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1. C'è posto per la teologia in un'idea di università?. Una prima posizione degna di essere menzionata è quella di Immanuel Kant (1724-1804). Nella sua opera Il conflitto delle Facoltà ( Der Streit der Facultäten, 1798), egli ironizza sulla divisione fra le Facoltà «superiori» di Medicina, Diritto e Teologia, e la Facoltà «inferiore» di Filosofia. Mentre le prime avrebbero il compito di formare dei funzionari e servire alla conservazione del potere, la filosofia, non avendo finalità immediate, si occupa di un sapere “inutile” ed ha il ruolo di riflettere criticamente sulle cose. Ma a differenza delle Facoltà superiori, quella filosofica non ha altra autorità che la ragione, e può dunque esercitare il suo lavoro libera da condizionamenti. Quando la filosofia, svolgendo il suo ruolo di coscienza intellettuale critica, intendesse riportare alla ragione le altre Facoltà liberandole dai condizionamenti del potere, ciò la farebbe entrare necessariamente in conflitto con esse. Solo accettando il confronto con la Filosofia e rispondendo alle obiezioni e ai dubbi da essa suscitati, le altre Facoltà potranno formare dei funzionari illuminati. L'università ideale è quella in cui la filosofia orienterà criticamente gli studi di tutte le altre discipline, passando allora ad essere una Facoltà superiore, ma sotto un altro e più alto punto di vista.

La presenza della teologia viene dunque vista da Kant nell'ottica di un «conflitto di autorità»: da una parte l'obbedienza al dogma, alla Sacra Scrittura e all'autorità dottrinale dell' establishment; dall'altra, la libertà della ragione che cerca la verità. Una teologia obbediente ad un'autorità costituita si presenterebbe come una disciplina serrata nei propri principi e perciò chiusa all'autentico spirito universitario. Così compresa, per la teologia non vi sono apparenti vie d'uscita: o si trasforma in filosofia, o non raggiungerà mai la condizione di una vera disciplina nell’ideale kantiano di università. In sostanza, la Teologia dovrebbe staccarsi dal suo sapere dogmatico, funzionale alle necessità dello Stato, ed accettare un salutare conflitto. Per superare la posizione di Kant andrebbero chiariti concetti quali «fede» o «autorità», intesi dal filosofo in modo piuttosto riduttivo, per poi mostrare che una teologia intesa come fides quaerens intellectum è un sapere aperto, guidato anch'esso dalla ricerca della verità, e pienamente compatibile sia con l'opzione della fede, sia con l'esistenza di conoscenze di tipo dogmatico, cioè espresse mediante precise formulazioni. Inoltre, esiste un'analogia fra la fede religiosa e le opzioni che altre discipline fanno nel terreno, esterno ad esse, dei fondamenti del loro sapere; o fra le formulazioni dogmatiche e le proposizioni di valore analogo presenti in ogni scienza. A differenza di quanto sostenuto dal filosofo prussiano, la teologia può esercitare un suo sapere proprio ed originale, con la ragione e nella ragione, senza essere per questo «ridotta entro i limiti della ragione». Dall'analisi kantiana emerge tuttavia un elemento di interesse: una teologia all'interno dell'università deve autocomprendersi come sapere aperto e in dialogo, disposto al confronto critico e non finalizzato a scopi meramente funzionali. Una simile idea di teologia esiste certamente, ma nel contesto categoriale e culturale nel quale Kant si muoveva, non veniva da questi riconosciuta.

Il tema viene affrontato anche da Newman, in particolare nelle prime quattro conferenze della sua Idea di Università. Concependo una cultura relativamente autonoma nei confronti della fede teologale, e ritenendo che la formazione filosofica dell'educazione liberale costituisca già una preparazione implicita alla fede, egli comincia col giustificare la presenza della teologia “dal basso”, non come teologia soprannaturale, né come teodicea, ma come tematizzazione razionale ed esplicita di ciò che l'umanità intende implicitamente quando si riferisce a «Dio» quale Essere Supremo. In questa accezione, il termine teologia viene utilizzato da Newman come «filosofia della religione», «scienza della religione», o semplicemente «religione», e l'interlocutore cui dirige le sue argomentazioni è rappresentato dal pensiero ateo o agnostico (cfr. L'Idea di Università, cit.,pp. 102-107).

Occupandosi della conoscenza e della sistemazione delle verità che l'umanità possiede riguardo a Dio, una simile teologia può proporsi come collegamento fra il sapere filosofico dell'educazione liberale e le verità della Rivelazione cristiana. In ogni società o cultura ove il termine «Dio» assume ancora un significato, la teologia ha diritto di cittadinanza nelle sue università. Tenerla fuori vorrebbe dire ignorare una realtà che caratterizza in modo determinante quella società o quella cultura o, alternativamente, riconoscere implicitamente che quanto si possa dire su Dio non appartenga più al sapere, ma interessi soltanto un sentimento soggettivo e non comunicabile. Fra i responsabili di questa seconda impostazione, Newman citerà il fideismo ed il pietismo, favorevoli ad un'idea di religione che non reclami nessun legame con l'esercizio dell'intelletto. Escludendo l'insegnamento teologico, inoltre, si starebbe compiendo di fatto un'opzione confessionale, quella di considerare le religioni come un “non-sapere”, e ciò costituisce già una scelta pregiudiziale. «Se perciò in un'Istituzione che impartisce l'insegnamento di ogni tipo di sapere, non si insegna nulla, non si sostiene nulla circa l'Essere Supremo, si può a ragione concludere che ogni componente del gruppo che ha patrocinato quella Istituzione, supponendo che tale individuo esista, ritiene positivamente che non si conosce nulla di certo intorno all'Essere Supremo; nulla che abbia un qualche diritto di essere considerato come un'aggiunta reale al deposito della conoscenza generale esistente nel mondo. Se d'altra parte si constata che qualche cosa di considerevole è conosciuto circa l'Essere Supremo, sia per mezzo della Ragione, sia per mezzo della Rivelazione, allora l'Istituzione in questione fa professione di ogni scienza, e tuttavia lascia fuori la più importante di esse» ( ibidem, p. 69).

In prima istanza la difesa della teologia intrapresa da Newman non riguarda direttamente il cattolicesimo, ma ogni religione che si consideri intellettualmente adeguata a divenire una scienza. In seconda istanza, questa difesa riguarda una teologia fondata sulla Rivelazione cristiana, poiché una cultura che ha accettato la ragionevolezza di un sapere su Dio in sede filosofica, non può disinteressarsi delle risposte su Dio provenienti da una religione rivelata, il cui impatto sulla storia del genere umano è stato e continua ad essere così rilevante. Non assorbimento della teologia nella filosofia o nel sapere critico, come voluto da Kant, ma specifica presenza della teologia con il proprio bagaglio di conoscenze, perché queste vertono su un “oggetto”, Dio, che la filosofia riconosce significativo. L'autorità che giustifica l'insegnamento della teologia, se di autorità vogliamo parlare, non è dunque quella dell' establishment, ma quella della ragione: l'insegnamento universitario, senza la Teologia, sarebbe semplicemente non filosofico, cioè non rispettoso del sapere.

In una cultura di livello universitario che intendesse eliminare la riflessione della teologia, il vuoto lasciato da questa verrebbe subito occupato da altre scienze. Analogamente a quanto accadrebbe con altre discipline, se una scienza è dimenticata, le altre, oltrepassando i loro limiti, irrompono dove non dovrebbero, facendo sì che la riflessione globale perda in rigore conoscitivo, perché la metodologia dell'una non è adatta all'oggetto dell'altra. «Ove la teologia non sia insegnata — afferma Newman — il suo campo non sarà semplicemente trascurato, ma sarà effettivamente usurpato da altre scienze, che insegneranno, senza garanzia, le loro conclusioni in un argomento che necessita dei propri principii per la sua debita formazione e disposizione» ( ibidem, p. 138). In altre parole, se nell'università non è più la teologia a parlare di Dio, comincerebbero a parlarne la fisica, la biologia, o l'economia. Non è difficile riconoscere l'attualità dell'analisi di Newman, oggi confermata dall’introduzione della nozione di Dio nella riflessione filosofica svolta dalle scienze.

In tempi più recenti, l’interrogativo sulla presenza della teologia nell’università è stato ripreso, fra gli altri, da Karl Rahner (1904-1984) nel suo saggio Teologia oggi (1980). Molte delle obiezioni mosse a tale presenza, osserva Rahner, potrebbero essere rivolte in fondo anche ad altre discipline. A chi ne contesta il carattere scientifico si potrebbe obiettare che pochi, nell'università odierna, saprebbero dire con precisione cosa sia una scienza; a coloro che le segnalano di non godere del sostegno o dell'interesse di tutti i cittadini, si potrebbe chiedere se la mancanza di interesse da parte delle masse sia un motivo sufficiente per eliminare un insegnamento o chiudere una Facoltà. Il ruolo della teologia universitaria resta comunque difficile e non consente facili conformismi: «sa che non appena apre la bocca le altre scienze le danno addosso e dichiarano che il suo tema non può interessarle in quanto tali, perché il suo oggetto non può comparire per definitionem nel loro campo; anzi, esse minacciano di estrometterla o di farla morire coi mezzi molto efficaci di cui dispongono: con una teoria positivistico-scettica della conoscenza e della scienza, con gli strumenti della filologia che dissolvono o relativizzano i suoi testi sacri, con la psicologia e la sociologia, che spiegano in maniera fin troppo comprensibile come questo fenomeno culturale singolare e da lungo tempo in agonia sia sorto e si mantenga faticosamente in vita» (p. 93).

All'interno della sua missione — la cui portata oltrepassa di fatto le mura universitarie — la teologia ha nella comunità accademica, per Rahner, un compito specifico, non rimpiazzabile. In un mondo dove la conoscenza viene concepita come potere, tecnica o interpretazione, la teologia ricorda che esiste una dimensione della conoscenza non disponibile ad essere manipolata, interpretata o formalizzata: esiste un Incondizionato, Qualcuno che l'uomo non può totalmente comprendere, ma dal quale deve lasciarsi comprendere. Con la sua presenza, la teologia richiama le altre discipline ad una sorta di umiltà intellettuale, proteggendole dal rischio di dare soluzioni totalizzanti della realtà, che facilmente degenerano in ideologie. A volte sono le scienze stesse, dal loro interno, ad aprirsi ad altre forme di sapere, ma quando tale richiesta di dialogo non trova sbocco in un interlocutore di pari livello accademico, come sarebbe appunto quello di una Facoltà teologica, esse sconfinano dal proprio orizzonte metodologico, sostituendosi di fatto — come già avvertiva Newman — alla teologia, o cedono alla seduzione di visioni del mondo ove il superamento della razionalità scientifica non indica più trascendenza, ma irrazionalità.

Dal ruolo di provocata, la teologia universitaria dovrebbe passare a quello di provocatrice: non solo giustificazione epistemologica o difesa teorica di un “discorso su Dio,” ma un vero e proprio “parlare di Dio” come necessario riferimento cui legare il senso del proprio operare, come ragione ultima che fonda la dignità di ogni essere umano ed il significato personale della sua libertà. Non più compito dello scienziato, dello storico o del filosofo, ma del teologo, perché concetti come verità o libertà, che Jaspers vedeva nel cuore del lavoro universitario, non vengono esauriti in sede filosofica, ma si aprono ad un senso più pieno, che solo la Rivelazione potrà svelare. Rahner reclama pertanto nell' universitas un ruolo alla teologia in senso stretto, quella insegnata all'interno della fede, anche in un contesto didattico o scientifico ove questo dono non sia da tutti ancora condiviso.

2. Le ragioni di una teologia “universitaria”. La presenza della teologia nell' universitas studiorum è stata ritenuta significativa dalla Chiesa, sia sostenendo le cattedre teologiche nelle università di Stato, sia disponendo che ve ne fossero nelle università da lei promosse (cfr. Gravissimum educationis, 10; Ex corde Ecclesiae, 19). A sostegno dell'opportunità di una Facoltà di Teologia, vogliamo qui segnalare tre ragioni di fondo.

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(a cura di) (2009). Nuevos estatutos y reforma del Estado. Las experiencias de Espana y de Italia a debate. In: CASTELLà ANDREU J.M; M. OLIVETTI. BARCELONA:ATELIER,, ISBN: 9788492788149.

M. OLIVETTI (2009). Partiti e regime parlamentare nella riflessione di Leopoldo Elia. In: DANDREA G.; MARINI F.; MATTARELLA S.; OLIVETTI M.; PIZZETTI F.; RIDOLA P.; SILVESTRINI A.;. Leopoldo Elia, costituzionalista e uomo politico rigoroso e innovatore. REGGIO EMILIA:Diabasis, p.41 - 57, ISBN: 9788881036202.

M. OLIVETTI (2009). Principio de laicidad y símbolos religiosos en el sistema constitucional italiano: la exposición del crucifijo en las escuelas públicas. REVISTA CATALANA DE DRET PÚBLIC, vol. 37, p.243 - 273.

M. OLIVETTI (2009). The Special Administrative Regions of the PRC in Comparison with Autonomous Regions Models. In: OLIVEIRA J.; CARDINAL P.. One Country, Two Systems, Three Legal Orders - Perspectives of Evolution. Essays on Macau's Autonomy after the Resumption of Sovereignty by China. Berlin-Heidelberg:Springer, p.777 - 798, ISBN: 9783540685715.

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Invernale: dal 05/02/2018 al 02/03/2018 - Finestra di Pasqua: 26/27/28 marzo 2018 - Estiva: dall'18/06/2018 al 31/07/2018 - Autunnale: dal 03/09/2018 al 28/09/2018 - Finestra Natale: dal 17 al 21 dicembre 2018.

I semestre 1° ANNO: 17/10/2016-30/01/2017; 2°-6° ANNO: 03/10/2016-20/01/2017.

II semestre 27 febbraio 2017 - 9 giugno 2017 (per tutti gli anni di corso)

INVERNALE - 1° anno: 31/01/2017-24/02/2017; 2°-6° ANNO: 25/01/2017-24/02/2017 - STRAORDINARIA PASQUA: 10-12/04/2017 - ESTIVA: dal 19/06/2017 al 31/07/2017 - AUTUNNALE: dal 01/09/2017 al 29/09/2017 - STRAORDINARIA NATALE 2017: 18-22 dicembre 2017.

Sospensioni didattiche: 31/10/2016; 09/12/2016; 19/12/2016-06/01/2017; 13/04/2017-18/04/2017; 24/04/2017.

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Si comunica che nell'orario delle lezioni del 3°anno, sono state inserite alcune lezioni di RECUPERO di Metodologia Clinica.

Per il Can. A:

23/05/18 ORE 11-13 Prof. Mulatero.

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Prof. Luigi Bergamaschini Durata: 4 anni.

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