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SKI - abbreviazione associata ad M nella classificazione TNM - Significa metastasi cutanee (dall'inglese skin ).

SLA - Sclerosi Laterale Amiotrofica. E' una malattia rara che comporta una degenerazione lenta e continua dei motoneuroni centrali e periferici. Il suo decorso è imprevedibile e variabile da soggetto a soggetto. Tra i segni iniziali c'è la perdita della capacità di deglutire (disfagia) e della capacità di articolare la parola (disartria). Altri segni sono la perdita del controllo dei muscoli scheletrici con perdita della capacità di mantenere l'equilibrio e la stazione eretta.

SM - Sclerosi Multipla.

SMAS - Sistema Muscolo Aponeurotico Superficiale - Riferito a lembi di scorrimento in chirurgia del viso e del collo.

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Info e Guide online per le Ammissioni 2018/2019.

L’ammissione ad un concorso presso UniSR o l’immatricolazione ai Corsi di Laurea prevedono sempre due fasi:

Registrazione dei dati anagrafici, di residenza e contatti Accesso ai Servizi online, iscrizione ai concorsi, immatricolazione.

Ammissione al Corso di Laurea in Filosofia (I livello) - Iscrizioni online dal 10 luglio al 28 settembre 2018.

E’ stato pubblicato il Bando di Concorso per l’ammissione al Corso di Laurea in Filosofia per l’anno accademico 2018/2019. Per tutte le informazioni di dettaglio è necessario leggere attentamente quanto pubblicato nel Bando.

Le iscrizioni online saranno aperte dal 10 luglio a partire dalle ore 9.00 e fino al 28 settembre 2018. I posti disponibili sono 80.

Procedura di Immatricolazione Effettuare l’Immatricolazione online cliccando sul link sottoriportato dopo aver effettuato la procedura di Registrazione (Scarica la Guida alla Registrazione nel Box a sinistra).

Prima di procedere è consigliato leggere attentamente la “Guida all’Immatricolazione online”

ISCRIZIONI E IMMATRICOLAZIONI ONLINE (dal 10 luglio 2018)

Titoli di studio: Per effettuare l’Immatricolazione online e il relativo perfezionamento occorre essere in possesso delle informazioni riguardanti il titolo di studio conseguito: le informazioni saranno richieste online.

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Il vaccino causa l'autismo, così è deciso.

Credo possa diventare noioso leggere un ulteriore articolo sull'importanza dei vaccini, sulla non scientificità del presunto nesso tra le vaccinazioni e l'autismo, su quanto sia dannosa la decennale campagna portata avanti da interessati gruppi antivaccino ma visto che puntualmente si torna a parlare dell'argomento, potrebbe valere la pena esaminare i motivi che inducono un giudice a decidere su un presunto danno da vaccino, proprio quello più "improbabile": l' autismo. Lo spunto è la sentenza che è rimbalzata nelle cronache di questi giorni, un tribunale milanese ha deciso di assegnare un risarcimento (deciso un vitalizio con assegno bimestrale) ad un bambino affetto da autismo perché secondo il giudice la causa di questo autismo sarebbe stata la somministrazione del vaccino esavalente, per la precisione l' Infanrix Hexa. Avevo due scelte: liquidare l'argomento con le conclusioni che oggi ci consente la scienza o approfondire. Ho scelto la seconda, più utile ma che ha il difetto di essere più lunga e complicata. Scusate la mia prolissità quindi, lo faccio per chiarezza.

Introduzione: vaccini ed autismo.

L'ipotesi che i vaccini (in particolare il trivalente, morbillo-parotite-rosolia) potessero essere causa di autismo nacque nel 1998 in seguito ad uno studio di un medico, Andrew Wakefield, che in un suo lavoro disse di aver trovato anticorpi del virus del morbillo nell'intestino di (pochi) bambini autistici. In seguito alle indagini scatenate dalle polemiche conseguenti allo studio, si scoprì che Wakefield aveva realizzato un falso. Inventati i dati, manipolate le conclusioni, uso improprio dei bambini e vere e proprie falsificazioni di campioni ed esami. La frode (messa in piedi su richiesta di un avvocato che cercava "pezze d'appoggio" per le sue cause di risarcimento) non fu solo un danno alla corretta ricerca scientifica ma causò sofferenze (per paura calarono le vaccinazioni in Gran Bretagna, il morbillo tornò ad essere endemico dopo anni dalla sua scomparsa e morirono anche alcuni bambini) e paure in tutto il mondo.

Per questo motivo lo studio fraudolento fu ritirato e Wakefield radiato dall'ordine dei medici e definito " disonesto, insensibile ed immorale ".

Nonostante tutto l'idea di partenza (che oltretutto, anche ammettendone la correttezza, non permetteva di trarre conclusioni certe) si diffuse in tutto il mondo, creando paure e fobie, soprattutto nei genitori che si apprestavano a vaccinare i propri bambini. Per questo motivo negli anni successivi, diversi ricercatori ed istituti scientifici hanno cercato di capire se ci fosse davvero una correlazione tra vaccino trivalente, vaccini in generale ed autismo. No, nessun dato lo ha mai dimostrato, è stato anzi smentito da ricerche con campioni sempre più numerosi. Gli studi più recenti mostrano come l'origine dell'autismo risieda in alterazioni genetiche congenite (che insorgono cioè già prima della nascita) e sono molti i dati che confermano questa ipotesi.

Ma non è bastato, gruppi organizzati, avvocati in cerca di gloria e genitori in cerca di denaro non si sono mai arresi e così continuano a non sentire ragioni. Questo succede da anni e saltuariamente spunta una nuova sentenza, come questa recente, che "decide" che un caso di autismo sia dovuto alla vaccinazione. Interessante notare come la falsa ipotesi iniziale si concentrasse sul vaccino trivalente, mentre alcune sentenze di tribunali italiani si riferissero ad altri tipi di vaccino, come l'antipolio (nella sentenza addirittura il giudice va contro il parere del perito che negava il nesso) o addirittura collegassero altre malattie, come il diabete, alla vaccinazione. In questo caso la "novità" è il collegamento con il vaccino esavalente, un inedito.

Qualcuno storce il naso prendendosela con i giudici: non hanno conoscenze scientifiche, non possono capire i risultati delle ricerche, prendono decisioni basate sul nulla. In realtà non è così.

Il giudice non decide basandosi sul nulla, ma in seguito a perizie, pareri stilati da " CTU " ("consulente tecnico d'ufficio", sono dei periti tecnici, quasi sempre esperti del settore), che elencano le loro opinioni sull'argomento. Analizzando le sentenze sul tema, si nota come questi CTU siano quasi sempre gli stessi e. sopresa, quasi tutti sono noti (e criticati) antivaccinisti (sì, esiste la lobby antivaccinista, con ben precisi interessi economici) e quasi tutti vendono la cura (non scientifica) per l'autismo, dall'omeopatia alle diete senza glutine (che nell'autismo non servono a niente).

Ci sarebbe da chiedersi come mai un giudice si avvalga dell'opinione di medici così apertamente schierati, con chiare posizioni contro i vaccini, non si tratta nemmeno di esperti del settore (per esempio immunologi o epidemiologi), ma questo è un altro discorso che è meglio evitare per motivi di spazio.

La sentenza del tribunale di Milano: il vaccino ha causato l'autismo.

Torniamo così alla recente sentenza milanese. In questo caso il CTU non è un noto antivaccinista (e questa è una buona notizia) né uno dei tanti ciarlatani che vendono false cure per l'autismo (anche questa, buona notizia), si tratta di un medico legale, certo non un esperto del settore, ma accontentiamoci. Inoltre la sentenza collega l'autismo del bambino con il vaccino esavalente, ipotesi che non era stata considerata nemmeno dalla frode scientifica che ha dato origine a questa ricorrente polemica. Cosa è successo quindi? Sicuramente qualcosa di inedito, per questo credo sia interessante capire, analizzare cosa avrebbe indotto il giudice a prendere una decisione così importante e sorprendente, almeno dal punto di vista medico-scientifico che non ha mai concluso quello che ha invece concluso il giudice milanese, l'aspetto giuridico lo lascio a chi ha competenza.

Devo dire che rispetto ad altre sentenze simili, quella di Milano ha un " pregio ": per la prima volta un perito (e di conseguenza un giudice) prova a trovare un appiglio, una causa alla presunta correlazione tra vaccinazione ed autismo. In tutte le cause precedenti nelle quali questa correlazione era stata ammessa, il tenore delle (debolissime) conclusioni del giudice erano state più o meno " non si conoscono le cause dell'autismo, quindi la vaccinazione può essere stata la causa " puntando molto sul vincolo temporale (sintomi avvenuti dopo la vaccinazione, quindi "c'è" un collegamento), un'evidente fallacia, un ragionamento illogico e primitivo che ha lasciato di sasso chi mastica scienza. Questo è l'unico punto "interessante" (secondo me) di questa sentenza. Il problema però è che, nonostante il tentativo di trovare un reale motivo di causalità, il perito commette degli errori che, per un medico chiamato a dare un parere scientifico, secondo me sono molto gravi.

Perché quel vaccino avrebbe causato l'autismo di quel bambino.

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Glossario medico.

L’ ernia e’ definita come la fuoriuscita di un viscere o di una sua parte dalla cavità naturale in cui e’ posto e, nel caso specifico dell’ ernia inguinale, avviene attraverso una struttura che si chiama canale inguinale.

Il termine indica un paziente al quale è stato asportato tutto lo stomaco.

Il termine indica un paziente al quale è stata asportata una parte dello stomaco.

La ragade anale è una ferita lineare localizzata all’ano.

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Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 presso Universita' Studi Milano. Iscritto all'Ordine dei Medici di Milano.

Note e interessi.

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CLASSIFICAZIONE DELLE TENDINOPATIE.

La conoscenza del comportamento meccanico dei tendini è l’elemento essenziale per capirne il meccanismo alla base della patologia. Da un punto di vista delle modalità con cui si possono presentare, le lesioni tendinee possono essere classificate in:

dirette, in cui il tendine è sottoposto in maniera acuta e diretta a un trauma esterno indirette, cioè dovute a un sovraccarico funzionale (per l’eccessivo utilizzo)

Le lesioni indirette possono a loro volte essere distinte in:

acute: prodotte dallo stiramento eccessivo durante la contrazione muscolare o in risposta a sollecitazioni intense e improvvise (una brusca rottura di alcune fibre o di tutto il tendine, come può avvenire ad esempio in una partenza dei 100 metri) croniche (per un sovraccarico ripetuto nel tempo) fino all’incapacità del tessuto di sopportare ulteriori tensioni e con la produzione di microlesioni acute su pre-esistenti lesioni croniche (come nel caso di una rottura in un tendine degenerato).

L’evenienza più tipica è quella legata all’uso eccessivo (lesioni indirette croniche).I tendini sono, infatti, particolarmente soggetti a usura, indebolimento, insufficienza funzionale e rottura (o lacerazione) per via delle importanti energie e dei carichi che devono sopportare sia nella vita di tutti i giorni, sia durante la pratica sportiva, soprattutto in chi svolge attività motorie ripetitive (Fig. 1). In tale situazione il tendine è sottoposto a costanti e considerevoli “stress” (ad esempio il tendine che sfrega ripetutamente contro una prominenza ossea), che può innescare un processo infiammatorio reattivo. Tuttavia l’eziopatogenesi delle tendinopatie rimane ancora incerta e non è possibile stabilire una relazione tra il tipo e l’intensità del sovraccarico funzionale e l’insorgenza della patologia. Quello che sappiamo è che la struttura tendinea sottoposta al lavoro muscolare va incontro a un continuo rimodellamento, sia a livello cellulare sia a livello della matrice extracellulare. Attraverso questo progressivo rimodellamento, il tessuto si adatta alle tensioni cui è sottoposto: se tale adattamento si realizza adeguatamente e velocemente, il tendine è pronto a ricevere quel carico e non subisce danni a livello della propria struttura. Viceversa se il tempo di recupero e di adattamento sono insufficienti, il tendine si espone ad una situazione di temporanea debolezza: in caso di improvvise sollecitazioni può andare incontro a una lesione. Per quanto riguarda i diversi fattori e le cause che concorrono all’insorgenza di una tendinopatia, distinguiamo:

fattori legati a caratteristiche fisiche individuali quali l’età (i maschi sono più colpiti), i difetti posturali o di malallineamento dell’arto inferiore (ginocchio valgo-varo, tibia vara, rotula alta-bassa, …), difetti dell’appoggio plantare (piede piatto o cavo, …), differente lunghezza degli arti inferiori, deficit del tono mu­scolare, ridotta flessibilità, eccessiva lassità articolare, sovrappeso corporeo, malattie internistiche predisponenti (ad esempio reumatiche o metaboliche) fattori esterni e non dipendenti dalle caratteristiche del soggetto, quali un carico eccessivo sull’organismo per sport o lavoro (in base al tipo di movimento, di velocità, al numero delle ripetizioni di un esercizio o di un gesto motorio), all’uso di particolari calzature o equipaggiamenti, al tipo di superficie di appoggio, per errori di allenamento, infine per condizioni ambientali svantaggiose (caldo-freddo, elevata umidità).

La classificazione delle tendinopatie deve dunque tenere conto anche del tipo di fattori che ne sono alla base: la tendinopatia rotulea è ad esempio una forma morbosa di frequente riscontro in alcune gestualità sportive ed espressione del sovraccarico funzionale di chi in particolare sollecita continuamente l’apparato estensore. Insieme alla tendinopatia del tendine quadricipitale configura il quadro del “ginocchio del saltatore”, caratterizzato per dolore e limitazione in sport quali il calcio, il basketball o la pallavolo. Allo stesso tempo, un’altra manifestazione che riguarda il rotuleo riconosce una patogenesi diversa e legata all’età: una delle forme più diffuse di patologia ortopedica della fase dell’adolescenza è senz’altro quella che coinvolge l’inserzione sulla tibia del tendine rotuleo e che è denominata malattia di Osgood-Schlatter. Un altro dei casi più tipici di sofferenza tendinea riguarda invece il Tendine d’Achille: l’incidenza di questa tendinopatia varia in letteratura scientifica dal 6,5% al 12%. Lanzetta (in uno studio del 1993) riporta come la rottura del tendine d’Achille accade di solito nei maschi tra i 25 e i 50 anni che praticano attività ludico-sportiva a vari livelli. Ma le lesioni del tendine d’Achille sono note alla scienza medica già da moltissimo tempo (basti pensare che una delle prime citazioni risale al 1575 ad opera di Ambroise Parè, chirurgo personale di Carlo IX di Francia). La comprensione della sua importanza funzionale è immediata, considerando l’enorme lavoro che deve svolgere nel sollevare tutto il peso del corpo durante la deambulazione; si calcola che durante una corsa il tendine sia caricato di valori pari almeno otto volte il peso corporeo. È proprio questo notevole sforzo che rende tale tendine, pur robusto e potente, una struttura a rischio, specialmente in soggetti sportivi che lo sottopongono a sollecitazioni particolari.

TENDINOPATIA E SPORT.

Le patologie acute a carico dei tendini costituiscono uno dei problemi principali che affligge chi pratica attività sportiva e sono normalmente diagnosticate come tendinite, cioè un’infiammazione aspecifica a carico di un distretto tendineo. In realtà la diagnosi che dovrebbe essere meglio espressa nella maggioranza dei casi è però di tenosinovite cioè di un’infiammazione che riguarda principalmente la guaina sinoviale che riveste i tendini, con produzione di mediatori “collosi” che aumentano gli attriti tra il tendine e le strutture dello spazio in cui scorre. In chi pratica sport, le strutture tendinee più frequentemente colpite e dolenti sono il tendine rotuleo (per quel che riguarda l’articolazione del ginocchio) e il tendine d’Achille (per quel che riguarda l’articolazione della caviglia) ( Fig. 2 ). Nelle ultime tre decadi è notevolmente aumentata soprattutto l’incidenza delle patologie da “overuse” e questo non solo per l’aumento della popolazione sportiva a livello amatoriale, ma anche per una maggiore durata e intensità degli allenamenti tra i professionisti. Nella maggior parte dei casi riguardano i tendini maggiormente sollecitati e quindi secondo lo sport:

il tendine di Achille nei podisti e negli sport di corsa i tendini della cuffia dei rotatori di spalla, prevalentemente in quegli atleti la cui disciplina sportiva implica l’uso intenso e ripetuto dell’arto superiore, in particolare per movimenti frequenti di lancio (giavellotto, baseball, nuoto, canottaggio, tennis, ecc…) il tendine rotuleo in chi sollecita, con calci e balzi, l’apparato estensore di ginocchio.

Ma ovviamente possono interessare qualsiasi tendine sottoposto a tensioni e movimenti ripetuti. Per quanto riguarda il tendine rotuleo, la frequenza maggiore di patologia si ha nel calcio, nella pallacanestro, nella pallavolo, tanto da configurare il quadro tipico definito “ginocchio del saltatore”, forma infiammatoria cronica dell’inserzione rotulea del tendine rotuleo che interessa un’alta percentuale di atleti che svolgono attività sportive caratterizzate dal salto come gesto tecnico prevalente. Anche negli sportivi, le cause di tendinopatia possono essere multiple e in particolare da ricercare nella ridotta elasticità muscolare, in fattori endocrini e metabolici, infine anche per fattori genetici ed ereditari. L’evento scatenante è rappresentato però sempre da un eccessivo carico di lavoro per il tendine, che risponde agli insulti meccanici deteriorandosi. Nella maggior parte dei casi questo è rappresentato dai microtraumi ripetuti che accadono negli sportivi, cioè sollecitazioni incostanti, non uniformi, alle volte improvvise che stimolano una risposta adattativa, metabolica e strutturale, anormale e disordinata.

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Veterinary schools in GREEN: approved by the Joint Education Committee of FVE and EAEVE.

Veterinary schools in RED: not approved by the Joint Education Committee of FVE and EAEVE.

The evaluation system is jointly run by the European Association of Establishments for Veterinary Education (EAEVE) and FVE through the European Committee on Veterinary Education (ECOVE).

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