disponibilità e condivisione degli esercenti di dotarsi di bilance con la tara predisposta all’utilizzo del descritto contenitore.

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Autore: Gianpiero Pettiti.

______________________________ Aggiunto/modificato il 2009-07-19. Il Rinascimento. Politica e cultura - Tra pace e guerra. Le forme del potere: LE PROFESSIONI LIBERALI.

Le professioni liberali.

1. Premessa. Il patriziato veneziano e le professioni liberali.

Come ha ben osservato Carlo Maria Cipolla, uno studio sui ceti dirigenti delle città italiane del tardo Medio Evo e della prima Età moderna non può assolutamente trascurare coloro che esercitavano le professioni liberali: fra essi si distinguevano soprattutto i medici, gli avvocati e i notai, in qualche misura eredi del ruolo svolto dai chierici in epoche più antiche (1). L'emergere di questi gruppi professionali non era sfuggito all'attenzione dei contemporanei, anche per le sue rilevanti conseguenze in campo culturale: già intorno al 1300 il prestigio sociale ed il benessere economico legati all'esercizio delle professioni rappresentavano una delle principali attrattive degli studi universitari, da cui uscivano numerosi dottori, non più solo in teologia o in legge, ma ora anche in medicina. Ed è ben nota la reazione di sdegno e di moralistica riprovazione dell'Alighieri, che ripetutamente nelle pagine del Convivio ebbe a distinguere il "vero filosofo", quale egli aspirava ad essere, dalla ben diversa figura di "colui che è amico di sapienza per utilitade, sì come sono li legisti, li medici e quasi tutti li religiosi, che non per sapere studiano ma per acquistare moneta o dignitade" (2).

Nel volgere la nostra attenzione alla specifica situazione veneziana potremo utilmente tener conto, anche per epoche più tarde, dell'ottica dantesca, che ha il merito di abbracciare con un medesimo sguardo le professioni liberali ed il clero: infatti a Venezia le tradizionali relazioni fra la Chiesa e la Signoria trovarono singolare espressione in un persistente e generalizzato ricorso al notariato ecclesiastico fino alle soglie del '500, laddove negli altri Comuni italiani il notariato laico si era pienamente affermato già nei secoli XI-XII (3).

Come il notariato, così pure l'avvocatura e l'esercizio della professione medica presentano nella Venezia del '400-'500 talune peculiarità, per la cui comprensione è necessario risalire a fatti e situazioni di epoca più antica. Indispensabile, innanzi tutto, richiamarsi alle durevoli conseguenze della "Serrata": anche quando la si voglia considerare come un processo storico non ancora pienamente concluso fino agli anni '20 del '300, è tuttavia certo che essa ebbe l'effetto di circoscrivere in modo permanente il ceto dirigente del Comune, individuando il patriziato sulla base del diritto ereditario all'ingresso nel maggior consiglio (4).

Posta questa fondamentale distinzione fra patrizi e non patrizi, resta da vedere quali professioni fossero aperte alla nobiltà veneziana, e da quali invece essa si astenesse. Gli orientamenti del patriziato nei confronti della mercatura e dell'attività bancaria mutarono profondamente nel corso del '500; non vi furono invece svolte altrettanto radicali nelle scelte relative all'esercizio delle libere professioni. Sotto quest'aspetto, dunque, valeva già per il patriziato del '400-'500 quella netta distinzione fra l'avvocatura e le altre professioni liberali, così chiaramente rilevata ancora in pieno '700 dalle Memorie di Carlo Goldoni (5): "Un nobile veneziano, un patrizio, membro della repubblica, mentre non si degnerebbe di fare il negoziante, o il banchiere o il notaio o il medico o il professore universitario, abbraccia l'avvocatura, ne fa esercizio a Palazzo e dà agli altri avvocati [non nobili> il nome di colleghi".

All'avvocato Goldoni bastava segnalare la particolare dignità e le singolari prerogative della sua professione, non disdegnata nemmeno dai nobili. Ma perché proprio l'avvocatura e non, per esempio, la medicina o l'insegnamento universitario? Per quanto riguarda le cattedre dello Studio patavino, una risposta circostanziata può fondarsi su precise deliberazioni del governo veneziano. Dopo la conquista di Padova, la Signoria, come è noto, impose ai propri sudditi di studiare presso quell'Università, se volevano vedere riconosciuta la validità del titolo di studio; ma al tempo stesso si volle salvaguardare l'alto livello del corpo docente e l'internazionalità del suo reclutamento, il che imponeva di contrastare gli interessi particolaristici dei Padovani e della stessa nobiltà veneziana. Così, mentre nell'ultima fase del dominio carrarese, tra la fine del '300 e i primi anni del '400, alcuni nobili veneziani avevano coperto il ruolo di docenti di materie legali (6), dopo la conquista, e specialmente nella seconda metà del '400, si manifestò una netta ostilità del governo veneziano a questo tipo di nomine: nel 1463 fu vietato che il rettore dei giuristi fosse veneziano o padovano; nel 1477 fu interdetto ai Veneziani l'esercizio retribuito della lettura e nel 1479 fu vietato alla nobiltà veneziana anche l'accesso alle cattedre non retribuite (7). Sicché in conclusione i nobili dediti agli studi dovettero accontentarsi di poter concorrere in patria all'insegnamento filosofico nella scuola di Rialto: una cattedra che dopo la metà del '400 fu sempre appannaggio di intellettuali patrizi, come Domenico Bragadin, Antonio Corner, Francesco Bragadin, Antonio Giustinian, Sebastiano Foscarini ed il dottissimo Nicolò da Ponte, che poi fu doge (8).

Invece le cattedre della scuola di San Marco, a indirizzo umanistico, furono assegnate a letterati non patrizi, per lo più forestieri, come il riminese Pietro Perleoni, o come Benedetto Brugnoli da Legnano, Marc'Antonio Sabellico, che era originario della campagna romana, e l'udinese Gregorio Amaseo, che fu anche assessore con vari rettori veneti in Terraferma. In una seconda cattedra, fondata dal senato nel 1460, insegnarono fra gli altri Giorgio da Trebisonda, Giorgio Merula, che era nativo di Alessandria, il piacentino Giorgio Valla, e Marco Musuro, un greco di Creta, che fu collaboratore prezioso di Aldo Manuzio. Più raramente furono nominati dei letterati veneziani, ma sempre non patrizi, come il chierico Egnazio (Giovan Battista Cipelli), corrispondente di Erasmo ed amico di Gasparo Contarini, e Vettor Fausto (9).

Fino alla metà del '500 furono queste le uniche scuole veneziane direttamente finanziate dalla Signoria; fuori di esse, i numerosi maestri, chierici e laici (10), sperimentavano le incertezze e i rischi di un'attività pedagogica condotta privatamente, che di rado poteva portare a risultati soddisfacenti sia sotto il profilo culturale, sia sul piano economico. A questa difficoltà di affermazione non erano riusciti a sottrarsi neppure pedagogisti illustri, come, nella prima metà del '400, Guarino da Verona e Vittorino da Feltre: non è da chiedere se una simile carriera potesse interessare al patriziato, che si accostava all'umanesimo con ben altro spirito, nella consapevolezza della propria appartenenza al ceto dirigente (11).

Più complesse, anche perché non facilmente riconducibili a precise norme statutarie o a deliberazioni dei consigli veneziani, sono le ragioni per cui il patriziato si astenne dall'esercizio della medicina, mentre in un primo tempo riservò a sé l'avvocatura, salvo poi ad aprirla, con qualche limitazione, ai non nobili e persino ai sudditi della Terraferma. Le pagine che seguono tentano appunto di spiegare le motivazioni politico-istituzionali e socio-economiche che furono alla base di tali scelte.

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La votazione di 30/30 con lode sarà assegnata a coloro che hanno ottenuto punteggio pieno in tutti e tre i moduli.

Per il superamento dell'esame è necessaria la sufficienza in tutti e tre i moduli; in caso di insufficienza in un modulo, l'esito globale sarà considerato insufficiente e lo studente dovrà sostenere nuovamente tutti e tre i moduli.

VARIAZIONE ORARIO RICEVIMENTO STUDENTI.

SI COMUNICA CHE A DECORRERE DAL 21 AGOSTO 2017 IL RICEVIMENTO STUDENTI PER I TIROCINI CURRICULARI DEL CORSO DI LAUREA IN MEDICINA E CHIRURGIA POLO DI TORINO AVRA’ IL SEGUENTE ORARIO:

LUNEDI’ DALLE ORE 13:00 ALLE 15:00.

GIOVEDI’ DALLE ORE 13:00 ALLE 15:00.

PROPEDEUTICITA'

A seguito della delibera assunta dal Consiglio di Corso di Laurea del 26/1/2017 e della decisione della Commissione Consultiva Paritetica del Corso di Laurea riunitasi in data 06/03/2017, si comunica che a partire dal 1/10/2017 non sarà più possibile frequentare ADE e tirocini se non si sono sostenuti gli esami ad essi propedeutici, così come previsto dal Regolamento didattico del Corso di Studi.

Si ricorda, infatti, che per esami si intendono tutte le attività didattiche, anche quelle che prevedono il conseguimento di un giudizio di idoneità e non di una votazione.

Avviso per gli studenti frequentanti il tirocinio presso le strutture dell'ASO Mauriziano.

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ISCRIZIONI AGLI STUDENTI DEL 2° E 3° ANNO DI CORSO.

INSERIMENTO EDIZIONI (APPELLI) 5 E 26 MAGGIO 2018.

Per le modalità d'iscrizione allo stage, gli obiettivi formativi e il relativo calendario, consultare il programma dettagliato collegandosi al seguente link:

Si ricorda agli studenti che l'iscrizione ad una attività elettiva e la non partecipazione senza darne tempestiva comunicazione al responsabile della stessa, comporta la sospensione da tutte le attività elettive per un semestre come previsto dall'art.6 del Regolamento delle attività formative a scelta dello studente.

ISCRIZIONI AGLI STUDENTI DEL 2° e 3° ANNO DI CORSO.

Per le modalità d'iscrizione agli stage, gli obiettivi formativi e il relativo calendario, consultare il programma dettagliato collegandosi al seguente link:

N° Edizioni 3 per studenti secondo anno:

1° Edizione Data 16-17-18 Aprile 2018 Orario 8:30 -16:30.

2° e 3° Edizione Data 2-3-4 Maggio 2018 e 7-8-9 Maggio 2018 Orario 8:30 -16:30.

N° Edizioni 3 per studenti terzo anno:

4° Edizione Data 8-9-10 Maggio 2018 Orario 8:30 -16:30.

5° e 6° Edizione Data 4-5-6 Giugno 2018 e 11-12-13 Giugno 2018 Orario 8:30 -16:30.

Si ricorda agli studenti che l'iscrizione ad una attività elettiva e la non partecipazione senza darne tempestiva comunicazione al responsabile della stessa, comporta la sospensione da tutte le attività elettive per un semestre come previsto dall'art.6 del Regolamento delle attività formative a scelta dello studente.

Si informa che mercoledì 2 maggio u.s. è stato pubblicato sul Portale di Ateneo il bando relativo al progetto "Tutorato matricole" a.a. 2018/19. Il bando, che si allega al presente avviso, è altresì consultabile al seguente link https://www.unito.it/universita-e-lavoro/opportunita-ed-esperienze-di-lavoro/chi-studia/collaborazioni-tempo-parziale.

Si ricorda che si tratta di un concorso riservato agli studenti regolarmente iscritti all'Università degli Studi di Torino finalizzato all'assegnazione, nel corso dell'anno accademico 2018/2019, di collaborazioni a tempo parziale della durata di 100 o 200 ore (come indicato nella Tabella n. 1 del bando in allegato) per collaborare con i docenti nello svolgimento di attività di tutorato rivolte alle matricole.

Si riepiloga di seguito il calendario delle tempistiche relative alle fasi di candidatura, selezione e inizio delle attività di tutorato previste:

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