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Anni Attivi: I e II anno Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Geologia e territorio [LM] Scuola di: Scienze Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 8027.

Il piano di studi prevede due curricula:

- Curriculum A Rischio Idrogeologico.

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Anni Attivi: I e II anno Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Informatica [L] Scuola di: Scienze Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 8009.

Curriculum A: Tecniche del software.

Curriculum B: Informatica per il management.

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Associazione culturale e di ricerca scientifica aderente al CNUPI, Consorzio Nazionale delle Università Popolari Italiane, dotato di personalità giuridica riconosciuta con Decreto Legge pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n° 203 del 30.8.1991 dal Ministero dell’Istruzione, dellʼUniversità e della Ricerca scientifica e tecnologica.

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I VERI PADRONI della SANITA' nel MONDO La descrizione del meccanismo che nel secolo scorso permise ai grossi capitali finanziari di impadronirsi dell’intero sistema medico americano e non solo, attraverso il controllo dell’insegnamento universitario, i Rockefeller amavano chiamarla “filantropia efficiente”, e' qui ben descritto. Purtroppo il medico che volesse domandarsi oggi da dove nascano tante di quelle “certezze” che gli vengono contestate. da chi non si fida più della medicina ufficiale, dovrà risalire di quasi un secolo per trovarne l’origine. D’altronde, è lui stesso ad insegnare che il miglior rimedio contro una malattia non sia la semplice rimozione del sintomo, ma quella della causa stessa.

By Marcello Pamio – 5 giugno 2017.

Dal 29 maggio al 1 giugno 2017 si è tenuto a Napoli il 73° Congresso Nazionale di Pediatria organizzato dalla SIP, la Società Italiana di Pediatria. Al congresso si sono visti passeggiare tranquillamente medici tra gli stand delle case farmaceutiche accorse per promuovere i loro prodotti e tra queste ci sono anche le aziende che producono vaccini pediatrici…

Nel documento del «Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale» del Ministero della Salute datato 17 gennaio 2017 si legge alla fine che è stato formulato con il contributo di quattro società scientifiche: SItI (Società Italiana di Igiene), FIMMG (Federazione Italiana di medici di famiglia), FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e la SIP (Società Italiana di Pediatria).

vedi questo video sulle "sponsorizzazioni" (pagamenti) di Big Pharma alle associazioni mediche di categoria. http://vodpmd.la7.it.edgesuite.net/content/entry/data/0/296/0_5xo7uqhc_0_9zr4dygf_1.mp4?_=1 Fin qui nulla di strano se non fosse che 3 su 4 di queste associazioni prendono fondi dalle 4 più grandi multinazionali produttrici di vaccini: Glaxo Smith Kline, Pfizer, Sanofi e Merck. Un conflitto d’interessi molto preoccupante!

La FIMMG nel 2015 ha preso ma 750.000 euro da Merck per corsi di formazione.

La FIMP ha preso 94.000 euro da Glaxo Smith Kline e Pfizer.

La SIP circa 64.000 euro da Glaxo Smith Kline, Pfizer e Sanofi per organizzazione di eventi e sponsorizzazioni.

Secondo il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone: «c’è un conflitto d’interesse che stiamo cercando in qualche modo di risolvere». Speriamo qualcuno riesca a fare un po’ di luce nell’oscuro e inquietante intrigo tra industria farmaceutica, associazioni mediche e partiti politici.

Ebbene sì, a beneficiare dei soldi di Big Pharma ci sarebbero anche le FONDAZIONI POLITICHE legate a PARTITI…

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Può sembrare, ed è parzialmente vero, che in questo modo rischiasse di andare perduta una delle più positive novità della medicina delle Università: l'idea del suo carattere scientifico e non meramente empirico. È però probabile che proprio all'approccio eminentemente pratico di un patriziato avvezzo a ragionare secondo la categoria mercantile dell'"utile" si debba la sorprendente energia con cui il maggior consiglio impose nel 1368 la convocazione mensile del collegio medico, allargato per l'occasione ai medici "de gratia", per la discussione di casi clinici particolarmente interessanti; un obbligo analogo era previsto per il collegio chirurgico, cui venne inoltre affidata la lezione di anatomia che doveva celebrarsi ogni anno nel periodo invernale. Questa deliberazione, che certo risentiva anche degli sviluppi degli studi anatomici nelle Università di Bologna e Padova, fu opportunamente integrata nel 1370 da un'ancor più chiara disposizione, che impose al riluttante collegio dei "fisici" l'obbligo di partecipare alla pubblica anatomia e di sostenerne le spese assieme ai chirurghi, atteso che in questo modo i medici si sarebbero meglio informati sulla natura del corpo umano ("videndo ipsam notomiam comuniter informari possint de statu et condicionibus humani corporis") (33). Questi decreti riflettono un interesse per la solida preparazione anatomica dei medici destinato a durare nel tempo e a trasfondersi, con positivi risultati, nella politica culturale condotta da Venezia nello Studio di Padova, dopo la conquista della città nel primo '400.

Proprio con l'occupazione di Padova e delle altre città della Terraferma veneta, o forse già prima, con la crisi politica, militare e finanziaria della guerra di Chioggia (1378-1381), si apre sotto molti aspetti una nuova e diversa fase della storia della professione medica a Venezia. Infatti nel corso del '400 e del primo '500 muta progressivamente il rapporto fra il patriziato di governo ed il collegio dei medici fisici: questo corpo acquista nuova autorevolezza nel regolare i rapporti interni alla professione, mentre l'intervento diretto delle magistrature si fa meno frequente, oppure si specializza, come nel caso della nuova magistratura dei provveditori alla sanità (34).

Anche se la storia della medicina veneziana nel secolo XV è avvolta da una certa oscurità a causa della dispersione degli atti del collegio dei "fisici", non è impossibile ricostruire le tappe principali dell'ascesa di quest'antenato dei moderni ordini professionali (35). Fin dal 1384 i medici mossero all'attacco delle prerogative del maggior consiglio in merito alla concessione delle licenze per l'esercizio della professione: dovevano sentirsi appoggiati dalle massime magistrature e in particolare dai consiglieri ducali. Difatti questi ultimi si assunsero il compito di presentare al maggior consiglio le lamentele del priore dei medici e dei suoi consiglieri, secondo i quali da qualche tempo si erano troppo generosamente concesse licenze a varii medici ed empirici, senza consultare il competente collegio. Ne derivava il pericolo di funeste conseguenze per la salute dei Veneziani; ne scaturivano altresì gravi contrasti all'interno dello stesso corpo medico, giacché i medici nominati per grazia erano "ignorantes et imperiti", e tuttavia pretendevano di entrare a far parte del collegio, con "verecundia" degli altri suoi membri, che erano tutti "doctores et notabiles persone". La Signoria si era dunque convinta che occorresse provvedere "pro honore nostri Dominii": in pratica essa proponeva di far riesaminare daccapo, e questa volta nel collegio medico, quanti già avevano ottenuto la loro licenza dal maggior consiglio; il vantaggio derivante dal possesso di una "grazia" si sarebbe quindi ridotto a una semplice esenzione dal pagamento della tariffa che il collegio medico era solito riscuotere dagli aspiranti all'ammissione.

Il maggior consiglio bocciò subito questa proposta, in un impeto di sdegno che travolse anche il più moderato progetto di un altro consigliere ducale, il quale, discostandosi dalla maggioranza dei colleghi, si sarebbe accontentato di un parere preventivo del collegio medico, obbligatorio ma non vincolante, circa le "grazie" da votare nel maggior consiglio. Queste proposte non furono più ripresentate in questa forma (36).

Però l'impennata d'orgoglio del maggior consiglio era destinata a rallentare l'evoluzione in corso, ma non ad arrestarla definitivamente. Infatti, anche a prescindere dalla generale tendenza costituzionale verso una progressiva erosione delle competenze dell'assemblea sovrana (37), nel caso specifico delle grazie ai medici era fin troppo facile dimostrare l'inadeguatezza delle procedure tradizionali: inutile o dannoso affidare a una vasta assemblea politica un problema di routine, per il quale sarebbe semmai occorsa una competenza di tipo scientifico, che era meglio assicurata dal collegio medico, organo delegato, operante all'interno della cornice politico-istituzionale offerta dalle magistrature che sovrintendevano alle Arti.

Il patriziato di governo fece conoscere questo suo orientamento con modi indiretti: nel 1397, nel preambolo di una deliberazione del maggior consiglio in materia medico-legale, fu inserita l'osservazione secondo cui i più gravi inconvenienti derivavano dall'aver autorizzato all'esercizio della professione medica per via di grazia "multi barberii et medici ignorantes experientiam medicine" (38). E nel 1405 l'avogaria di comun, incaricata dalla Signoria di sovrintendere alla riorganizzazione dei collegi dei medici e dei chirurghi (dopo una breve e sfortunata fusione tra i due corpi), affidò ad essi il compito di far cessare lo scandalo della "copia imperitorum et barbitonsorum medentium" (39). Vennero poi meno nel corso del '400 le "grazie" del maggior consiglio per l'esercizio della professione medica e si accrebbero parallelamente le competenze dei due collegi, e specialmente di quello dei "fisici".

Fra tutti i problemi della professione medica, il più delicato era certamente quello dei medici privi di titolo dottorale. Documenti del 1442 ci mostrano il collegio dei fisici impegnato a studiare una soluzione definitiva, tramite amichevoli consultazioni con i colleghi del sacro collegio padovano (40). Va però precisato che in quest'epoca la questione aveva ormai mutato aspetto: essa non riguardava più tanto i barbieri e i ciarlatani, bensì coloro che, dopo aver compiuto studi universitari, non arrivavano al dottorato propter paupertatem. La laurea padovana era infatti molto cara; e come ha ben dimostrato il Le Goff il corpo docente dello Studio mostrava una sempre minore comprensione per le esigenze degli scolari poveri (41).

A giudicare dagli Statuti del collegio medico di Venezia, la cui approvazione risale al 1507, il problema venne in parte aggirato concedendo ai "viri docti in medicina" di sostenere presso il collegio veneziano un esame di licenza, sulla base del Canone di Avicenna e degli Aforismi di Ippocrate: i candidati giudicati idonei sarebbero stati abilitati all'esercizio della professione, ma non all'ingresso nel collegio, per l'ammissione al quale era rigorosamente richiesta una laurea in medicina, o almeno in arti, rilasciata da uno Studio Generale (42).

Una diversa e assai più ambiziosa iniziativa in materia di lauree e di agevolazioni agli scolari poveri fu intrapresa dal collegio medico nel 1447, allorché esso ottenne da papa Nicolò V una bolla che lo autorizzava a conferire il dottorato. La concessione rimase per il momento del tutto teorica; ma nel 1469 i medici veneziani approfittarono del famoso viaggio in Italia dell'imperatore Federico III per procurarsi il privilegio di poter creare ogni anno otto dottori in artibus et medicina. Infine nel 1470 il collegio impetrò da Paolo II, papa veneziano, la bolla per l'erezione di uno Studio Generale.

Non risulta che su quest'iniziativa siano sorti contrasti con la Signoria, intenzionata a difendere il monopolio dello Studio di Padova. Infatti i medici veneziani si servirono dell'autorizzazione pontificia al solo scopo di legittimare, al di là di ogni possibile contestazione, il conferimento delle lauree da parte del loro collegio. Non solo non costituirono tutte le facoltà, limitandosi alla medicina, alla chirurgia e alle arti, ma non dotarono lo Studio né di un corpo docente, né di un'organizzazione studentesca. Perciò gli scolari, se da un lato potevano condurre a Venezia una parte dei loro studi, usufruendo delle lezioni di filosofia della scuola di Rialto, dell'annuale sessione di anatomia e del tirocinio condotto sotto la guida di qualche affermato professionista, dovevano tuttavia completare i loro studi in qualche altra università, cioè soprattutto a Padova.

Per gli studenti, dunque, l'importanza pratica dello Studio veneziano risiedeva soprattutto nella possibilità di laurearsi a costi ragionevoli. Il confronto fra le tariffe praticate a Padova e a Venezia rende subito evidente la maggiore economicità della laurea veneziana: qui nei primi decenni del '500 si spendevano fra i 12 e i 14 ducati, mentre la laurea padovana costava tra i 15 e i 30 (ed era già una tariffa più ragionevole - forse proprio per la concorrenza veneziana - rispetto al secolo XV, quando la spesa aveva raggiunto persino i 40 ducati) (43).

In questa situazione, l'attività dello Studio veneziano doveva preoccupare non poco il sacro collegio padovano, che difatti protestò fin dal 1489, definendo il collegio medico di Venezia come "valde nobis inimicum" e denunciando che ormai i 3/4 degli studenti preferivano laurearsi a Venezia. Ma la Signoria non accolse le lamentele padovane né in questa occasione, né quando esse furono reiterate nel 1531. Così l'attività dello Studio veneziano poté continuare a pieno ritmo: nel corso del secolo XVI abbiamo sicura notizia di ben 603 lauree, conferite in prevalenza a sudditi del Dominio veneto (il 57,8%) (44).

Dietro a questa fabbrica di diplomi intravediamo l'accresciuta autorevolezza del collegio medico veneziano, capace di far fronte agli attacchi provenienti dagli illustri colleghi padovani e di esercitare uno stretto controllo sull'esercizio della professione medica a Venezia, pur in presenza delle ricorrenti rivendicazioni del collegio chirurgico (45).

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