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Come promesso,la LAV contunua ad occuparsi con la massima attenzione delle necessità nelle zone interessate dal sisma, offrendo un aiuto tangibile alle popolazioni e agli animali che ne hanno subito i danni.

Buona Befana a tutti i nostri amici a quattro zampe!

Botticelle: la Befana animalista consegna sacco di carbone e lettera alla sindaca Raggi per abolizione promessa e non mantenuta.

Oggi le associazioni LAV, OIPA, Io Libero-AVCPP e Animalisti Italiani hanno accompagnato la Befana Animalista a consegnare una lettera e un sacco di carbone alla Sindaca Raggi.

Motivo: per ricordare l'impegno elettorale di abolire le botticelle ed il rispetto dello Statuto di Roma Capitale, che prevede entro 4 mesi la calendarizzazione e voto della Proposta di Deliberazione Popolare abolizioniata che aspetta da 35 mesi.

Qui il video: goo.gl/aJrnS4 e di seguito qui sotto il testo della lettera:

«Cara Sindaca, Le scrivo da parte delle Associazioni Animalisti Italiani, AVCPP, LAV e OIPA, le quali mi hanno incaricato di recapitarle l’allegato sacco, contenente del carbone e di spiegarLe il motivo di questa consegna: Le succitate associazioni animaliste dopo essere scese nelle piazze per diversi mesi ed aver raccolto tra i cittadini romani oltre il doppio delle firme necessarie, circa 10.000, depositarono il testo di una delibera d’iniziativa popolare per abolire definitivamente lo sfruttamento dei cavalli delle botticelle; tutto questo avveniva nel lontano febbraio 2015. Una proposta, quella delle associazioni, che nonostante le Sue promesse pre-elettorali, questa amministrazione continua ad ignorare, annunciando improbabili ordinanze restrittive circa i percorsi delle botticelle, ma di fatto rimandando la parola fine all’anacronistico mezzo di trasporto che troppi cavalli ha visto morire sull’asfalto della Capitale. Anche il Prefetto di Roma Le ha chiesto spiegazioni circa la mancata calendarizzazione della proposta di deliberazione d’iniziativa popolare n.51/2015 per l’abolizione delle botticelle, ma niente, purtroppo neanche questo intervento è servito a far rispettare la Legge e lo Statuto di Roma Capitale, mancando così anche di rispetto ai tantissimi romani che hanno sottoscritto la proposta. Cara Sindaca La prego, metta fine a questa crudeltà come ha promesso nel Suo programma elettorale, da quando è stata eletta i poveri cavalli hanno passato 2 estati sotto il sole cocente e i sampietrini bollenti, e questo è il secondo inverno che passano sull’asfalto scivoloso dove rischiano ogni giorno la vita, cara Sindaca faccia la cosa giusta. Buon anno».

LAV Roma ha celebrato la Giornata Mondiale dei Diritti degli Animali sabato 9 dicembre in 2 locali.

(NB: ci è stato possibile pubblicare questo post solo in data 14 dicembre appena risolti problemi tecnici del sito che hanno impedito la pubblicazione in data 7 dicembre come avevamo programmato. Di conseguenza, abbiamo sostituito in titolo e testo "celebrerà" con "ha celebrato")

LAV Roma ha celebrato la Giornata Mondiale per i Diritti degli Animali sabato 9 dicembre dalle 16:30 alle 19:30 con due diversi banchetti ospitati all'interno dei locali:

Scandalo mense veg. LAV: il Comune di Roma annulli la richiesta di certificazione medica.

“Non è necessaria alcuna certificazione medica per poter far accedere un bambino a un menu alternativo, come quello senza ingredienti animali, nella ristorazione scolastica”, lo ha ribadito LAV in una lettera indirizzata alla Sindaca di Roma, Raggi, all’Assessora alla Scuola, Baldassarre, ai Presidenti delle Commissioni Scuola e Ambiente, Zotta e Diaco, alla Direttrice del Sistema Educativo e Scolastico, Bigari, e Direttori Socio Educativi dei Municipi, chiedendo l’annullamento della richiesta di certificazione medica per i bambini vegetariani e vegani introdotta da Ivana Bigari (Direttrice Sistema Educativo e Scolastico di Roma Capitale) in una lettera del 2 ottobre u.s. rivolta ai Direttori Socio Educativi dei Municipi.

Per ottenere i pasti vegan, infatti, basta una dichiarazione dei genitori, come confermato dalla Nota del Ministero della Salute, in applicazione delle Linee Guida nazionali sulla ristorazione scolastica (sottoscritte anche dai Comuni nella Conferenza Stato-Regioni-Autonomie) che non pongono alcuna discriminazione ma, anzi, a pagina 22 prevedono che “Vanno assicurate anche adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali. Tali sostituzioni non richiedono certificazione medica, ma la semplice richiesta dei genitori”.

“Siamo stupiti che questa richiesta di certificazione medica, e la complicazione prevista dalla stessa Nota a firma della Direttrice Bigari in relazione all’autorizzazione per l’acquisto di alimenti adatti a queste scelte etiche, provengano da un’Amministrazione comunale governata dal M5S, che aveva fatto dell’adozione di menu scolastici senza carne, e prodotti di origine animale, una bandiera”, aggiunge LAV.

World Vegan Day 2017: Mercoledì 1 novembre con LAV Roma al rifugio Thegreenplace a Nepi.

Come ogni anno, anche questo 1° Novembre 2017 la sede LAV di Roma celebrerà il World Vegan Day - Giornata Mondiale Vegana. Siamo stati la prima sede LAV a celebrare il World Vegan Day. Dopo due anni di celebrazione interna (2011 e 2012), lo facciamo pubblicamente in piazza dal 2013 e da allora lo abbiamo replicato ogni anno, con tavoli informativi e volantinaggi nel centro di Roma.

"Aboliamo la Caccia!": vieni a firmare ai nostri tavoli a Roma il 21 e 22 ottobre. #BastaSparare.

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Il curriculum, fortemente innovativo per la connotazione scientifica e la didattica interattiva in uno stretto e continuo rapporto tra discenti, docenti e tutori, garantisce una formazione pienamente allineata a quella dei migliori atenei europei e nordamericani, con i quali vuole competere.

Il successo del Corso è testimoniato sia dal vastissimo numero di iscrizioni al Test di ammissione, sia dal basso numero di studenti fuori corso, nonché dal successo dei nostri laureati nell’ammissione alle principali Scuole di Specializzazione italiane e straniere e ai corsi di Dottorato di Ricerca.

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c) ai medicinali soggetti alla direttiva 65/65/CEE;

d) ai prodotti cosmetici contemplati dalla direttiva 76/768/CEE;

e) al sangue umano, ai prodotti derivati dal sangue umano, al plasma umano, alle cellule ematiche di origine umana o ai dispositivi che, al momento dell'immissione in commercio contengono tali prodotti derivati dal sangue, plasma o cellule;

g) a organi, tessuti o cellule di origine animale, a meno che non si fabbrichi un dispositivo utilizzando tessuto animale reso non vitale o prodotti non vitali derivati da tessuto animale.

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È una deformità relativamente frequente che consiste nella riduzione o scomparsa della volta plantare longitudinale mediale. È caratterizzata da una deviazione in pronazione del retropiede (extrarotazione rispetto all’asse longitudinale del piede), supinazione dell’avampiede (intrarotazione rispetto all’asse longitudinale del piede), mentre l’astragalo scivola in avanti, medialmente e in basso. Questa patologia spesso è dovuta a una lassità capsulo-legamentosa o all’insufficienza dei muscoli responsabili del mantenimento della volta longitudinale mediale (definiti perciò muscoli cavizzanti, quali il tibiale posteriore, il peroniero lungo, il flessore comune delle dita e il flessore lungo dell’alluce). È un problema che solitamente si supera con la crescita, con l’evoluzione spontanea verso lo sviluppo di un piede normale con gli archi plantari ben rappresentati entro i 7-10 anni: il grado di valgismo del piede, che esprime la gravità del piede piatto, si riduce spontaneamente con lo sviluppo e la maturazione ossea, e quindi solo una ridotta percentuale dei casi arriva al trattamento chirurgico. È fondamentale eseguire un’accurata diagnosi differenziale tramite un esame obiettivo e radiografico, valutando inoltre il paziente sia sotto carico sia fuori carico, concentrandosi in particolar modo sulla deambulazione.

Prima dei due anni d’età bisogna evitare la correzione di un piede clinicamente piatto. In questa fascia d’età, infatti, vi è la presenza di una bolla adiposa plantare che simula una condizione di apparente piattismo. La terapia incruenta prevede l’utilizzo di plantari realizzati in cuoio o in diversi materiali moderni. Altrettanto valido è associare esercizi fisiocinesioterapici che possono agire sinergicamente al plantare. Sarà opportuno eseguire dei controlli periodici per valutare la validità del trattamento, e solo se a fine crescita la deformità non è stata corretta adeguatamente è necessario l’intervento chirurgico.

Attualmente si corregge il piede piatto in modo mininvasivo a partire dai 10-12 anni. In particolare, la tecnica prevede un’incisione nel piede sotto il malleolo esterno e l’introduzione per via percutanea di una vite di calibro adeguato tra astragalo e calcagno, oppure una vite astragalica con funzione di calcaneo stop. Questo intervento determina la correzione del piede piatto in modo definitivo. La vite può essere realizzata in acido polilattico e dopo 3-4 anni, esaurita la sua funzione, viene riassorbita dai tessuti. Se la vite non è riassorbibile l’eventuale rimozione della stessa avverrà alla fine dello sviluppo. I risultati eccellenti di queste metodiche mininvasive sono ormai confortate da follow up di oltre dieci anni e da continui confronti con altre metodiche. Purtroppo, però, la tecnica chirurgica non è applicabile in tutti i casi, che andranno selezionati in base a una valutazione biomeccanica e radiologica, al fine di ottenere risultati eccellenti.

È una deformità laterale della colonna vertebrale sul piano frontale associata a una rotazione del corpo vertebrale (rotoscoliosi); è proprio quest’ultimo elemento che distingue la scoliosi ‘vera’ o ‘strutturata’, cioè il vero e proprio dimorfismo del rachide, dall’atteggiamento scoliotico, paramorfismo di frequente osservazione e con tendenza a una risoluzione spontanea. La scoliosi è invece a carattere evolutivo, e tende a peggiorare lentamente fino al termine dell’accrescimento scheletrico, in particolar modo in corrispondenza dello sviluppo puberale (periodo di massimo aumento della statura). Tuttavia, anche in età adulta si può verificare un persistente peggioramento della deformità (ca. 1 grado all’anno). Lo scopo principale del trattamento è quello di arrestare l’evolversi della patologia: molto spesso, infatti, il ripristino del normale allineamento della colonna non è ottenibile neanche chirurgicamente. Il successo dell’intervento è quindi strettamente correlato alla precocità di una diagnosi corretta. Fattori prognostici fondamentali sono l’età del paziente (tanto più precoce è l’insorgenza della scoliosi maggiore sarà il suo potenziale evolutivo e quindi la prognosi), dall’entità della curva (misurata in gradi con il metodo di Cobb) e della rotazione vertebrale, dalla localizzazione della curva (peggior prognosi nelle forme dorsali e dorsolombari).

Il trattamento può essere incruento (fisiocinesiterapia e corsetti amovibili o gessati) o cruento; spesso questi sono provvedimenti simultanei e/o successivi, poiché nessuno di essi da solo risulta efficace. La fisiocinesiterapia è basata sulla ricerca di una stabilizzazione attiva delle curve tramite l’esecuzione di precisi esercizi che hanno la funzione di stimolare la muscolatura paravertebrale e riequilibrare i movimenti del tronco. I corsetti, invece, basano il loro utilizzo sulla ricerca di un’autocorrezione attiva da parte del paziente, come accade per il busto Milwaukee. Esso è composto da un canestro pelvico sormontato da tre aste raccordate da un collare con appoggi occipitomentonieri. Altri tipi di busti (Boston, Chenau, Lyonese) svolgono una correzione passiva della deformità, tramite l’applicazione di spinte e controspinte capaci di correggere sia la curva scoliotica sia le gibbosità. Solo in alcuni casi selezionati vengono applicati i corsetti gessati che vengono realizzati su specifici letti ortopedici di riduzione.

Il trattamento cruento è invece utilizzato in tutte quelle forme di grave scoliosi nelle quali la fisiocinesiterapia e i corsetti ortopedici non hanno avuto successo. L’intervento consiste nella correzione della curva seguita dalla realizzazione di artrodesi delle vertebre comprese nella curva stessa (fusione di più vertebre eseguita apponendo innesti ossei sui processi articolari e sulle lamine) e conseguentemente sulla loro stabilizzazione con mezzi di sintesi metallici. Quando serve si possono prelevare innesti ossei dalle ali iliache, eventualmente integrati con sostituti ossei. Nel periodo postoperatorio il recupero è rapido, e il paziente può alzarsi e camminare già a due giorni dall’intervento chirurgico. L’applicazione di tutori è destinata ai casi di marcata osteopenia.

Schematicamente, il trattamento della scoliosi può essere suddiviso come segue: ( a ) curve fino a 20 gradi: fisiocinesiterapia e sorveglianza clinica, soprattutto durante gli anni dello sviluppo; ( b ) curve tra 20 e 40 gradi: applicazione di corsetti accompagnati da esercizi precisi da svolgere con il busto; ( c ) curve sopra i 40 gradi: trattamento chirurgico.

È un’affezione ereditaria caratterizzata alla nascita dall’alterazione dello sviluppo e della conformazione dell’articolazione coxo-femorale, da lassità capsulo-legamentosa e da retrazione muscolo-tendinea. Per questi motivi dopo la nascita l’anca tende a sublussarsi o a lussarsi. Colpisce sopratutto individui di sesso femminile e quasi nel 50% dei casi è bilaterale. Spesso alla nascita l’anca displasica non è ancora lussata ma risulta comunque lassa. Per determinarne la lussazione esiste una manovra ortopedica patognomonica di questa patologia, definita manovra di Ortolani-Barlow. Essa consiste nella sensazione di uno scatto durante l’abduzione e l’extrarotazione dell’anca con il neonato in posizione supina ad anche flesse a 90°. Eseguendo la manovra inversa si ottiene la riduzione manuale della lussazione stessa. Oltre all’attento esame clinico, anche l’ecografia e l’esame radiografico dell’anca sono molto utili per ottenere una diagnosi corretta.

Per un trattamento efficace risultano di fondamentale importanza l’età del paziente e lo stadio della patologia. Quando la patologia viene diagnosticata durante le prime settimane di vita (anca displasica, ma non lussata), si possono applicare dei tutori che consentono di far rimanere l’anca nella sua posizione naturale, ovvero ben centrata nell’acetabolo. Il paziente eseguirà a distanza dei controlli ecografici e radiografici al fine di monitorare l’andamento del trattamento; spesso si evidenzia un normale sviluppo dell’articolazione. Viceversa, nel caso di una diagnosi più tardiva (dopo il sesto mese) non solo cambia il tipo di trattamento ma, poiché nel frattempo si è venuta a instaurare una sublussazione o addirittura una lussazione franca, si altera la possibilità di successo del trattamento stesso. In particolare occorre prima di tutto eseguire una riduzione della testa femorale risalita; alcune volte ciò può essere ottenuto con una terapia incruenta, attraverso l’applicazione di una trazione progressiva cutanea e susseguente immobilizzazione in gesso. A volte, però, questo trattamento non dà il successo sperato a causa dell’interposizione di tessuti molli o per la rigidità dei muscoli retratti. In questi casi si ricorre a una riduzione a cielo aperto (eseguendo eventualmente anche allungamenti miotendinei e accorciamenti femorali) con seguente immobilizzazione in un primo momento con apparecchio gessato e poi con tutori. Infine, nei casi di lussazione inveterata è opportuno ricorrere a interventi chirurgici che hanno lo scopo di migliorare la capacità contenitiva dell’acetabolo (che in questi casi è scadente) con interventi di tettoplastica, osteotomie di bacino, oppure correggere la coxa valga antiversa con interventi di osteotomia di centramento femorale.

Una branca molto importante della chirurgia ortopedica è quella della sostituzione protesica di articolazioni non più funzionalmente efficienti. Si tratta di sostituire le superfici articolari con componenti protesiche di materiale biocompatibile. I sintomi che più spesso rendono necessario il ricorso a tale tipo di chirurgia sono il dolore e la perdita del normale range of motion (ROM o articolarità). A seconda dell’articolazione coinvolta, questi sintomi possono avere conseguenze invalidanti o inabilitanti per il paziente.

In termini epidemiologici la chirurgia protesica ha avuto un notevole incremento negli ultimi anni. Questo fatto può essere spiegato alla luce del fatto che, a fronte di un significativo aumento della vita media, da parte dei pazienti vi è la richiesta di una migliore qualità della vita, mentre vi è la necessità di dover garantire al paziente la propria autonomia. A queste richieste l’intervento risponde in maniera eccellente, portando benefici sia in termini di risoluzione della sintomatologia dolorosa, sia in termini della restituzione dell’autonomia e del movimento. Nella decisione di intraprendere un intervento sostitutivo (o artroplastica) ci sono importanti parametri da considerare: le condizioni del soggetto, la mono- o bilateralità della patologia, il grado della compromissione anatomopatologica e l’efficienza dei gruppi muscolari periarticolari. L’acquisizione di una sempre maggiore esperienza unita all’elevato grado di ottimizzazione raggiunto sotto l’aspetto tecnologico (design, biomateriali, tecniche chirurgiche, strumentari ecc.) ha consentito di allargare le indicazioni a molte patologie: ( a ) patologie articolari di tipo degenerativo (artrosi, la causa più frequente); ( b ) le forme artritiche (artrite reumatoide ecc.); ( c ) l’osteonecrosi; ( d ) la sublussazione e la lussazione congenita (nel caso dell’anca); ( e ) i tumori ossei; ( f ) le fratture. Tuttavia nonostante i progressi fatti sarebbe un errore pensare all’artroplastica come unico possibile trattamento. Dovrebbe essere considerato infatti un piano terapeutico diversificato sulla base del tipo di malattia, dell’età, dell’attesa di vita del paziente ma anche in base all’esistenza di alternativeconservative (di natura fisioterapica e/o infiltrative) ochirurgiche: artroscopia, core decompression (osteonecrosi della testa del femore), osteotomie.

Quando viene indicato l’intervento il planning preoperatorio si effettua sulle radiografie dell’articolazione da trattare, e all’osservazione si accompagnano la misurazione ed eventualmente la scelta del mezzo di fissazione. Un altro fattore importante della chirurgia protesica è il successivo e necessario trattamento fisioterapico, volto al recupero del tono della muscolatura attivatrice dell’articolazione stessa in modo da stabilizzare l’artroprotesi, riducendo così il rischio di lussazioni, ma soprattutto per un precoce recupero della stazione eretta e della deambulazione dopo interventi all’anca o al ginocchio. Va infine sottolineato che, nonostante i continui miglioramenti e nella tecnica chirurgica e nei materiali delle componenti stesse, non si deve pensare alla protesi come a qualcosa di eterno: tutte le protesi possiedono una vita media di diversi anni ma che, essenzialmente, dipende dal tipo di impiego che il paziente ne fa.

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Sita in Via di Sant’Anna, 00046 Grottaferrata RM Tel +39 06 942851, la sede INI Divisione Grottaferrata è una delle più importanti realtà mediche dell’hinterland romano ed è il fulcro delle Divisioni del Gruppo INI nel quadro di un unico progetto sanitario a valenza interregionale. La struttura è stata, fino al 1971, dimora del Pontificio Collegio Scozzese di S. Andrea Apostolo. L’INI Divisione Grottaferrata è un istituto polispecialistico accreditato con il SSN. E’ articolato in servizi ambulatoriali, attività di ricovero ordinario e in regime di Day Hospital. La casa di cura, inoltre, offre consulenze ambulatoriali tra cui citiamo solo a titolo esemplificativo il Centro per la diagnosi e cura delle Cefalee, il Centro per la terapia dell’obesità e del sovrappeso, il Centro per la diagnosi e cura della Malattia di Parkinson e disturbi del movimento, il Centro per la diagnosi e cura della Sclerosi multipla.

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