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BURT n. 20 - parte terza 16/05/2018.

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Come già si è ricordato, vi erano medici membri del collegio e medici estranei ad esso: gli uni e gli altri erano però sottoposti alla sua autorità, sia per la verifica della preparazione professionale e dei titoli di studio, sia in vista dell'applicazione di norme di portata generale, come quella che prevedeva l'imposizione da parte del collegio di una tassa, proporzionata al reddito stimato di ciascun professionista e destinata al pagamento del salario del medico che serviva il capitano generale da mar nell'Armata veneziana (46). Per far fronte a questo compito il collegio eleggeva tre taxatores; altre cariche, oltre al priore annuale e ai due consiglieri, di durata semestrale, erano il tesoriere e tre sindaci; il collegio salariava inoltre un notaio e un bidello. Le entrate provenienti dalle tariffe riscosse per l'ammissione al collegio, per i dottorati e per le licenze di idoneità erano distribuite fra i membri del collegio. Erano previste forme di assistenza a favore dei medici ammalati o impoveriti; per il resto, beneficiavano regolarmente di queste entrate soprattutto i 25 membri numerarii, o anziani, cui si affiancava un numero variabile di supernumerarii, i quali subentravano man mano nei posti vacanti (47).

Va peraltro notato che, contrariamente a quanto previsto in quest'epoca per gli uffici cancellereschi, non venivano considerate come condizioni obbligatorie per l'ammissione al collegio medico né la legittimità dei natali, né la cittadinanza veneziana: l'appartenenza a una famiglia proveniente dal Dominio veneto o da altri Stati non precludeva neppure l'accesso al priorato. Il collegio veneziano conservò dunque lungo tutto il '500 un'apertura ai nuovi venuti abbastanza insolita per quest'età, che vide la "chiusura" di molti altri collegi medici (48).

Il collegio veneziano è inoltre caratterizzato da un elevato numero di membri: nel 1523 sono 61 e, dopo una flessione fra gli anni '30 e i '50, risalgono a 75 nel 1564 e ad 84 nel 1570. Tenendo presente il censimento del 1563, che indica una popolazione di 168.627 residenti, ci troveremmo di fronte, a quella data, a un rapporto di 4,5 medici di collegio ogni 10.000 abitanti: un dato apparentemente vicino a quelli della Verona di metà '500 e della Firenze del 1630 (49).

Però queste cifre ci danno solo un'idea parziale dell'offerta di prestazioni sanitarie. Non abbiamo infatti conteggiato, ignorandone il numero, i medici non inclusi nel collegio; c'erano poi i medici chirurghi, sovente laureati, il cui collegio aveva raggiunto, già prima del 1500, i 40 membri (anche se non sempre si mantenne a questi livelli di iscrizione: negli anni '40 del '500 i suoi membri erano solo 27) (50). Né bisogna trascurare il fenomeno, certo limitato sul piano quantitativo, ma economicamente e socialmente assai rilevante, dell'esercizio occasionale o continuativo della professione medica a Venezia da parte di professori dello Studio di Padova: nel 1415 pratica a Venezia Giovanni Caronelli; per il medesimo motivo nel 1423 Antonio Cermisone ottiene la nomina di un sostituto nell'insegnamento; nel 1450 Sigismondo Policastro è chiamato a Venezia per curare il doge Foscari. Verso la fine del '400 i medici di Padova sono attirati a Venezia pure dalla possibilità di farvi stampare le proprie opere o di fornirvi consulenze editoriali; così negli anni '90 il medico di origine bresciana Francesco Cavalli collaborò con Aldo Manuzio alla pubblicazione delle opere di Aristotele (51). Nel gennaio del 1499 Si arrivò infine a una protesta ufficiale del collegio medico davanti alla Signoria: constatato che durante le vacanze delle lezioni i professori dello Studio patavino Giovanni dell'Aquila, Girolamo della Torre, Gabriele Zerbi e Nicoletto Vernia (oggi ricordato più come filosofo che come medico) venivano a "miedegar in questa terra", i medici veneziani chiesero ed ottennero che fossero anch'essi sottoposti al pagamento della tassa per il medico dell'Armata (52).

Tutte le testimonianze concordano dunque nel presentare la Venezia della fine del '400 e del '500 come ben provvista di medici, professionisti di successo e professori universitari. Alla base di questa larga disponibilità vi era una domanda di cure sanitarie che si manteneva su livelli particolarmente sostenuti: come osservò col suo sicuro intuito di banchiere Girolamo Priuli, "sempre in la citade veneta ne sonno medici assai convenienti et deli più celebri d'Itallia, perché avadagnanno molta summa de danari" (53). È vero che, rispetto al '300, era venuto meno l'intervento diretto dello Stato per le "condotte": a quest'evoluzione aveva contribuito la fortissima pressione esercitata sulla finanza pubblica dalle guerre della fine del '300 e del '400; un qualche ruolo era stato giocato anche dal ciclico ripetersi delle epidemie, durante le quali i chirurghi e i medici pubblici o morivano o tendevano ad eclissarsi, incuranti della minaccia di licenziamento (54).

Ad ogni modo, per i medici che aspiravano alla sicurezza delle "posizioni ferme" c'era ancora la possibilità di trovare un posto al servizio di fondazioni monastiche e luoghi pii. Il '400-'500 è appunto l'epoca in cui si moltiplicano le fondazioni di istituzioni ospedaliere, mentre le Scuole o confraternite collegate alle Arti provvedono all'assistenza agli artigiani malati, e le maggiori confraternite di devozione - le cinque Scuole grandi, già attive nel '400, e una sesta, aggiuntasi alla metà del '500 - si assumono il compito di tenere al servizio dei confratelli due medici per ciascuna (55). C'era poi un generico impegno del collegio medico, in cambio delle esenzioni fiscali da esso godute, a visitare gratuitamente i carcerati, le monache, i "poveri di schuole" ed altri che non potevano pagare (56).

L'insieme di queste iniziative sembra attenuare la durezza classista apparentemente implicita nella riduzione del diretto intervento pubblico, che in campo assistenziale tese a concentrarsi su un solo obiettivo: la prevenzione della peste (57). In questo settore il governo veneziano adottò fin dal '400 soluzioni di avanguardia, come l'istituzione nel 1423 del Lazzaretto Vecchio, struttura permanente destinata a fungere da ospedale per gli appestati; seguì nel 1468-1471 la costruzione del Lazzaretto Nuovo, in cui ospitare durante la quarantena i risanati ed i casi sospetti. Fu altresì di grande rilievo la decisione assunta nel 1460 e rinnovata con maggior successo nel 1486 di rendere permanente la magistratura dei provveditori alla sanità, che in tempo di peste doveva provvedere alle più urgenti necessità e che ora avrebbe potuto dedicarsi più organicamente anche alla prevenzione. Lasciando questo tema ad altre specialistiche trattazioni, ci limiteremo a segnalare che l'impiego di personale medico alle dipendenze dei provveditori fu quanto mai limitato, analogamente a quanto avveniva negli altri uffici di sanità allora istituiti in Italia: nel 1541 troviamo al servizio di questa magistratura un solo medico; più tardi, un medico fisico e un medico chirurgo (58). Naturalmente i provveditori potevano consultare in qualunque evenienza il collegio medico, che però non fu mai stabilmente associato alla loro attività. A questo riguardo, va tenuto presente che le misure di prevenzione adottate dai provveditori miravano in parte ad impedire il corrompimento dell'aria (in base a dottrine mediche erronee che però produssero una positiva preoccupazione per l'igiene cittadina) e in parte ad evitare il contagio, già individuato dall'esperienza anche se non spiegato dalla scienza medica, mediante l'adozione di procedure di isolamento e di quarantena. L'applicazione di queste misure richiedeva ai provveditori capacità politico-amministrative, buon senso, spirito d'osservazione: le tradizionali virtù del ceto dirigente (59).

Una certa circolazione negli ambienti patrizi delle principali teorie mediche era comunque assicurata in virtù degli studi padovani di molti nobili veneti, non pochi dei quali giungevano a laurearsi in artibus; ma poco giovamento poteva venire ai provveditori da una medicina sostanzialmente ferma, almeno fino al Benedetti e al Fracastoro, alla concezione galenica della peste causata da "corruzione dell'aere" (60).

Così i provveditori erano costretti a battersi, con mezzi e dottrine inadeguati, contro "un nemico invisibile". Sul piano psicologico il loro atteggiamento, così come quello di tutto il patriziato, doveva quindi oscillare tra la fiducia e lo scoramento nei riguardi del corpo medico e delle sue capacità terapeutiche. Ciò appare con chiarezza nelle riflessioni dedicate alla pestilenza del 1506 dal diarista Girolamo Priuli, convinto, come già si è ricordato, che Venezia potesse contare su ottimi medici, fra i migliori d'Italia. Ma all'inizio dell'epidemia questi seri professionisti avevano pensato di praticare ai malati dei vigorosi salassi, "e tutti morivano subito salassati". Finalmente, dopo aver visto perire otto pazienti su dieci, "deliberonno li medici, vedendo che il trazer di sangue era a loro molto contrario, tentar un'altra experientia" e cambiarono terapia, con risultati questa volta un po' migliori. "Et li medici anchora loro non ponno intender il tutto, et cum la experientia et cum lo tempo imparanno, quia nemo natus est magister" (61).

Quest'appello all'esperienza non deve essere anacronisticamente interpretato in senso galileiano: esso si inserisce anzi in un contesto culturale molto complesso, giacché il Priuli, bene esprimendo il sentire comune di larghi strati del patriziato, è pur sempre convinto della grandezza degli antichi maestri, da Galeno ad Avicenna. Né sono certo estranei agli interessi medici del patriziato dell'epoca l'occultismo, la magia naturale e l'astrologia, che sono anzi oggetto di studio anche negli ambienti dell'Università di Padova (62).

Dobbiamo comunque tener conto di questa predisposizione psicologica dei Veneziani in favore della "experientia", sia pure latamente intesa, perché questo dato ambientale aiuta a comprendere in qual modo potesse coesistere nella Venezia del '400-'500 una pluralità di proposte terapeutiche di varia provenienza, la cui diffusione era certamente propiziata dall'attivo ruolo di mediazione che la città ancora svolgeva fra Oriente e Occidente. Per questa via possono essere arrivate in Europa idee feconde, fra cui forse anche quella della circolazione polmonare del sangue, già intuita dai medici arabi (63).

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Nelle sezioni di riferimento delle tre Facoltà di Ateneo sono presenti le informazioni legate alle modalità di ammissione ai Corsi di Studio di tutti i cicli di istruzione:

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E’ stato membro della Commissione di Studio sulle riforme istituzionali (c.d. "saggi") nominata nel 2013 dal Presidente del Consiglio Enrico Letta e presieduta dal Ministro delle riforme istituzionali Gaetano Quagliariello e della Commissione di studio sugli ambiti territoriali regionali (c.d. Macroregioni), istituita nel 2014 presso il Dipartimento Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dal 2014 è membro di parte statale della Commissione paritetica per l’attuazione dello Statuto speciale della Valle d’Aosta.

OLIVETTI M (2015). La forma di governo nella costituzione tunisina del 2014. DIRITTO E SOCIETà, vol. 43, 1, p.195 - 221.

OLIVETTI M (2015). La reforma electoral italiana de 2015. CUADERNOS DE PENSAMIENTO POLíTICO, 3, p.35 - 62.

OLIVETTI M (2014). I raccordi fra le istituzioni nazionali e quelle regionali e locali: i problemi posti dalla trasformazione del Senato in una Camera delle autonomie territoriali. (a cura di) N. Antonetti, U. De Siervo, Che fare delle Regioni? Autonomismo e regionalismo nell'Italia di oggi. Atti del Convegno dell'Istituto Luigi Sturzo, Roma, 24-25 gennaio 2014,. Roma:Rodorigo Editore, p.219 - 264, ISBN: 978-88-909200-3-5.

M. Olivetti (2014). Il tormentato avvio della XVII legislatura: le elezioni politiche, la rielezione del Presidente Napolitano e la formazione del governo Letta. AMMINISTRAZIONE IN CAMMINO, p.1 - 72.

OLIVETTI M (2014). Partiti e autonomie nello Stato composto. FEDERALISMI.IT,

OLIVETTI M (2013). 201. Il dilemma del prigioniero. - Riflessioni critiche sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in materia di limitazioni del diritto di voto a seguito di una condanna penale. DIRITTO E SOCIETà, vol. 41, 4, p.583 - 628.

OLIVETTI M (2013). Art. 12 TUE. In:. (a cura di) H.J. Blanke, S. Mangiameli, Treaty on European Union (TEU). A Commentary,. HEIDELBERG, DORDRECHT, LONDON:Springer-Verlag BERLIN-HEIDELBERG, p.467 - 526, ISBN: 978-3-642-31705-7.

OLIVETTI M (2013). Il federalismo messicano. (a cura di) R. Bifulco, Ordinamenti federali comparati. TORINO:Giappichelli, vol. 2,, ISBN: 9788834828335.

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Articolo 7 (Prova di ammissione)

1. La prova di ammissione alle Scuole di specializzazione in Medicina si svolge telematicamente ed è identica a livello nazionale con riferimento a ciascuna Scuola. 2. Le prove si svolgeranno secondo il seguente calendario:

Prova.

Data.

Prima parte (Comune a tutte le Scuole)

28 ottobre - inizio ore 11.00.

Seconda parte - Scuole di AREA MEDICA.

29 ottobre - inizio ore 11.00.

Seconda parte - Scuole di AREA CHIRURGICA.

30 ottobre - inizio ore 11.00.

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In particolare architettura degli interni è a numero chiuso? Grazie…

devo fare la mia tesi di laurea ma sono indecisa tra due argomenti: – ruolo infermieristico sulla gestione dell’ansia durante le endoscopie digestive: è pi๠semplice come argomento ma non so come impostare il mio studio sperimentale e sarebbe un argomento nuovo – arresto cardiocircolatorio intraospedaliero, protocollo d’intervento. un argomento di maggiore spessore sicuramente pi๠difficile da affrontare ma in cui so già come impostare lo studio sperimentale però sicuramente già affrontato da altri cosa mi consigliate.

Salve a tutti, sto svolgendo una ricerca per la tesi di Laurea. Vi invito a partecipare a questo breve questionario sulla raccolta differenziata. Il questionario è anonimo. Grazie mille.. http://spreadsheets.google.com/viewform?hl=it&formkey=clN6NkFaWHlHcHJaeTA4NGpud0VqZVE6MA..

stamattina sono andata al ricevimento del mio relatore, ho scritto il 1 capitolo della mia tesi e gliel’ho portato (vorrei laurearmi a dicembre). Mentre attendevo il mio turno ho chiacchierato con una ragazza, mai vista prima, che doveva portare al prof la stesura definitiva della tesi per farsi mettere la firma sul frontespizio. cosà¬, per curiosità, le ho chiesto quanto ci ha messo complessivamente: lei mi ha dettto che ha chiesto la tesi ad aprile di quest’anno. meno di tre mesi fa, con tre esami ancora da sostenere! ed è riuscita e fare 3 esami ed in pi๠completare la tesi! io mi sono sentita un’idiota, ho chiesto la tesi a marzo, ho iniziato a lavorarci a giugno dopo essremi portata avanti con gli esami, conto di fare pi๠o meno un capitolo al mese (sono 4 in tutto), e lei l’ha fatta tutta in due mesi. raccolta del materiale, studio dei tesi e stesura! ma com’è possibile dico io, sono io che sono ritardata o cosa? tesi specialistica eh! sono minimo 100 pagine…

COME FUNZIONA L’UNIVERSITA NEGLI USA. Chiari e precisi per favore…

Salve, sto scrivendo una tesi laurea incentrata sull’ambiente e la raccolta differenziata e vorrei avrei un parere sul perchè secondo voi, a parte la politica e il rispetto per le leggi, in Germania sembra esserci un maggiore amore per la natura e l’ambiente e perchè tutti o quasi tutti fanno la raccolta differenziata, magari se qualcuno li trova anche i motivi diciamo”storici” o le origini dell’amore per l’ambiente.Grazie! SimoneC* – Beh se avessi trovato le risposte su Wikipedia non avrei scritto qui, ti pare?

Per coloro che hanno fatto una tesi di laurea in Storia moderna e hanno consultato testi antichi di fini 1700. Ho consultato dei testi di fine 1700 (naturalmente originali) ma nn ho ancora capito bene come definirli (come fonti)! Tra letterarie, a stampa,… boh… qualcuno mi aiuti! Chi mi spiega la differenza tra i diversi tipi di fonti? Vi ringrazio.

Mi fate per favore un riassunto sulla figura dell intellettuale nel lager di primo levi?

Buon giorno a tutti! Gradirei, cortesemente, conoscere in dettaglio qual è il migliore e pi๠corretto percorso formativo per poter – un giorno – diventare ingegnere elettronico. All’uopo chiedo:

1) Quali scuole e università sono pi๠adatte e/o indicate?

2) Quali sono le principali materie di studio per il bagaglio formativo?

3) Quali titoli di studio si conseguono man mano che si procede nel percorso formativo?

4) Sono, eventualmente, necessari (o, comunque, consigliati) ulteriori stage formativi, master e tirocini particolari? Se si, quali ulteriori titoli si conseguono di volta in volta?

5) Al termine di tale percorso formativo, quali sono gli ambiti professionali (in Italia e all’estero) che il neo ingegnere elettronico può praticare?

Perdonate la moltitudine di domande, ma per me è molto importante avere un quadro della situazione quanto pi๠chiaro e definito possibile per far bene. Mille grazie anticipate per la vostra pazienza e per l’aiuto che vorrete dedicarmi, mentre GARANTISCO i 10 punti al pi๠completo ed esaustivo tra voi!

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