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• Psichiatria e ASP Palermo.

• Reumatologia e l’ARNAS Civico di Palermo;

• Radiodiagnostica e ASP n° 2 Caltanissetta, P.O. S. Elia.

• Urologia e Presidio Ospedaliero Giovanni Paolo II - ASP di Agrigento.

• Urologia e Presidio Ospedaliero "Paolo Borsellino" di Marsala e S. Antonio Abate Trapani.

9. Convenzioni per lo svolgimento di stage individuale ai fini della formazione specialistica e utilizzo strutture per attività didattica di tirocinio dei Dott.:

• Anestesia e Rianimazione: Dott. Giuseppe Lagrutta presso Duke University Medical Center, North Carolina;

• Chirurgia Pediatrica: Dott.ssa Perrone Patrizia presso Policlinico Sant.Orsola Malpigni di Bologna.

• Dermatologia e Venerologia: Dott. Biondo Giovanni presso Azienda Ospedaliera Galliera, Genova;

• Malattie dell’Apparato Cardiovascolare: Dott. Antonio Mignano presso l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale degli Spedali Civili di Brescia;

• Malattie dell’Apparato Digerente: Dott.ssa Roberta Boemi presso ASP Catanoa P.O S. Marta e S. Venera;

• Neurologia: Dott.ssa Roberta D’Anna, presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino;

• Ortopedia e Traumatologia: Dott. Federico Puleo presso Azienda Sanitaria ASST Valtellina Alto Latio Sondrio;

• Radiodiagnostica: Dott.Dario Gianbelluca, presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino;

• Radiodiagnostica: Dott.ssa Maria Laura Di Vittorio presso Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari Provincia Autonoma di Trento;

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Tra '400 e primo '500 siamo ancora nella fase più ricca della circolazione mediterranea di ipotesi scientifiche e terapie mediche. In tale contesto la larga diffusione tra gli Ebrei della pratica medica poteva essere considerata come una sorta di naturale vocazione, non solo perché era questa l'unica via ad essi aperta per l'esercizio di una libera professione, ma anche perché la conoscenza, così diffusa nel loro ambiente, del greco e dell'arabo, oltre che naturalmente dell'ebraico e del latino, costituiva una precondizione essenziale per potersi impadronire dei segreti della medicina antica e medievale.

Così fin dal '400 molti Ebrei si recarono all'Università di Padova per ottenervi il riconoscimento dei propri studi e l'autorizzazione, col titolo di "magister", all'esercizio della professione (116). Ma gli Ebrei portarono alla medicina veneta anche un loro apporto altamente originale. Spesso infatti ci troviamo di fronte, come ha osservato Achille Olivieri, ad un particolare tipo di medico (indicato dalle fonti come "ricercatore di ingegni") che si fa promotore di una cultura medica basata sull'esperienza ed è pronto a misurarsi con le più moderne questioni urbanistiche, come "il problema della funzionalità della casa, il problema della prevenzione contro la peste, la ricerca di una salubrità nell'accezione ermetica e neoplatonica del termine, ma anche nel senso più direttamente sperimentale", pur se talora circonfuso da un alone magico (117).

Certo, anche a Venezia l'inserimento degli Ebrei nella professione medica non si realizza senza difficoltà. Anch'essi debbono sottostare, in linea di principio, alle condizioni fissate nel 1516 per il soggiorno a Venezia degli Ebrei: residenza nel Ghetto ed obbligo di portare la berretta gialla. E si pensi alle diffidenze e ai sospetti derivanti da disposizioni come quella che, fin dal '200, ordinava a tutti i medici di imporre ai malati gravi, dopo qualche giorno di cura, la chiamata del confessore (118).

Grande importanza rivestono, in questo contesto, quelle autorevoli figure di patrizi e di ecclesiastici che si circondano di dotti medici ebrei e ne assumono la protezione: così il cardinale Domenico Grimani ebbe come medico e maestro d'ebraico Abraham de Balmes († 1523). Andrea Gritti si circondò egli pure di medici ebrei, sia all'epoca della difesa di Padova (1509-1513), sia favorendone la venuta a Venezia durante il suo dogato. Nel 1529 soggiornò sulla laguna il medico Simon Jacob, personaggio polivalente, mercante ed esperto di gioie, che si interessava anche al problema del rifornimento idrico delle città. Al Gritti fu dedicata nel 1532 un'opera di Jacob Mantino, medico e rabbino, che aveva studiato a Padova e a Bologna ed aveva soggiornato a Venezia nel 1528, con il privilegio di "portar la bareta negra per doi mesi, habitando perhò in geto, come stano li altri hebrei". Il Mantino sarebbe poi morto in Siria, nel 1549, come medico del consolato veneziano di Damasco. Ma prima era stato per qualche tempo archiatra di papa Paolo III (119).

Invece verso la metà del '500 si rinnovarono le persecuzioni dell'Inquisizione contro la cultura e i libri ebraici, a cominciare dal Talmud. A quest'epoca appartiene la notevole figura di Lazzaro "de Frigeis". Figlio di un medico ebreo residente a Padova, di famiglia relativamente benestante, Lazzaro collaborò col grande Andrea Vesalio, aiutandolo sia nella lettura di Avicenna, sia nello studio della nomenclatura ebraica delle ossa, meritandosi così un'onorevole menzione nel De humani corporis fabrica. Nulla si sapeva delle sue successive vicende; ma di recente egli è stato identificato con il medico ebreo Eliezer Rofé, che nel 1545 entrò nel Ghetto di Venezia, per uscirne dopo qualche anno e convertirsi al cattolicesimo, con il nome di Giovan Battista de' Freschi Olivi. Con zelo di neofita si sarebbe violentemente battuto nel 1553 per la proibizione del Talmud, considerato come opera anticristiana; ed avrebbe provocato con la sua intransigenza gravi tensioni spirituali in seno alla sua stessa famiglia (120).

Dopo la sua conversione, l'Olivi poté solennemente addottorarsi presso il sacro collegio dei medici e dei filosofi il 21 maggio 1551. In precedenza è probabile che egli avesse dovuto accontentarsi, come tutti i suoi correligionari, di una soluzione di ripiego consistente nel conferimento della laurea, senza solennità, da parte dei conti palatini. Con questo accorgimento, e con qualche ulteriore accomodamento nel '600, quando ai "conti palatini" fu sostituito il "presidente" del "collegio degli artisti", l'Università di Padova poté continuare a laureare gli Ebrei in piena età della Controriforma (la medesima soluzione vigeva anche per i protestanti, in quanto evitava lo scoglio della professione di fede) (121).

E certo non va sottovalutata l'importanza che ebbe per la continuità degli studi medici fra gli Ebrei questa possibilità offerta dallo Studio padovano: tra il 1517 e il 1721 gli Ebrei laureati, non tutti veneti ma anzi provenienti da varie parti d'Europa, furono 250. A questi vanno aggiunti coloro che studiarono senza laurearsi. Cifre certo significative: si tratta però di una sorta di influsso della scienza occidentale sulla cultura ebraica, e non più di una libera circolazione culturale come quella che si era avuta fino al primo '500 (122).

3. Avvocati ordinari e avvocati straordinari.

La dottrina giuridica del secolo XVI si occupò ripetutamente dell'esercizio dell'arte medica da parte degli Ebrei, giungendo a conclusioni non sempre negative, specie quando il conferimento della laurea fosse stato preceduto dalla dispensa papale (123). I medesimi giuristi si preoccuparono però di ribadire come agli Ebrei fosse assolutamente interdetta la laurea in diritto: una precisazione quasi inutile sotto il profilo pratico, come ben osserva Vittore Colorni, data "l'estraneità spirituale degli Ebrei di fronte al sistema giuridico romano-canonico, impregnato di religiosità cattolica, e oltremodo distante dal diritto talmudico-rabbinico loro proprio" (124). Più importante doveva però apparire agli occhi dei giuristi la riaffermazione solenne del principio, già accolto dal diritto giustinianeo e ribadito da Bartolo di Sassoferrato, secondo cui "nullus potest esse advocatus qui non est Christianus [. > Judeus vel non catholicus non potest esse advocatus, et judex eum admittens punitur". L'avvocato, insomma, era insignito di una dignitas, che sarebbe stato inconcepibile vedere riconosciuta a un non cattolico (125). È infatti evidente che l'amministrazione della giustizia era percepita all'interno di una dimensione quasi sacrale, intimamente connessa con l'esercizio del potere; e se il giudice esercitava un fondamentale attributo della sovranità, anche l'avvocato o il giurisperito partecipava in qualche misura a tale funzione. A Venezia, poi, quest'aspetto fondamentalmente politico dell'amministrazione della giustizia si poteva cogliere in modo più diretto, senza che avesse luogo quell'intermediazione affidata altrove ai giuristi. Affatto peculiari erano infatti gli ordinamenti giudiziari della Repubblica, il diritto che vi veniva amministrato ed il ruolo svolto dagli avvocati (126).

Fin dal '200 i giudici veneziani ebbero ingresso nel maggior consiglio (127); dopo la "Serrata" l'elettorato attivo e passivo fu riservato ai membri dell'aristocrazia, ed anche i giudici furono periodicamente scelti e rinnovati dal maggior consiglio, alla stregua di qualunque altro ufficio o magistratura, senza poter rimanere a lungo in carica e senza che nella elezione si avesse particolare riguardo alla competenza professionale del prescelto: bastava che questi avesse raggiunto l'età prescritta, che per i giudici delle quarantie era di trent'anni (128).

Le magistrature, osservò intorno alla metà del '500 un letterato inglese, William Thomas, erano tutte collegiali e talvolta assai numerose: perciò al momento di pronunciare il giudizio ci si limitava a contare i voti dei giudici, "for in every office there be dyvers judges, and that parte that hath most ballottes prevaileth ever: be it in mattier of debt, of title of land, upon life and death, or otherwise" (129). Naturalmente queste sentenze non furono mai motivate (130). Il Thomas soggiunge che le decisioni delle corti veneziane erano determinate, in ultima analisi, dalla coscienza dei giudici.

In realtà, nel rendere giustizia nelle cause civili i magistrati veneziani avevano davanti a sé gli Statuti del doge Iacopo Tiepolo risalenti alla prima metà del '200, con le integrazioni volute nel secolo seguente dal doge Andrea Dandolo. Ma è pur vero che di fronte a una carenza degli Statuti, davanti a una lacuna non colmabile né per via di analogia, né con il ricorso a consuetudini approvate, essi avrebbero dovuto giudicare "sicut iustum et aequum eorum providentiae apparebit": così nella gerarchia delle fonti non trovava posto il diritto comune (o imperiale), mentre vi campeggiava l' arbitrium del giudice (131).

Sono intuitivamente evidenti le ragioni di carattere interno ed internazionale che poterono giustificare una simile scelta: da un lato, la necessità di proclamare con forza la propria autonomia, la exemptio ab Imperio (132); dall'altro, la volontà di disporre del diritto come duttile strumento di governo, da porre interamente al servizio di quell'aristocrazia di mercanti che da sola governava la Repubblica e che aveva dunque ottimi motivi per temere sia le lungaggini avvocatesche nocive al libero sviluppo dei commerci, sia anche la relativa autonomia di un corpo di giuristi di professione depositario dell'interpretazione del diritto comune.

Questa diffidenza non cessò di manifestarsi nemmeno dopo la conquista di Padova del 1405, che sottopose alla sovranità veneziana quel prestigioso Studio dove si insegnava il diritto romano; e difatti nel 1448-1449, durante lo svolgimento di una causa dai complessi risvolti canonistici, l'antico e autorevole tribunale veneziano della curia di petizion si vide ripetutamente negare l'autorizzazione a rivolgersi per un parere alla rota romana o ai dottori di Padova: nel respingere entrambe le richieste, la Signoria ordinò ai giudici di decidere la causa secondo gli statuti e le leggi della Repubblica; se proprio avessero voluto consultare degli esperti, li avrebbero dovuti cercare a Venezia, e comunque sempre fra i "cives Venetiarum" (133). Veniva così sostanzialmente escluso il ricorso a una prassi molto diffusa nei territori in cui vigeva il diritto comune, dove era consentito ai giudici e ai podestà, spesso digiuni di diritto, il ricorso al parere vincolante di un giurisperito (il cosiddetto "consiglio di savio"): consuetudine che alla Signoria era apparsa incompatibile con il rispetto degli "statuta, leges et ordines Venetiarum". Né d'altra parte si poteva tollerare che le leggi veneziane fossero sottoposte a un'interpretazione dei giuristi tale da snaturarne il significato: perciò fin dal 1401 il maggior consiglio aveva impartito agli avogadori di comun l'ordine di cassare "omnes pustillas" dal libro degli Statuti (134).

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APPELLO SINGOLO PER LAUREANDI DICEMBRE 2017.

18/09/2017.

CALENDARIO ESAMI Si comunica che sono stati pubblicati i Calendari esami con gli appelli di recupero per tutti i docenti che hanno aderito allo sciopero.

01/09/2017.

VARIAZIONE AULE ESAMI Si comunica che nei giorni 6, 7 e 8 settembre gli esami dei seguenti docenti previsti in aula 2 subiranno una variazione di aula: -6 settembre: Bonaiuto – Pazzaglia aula 3; -7 settembre: Pazzaglia – De Rosa aula 14; -8 settembre: Pierro – Brugnoli aula 1; Medicina test 2017.

I quesiti e le risposte Sono disponibili on line i quesiti e le risposte della prova.

Segnalazioni Per effettuare segnalazioni riguardo al contenuto delle domande presentate nel test o alle procedure di svolgimento dell'esame compila il modulo segnalazioni, disponibile fino al 11 settembre.

PER INFORMAZIONI:

HELP DESK TEL. 051/6171959 ORARI: LUNEDI' - VENERDI' 9:00/17:00 accessoprogrammato@cineca.it.

Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria. Admitere 2017.

NOU Liste finale Admitere septembrie 2017.

A N U N Ț – ADMITERE CANDIDAȚI STUDII de LICENȚĂ.

Candidații declarați ADMIȘI pe listele provizorii, sesiunea septembrie 2017 vor confirma locul ocupat în data de 20.09.2017, între orele 9 00 – 15 00.

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Le sue ultime fatiche: Il mostro a due teste, un recital di un'ora e mezza presentato nel 2005, e Savitri, con la Compagnia Teatro il Quadro e la regia di Agostino Marfella, presentata nel novembre 2007. Maria testa.

DALLA PARTE DI GIANMARIA Una festa per Gianmaria Testa, il DVD In uscita il 30 marzo Uscirà il 30 marzo 2018 con la distribuzione EGEA/FELTRINELLI il DVD integrale della indimenticabile Festa per Gianmaria Testa organizzata alla Sala Sinopoli dell’Au.

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è il libro della vita di Gianmaria Testa, è arrivato in libreria, purtroppo postumo, il 19 aprile, per Giulio Einaudi Editori con prefazione di Erri De Luca.

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IN USCITA IL 24 MARZO CD1 – F – à Léo – 2008 CD2 – Solo dal Vivo – 2009 CD3 – Men at work (1) – 2013 CD4 – Men at work (2) – 2013.

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IN USCITA IL 24 MARZO I suoi sette album in studio insieme, in questo caso riflettono un lavoro denso, armonico, sensibile, delicato, sempre ispirato, che si dimostra anche prezioso come l’aria pulita e la limpidezza dell’acqua. CD. Annamaria Testa.

Annamaria Testa si occupa di comunicazione e di creatività. Alla professione di consulente per le imprese affianca una intensa attività di scrittura come blogger e saggista e oltre vent’anni di docenza universitaria.

Professione. Inizia a lavorare nel 1974 come copywriter mentre ancora frequenta l’Università Statale. Fonda una propria agenzia di pubblicità nel 1983. È direttore creativo e presidente della sede italiana del gruppo internazionale Bozell tra il 1990 e il 1996 e consulente tra il 1997 e il 2004. Nel 2005 fonda Progetti Nuovi. Dal 2016 torna a lavorare come consulente indipendente per le imprese. Collabora con diverse testate e con Rai e si occupa di comunicazione politica. È giornalista pubblicista dal 1988. Scrittura in rete. Nel 2008 apre il sito non profit Nuovo e utile, sul quale ad oggi ha pubblicato quasi 700 articoli dedicati a creatività, comunicazione e dintorni. Dal 2012 scrive ogni settimana per internazionale.it.

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Il mese di Febbraio è stato il mese della salute del cuore e l'IDF ha avviato un'indagine che si concentra sul livello di consapevolezza e di conoscenza sulle misure da adottare per evitare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari nelle persone affette da diabete di tipo 2.

Per compilare il questionario (che è anonimo) servono pochi minuti, essere on-line e cliccare sul link!

L’obiettivo per l’Italia é di raccogliere 500 risposte, per avere un panel significativo sul quale valutare attentamente la percezione del rischio cardiovascolare da parte della persona con diabete e avere un focus come prevenire le morti per rischio cardiovascolare.

I risultati del questionario saranno estremamente importanti per sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori istituzionali sull’importanza della prevenzione del diabete per ridurre il rischio cardiovascolare.

Prologo.

L'idea di raccogliere in un'unica pubblicazione le risposte ai molti quesiti legali che interessano il diabete non è nuova.

Avevamo in animo di farlo e da lungo tempo, per concentrare i temi maggiormente trattati, in una sorta di breve compendio, da mettere a disposizione degli iscritti alla pagina Facebook Portale Diabete e sul sito web Portale Diabete.

L'occasione si è presentata con il mese di novembre, notoriamente dedicato al diabete dall'intera comunità diabetica mondiale e in concomitanza con l'annuale giornata di sensibilizzazione cadente per l'anno 2017 il 14 di Novembre.

La conoscenza, aperta a tutti i lettori, delle norme più importanti a tutela del diabete previste dalla nostra legislazione, può essere contenuta in un breve compendio, di facile e pronta consultazione, affinché la persona con diabete conosca diritti e doveri connessi alla patologia, ed abbia conoscenza degli strumenti per poter richiedere ed accedere ai benefici di natura assistenziale, previdenziale ed economica.

E' un primo, piccolo passo tracciato nel solco della informazione, in un mondo ormai proiettato nel web, ove vengono attinte notizie non sempre verificate e non sempre attendibili.

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La disponibilità dei posti è sottoposta all’approvazione ministeriale come previsto dall’Art.1 del bando di Concorso.

Entro i termini pubblicati il candidato dovrà: – effettuare la procedura di immatricolazione online (link “IMMATRICOLAZIONE ONLINE”) e stampare la Domanda di immatricolazione e il Bollettino MAV della prima rata disponibili al termine della procedura; – effettuare il pagamento; – inviare in allegato, esclusivamente in formato pdf, la domanda debitamente compilata e firmata, la fotocopia del versamento effettuato, copia del certificato di conoscenza della lingua inglese e una copia di un documento di identità all’indirizzo enrolment.imdprogram@unisr.it specificando nell’oggetto “ Enrolment to the International MD program ”.

La Segreteria Studenti provvederà a dare conferma dell’avvenuta immatricolazione entro il giorno lavorativo successivo alla data di ricezione della mail.

Perfezionamento dell’Immatricolazione: nella mail di conferma inviata dalla Segreteria Studenti saranno contenuti i termini per il perfezionamento dell’immatricolazione come dettagliato nel Bando di Concorso, Art.7.

I candidati già iscritti presso altra Università, come specificato nell’Art. 7 del Bando di Concorso, devono provvedere ad effettuare le procedure di Rinuncia o Trasferimento in uscita presso il precedente Ateneo entro i termini indicati dalla Segreteria Studenti per il perfezionamento dell’Immatricolazione e la copia della Rinuncia o del Trasferimento dovrà essere spedita e/o consegnata unitamente alla restante documentazione: non è necessario quindi esserne già in possesso entro i tre giorni lavorativi dedicati all’Immatricolazione online.

Per procedere è necessario effettuare il Login ( credenziali ottenute in fase di iscrizione a Concorso ) e cliccare alla voce di Menu “Immatricolazioni”.

IMMATRICOLAZIONE ONLINE (DAL 1 LUGLIO)

ACCESSO AGLI ATTI ONLINE.

I candidati possono rivedere il proprio test, scaricare l’attestato di partecipazione e di pagamento collegandosi a:

Per accedere sarà necessario inserire come username e password il PIN e il codice ricevuti e firmati in sede di test di ammissione.

DOCUMENTI NECESSARI.

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Anche il Filetto, al pari del Fasuol, veniva da una famiglia di solide radici veneziane. Diverso era il caso dell'avvocato Alvise da Noale, che si era trasferito a Venezia alla fine del '400 ed aveva preso in moglie una veneziana, ma non aveva antenati veneti. Perciò nel 1524 la sua aspirazione, incoraggiata dal doge Gritti, a "farsi balotar Canzellier grando", venne frustrata da una decisione della Signoria, che ribadì la distinzione fra la cittadinanza "per privilegio" e quella "originaria", unico titolo legittimo per poter aspirare alle cariche della cancelleria (213).

Al di là delle motivazioni politiche contingenti, la giurisprudenza della Signoria interpretava con sostanziale fedeltà le più recenti e restrittive norme sulla "cittadinanza originaria"; e poté dunque ricevere il sostegno di quella larga parte del ceto dirigente che quelle leggi aveva voluto e votato. Erano stati semmai il Gritti ed il suo protetto a provocare "la murmuration di la terra" andando così vistosamente contro corrente (214). Sotto questo aspetto, dunque, la società veneziana si andava progressivamente chiudendo: se ne poteva dedurre che i più ambiziosi uomini di legge provenienti dalla Terraferma avrebbero sempre dovuto accontentarsi di carriere relativamente modeste, facendosi nominare tutt'al più avvocati fiscali o assessori; in alternativa, essi avrebbero potuto abbracciare la carriera ecclesiastica e il servizio della Santa Sede, come fece appunto all'inizio degli anni '30 il capodistriano Vergerio, prima avvocato e assessore, poi nunzio pontificio e vescovo (215).

4. Preti-notai e notai laici.

La diffidenza del patriziato veneziano nei confronti dei giuristi, fattore che innegabilmente condizionò lo sviluppo dell'avvocatura e delle professioni giuridiche, poté influire, sia pure in modo mediato, anche sulle vicende dell'arte notarile (216). A riprova della ferma volontà della Signoria di mantenere sotto il proprio controllo le modalità d'esercizio di una professione dagli importanti risvolti economico-sociali e politico-giuridici, si può infatti ricordare che solo in una data assai tarda, e cioè nel 1514, il senato autorizzò la formazione di un collegio dei notai, peraltro privo di autonomi poteri (217). Ma ciò che contraddistingue maggiormente il caso veneziano è la straordinaria fortuna del notariato ecclesiastico che, in declino altrove fin dai secoli XI-XII di fronte all'impetuosa avanzata del notariato laico, qui invece si conservò almeno fino al 1475 negli uffici pubblici (eccettuata la cancelleria ducale) e durò fino al secolo XVI nella redazione di testamenti o contratti (218). Fu questa dunque, prima e dopo la "Serrata", la strada scelta dal Commune Venetiarum per contenere ogni velleità d'autonomia dei notai: una soluzione che si fondava su quel particolare rapporto di compenetrazione fra Chiesa e Stato e su quella rigida sottomissione del clero al doge e alla Signoria che caratterizzò Venezia almeno fino all'epoca della conquista della Terraferma (219).

È tuttavia opportuno precisare che fin dal secolo XIV il favore accordato al notariato ecclesiastico non comportò affatto una totale preclusione verso i laici. Già in un elenco di notai che furono approvati nel 1306 la specificazione della condizione clericale, regolarmente presente in tutti gli altri casi, viene invece omessa davanti al nome del notaio della quarantia Michele Bondumiero (220). Ancor più significative risultano poi due leggi del 1323 e del 1375, mediante le quali vennero fissate condizioni sostanzialmente eguali per tutti coloro che, laici o ecclesiastici, avessero voluto intraprendere la professione notarile: tali requisiti erano un'età di venticinque anni compiuti ed il possesso della cittadinanza veneziana oppure, in sua vece, una residenza della durata di quindici anni, attestata dai provveditori di comun e accompagnata, nel caso dei laici, dal regolare pagamento delle "factiones" (221).

Non si può comunque affermare che già in quest'epoca il prestigio dei notai laici fosse paragonabile a quello dei chierici: ciò era vero solo nell'ambiente preumanistico della cancelleria ducale, da cui uscirono notai e cancellieri come Benintendi de Ravegnani, Raffaino Caresini e Lorenzo de Monacis. Per il resto i preti-notai godevano di una migliore reputazione sia presso il pubblico, sia presso le autorità, ed erano quindi i più ricercati sia come notai ordinari, sia come notai degli officia. Spettava inoltre ad essi, almeno in linea di principio, il compito di accompagnare nei loro lunghi viaggi mediterranei i baili o i comandanti delle galere da mercato; ed anche quando venivano concesse deroghe a favore dei notai laici, queste erano solitamente accompagnate da motivazioni che non lasciavano adito a dubbi sulla diversa considerazione in cui erano tenuti gli uni e gli altri.

Nel 1406, ad esempio, si permise al console veneziano in Puglia di portare con sé un notaio laico, che certo si sarebbe accontentato di un minor compenso; e ciò appunto allo scopo di ridurre le spese di una missione altrimenti giudicata troppo onerosa "propter expensam familie" (222). Nella sostanza, dunque, anche queste concessioni del senato non contraddicevano l'orientamento ufficialmente espresso nel 1399 da una deliberazione del maggior consiglio, che aveva deplorato l'arbitraria ammissione di alcuni laici nei posti di notai delle curie di Palazzo ed aveva pertanto ribadito la ferma intenzione di riservare il notariato degli officia ai chierici, giacché - si affermava - i notai laici avrebbero benissimo potuto trovare altrove i loro "inviamenta" (223).

Ma anche nel redigere atti e nel rogare testamenti i notai laici erano solitamente posposti nelle preferenze dei potenziali clienti ai preti-notai (224). Questi ultimi erano membri del clero cittadino e facevano parte della struttura parrocchiale, non solo come preti "titolati", ma spesso addirittura come pievani (225). Giocava dunque a loro vantaggio la fitta trama dei rapporti quotidianamente intessuti coi laici di ogni condizione sociale, nell'ambito di una organizzazione della vita cittadina largamente incentrata sulle contrade e quindi anche sulla rete delle parrocchie, che certamente non esaurivano in sé la molteplice varietà di forme della vita religiosa dei Veneziani, ma fornivano ugualmente alla popolazione alcuni fondamentali servizi di carattere sociale e spirituale, che spaziavano appunto dalla pratica sacramentale fino alla redazione dei testamenti (226).

La fiducia dei laici nei confronti del clero parrocchiale scaturiva, oltre che da questa dimestichezza, anche dalla possibilità di esercitare sulla nomina dei curati e sull'amministrazione delle parrocchie un controllo diretto, che aveva pochi equivalenti nell'Europa del tempo: i pievani erano infatti eletti, solitamente all'interno del clero parrocchiale, dai più autorevoli fra i laici della contrada, e cioè dai nobili e dai cittadini proprietari di immobili. Anche gli altri sacerdoti della parrocchia erano ben integrati nella vita della loro chiesa, che era organizzata in forma di collegiata: sicché, al momento dell'elezione del nuovo pievano, il clero riunito in capitolo provvedeva a una serie di promozioni interne (da suddiacono a diacono, e da diacono a prete "titolare"), senza che fosse formalmente esclusa la possibilità di cooptare chierici provenienti da altre parrocchie (227). È vero che non mancarono contrasti coll'ordinario diocesano e con la Santa Sede in merito all'esercizio di queste tradizionali prerogative dei fedeli e del clero parrocchiale, il cui definitivo riconoscimento sarebbe intervenuto solo nel 1526 con una bolla di papa Clemente VII; ma nel complesso il duplice controllo esercitato dai Veneziani, sia a livello parrocchiale, sia a livello governativo, valse a limitare il fenomeno delle pievanie date in commenda, pur senza eliminarlo del tutto (228). In questo modo la parrocchia poté conservare una sua funzionalità anche ai fini della educazione del clero, affiancando questa più tradizionale forma di tirocinio alle nuove iniziative intraprese nel corso del '400 e del primo '500 dalle Congregazioni del clero o dall'autorità diocesana; ed è probabile che nel corso di questa formazione si trasmettessero anche le nozioni indispensabili per l'esercizio del notariato (229).

Malgrado la relativa efficienza dell'istituto parrocchiale, un severo riformatore avrebbe egualmente potuto rimproverare a questi preti vari vizi ed abusi; ma, poiché si trattava di un clero in gran parte veneziano e per giunta scelto dagli stessi parrocchiani, esso doveva presumibilmente corrispondere, in modo più o meno adeguato a seconda dei casi, alle aspettative dei fedeli e della Signoria, che pare non si turbassero troppo per certi comportamenti non corrispondenti ai più alti ideali della vita sacerdotale: in un'ottica di pratico realismo mercantile si poteva dunque ammettere che il clero fosse coinvolto in investimenti e speculazioni di vario genere (c'erano anche parroci che prestavano ad interesse agli abitanti della contrada) (230); e poiché si volevano preti-notai negli officia a San Marco e persino nella flotta era necessario tollerare queste palesi eccezioni all'obbligo della residenza.

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Înscrierile se fac la secretariatul Facultăţii de Medicină şi Farmacie, situat în Oradea, str. P-ţa 1 Decembrie nr.10, între orele 9:00-16:00, iar sâmbăta şi duminica între orele 9:00-12:00. Candidaţii reuşiţi la examenul de admitere care nu-şi vor confirma înscrierea în termenul prevăzut, îşi pierd locul ocupat prin concurs.

Taxe admitere.

Taxa de înscriere la concursul de admitere – 150 RON Taxa pentru contestaţii – 150 RON Taxa de înmatriculare – 100 RON Taxă procesare dosar (numai pentru studenții străini) – 150 Euro.

Beneficiază de scutiri de taxe de înscriere la concursul de admitere următoarele categorii de candidaţi cu vârsta până în 25 de ani:

orfanii; cei aflaţi în centrele de plasament sau case de tip familial; cei care au cel puțin un părinte angajat sau pensionat al Universităţii din Oradea; cei care au cel puțin un părinte personal didactic sau didactic auxiliar, aflat în activitate sau pensionat; cei care au obținut în perioada studiilor liceale premii/distincții la olimpiadele școlare și/sau la alte concursuri naționale sau internaționale.

Candidaţii care solicită scutirea de la plata taxei de admitere vor prezenta unul din următoarele documente:

copie după certificatul de deces al părintelui (în cazul celor orfani); adeverință de la Centrele de plasament sau case de tip familial (în cazul celor aflaţi în această situaţie); adeverinţă din care să rezulte calitatea de personal didactic și didactic auxiliar aflat în activitate sau pensionat a susţinătorilor legali; adeverinţă din care să rezulte calitatea de personal didactic sau nedidactic încadrat în Universitatea din Oradea aflat în activitate sau pensionat a susţinătorilor legali; documente care să ateste obținerea în perioada studiilor liceale distincții la olimpiadele școlare și/sau la alte concursuri naționale sau internaționale. Aprobarea scutirii de la plata taxei de înscriere se face de către Comisia de Admitere a facultății.

Înscrierea la concursul de admitere.

Pentru înscrierea la concursul de admitere, candidaţii, vor completa o cerere tip de înscriere în care vor menţiona, sub semnătură proprie, toate datele solicitate în formularul respectiv.

La cererea – tip de înscriere se anexează următoarele acte: a) Diploma de bacalaureat sau diploma echivalentă cu aceasta, în original sau copie legalizată ( în cazul în care candidatul prezintă copie legalizată, ea va fi însoţită de adeverinta doveditoare a depunerii originalului la înscrierea la o altă facultate ) sau, în cazul liceelor la care nu s-au eliberat diplomele pentru promoţia 2017, adeverinţă care menţionează media generală, mediile obținute în anii de studii, termenul de valabilitate și faptul că nu a fost eliberată diploma de bacalaureat; b) Certificatul de naştere în copie simplă (candidatul trebuie să prezinte documentul original pentru conformitate); c) Certificat de căsătorie în copie simplă (candidatul trebuie să prezinte documentul original pentru conformitate) dacă este cazul; d) Adeverinţa medicală tip, eliberată de medicul de familie, din care să rezulte că este apt pentru facultatea la care candidează și care să ateste starea de sănătate; e) 4 fotografii tip buletin; f) Carte de identitate sau paşaport (original pentru conformitate) şi copie; g) Chitanţă de achitare a taxei de înscriere.

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