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Si tiene in Canada, all'Université de Montréal, il percorso di formazione intensivo, proposto in collaborazione con l'Università Statale di Milano, che si terrà dal 28 maggio al 1° giugno.

Test di ammissione ai corsi della Statale, le novità.

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Dal DNA antico il racconto dell’Isola conquistata dai conigli.

Science Advances pubblica lo studio italo francese, guidato da Francesco Ficetola dell’Università Statale di Milano, che partendo dallo studio del DNA antico intrappolato nei sedimenti di un piccolo lago in una delle zone più remote del pianeta ricostruisce il racconto di un vero e proprio sconvolgimento ambientale prodotto da una manciata di innocui conigli.

Nuclear Decommissioning and Waste Management, 40 posti per la Summer School JRC.

Partecipazione gratuita per i 40 ammessi al corso organizzato dal Joint Research Centre della Commissione Europea a Ispra dal 9 al 13 luglio.

GDPR: rischi e opportunità del nuovo regolamento europeo.

Su Science l’editoriale di due scienziati dell’Università Statale di Milano e dell’Istituto Europeo di Oncologia, sul “General Data Protection Regulation”, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali in vigore dal 25 maggio.

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30/10/2017.

LEZIONI PROF.SSA TAFA' Si comunica che le lezioni di "Psicodinamica delle Relazioni" della Prof.ssa Tafà riprenderanno il 9 novembre 2017 ore 16.30.

09/10/2017.

APPELLO SINGOLO PER LAUREANDI DICEMBRE 2017.

18/09/2017.

CALENDARIO ESAMI Si comunica che sono stati pubblicati i Calendari esami con gli appelli di recupero per tutti i docenti che hanno aderito allo sciopero.

01/09/2017.

VARIAZIONE AULE ESAMI Si comunica che nei giorni 6, 7 e 8 settembre gli esami dei seguenti docenti previsti in aula 2 subiranno una variazione di aula: -6 settembre: Bonaiuto – Pazzaglia aula 3; -7 settembre: Pazzaglia – De Rosa aula 14; -8 settembre: Pierro – Brugnoli aula 1; LAUREA IN MEDICINA.

LAUREA IN MEDICINA.

Laurea in medicina: Come diventare medico in Italia.

Diventare medico è il sogno di tanti, una passione che può dare grandi soddisfazioni. Si dice che quella del medico sia una vera e propria vocazione…ci vuole infatti una forte motivazione a iniziare un percorso di studi non sempre facile, con tanti esami impegnativi da sostenere su libri di migliaia di pagine, molte ore di laboratorio, frequenza assidua, tempo libero assente. La strada è molto lunga, e può essere affrontata solo se si ha chiaro l’obiettivo finale: aiutare gli altri a tutti i costi. In Italia e in altri Paesi, per poter esercitare la professione, un medico deve conseguire l’abilitazione all’esercizio professionale ed essere iscritto all’Ordine dei Medici. L’abilitazione è conferita da una commissione, dopo che il medico ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia e superato l’esame di Stato. Per potersi iscrivere, è necessario superare un test di ingresso molto impegnativo, dal momento che l’iscrizione è a numero chiuso. Il test comprende diverse materie: logica e cultura generale, biologia, chimica, fisica e matematica. Il corso di laurea in medicina ha la durata di sei anni e si conclude con un esame di laurea che comprende la discussione di una tesi. In seguito alla riforma degli studi universitari sono cambiate alcune norme che regolano l’ordinamento. Infatti, il corso ha assunto la denominazione di Laurea Specialistica in Medicina e Chirurgia; inoltre, le attività dello studente ora sono espresse in crediti formativi universitari (CFU), cioè delle “unità di apprendimento” di 25 ore ciascuna, che includono sia l’attività didattica impartita dai docenti, che lo studio autonomo. I CFU vengono ottenuti a conclusione di una verifica di esame. La laurea in medicina e chirurgia viene conseguita dopo discussione di una tesi di laurea, previo ottenimento di 360 CFU, pari a circa 30 CFU per semestre. Le discipline di insegnamento sono distribuite su 5 anni di corso, mentre il VI anno è destinato essenzialmente al tirocinio professionalizzante (60 CFU). Quest’ultimo è in un tirocinio pratico di 6 mesi da sostenersi presso policlinici universitari, aziende ospedaliere, presidi ospedalieri di aziende ASL, ambulatori di un medico di medicina generale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. Alla fine del tirocinio, bisogna poi sostenere una prova scritta consistente nella soluzione di 90 quesiti.

Corsi di specializzazione in medicina.

Molti medici ottenuta la laurea proseguono gli studi per diventare specialisti e alla fine possono conseguire il diploma di specializzazione.

I corsi di specializzazione hanno durata pluriennale ( variano dai 2 ai 5 anni a seconda del tipo di corso scelto) e comprendono insegnamenti teorici e pratici, esami annuali e la discussione finale di una tesi di specializzazione. Alla fine viene rilasciato un diploma di specializzazione con l’acquisizione di un numero di crediti compreso tra 300 e 360. La frequenza è solitamente obbligatoria. L’ammissione alle scuole di specializzazione è subordinata al superamento di un esame, che consiste in una prova scritta per accertare la cultura generale della propria area e in un’eventuale prova orale sulle medesime tematiche di quella scritta. L’ingresso purtroppo è a numero chiuso e i posti disponibili sono sempre pochi rispetto alle richieste. Dopo di questa, la formazione del medico può proseguire: dopo anni di studi e di esperienze in un dato settore, per esempio, un chirurgo ortopedico può definirsi chirurgo della mano, anche se queste “iperspecializzazioni” non sono certificate in Italia da esami o da diplomi. Di recente istituzione è il corso di formazione per medici in medicina generale: si tratta di un corso biennale che comprende soprattutto esercitazioni pratiche in medicina, chirurgia, ostetricia e pediatria. Al termine di questo corso il medico può conseguire un attestato di formazione, che gli consente di esercitare l’attività professionale nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale. Secondo la legge, il titolo di specialista può essere rilasciato esclusivamente dalle università; in passato, i corsi di specializzazione erano numerosissimi (quasi 150), ma attualmente la CEE ha stabilito un elenco di specializzazioni comuni a tutti o ad alcuni paesi: il numero di specializzazioni che possono essere conseguite in Italia è così sceso a 17 e contemporaneamente è stata istituita la facoltà di odontoiatria. Diversi dalle specializzazioni sono gli attestati e i certificati rilasciati da scuole private o associazioni: alcuni di indubbio valore, altri no. Alcuni di questi attestati vengono rilasciati senza che il medico superi un esame; talvolta, diplomi altisonanti vengono concessi al termine di un corso di poche ore, dietro pagamento di una tassa di iscrizione. La specializzazione non è comunque indispensabile per svolgere la professione medica: in Italia, per esempio, un medico abilitato e iscritto all’Ordine, può esercitare in tutte le branche dell’attività medica (tranne l’anestesiologia, la radiologia e l’odontoiatria). Così, può svolgere la sua attività professionale come ostetrico e definirsi tale (ma non può attribuirsi il titolo di specialista). D’altra parte, molti medici non specialisti sanno curare fin troppo bene i propri pazienti perché un diploma di specializzazione non valuta la personalità e l’umanità del medico.

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Dal punto di vista del patriziato, tuttavia, il rischio maggiore era legato, più che a queste intemperanze, all'eventualità della progressiva affermazione di un corpo di avvocati professionisti composto prevalentemente da dottori in legge, che avrebbero forse potuto imporsi agli stessi magistrati inesperti di diritto, suggestionandoli con le loro dottrine di ispirazione romanistica fino al punto di introdurre nella giurisprudenza veneziana principii ad essa estranei o ripugnanti (154). E, d'altra parte, non era possibile prescindere totalmente né dal diritto comune, né dalla collaborazione dei dottori, ora che i problemi della giustizia veneziana si erano intrecciati con le delicate questioni politico-giuridiche sollevate dalla "dedizione" delle città della Terraferma: occorreva infatti armonizzare il sistema giudiziario della Dominante con quello delle città conquistate, dove i giudici erano soliti applicare gli statuti e le consuetudini locali, integrandoli ove necessario con il ricorso al diritto comune.

Come prima conseguenza della "dedizione", i patrizi veneziani inviati a governare come podestà le maggiori città di Terraferma dovettero dunque essere accompagnati e assistiti da vicari e assessori, che erano generalmente originarii del Dominio, o più raramente cittadini veneziani, ma comunque sempre addottorati in diritto (155). In questa maniera anche per i giuristi di professione si aprì una carriera interessante all'interno dell'amministrazione dello Stato veneziano: tra '400 e '500 si segnalarono fra essi uomini di valore, come Paolo Ramusio che, originario di Rimini, fissò stabilmente la sua residenza a Venezia (dandovi origine a un'illustre famiglia di "cittadini"), studiò a Padova fra il 1471 e il 1481 e fu poi assessore con vari rettori a Padova, Verona, Udine, Treviso e Bergamo. Altri assessori illustri del primo '500 furono gli udinesi Gregorio Amaseo e Giacomo Florio, i quali del resto seguivano le orme dei loro predecessori Cittadino della Frattina e Francesco Manini, impiegatisi al servizio di vari podestà nella seconda metà del '400. Ma la parte del leone toccò probabilmente ai dottori di Padova, se è vero che tra il 1486 e il 1509 furono padovani un quarto di tutti gli assessori che accompagnarono i rettori veneti in Terraferma (156).

Non bastava tuttavia che i giudici di prima istanza tenessero nel debito conto il diritto comune: infatti le cause civili potevano essere portate in appello a Venezia, davanti alla magistratura degli auditori novi (157). Ed anche qui dovette ben presto affermarsi il principio, poi esplicitamente teorizzato in un trattato di Francesco Sansovino alla metà del '500, secondo cui "chi serve alle corti [di San Marco e Rialto> non importa molto se non ha le leggi imperiali alle mani. Ma chi serve agli Auditori nuovi e nuovissimi ne debbe aver cognizione: conciossiaché in quei luoghi si trattino le cause di fuori, le quali sono ordinate secondo l'istituzione delle leggi cesaree" (158). Però nella Venezia del primo '400 gli avvocati pratici del diritto comune dovevano essere ancora relativamente poco numerosi; e non si poté dunque negare ai sudditi di Terraferma il diritto di avvalersi per i loro appelli di "doctores et advocati forenses". Alcuni avvocati forestieri (nel senso di non veneziani) cominciarono dunque a esercitare la professione nei tribunali veneziani, venendo così a costituire una componente assai significativa di quel gruppo di pratici del diritto, di cui le leggi non riuscivano in alcun modo a impedire la crescita. Nel 1438 fu bensì vietato a quanti non fossero avvocati "ordinari" di perorare davanti alle quarantie, al senato o alle curie di Palazzo; ma si dovette ammettere un'importante eccezione: l'intervento degli avvocati forestieri poteva infatti essere tollerato, se essi difendevano gli interessi di "forenses, qui non habitant in civitate nostra Venetiarum". A questo punto, però, sorse nel legislatore il timore di lasciare in condizioni di grave svantaggio i cittadini veneziani che avessero avuto una causa con sudditi della Terraferma; e dunque anche i Veneziani furono autorizzati, in tale caso, a servirsi di avvocati forestieri: non era certo una prova di fiducia nei confronti degli avvocati "ordinari", di cui pure si facevano salvi gli emolumenti (159).

Sottoposta alla pressione di contrastanti interessi, la legislazione veneziana sull'avvocatura non ebbe nella seconda metà del '400 uno sviluppo coerente: nel giro di pochi mesi, tra il 1465 e il 1466, il maggior consiglio passò da una posizione di relativa apertura nei confronti degli avvocati professionisti ad una rigida riaffermazione dei diritti degli "ordinari" con conseguente annullamento di tutte le "grazie di parlare" precedentemente concesse in deroga alle leggi. E tuttavia anche questa scelta per così dire reazionaria dovette risparmiare i caposaldi fondamentali attorno ai quali si attestava la presenza a Venezia degli avvocati "forenses": infatti la deliberazione del 1466, reiterata nel 1474, non toccò il loro diritto di perorare davanti agli auditori novi per le cause "de fuora". Furono inoltre autorizzati a parlare in favore di chiunque, veneziano o forestiero, davanti a tutti i consigli e collegi, che erano poi i più importanti tribunali di ultima istanza (160). A questo punto, l'avvocato "forensis" poteva rappresentare a Venezia, in tutte le sedi competenti, gli interessi non solo dei singoli, ma anche delle comunità di Terraferma, fondendo dunque la professione d'avvocato con quella di "nunzio" e "oratore" (161). Pare inoltre che non vi fosse alcuna preclusione per l'esercizio dell'avvocatura nelle cause criminali.

Qual era dunque l'ambito che i patrizi del maggior consiglio, dopo aver ripetuto le solite invettive contro gli avvocati "extraordinari" (così chiamati a partire dal 1474) (162), cercavano disperatamente di riservare agli "ordinari"? Erano, come chiariscono alcuni decreti e deliberazioni, le "corti ordinarie" di San Marco e di Rialto (163). Ma anche queste limitazioni non erano affatto chiare e definitive: infatti fin dal 1463 lo stesso maggior consiglio aveva disposto che tutti gli avvocati, "tam forenses quam terrestres", dovessero pagare la "tansa", in proporzione al reddito stimato della loro attività professionale (164). Era forse un tacito riconoscimento, una legittimazione di fatto della presenza degli "straordinari" anche nelle corti ordinarie? No, rispose nel 1472 la Signoria (165). Ma già l'anno seguente un'ambigua deliberazione del senato pareva fatta apposta per riaprire la disputa (166).

E fu proprio il senato a comporre il dissidio tra le forme tradizionali e la nuova realtà dell'avvocatura veneziana. Tutto prese l'avvio dall'ennesimo tentativo di contenere le parcelle degli avvocati, sulla base di tariffe deliberate dai pregadi il 22 settembre 1489. In un primo tempo il provvedimento mancò il suo scopo perché i "saluberrimi ordines" furono sabotati da un vero e proprio sciopero degli avvocati professionisti. Allora il senato si convinse che la regolazione delle tariffe sarebbe dovuta rientrare in una più ampia regolamentazione della professione legale, ed ordinò che quanti già esercitavano di fatto l'avvocatura a Venezia dovessero entro otto giorni farsi registrare nella cancelleria ducale, sottoscrivendo una dichiarazione di accettazione del tariffario, ora leggermente ritoccato in favore degli avvocati. Non veniva invece rimossa la pregiudiziale contro l'impiego di avvocati "straordinari" presso le corti ordinarie di San Marco (167).

Pur con questi limiti, la deliberazione del senato rappresentava un passo decisivo verso il pieno riconoscimento del ruolo degli "straordinari". Tra il 17 e il 28 ottobre si presentarono alla cancelleria ben 78 avvocati, fra i quali si distinguevano per la loro dignità sociale 4 "nobiles", cioè patrizi veneziani, e 23 "doctores ". Ma dal registro risultano anche altri dati interessanti: oltre ai 4 patrizi, vi erano 2 figli naturali di nobili; tra i laureati, 3 erano i cittadini veneziani. C'erano poi altri 20 cittadini fra gli avvocati privi di titoli accademici: in totale, dunque, i "Veneti" erano 29. Fra i 49 "forenses", 20 dei quali insigniti del dottorato, c'era una netta maggioranza di sudditi veneti di Terraferma; ma c'era anche un avvocato di Arbe in Dalmazia, ed un Vergerio presumibilmente capodistriano (168).

C'era davvero posto a Venezia per un centinaio di avvocati fra "ordinari" e "straordinari"? Probabilmente no. Fra coloro che si erano registrati nel 1489 o erano arrivati alla professione legale negli anni immediatamente successivi, solamente pochi potevano aspirare a discutere le cause più importanti davanti alle quarantie: ricordiamo fra questi soprattutto Venerio da Faenza e il forlivese Enrico Antonio de Godis, oltre ai veneti Marino Querini e Daniele Zucuol (169). Altri, come il veneziano Alvise Brocheta ricordato dal Sanudo (170), dovevano invece accontentarsi di una mediocre carriera, destinata a concludersi in povertà. A molti si sarebbe persino potuto contestare il titolo di avvocati: erano piuttosto faccendieri o "sollecitatori", che collaboravano coi veri avvocati sbrigando le pratiche di cancelleria e raccogliendo notizie sulle cause; qualche volta però potevano sostituire gli avvocati presso le magistrature minori (171). Solo nel tardo '500 questi "sollecitatori" avrebbero avuto un esplicito riconoscimento legale ed un proprio registro: per ora intasavano quello degli avvocati. Fu anche questa, probabilmente, una delle ragioni che indussero il senato a intervenire nuovamente nel 1497, questa volta con l'obiettivo di scremare l'elenco degli "straordinari". Il compito fu affidato a un apposito collegio formato di avogadori, auditori vecchi e novi e giudici delle quarantie, che avrebbero dovuto comminare la pena della sospensione quinquennale dalla professione a quegli avvocati "straordinari" che l'avessero meritata "per i mali portamenti e condizion loro" (172).

Anche altre disposizioni emanate nella seconda metà del '400 tesero a dare dignità e certezza di regole alla professione dell'avvocato: furono vietate le invettive troppo violente; fu proibito di consumare il pasto a Palazzo o addirittura nei consigli; la durata delle arringhe fu limitata a un'ora e mezzo (misurata con la clessidra, come ancora poté vedere il Goethe); e soprattutto furono stabiliti criteri certi in base ai quali i litiganti avrebbero potuto scegliere, alternativamente, i propri avvocati, fino a un massimo di tre per parte (173).

La riforma del 1489 non costituiva però un risultato definitivamente acquisito. Infatti nel 1505 il maggior consiglio cercò di rivitalizzare il ruolo degli avvocati "ordinari" accrescendo il loro numero da sedici a venti e ribadendo le tradizionali limitazioni all'impiego degli "straordinari" (174), E fu proprio sulla base di questa legge e delle sue teoriche prescrizioni che un avogadore di comun elevò nel 1517 una ferma protesta per l'involuzione subita dall'avvocatura magistraturale, di cui tentò per l'ultima volta di rialzare le sorti.

Già in virtù della loro carica gli avogadori erano chiamati a vigilare sull'integrale osservanza delle leggi; ma anche altre più specifiche circostanze dovevano ulteriormente sollecitarli a contrastare ogni modifica della costituzione veneziana che potesse ledere le tradizioni plurisecolari e le prerogative legali dell'aristocrazia. Infatti l'avogaria di comun, pur essendo compresa nel novero delle magistrature più antiche e autorevoli, aveva visto declinare il proprio prestigio a causa del progressivo ampliamento delle competenze giudiziarie del consiglio dei dieci, la cui ascesa rispondeva a una logica tendenzialmente oligarchica (175).

Il più noto fra gli oppositori di tale indirizzo politico-istituzionale era certamente Luca Tron, che però nel corso di roventi polemiche sul ruolo dell'avogaria di comun svoltesi in senato nel 1518 fu energicamente spalleggiato da Giovanni Dolfin, un avogadore che non esitava ad opporsi, se necessario, allo stesso doge (176). È dunque in questa prospettiva che va vista anche una precedente iniziativa del Dolfin, tesa ad imporre il rispetto di quelle antiche leggi riguardanti l'avvocatura, sulla cui tacita abrogazione parevano invece concordare tutte le parti più direttamente interessate: clienti, avvocati e giudici.

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Occorre aver fatto il login per inviare un commento. Esami di medicina e chirurgia.

Abbiamo parlato di tutte le PCR: c’è una grossa diatriba per poter calcolare il numero di molecole finali partendo dal numero di molecole iniziali. Posso quantizzare un prodotto di PCR a patto che conosca quante molecole iniziali ho messo nella reazione, l’efficienza di amplificazione (in teoria ad ogni ciclo il DNA si duplica e corrisponde ad un’efficienza 100%: molto spesso l’efficienza di amplificazione non è 100%). Quali sono i motivi per cui l’efficienza non è al 100%?

Dipendono essenzialmente da come è fatto il primer. Immaginiamo di avere 100 molecole per studio ed avere un’enorme quantità di primer perché in effetti la reazione è a due, tra il bersaglio e il primer. Il primer è sempre in eccesso rispetto al DNA o cDNA (da 10 a 100 volte in più) perché non vogliamo che la reazione della PCR termini a causa dell’esaurimento del primer e per facilitare gli incontri tra il primer e il bersaglio (è questione di cinetica), a meno che non stiamo facendo la PCR asimmetrica in cui uno dei due primer è stato volutamente messo in quantità limitata perché vogliamo amplificare solo uno dei due filamenti.

Ma perché, se vuoi amplificare un solo filamento, fai la PCR asimmetrica mettendo due primer di cui uno in quantità ridotta e l’altro in quantità superiore? Perché con i primi cicli vogliamo comunque aumentare il numero di molecole per poi utilizzarle come stampo per quelle a singola elica.

I primer devono incontrare il bersaglio: se il primer invece di preferire l’incontro col bersaglio si struttura su se stesso, è perché ha delle regioni a gambo ed ansa (steam and loop) per cui si autostruttura (si autocomplementa ). Per un fatto logico è preferito da un punto di vista termodinamico l’autostrutturarsi (reazione intramolecolare) che non andarsi ad incontrare con un’altra molecola (reazione intermolecolare).

I primer possono anche formare dimeri per cui due primer dimerizzano fra loro invece di ibridarsi con il bersaglio: anche questa formazione di dimeri è facilitata rispetto all’incontro del primer col bersaglio perché la concentrazione dei primer è molto più elevata di quella del DNA bersaglio. L’efficienza di amplificazione dipende:

da come è strutturato il primer (dalla sua sequenza) e quindi è un fattore intrinseco e ineliminabile;

da quante molecole di DNA bersaglio ci sono (meno molecole di DNA ci sono più l’efficienza cade perché la possibilità di incontro diminuisce) e quindi dalla quantità del DNA bersaglio e dalla qualità (se il DNA è stato estratto da un reperto tossicologico, cioè da reperti degradati). Questi sono fattori estrinseci.

In teoria avremmo un’efficienza al 100%, ma in pratica non la abbiamo mai.

Per poter quantizzare il numero di molecole alla fine della PCR partendo da un numero iniziale di molecole devo conoscere: il numero iniziale di molecole e l’efficienza di amplificazione. Cosa importante è che il calcolo lo devo fare nel range di amplificazione lineare o fase esponenziale (non devo eccedere cioè nel numero di cicli) e non nella fase plateau, prendendo quindi in considerazione le molecole che ho nella fase esponenziale in rapporto alle molecole iniziali.

In teoria: N = N 0•2 n.

In pratica: N = N0• (1+ E )n dove 0. Esami di medicina e chirurgia.

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INSERIMENTO EDIZIONI (APPELLI) 5 E 26 MAGGIO 2018.

Per le modalità d'iscrizione allo stage, gli obiettivi formativi e il relativo calendario, consultare il programma dettagliato collegandosi al seguente link:

Si ricorda agli studenti che l'iscrizione ad una attività elettiva e la non partecipazione senza darne tempestiva comunicazione al responsabile della stessa, comporta la sospensione da tutte le attività elettive per un semestre come previsto dall'art.6 del Regolamento delle attività formative a scelta dello studente.

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SANITA' e MEDICINA ALLOPATICA UFFICIALE e resa IMPERANTE (alla fine della pagina: INDICE delle Pagine che ne parlano) Ippocrate, padre della medicina moderna, ha detto 2400 anni fa: “Tutte le malattie hanno origine nell’intestino“

" La medicina,in questo secolo, ha fatto enormi progressi. Pensate a quante nuove malattie ha saputo inventare ". (By Enzo Jannacci - Medico)

" L'industria farmaceutica è grande e potente come l'industria delle armi. Con la differenza che la guerra finisce, la malattia, no, fino a quando c'è qualcuno che la tiene in vita " (By Hans Ruesch)

I VERI PADRONI della SANITA' nel MONDO La descrizione del meccanismo che nel secolo scorso permise ai grossi capitali finanziari di impadronirsi dell’intero sistema medico americano e non solo, attraverso il controllo dell’insegnamento universitario, i Rockefeller amavano chiamarla “filantropia efficiente”, e' qui ben descritto. Purtroppo il medico che volesse domandarsi oggi da dove nascano tante di quelle “certezze” che gli vengono contestate. da chi non si fida più della medicina ufficiale, dovrà risalire di quasi un secolo per trovarne l’origine. D’altronde, è lui stesso ad insegnare che il miglior rimedio contro una malattia non sia la semplice rimozione del sintomo, ma quella della causa stessa.

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L’eccellenza della formazione è resa possibile dal basso numero di iscritti; da un corpo docente composto da esperti di statura internazionale e disponibili all’interazione con gli studenti; dall’attività di tutoraggio per l’inserimento in laboratori e reparti, di orientamento e didattico con possibilità di disegnare curricula parzialmente differenziati; da modalità didattico-pedagogiche innovative basate anche sulla soluzione dei problemi (problem-based learning); dall’ampia offerta di conferenze e seminari dei massimi esperti mondiali.

Guardiamo ai numeri.

Percentuale di studenti che dichiara molto efficace la Laurea nel lavoro svolto.

Dati Alma Laurea 2016.

Classifica Censis 2016 per la progressione di carriera e l’internazionalizzazione.

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AVVISO: SI INFORMANO GLI STUDENTI CHE GLI ESAMI DEL GIORNO 2/2/2017 SONO STATI TUTTI ANNULLATI A CAUSA DI PROBLEMI TECNICI SULLA PIATTAFORMA ESOL. Medicina e chirurgia unina.

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INFORMAZIONI E SERVIZI.

Presentazione del CDLM: Poster1 - Poster2.

ATTIVITA' COORDINAMENTO CDLM.

ATENEO.

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AVVISO CORSO DI FISICA MEDICA Si ricorda agli studenti immatricolati dopo l'inizio di dicembre l'obbligo di frequentare le lezioni di FISICA MEDICA previste per i giorni 8, 10, 11, 14 e 15 maggio 2018 al fine di poter sostenere l'esame.

• Anatomia patologica, 02/03 ore 14.00.

• Anatomia umana, 08/03 ore 12.00.

• Chimica e prop. bioch, 01/03 ore 9.00.

• Ematologia ed oncologia, 09/03 ore13.30.

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