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Valentino Corona, studente Medicina Bari.

Grazie di tutto =)=) avrete la mia eterna gratitudine. Grazie a tutti i prof dell'Alpha 90.

Carmela Scala, studentessa Medicina Napoli.

Finalmente la mia ansia è svanita, sono arrivato 16esimo e quindi fra cinque anni potrete chiamarmi dott. ARCHITETTO. Grazie!

James Ross Pontarelli, studente Architettura Roma.

Grandi notizie! Sono entrata alla facoltà di architettura! Grazie di tutto! E’ stata davvero una tappa importante il corso!!

Angelica Esposito, studentessa Architettura Roma.

Ciao alpha, ho fatto da voi presso la sede di milano il corso 120H e mi sono torvato benissimo quindi vi ringrazio tutti!

Andrea Miglietta, studente Medicina Milano.

Ciao prof! Sono stato un tuo studente Alpha70 a Napoli e sono felice di comunicarti che sono entrato tra i primi mille alla Federico II e parte del merito è anche di AlphaTest, grazie!

Mauro Seraponte, studente Medicina Napoli.

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L’eccellenza della formazione è anche resa possibile dal basso numero di iscritti; da un corpo docente composto da esperti di statura internazionale e disponibili all’interazione con gli studenti; dall’attività di tutoraggio per l’inserimento in laboratori e reparti, di orientamento e didattico con possibilità di disegnare curricula parzialmente differenziati; da modalità didattico-pedagogiche innovative basate anche sulla soluzione dei problemi (problem-based learning); dall’ampia offerta di conferenze e seminari dei massimi esperti mondiali.

Figura Professionale.

Oggi ci troviamo a vivere in un mondo in rapidissima evoluzione: le conoscenze in campo medico e biologico e le tecniche di indagine si aggiornano e si trasformano con una velocità che negli scorsi decenni sarebbe stata inimmaginabile.

In questo contesto, gli studenti di Medicina debbono ricevere una fortissima preparazione di base sia teorica che pratica per poter affrontare e comprendere appieno la medicina del futuro, che sarà legata a conoscenze e tecnologie sempre più innovative, originatesi dalle interazioni tra medicina, fisica, chimica, matematica, biofisica e biologia. E’ naturale che la favorevole condizione “ambientale” presente al San Raffaele, con le sue strutture assistenziali e i suoi centri di ricerca, consenta fin dall’inizio del percorso formativo di cogliere la naturale integrazione tra clinica e ricerca di base e avanzata.

Questa peculiarità, ponendo gli studenti in una situazione di privilegio rispetto al panorama nazionale ed internazionale li porta ad una rapidissima maturazione, preparandoli ad affrontare con maggiore sicurezza la loro futura professione e a raggiungere quello che è l’obiettivo ultimo del nostro Corso di Laurea: preparare un medico perfettamente adeguato alle esigenze della società italiana, ma in grado di offrirsi alla pari e di competere sul mercato del lavoro internazionale.

Sbocchi Professionali.

La Laurea in Medicina e Chirurgia offre differenti sbocchi professionali, ed in particolare quelli del Medico di Medicina Generale, del Medico Specialista, del Ricercatore Biomedico.

Le scelte di fondo e i programmi della nostra Facoltà sono finalizzati a fornire a tutti i nostri laureati un’eccellente preparazione teorica nelle discipline cliniche e di base nonché significative abilità pratiche, adatte a farne dei medici con solide competenze in tutti i campi della medicina, pronti a perfezionarsi nei differenti corsi di specializzazione successivi alla laurea.

Fra le scelte innovative che lo caratterizzano, il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia si propone di aiutare fin dall’inizio lo studente a comprendere e verificare la propria vocazione verso un indirizzo che sia prevalentemente clinico o più orientato verso la ricerca biomedica. Le sedi: Bologna, Imola, Ravenna, Rimini.

Bologna.

Imola.

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Il presidente del Collegio Didattico STPA, Prof. Moretti, riceve gli studenti il mercoledì dalle 11.00 alle 12.00 presso la Palazzina del Dipartimento Vespa, 3° piano.

Nuovo Regolamento del tirocinio per i CdL in ABA e SPA.

Dal 1 marzo 2018 entra in vigore il nuovo Regolamento del tirocinio per i CdL in ABA e SPA - Classe L-38 (H13-H16). Tutte le informazioni sono disponibili nella pagina dedicata.

ORARIO LEZIONI II SEMESTRE.

Sono disponibili gli orari delle lezioni del secondo semestre dell'a.a. 2017/2018.

Tirocinio Medicina Veterinaria.

Si comunica che nella pagina dedicata sono pubblicati i calendari ed i turni del tirocinio H15.

Comunicazione urgente per studenti Fuoricorso e Ripetenti del 3°, 4° e 5° anno di Medicina Veterinaria.

Carta del Laureando.

Cari Studenti, in prospettiva dell’inizio del nuovo anno accademico, cogliamo l’occasione per inviarvi, insieme ai migliori auguri per una buona ripresa delle vostre attività didattiche, poche righe di commento per sottolineare, e ricordarvi, l’entrata in vigore della Carta del laureando, un documento alla cui redazione hanno collaborato docenti, studenti e personale amministrativo. La seduta di laurea è un momento solenne e importante, che segna il coronamento di un percorso formativo accademico, che richiede impegno, dedizione e determinazione non solo da parte dello studente ma anche del corpo docente. Il raggiungimento di questo traguardo, che ha comportato un grosso investimento di risorse intellettuali e materiali, deve pertanto essere fonte di soddisfazione e orgoglio per gli studenti, per le loro famiglie, per i docenti coinvolti e per l’intera istituzione accademica. Ogni laureando, in occasione di un evento di tal rilevanza per la propria vita personale e professionale, ha il diritto di attendersi un adeguato riconoscimento e una cerimonia dignitosa, e questo diritto può essere garantito solamente se la responsabilità di un comportamento adeguato e consono alla solennità della situazione è condivisa tra personale accademico, laureandi, famiglie ed accompagnatori. La nostra Università intende celebrare degnamente questo momento, valorizzandolo pienamente in tutto il suo significato e riproponendolo nella sua migliore tradizione culturale. E’ con questo unico intento, e per riportare il momento e il luogo della laurea nella dimensione di giusta solennità e sobrietà, che è stato stilato un codice di comportamento a cui il laureando, insieme a coloro che lo accompagnano e festeggiano nel giorno della sua laurea (triennale o magistrale), è invitato ad attenersi nel rispetto della dignità del titolo di studio che gli viene conferito, del decoro dell’Università degli Studi di Milano e del lavoro di tutti coloro che operano all’interno dell’Ateneo. Siamo sicuri che condividerete lo spirito del documento e che collaborerete a far sì che le semplici disposizioni contenute nella Carta siano diffuse il più possibile fra gli studenti in modo che le facciano proprie.

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Società Scientifiche: SItI, FIMG, FIMP, SIP. ”

che tale ultimo rigo delle società scientifiche che partecipano alla formulazione “contribuendo” allo stesso lascia perplesso il sottoscritto che vi evidenzia la possibile collusione tra chi produce il vaccino e chi lo deve immettere nel sistema sanitario, rendendo quantomeno strano il legame tra case produttrici e la spinta vaccinale in atto anche alla luce del recente decreto della ministra Beatrice Lorenzin.

Ricorda ancora che tre delle suddette società scientifiche hanno ricevuto finanziamenti dalle case farmaceutiche produttrici di vaccini note a livello internazionale e precisamente:

la FIMG – Federazione Italiana Medicina Generale ha ricevuto 750 mila euro nel 2015 dalla MERCK per corsi di formazione;

la FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri ha ricevuto 94 mila euro dalla GlaxoSmithKline e da Pfizer.

la SIP – Società Italiana Pediatri ha ricevuto 64 mila euro da GlaxoSmithKline, Pfizer e Sanofi per organizzare eventi e sponsorizzazioni.

Alla luce di tali finanziamenti dalle più note case farmaceutiche internazionali produttrici dei vaccini utilizzati in Italia come da Piano Vaccinale 2017-2019 alle suddette società scientifiche emerge chiaramente la mancanza di trasparenza e, ancor di più, la collusione tra chi produce e chi deve immettere nel sistema sanitario, trovandosi in una posizione privilegiata in quanto a contatto diretto coi genitori anche per la informazione sui vaccini e sui loro effetti collaterali e reazioni avverse che dovrebbe (ma il condizionale è assolutamente d’obbligo) essere corretta e la più piena possibile.

Per quanto sopra il sottoscritto chiede che vengano avviate tutte le indagini del caso al fine di accertare la collusione tra produttori di vaccini e le suddette società scientifiche affinché venga meno tale conflitto di interessi in favore di una maggiore trasparenza sia nella scelta che nell’uso di tali vaccini in Italia e che il piano vaccinale 2017-2019 unitamente al decreto Lorenzin vengano modificati sulla base di una commissione medico-scientifica che preveda anche due componenti indipendenti e che non sia più possibile ricevere contributi da società legate a case farmaceutiche produttrici di vaccini.

In attesa di gentile e sollecita risposta porge distinti saluti.

By KAREEM PIASER PAOLO - 25/05/17 Giusta riflessione di un padre sui obbligo della vaccinazione: "Non ci entro nemmeno nella questione se 12 vaccini siano pochi, tanti, siano indispensabili o superflui, assolutamente sicuri o inaccettabilmente rischiosi - mi basta e avanza un aspetto che viene prima: Lo Stato mi dice che sono io responsabile per la salute di mio figlio. Però mi dice che sono obbligato a fargli fare 12 vaccini. Per farglieli, essendo io responsabile della sua salute, mi viene chiesto di firmare le autorizzazioni. Nessuno però firma per me assicurazioni che non ci siano conseguenze negative per la salute di mio figlio. Ricapitolando, sarei "obbligato a dare il permesso". Come dire: nessuno tranne te può decidere che questo avvenga, ma ti obblighiamo a decidere come vogliamo noi. In pratica, lo Stato obbliga "me" ad assumere la responsabilità per una decisione che mi impone? No, no, proprio non ci siamo. Puoi minacciarmi, puoi colpirmi, puoi mettermi in galera ma non puoi farmi assumere responsabilità per le *tue* decisioni – men che meno sulla pelle di mio figlio. Caro Stato: messe così le cose, anche avessi la certezza matematica che quei vaccini siano indispensabili, puoi infilarteli dove sappiamo tutti, bene arrotolati nel foglio di autorizzazione".

Stefano Re invia questo messaggio: [23/5, 11:49] KAREEM PIASER PAOLO VACCINI. L’ALLARME ERA NOTO AL GOVERNO USA DA ANNI - DATI UFFICIALI TERRIFICANTI!

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chirurgia generale,laparoscopica mininvasiva ed apparato digerente, gastroenterologia, endoscopia digestiva diagnostica ed operativa, colonproctologia, chirurgia ambulatoriale e day surgery.

Curriculum vitae.

Nato a Milano il 16 febbraio 1967 ha svolto i suoi studi presso l'Università degli Studi di Milano. Attualmente ricopre l'incarico di Dirigente medico di I livello presso l'U.O. di Chirurgia Generale laparoscopica e minivasiva dell'Ospedale Sant' Antonio Abate di Cantù (CO) Azienda Ospedaliera Sant'Anna diretta dal Dottor Marco Azzola Guicciardi. E' responsabile dall' ottobre 2010 della Unità di Coloproctologia della SICCR (Società di.

Chirurgia Colorettale) sede di Cantù. TITOLI DI STUDIO E PROFESSIONALI Maturità scientifica. Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Milano il 1 luglio 1991, pieni voti assoluti e lode discutendo una tesi sperimentale: "L'ecografia operativa nella diagnosi e terapia delle lesioni focali epatiche"(Relatore Prof. Santo B. Doldi). Abilitazione alla Professione di Medico Chirurgo ed iscrizione all'Ordine ed Albo Professionale dei Medici Chirurghi ed odontoiatri di Milano e Provincia n° 31610. Diploma di Specializzazione presso l'Università degli Studi di Milano il 10 novembre 1997, pieni voti assoluti e lode in Chirurgia dell'Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva Chirurgica discutendo una tesi sperimentale: "Il bendaggio gastrico regolabile nel trattamento della grande obesità: revisione della letteratura ed esperienza personale" (Relatore Prof. Alberto Peracchia). Certificato ATLS (Advanced Trauma Life Support) e ACLS (Advanced Cardiac Life Support) nel 1995. ATTIVITÀ PROFESSIONALE Dal 2010 ad oggi Dirigente Medico di I Livello presso l'Azienda Ospedaliera S. Anna di Como Divisione di Chirurgia laparoscopica e minivasiva dell' Ospedale di Cantù diretta dal Dottor Marco Azzola Guicciardi. Dal 1998 al 2010 Dirigente Medico di I Livello presso l'Azienda Ospedaliera S. Anna di Como Divisione di Chirurgia II Ospedale di Cantù (ex Chirurgia Generale Ospedale di Mariano Comense) diretta dal Dott. Carlo Tommasini Degna. Responsabile dell'Ambulatorio di Coloproctologia. Referente per la chirurgia laparoscopica. Responsabile del programma di screening per la prevenzione dei tumori del colon retto. Nel 1997 Dirigente Medico I Livello incaricato presso la II Divisione di Chirurgia Generale dell'Ospedale di Sesto San Giovanni diretta dal Prof. Marco Galeone. Nel 1996 Dirigente Medico I livello supplente presso la Divisione di Chirurgia dell'Ospedale di Cantù diretta dal Dott. Giancarlo Ducci. Dal 1991 al 1996 Medico Interno e Specializzando presso la III Clinica Chirurgica dell'Università degli Studi di Milano diretta prima dal Professor Walter Montorsi e successivamente dal Professor Alberto Peracchia. PERCORSO FORMATIVO E SCIENTIFICO Coautore di 31 lavori scientifici (pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, comunicazioni ed Abstract a Congressi Nazionali ed Internazionali). Nel novembre 2002 ha frequentato il corso di aggiornamento residenziale in coloproctologia presso il Colorectal Eporediensis Center di Ivrea. Nel giugno luglio 2003 ha frequentato il St Mark's Hospital e Academic Institute di Londra in qualità di Observer. Ha presentato personalmente comunicazioni e relazioni su vari argomenti di chirurgia a Congressi Nazionali ed Internazionali. Dal 1991 è socio attivo SIC (Società Italiana di Chirurgia) e ACOI (Associazione Italiana Chirurghi Ospedalieri). Dal 2008 socio SICCR (Società Italiana di Chirurgia Colorettale). Ottima conoscenza della lingua inglese parlata e scritta. Nel 1992 ha svolto Servizio Civile sostitutivo del Servizio Militare presso la Croce Rossa Italiana. Decennale esperienza di Chirurgia in Paesi in via di sviluppo avendo partecipato e partecipando a numerose missioni chirurgiche in Bangladesh, Burundi, Zambia, Capo Verde. Consolidata esperienza di piccola media e grande chirurgia come primo operatore ed endoscopia digestiva diagnostica ed operativa. Chirurgo in inglese.

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Chiunque si occupi di malattie reumatiche non ha difficoltà a riconoscere che la FM è la patologia che si incontra più frequentemente, soprattutto nell’attività ambulatoriale. Ciò nonostante non ci sono dati attendibili sulla reale frequenza della FM in quanto tale malattia continua ancora oggi ad essere ampiamente sottostimata e raramente diagnosticata. Basti pensare all’ambulatorio del medico di medicina generale e a quanti pazienti ogni giorno visita in quanto lamentano uno o più di questi sintomi: dolori muscolari, cefalea, vertigini, epigastralgie, insonnia, dolori addominali, astenia, parestesie, tachicardia. Una buona parte è certamente affetta da FM senza saperlo. I dati epidemiologici di cui disponiamo sono relativi a valutazioni eseguite in:

studi su popolazione sana, di cui alcuni recentissimi, che documentano una prevalenza compresa tra il 2 e il 4% (con valori notevolmente più elevati se si scorporano i dati per la sola popolazione femminile: 8-10% circa) studi su pazienti ricoverati in ambiente internistico che evidenziano prevalenze nell’ordine del 10% studi su pazienti valutati in ambiente reumatologico dove la prevalenza raggiunge il 25%

Tra gli ultimi lavori di tipo epidemiologico, due rivestono particolare interesse:

1- Il primo è uno studio di popolazione, pubblicato nel 1999, che ha coinvolto 3395 abitanti della cittadina canadese di London (The London Fibromyalgia Epidemiology Study). Sono stati individuati 100 casi di FM (86 femmine e 14 maschi: rapporto F/M=3:1), con una prevalenza quindi del 3.3%. La prevalenza nel sesso femminile era pari al 4.9% per salire al 8% nella classe d’età 55-64 anni. Sono stati individuati una serie di fattori di rischio per la FM: oltre al sesso femminile, età media, livello di istruzione inferiore, reddito basso, essere divorziati. A tutt’oggi questo rimane lo studio più ampio e rigoroso effettuato. 2- Il secondo è uno studio pubblicato nel 2005 che rientra in un progetto iniziato nel 2003 con uno studio a livello europeo (The Feel Study: Fibromyalgia Epidemiology European Large Scale Survey) per valutare la prevalenza “possibile” della FM nella popolazione generale. La metodologia utilizzata è quella delle interviste telefoniche per raggiungere il maggior numero possibile di individui: il numero dei pazienti “possibili” veniva poi corretto con un coefficiente calcolato dallo studio canadese di cui sopra (rapporto tra FM teoriche e FM confermate dalla visita reumatologica). In tale modo è stato possibile calcolare la prevalenza possibile della FM in: a) Francia (su campione di 1000 abitanti): 4,3% della popolazione generale (6,1% delle donne e 0,5% degli uomini) – b) Portogallo (su campione di 500 abitanti): 6,1% della popolazione generale (8,8% delle donne e 0,7% degli uomini) – c) Italia (su campione di 1000 abitanti): 4,1% della popolazione generale (6,9% delle donne e 0,3% degli uomini).

PATOGENESI.

La patogenesi della FM resta senza dubbio l’argomento più controverso e sul quale sono state spese più parole, paradossalmente non perché ci siano pochi dati a disposizione, ma piuttosto perché ce ne sono troppi. Infatti, da quando sono stati introdotti i criteri diagnostici ACR, si sono moltiplicati gli studi su gruppi omogenei di pazienti con lo scopo di determinare i meccanismi eziopatogenetici alla base della FM. Sono così emersi numerosi dati di tipo anatomopatologico, neurochimico, endocrinologico a volte addirittura contrastanti tra loro e comunque non definitivi, nel senso che nessun rilievo è stato in grado di offrire una ipotesi eziopatogenetica completa ed esauriente della FM. L’unica possibilità per fare chiarezza è individuare quelli che possiamo definire i “ Fatti ” della FM, e sulla base di questi cercare di delineare un possibile percorso eziopatogenetico.

I “Fatti” della FM:

1- La FM non è una malattia ad origine “periferica”, in quanto non sono mai state dimostrate alterazioni muscolari o tendinee significative. 2- Nella quasi totalità dei casi all’esordio della FM può essere individuato un evento scatenante: trauma fisico o psichico, malattia febbrile spesso ad eziologia virale (in particolare da EBV), altro evento stressante (es. intervento chirurgico). Anche quando tale evento apparentemente non si è verificato, un’attenta indagine riesce a documentare un trauma psichico più o meno recente che si può dimostrare correlato all’insorgenza della FM. 3- Esiste certamente una familiarità per FM, anche se non sono noti i precisi meccanismi di trasmissione; alcuni lavori hanno documentato la maggiore prevalenza di alcuni alleli del sistema HLA. 4- La FM non è una malattia psicosomatica: numerosi lavori hanno dimostrato che i tratti psicopatologici dei pazienti fibromialgici sono del tutto sovrapponibili a quelli di pazienti con altre patologie caratterizzate da dolore cronico (es. artrite reumatoide) e sono quindi da considerare reattivi alla malattia di base. 5- Una delle caratteristiche della FM è l’iperattività simpatica che si traduce in particolare in alterazioni della microcircolazione periferica e centrale: alterata distribuzione dei capillari a livelllo del tessuto muscolare con ipervascolarizzazione dei tender points, fenomeno di Raynaud, alterazioni del flusso cerebrale con diminuzione del flusso in particolari aree cerebrali (nucleo caudato e talamo) responsabili della trasmissione e della modulazione del dolore. Ciò rende ragione della caratteristica fondamentale della FM e cioè della iperalgesia, in quanto il malfunzionamento di queste aree cerebrali porta ad una errata interpretazione degli stimoli dolorosi. 6- Nella FM sono state dimostrate e più volte confermate alterazioni di numerosi neurotrasmettitori, a riprova della origine “centrale” della FM: ridotta concentrazione di serotonina e 5-idrossi-triptofano nel liquor e nel plasma, ridotta produzione di melatonina, aumento di oltre 3 volte delle concentrazioni di sostanza P nel liquor. Tutti questi neurotrasmettitori sono coinvolti nella modulazione del dolore e nella regolazione del sonno. 7- Tutti i farmaci che hanno dimostrato di essere efficaci nella FM agiscono a livello del sistema nervoso centrale.

Basandosi su questi “fatti” si può quindi immaginare che in un soggetto predisposto (che verosimilmente ha ereditato un sistema neurovegetativo sbilanciato verso una iperattività simpatica forse per un deficit metabolico del sistema serotoninergico) agisca un fattore scatenante (trauma, infezione, forse anche alcuni farmaci) in grado di slatentizzare la FM. Tutti i fattori scatenanti descritti hanno in comune probabilmente la capacità di agire a livello midollare o cerebrale: per esempio è stato dimostrato che un trauma cervicale (colpo di frusta) è in grado di scatenare la FM molto più frequentemente di un trauma lombare. Si realizza quindi una redistribuzione del flusso cerebrale con ischemia relativa di alcune aree deputate al controllo delle vie del dolore con progressivo peggioramento nel tempo della sintomatologia. È probabile che alcune delle alterazioni dei neurotrasmettitori documentate siano l’effetto di questi meccanismi piuttosto che la causa. Le manifestazioni muscolari della malattia (rigidità, dolore, tender points) derivano verosimilmente da una sregolazione delle vie simpatiche midollari, secondaria alle alterazioni centrali, che controllano la vascolarizzazione e la contrazione muscolare. Tali meccanismi vengono poi potenziati e mantenuti da numerosi eventi collaterali, tutti orientati verso un mantenimento dello squilibrio neurovegetativo, che complicano lo scenario patogenetico (variazioni climatiche, alterazioni ormonali, ecc.); probabilmente in alcuni pazienti resta comunque fondamentale il meccanismo serotoninergico, mentre in altri, nel tempo, possono prevalere altri meccanismi. Importante è comunque sottolineare come queste alterazioni siano potenzialmente correggibili e reversibili. Lo dimostra il fatto che in corso di infezione da EBV sono state descritte delle classiche FM completamente regredite con la guarigione della malattia virale e che la terapia di rilassamento, verosimilmente in grado di modificare la distribuzione del flusso cerebrale, può portare a completa regressione della FM. Proprio la risposta alla terapia di rilassamento ed ai farmaci Inibitori della Ricaptazione della Serotonina(SSRI) fa ritenere che il deficit predominante nella FM sia quello delle vie serotoninergiche in grado di modulare le attività neurovegetative e che tale deficit sia correlato alla redistribuzione del flusso cerebrale.

Figura 3.

DIAGNOSI E TERAPIA.

La diagnosi di FM è a tutt’oggi basata sui criteri dell’American College of Rheumatology (ACR) del 1990 (Wolfe F. et al.: “The American College of Rheumatology 1990 criteria for the classification of fibromyalgia”. Arthritis Rheum, 1990; 2: 160-172) che prevedono la presenza di dolore muscolo-scheletrico diffuso (cioè che interessa entrambi i lati del corpo sia nella parte superiore che inferiore e che coinvolge tutta la colonna vertebrale) da almeno 3 mesi associato a dolorabilità di almeno 11 dei 18 tender points illustrati nella Figura 2. L’utilizzo di tali criteri ha costituito un importantissimo passo in avanti nella comprensione della FM consentendo di standardizzare la diagnosi e di potere confrontare i lavori scientifici, in particolare quelli di tipo epidemiologico, non essendovi alcun esame di laboratorio o radiologico che possa diagnosticare la fibromialgia. I test di laboratorio e gli esami strumentali possono essere utili per escludere la presenza di altre patologie, come ad esempio l’ipotiroidismo, che può causare segni e sintomi simili alla fibromialgia. Una attenta anamnesi e un esame obiettivo accurato possono escludere altre condizioni cliniche di dolore cronico e di astenia. Poiché i sintomi di fibromialgia sono così generici e spesso sono simili a quelli di altre malattie, molti pazienti vanno incontro a complicate e a volte ripetitive valutazioni prima che venga diagnosticata tale patologia ( Figura 4 ).

Figura 4.

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Basandosi su questi “fatti” si può quindi immaginare che in un soggetto predisposto (che verosimilmente ha ereditato un sistema neurovegetativo sbilanciato verso una iperattività simpatica forse per un deficit metabolico del sistema serotoninergico) agisca un fattore scatenante (trauma, infezione, forse anche alcuni farmaci) in grado di slatentizzare la FM. Tutti i fattori scatenanti descritti hanno in comune probabilmente la capacità di agire a livello midollare o cerebrale: per esempio è stato dimostrato che un trauma cervicale (colpo di frusta) è in grado di scatenare la FM molto più frequentemente di un trauma lombare. Si realizza quindi una redistribuzione del flusso cerebrale con ischemia relativa di alcune aree deputate al controllo delle vie del dolore con progressivo peggioramento nel tempo della sintomatologia. È probabile che alcune delle alterazioni dei neurotrasmettitori documentate siano l’effetto di questi meccanismi piuttosto che la causa. Le manifestazioni muscolari della malattia (rigidità, dolore, tender points) derivano verosimilmente da una sregolazione delle vie simpatiche midollari, secondaria alle alterazioni centrali, che controllano la vascolarizzazione e la contrazione muscolare. Tali meccanismi vengono poi potenziati e mantenuti da numerosi eventi collaterali, tutti orientati verso un mantenimento dello squilibrio neurovegetativo, che complicano lo scenario patogenetico (variazioni climatiche, alterazioni ormonali, ecc.); probabilmente in alcuni pazienti resta comunque fondamentale il meccanismo serotoninergico, mentre in altri, nel tempo, possono prevalere altri meccanismi. Importante è comunque sottolineare come queste alterazioni siano potenzialmente correggibili e reversibili. Lo dimostra il fatto che in corso di infezione da EBV sono state descritte delle classiche FM completamente regredite con la guarigione della malattia virale e che la terapia di rilassamento, verosimilmente in grado di modificare la distribuzione del flusso cerebrale, può portare a completa regressione della FM. Proprio la risposta alla terapia di rilassamento ed ai farmaci Inibitori della Ricaptazione della Serotonina(SSRI) fa ritenere che il deficit predominante nella FM sia quello delle vie serotoninergiche in grado di modulare le attività neurovegetative e che tale deficit sia correlato alla redistribuzione del flusso cerebrale.

Figura 3.

DIAGNOSI E TERAPIA.

La diagnosi di FM è a tutt’oggi basata sui criteri dell’American College of Rheumatology (ACR) del 1990 (Wolfe F. et al.: “The American College of Rheumatology 1990 criteria for the classification of fibromyalgia”. Arthritis Rheum, 1990; 2: 160-172) che prevedono la presenza di dolore muscolo-scheletrico diffuso (cioè che interessa entrambi i lati del corpo sia nella parte superiore che inferiore e che coinvolge tutta la colonna vertebrale) da almeno 3 mesi associato a dolorabilità di almeno 11 dei 18 tender points illustrati nella Figura 2. L’utilizzo di tali criteri ha costituito un importantissimo passo in avanti nella comprensione della FM consentendo di standardizzare la diagnosi e di potere confrontare i lavori scientifici, in particolare quelli di tipo epidemiologico, non essendovi alcun esame di laboratorio o radiologico che possa diagnosticare la fibromialgia. I test di laboratorio e gli esami strumentali possono essere utili per escludere la presenza di altre patologie, come ad esempio l’ipotiroidismo, che può causare segni e sintomi simili alla fibromialgia. Una attenta anamnesi e un esame obiettivo accurato possono escludere altre condizioni cliniche di dolore cronico e di astenia. Poiché i sintomi di fibromialgia sono così generici e spesso sono simili a quelli di altre malattie, molti pazienti vanno incontro a complicate e a volte ripetitive valutazioni prima che venga diagnosticata tale patologia ( Figura 4 ).

Figura 4.

Nondimeno i criteri ACR sono comunque criticabili sotto diversi aspetti:

oltre ai 18 descritti esistono nei singoli pazienti molti altri tender points ed in generale ogni inserzione tendinea e ogni muscolo sono potenzialmente dolenti la dolorabilità dei vari tender points varia spontaneamente anche da un giorno all’altro e stabilire un limite netto negli 11 tender points può comportare che un giorno il paziente rientri nei criteri ed il giorno dopo non sia più così non sempre i pazienti manifestano dolore in tutti i 4 quadranti del corpo ed è anzi frequente che il paziente descriva il dolore diffuso come “mi fa male tutta la parte destra del corpo” oppure “ho dolore alla schiena e a tutte e due le gambe” quando la ricerca dei tender points viene eseguita da personale inesperto sono frequenti errori diagnostici (pressione su punti anatomici sbagliati oppure pressione troppo lieve o troppo intensa).

Occorre sottolineare inoltre l’importanza della diagnosi differenziale in considerazione del fatto che la FM è una sindrome e molti dei sintomi sono aspecifici, così come l’importanza della individuazione di una eventuale patologia associata alla FM. Per tale ragione si consiglia di sottoporre il paziente nel quale si fa una nuova diagnosi di FM ad un controllo laboratoristico che preveda gli esami seguenti:

VES, PCR, ANA test Emocromo con formula CPK, transaminasi Anticorpi anti-EBV e anti-HCV TSH, FT4.

TERAPIA.

La terapia della FM è radicalmente cambiata negli ultimi 15 anni. Fino a circa 10 anni fa la FM veniva raramente diagnosticata, anche perché si riteneva che tale diagnosi non fosse di alcuna utilità, in quanto si considerava la FM una patologia di natura psicogena e pertanto difficilmente curabile. Negli ultimi anni le cose sono radicalmente cambiate e oggi si può affermare che la FM si può curare con successo. Grazie alla scoperta dei meccanismi alla base della FM possiamo oggi utilizzare farmaci in grado di correggere i deficit alla base della malattia (in particolare il deficit di serotonina). Oltre ai nuovi farmaci disponiamo di alcuni trattamenti non farmacologici estremamente efficaci in grado di modificare l’iperattività neurovegetativa presente nella FM.

Terapia Farmacologica.

Possiamo distinguere fondamentalmente due classi di farmaci utilizzati per il trattamento della FM: i farmaci miorilassanti, che agiscono sulla manifestazione “periferica” della FM cioè sulla contrattura muscolare, e i farmaci che potenziano l’attività della serotonina che agiscono invece su uno dei meccanismi “centrali” della malattia. Generalmente questi farmaci vengono associati nello stesso paziente. La grande novità è stata l’introduzione dei Farmaci Inibitori della Ricaptazione della Serotonina (SSRI), utilizzati primariamente come antidepressivi, ma che si è poi visto essere estremamente efficaci su alcune delle manifestazioni della FM, in particolare sulla astenia e sulla insonnia. Oggi il “gold standard” della terapia farmacologica della FM è considerato l’uso di uno dei più recenti SSRI (paroxetina o sertralina), da assumere al mattino, in associazione alla ciclobenzaprina, da assumere in unica dose serale. Da ricordare anche l’importanza dei sali di magnesio che rivestono un ruolo essenziale nel metabolismo muscolare, non tutti i prodotti in commercio sono però ugualmente efficaci in quanto alcuni hanno uno scarso assorbimento. Altri farmaci che vengono correntemente utilizzati nella terapia della FM sono gli antiepilettici, gli analgesici centrali, alcuni antiparkinsoniani. Grande interesse sta poi suscitando una nuova classe di farmaci antidepressivi, i Farmaci Inibitori della Ricaptazione della Serotonina e della Noradrenalina (SNRI), i quali agiscono su di un più ampio spettro di neurotrasmettitori rispetto agli SSRI. I farmaci anti-infiammatori utilizzati per trattare molte patologie reumatiche non mostrano importanti effetti nella fibromialgia. Tuttavia, a basse dosi, possono dare qualche sollievo al dolore. I cortisonici sono inefficaci e dovrebbero essere evitati per i loro potenziali effetti collaterali. I farmaci che facilitano il sonno profondo e il rilassamento muscolare aiutano molti pazienti affetti da fibromialgia a riposare meglio. Questi farmaci comprendono gli antidepressivi triciclici e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) ed altri farmaci ad azione prevalentemente miorilassante, simili strutturalmente agli antidepressivi. Sebbene questi farmaci abbiano come principale indicazione la depressione, essi vengono abitualmente prescritti ai pazienti affetti da fibromialgia a bassi dosaggi, di solito prima di andare a letto. Nei pazienti fibromialgici, questi farmaci sono principalmente utilizzati per lenire il dolore, rilassare i muscoli e migliorare la qualità del sonno piuttosto che per il loro effetto antidepressivo. Sebbene molti pazienti dormano meglio e abbiano meno fastidi quando assumono questi farmaci, il miglioramento varia molto da persona a persona. In aggiunta, i farmaci hanno effetti collaterali come sonnolenza diurna, costipazione, bocca asciutta e aumento dell’appetito. Gli effetti collaterali sono raramente severi, ma possono essere disturbanti. È quindi consigliabile limitarne l’uso.

Terapia Non Farmacologica.

Si può affermare che tutte le terapie non farmacologiche note, più o meno ortodosse, sono state utilizzate nel trattamento della FM. Non è pertanto semplice districarsi nell’ambito di un campo nel quale molto spesso risulta difficoltoso separare la reale efficacia di un trattamento dalla semplice suggestione. È quindi necessario basarsi solo sui dati dimostrati che derivano dagli studi scientifici. Il primo punto da chiarire è relativo alle terapie fisiche (TENS, ionoforesi, termoterapia, ecc.) che vengono spesso consigliate ai pazienti con FM: a parte la TENS che risulta efficace fino al 70% dei casi, nessuna altra terapia fisica ha dimostrato risultati superiori al placebo. Per quanto riguarda il massaggio, è stato utilizzato in pochi studi: è comunque comune esperienza dei pazienti con FM che il massaggio può fare peggiorare nettamente la sintomatologia. Anzi si può affermare che, in generale, qualora un paziente trattato con massaggio per una contrattura muscolare riferisca un peggioramento dei sintomi si deve sospettare una FM. Almeno due studi hanno documentato l’efficacia del biofeedback elettromiografico, metodica che ha il limite di essere poco diffusa e quindi per lo più sconosciuta ai pazienti. Un altro argomento che suscita interesse e quello della omeopatia che, negli ultimi anni, anche in Italia è andata sempre più diffondendosi. Alcuni studi hanno studiato l’effetto di uno specifico rimedio omeopatico il “Rhus Tox” con risultati variabili: è necessario però chiarire che tale trattamento non è adatto a tutti i pazienti, ma solo ad una piccolo sottogruppo con caratteristiche ben definite. La terapia non farmacologica che negli ultimi anni ha però radicalmente cambiato l’approccio terapeutico e la prognosi della FM è certamente la Terapia di Rilassamento Muscolare Profondo: Training Autogeno di Schultz, Terapia Cognitivo-Comportamentale, Terapia di Rilassamento basata su Tecniche Ericksoniane. Le prime due tecniche di rilassamento hanno un limite nella scarsa adesione dei pazienti al programma terapeutico a causa della lunga durate dello stesso e della complessità dell’approccio. La terapia di rilassamento di tipo ericksoniano (definita “a breve termine”) è invece preferibile per la rapidità dell’effetto terapeutico, per l’efficacia su tutti i parametri esaminati (numero di punti tender, disturbi del sonno, astenia, dolore globale) e per la durata dell’effetto almeno fino al 6° mese dal termine del trattamento. Sono tecniche di derivazione psicologica che inducono il rilassamento muscolare riducendo l’iperattività neurovegetativa alla base della FM. Sono basate sull’uso di un linguaggio “analogico” (cioè un linguaggio suggeritivo in grado di attivare ricordi e sensazioni) che ha lo scopo di attivare le funzioni neuropsicologiche tipiche dell’emisfero cerebrale destro. Nel corso del trattamento si conduce il paziente a valutare eventuali tensioni intrapsichiche per poi applicare tecniche verbali di programmazione neurolinguistica al fine di rimuovere le cause di tensione. Il numero di sedute necessarie è generalmente compreso tra 3 e 5 con frequenza settimanale o bisettimanale. Se il paziente riesce ad ottenere un buon rilassamento muscolare, il risultato è solitamente duraturo e non sono richiesti ulteriori trattamenti. L’effetto sulla sintomatologia della FM è progressivo e comporta una attenuazione delle principali manifestazioni (in particolare della astenia e del dolore) ed un miglioramento della qualità del sonno.

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