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Le modalità di partecipazione al concorso sono stabilite, oltre che dalla normativa citata nell'Avviso, dai singoli bandi regionali.

Il termine per la presentazione delle domande di partecipazione è il giorno 8 giugno 2017.

Le domande dovranno essere inviate presso le competenti amministrazioni regionali, agli indirizzi indicati nei bandi di concorso.

I bandi sono reperibili sui Bollettini Ufficiali delle Regioni.

Regione Abruzzo – Bando approvato con delibera G.R. n. 106 del 14.3.2017 Pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regione Abruzzo – Serie Speciale Concorsi n. 37, del 24.3.2017 Sito Internet: http://bura.regione.abruzzo.it.

Bando di riapertura dei termini.

Facendo seguito all’Avviso del 21 aprile 2017, si comunica che le Regioni, a seguito dell’emanazione del Decreto del Ministero della salute 7 giugno 2017 (pubblicato su G.U. n. 135, del 13.6.2017), hanno pubblicato i bandi di riapertura dei termini relativi al concorso per l’ammissione ai corsi di formazione specifica in Medicina Generale, per il triennio 2017/2020.

Tali bandi, il cui Avviso è stato pubblicato su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie IV Speciale Concorsi ed Esami n. 57, del giorno 28 luglio 2017, consentono la partecipazione al concorso anche ai medici non ancora abilitati ed iscritti all’albo, purchè tali requisiti siano posseduti alla data di inizio dei corsi di formazione in parola e sono reperibili anche sui Bollettini Ufficiali delle Regioni, come specificato nell’Allegato A.

Per ogni altro dettaglio si rinvia all’Avviso del 20 luglio 2017, qui pubblicato, nonché ai Bandi regionali di riapertura termini, qui riportati:

Regione Abruzzo – Bando approvato con delibera G.R. n. 348 del 29.6.2017 Pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regione Abruzzo – Serie Speciale Concorsi n. 77 del 7.7.2017 Sito Internet: Bollettino Ufficiale Regione Abruzzo.

CALENDARIO.

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Dalla prevenzione alla cura: il tumore della mammella in un centro di senologia.

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Ottobre il mese ROSA per la Prevenzione del tumore al seno.

Prevenzione Tumore al seno. ottobre è il mese della prevenzione. LEGGI.

Autunno. tornano gli appuntamenti con la prevenzione a Nuova Villa Claudia.

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Nuova Villa Claudia inserita ufficialmente nella Rete regionale per la gestione del tumore della prostata come centro di diagnosi e cura.

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127a Riunione della Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM in Medicina e Chirurgia, Udine 22-23 Settembre 2017.

I Presidenti e gli utenti del sito possono scaricare l’OdG della prossima riunione della Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM di Medicina e Chirurgia che si terrà il 22 e 23 Settembre ad Udine. Per visualizzare l’OdG, è necessario loggarsi con le proprie credenziali nel riquadro a destra del sito.

Convegno 11 Luglio – Camera dei Deputati.

CONVEGNO Formare una Medicina Attenta alle Differenze Sessuali e al Genere Sala della Regina Camera dei Deputati, Roma Martedì 11 luglio 2017, ore 11 Interverrà la Ministra dell’Istruzione Senatrice Valeria Fedeli In allegato il programma in formato PDF.

126a Riunione della Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM in Medicina e Chirurgia, Roma 10 Luglio 2017.

I Presidenti e gli utenti del sito possono scaricare l’OdG della prossima riunione della Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM di Medicina e Chirurgia che si terrà il 10 Luglio a Roma. Per visualizzare l’OdG, è necessario loggarsi con le proprie credenziali nel riquadro a destra del sito.

Save the Dates!

Si rende noto il calendario delle prossime riunioni della Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM in Medicina e Chirurgia: 126a Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM in Medicina e Chirurgia, Roma 10 Luglio 2017; 127a Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM in Medicina e Chirurgia, Udine 22-23 Settembre 2017; Sarà successivamente … Continua a leggere.

125a Riunione della Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM in Medicina e Chirurgia, Novara 31 Marzo-1 Aprile 2017.

I Presidenti e gli utenti del sito possono scaricare l’OdG della prossima riunione della Conferenza Permanente dei Presidenti dei CLM di Medicina e Chirurgia che si terrà il 31 Marzo e 1 Aprile 2017 a Novara. Per visualizzare l’OdG, è necessario loggarsi con le proprie credenziali nel riquadro a destra del … Continua a leggere. Corso laurea medicina.

Il Corso di laurea in Economia e Gestione Aziendale (EGA) ha durata triennale e si articola in quattro percorsi:

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Tra '400 e primo '500 siamo ancora nella fase più ricca della circolazione mediterranea di ipotesi scientifiche e terapie mediche. In tale contesto la larga diffusione tra gli Ebrei della pratica medica poteva essere considerata come una sorta di naturale vocazione, non solo perché era questa l'unica via ad essi aperta per l'esercizio di una libera professione, ma anche perché la conoscenza, così diffusa nel loro ambiente, del greco e dell'arabo, oltre che naturalmente dell'ebraico e del latino, costituiva una precondizione essenziale per potersi impadronire dei segreti della medicina antica e medievale.

Così fin dal '400 molti Ebrei si recarono all'Università di Padova per ottenervi il riconoscimento dei propri studi e l'autorizzazione, col titolo di "magister", all'esercizio della professione (116). Ma gli Ebrei portarono alla medicina veneta anche un loro apporto altamente originale. Spesso infatti ci troviamo di fronte, come ha osservato Achille Olivieri, ad un particolare tipo di medico (indicato dalle fonti come "ricercatore di ingegni") che si fa promotore di una cultura medica basata sull'esperienza ed è pronto a misurarsi con le più moderne questioni urbanistiche, come "il problema della funzionalità della casa, il problema della prevenzione contro la peste, la ricerca di una salubrità nell'accezione ermetica e neoplatonica del termine, ma anche nel senso più direttamente sperimentale", pur se talora circonfuso da un alone magico (117).

Certo, anche a Venezia l'inserimento degli Ebrei nella professione medica non si realizza senza difficoltà. Anch'essi debbono sottostare, in linea di principio, alle condizioni fissate nel 1516 per il soggiorno a Venezia degli Ebrei: residenza nel Ghetto ed obbligo di portare la berretta gialla. E si pensi alle diffidenze e ai sospetti derivanti da disposizioni come quella che, fin dal '200, ordinava a tutti i medici di imporre ai malati gravi, dopo qualche giorno di cura, la chiamata del confessore (118).

Grande importanza rivestono, in questo contesto, quelle autorevoli figure di patrizi e di ecclesiastici che si circondano di dotti medici ebrei e ne assumono la protezione: così il cardinale Domenico Grimani ebbe come medico e maestro d'ebraico Abraham de Balmes († 1523). Andrea Gritti si circondò egli pure di medici ebrei, sia all'epoca della difesa di Padova (1509-1513), sia favorendone la venuta a Venezia durante il suo dogato. Nel 1529 soggiornò sulla laguna il medico Simon Jacob, personaggio polivalente, mercante ed esperto di gioie, che si interessava anche al problema del rifornimento idrico delle città. Al Gritti fu dedicata nel 1532 un'opera di Jacob Mantino, medico e rabbino, che aveva studiato a Padova e a Bologna ed aveva soggiornato a Venezia nel 1528, con il privilegio di "portar la bareta negra per doi mesi, habitando perhò in geto, come stano li altri hebrei". Il Mantino sarebbe poi morto in Siria, nel 1549, come medico del consolato veneziano di Damasco. Ma prima era stato per qualche tempo archiatra di papa Paolo III (119).

Invece verso la metà del '500 si rinnovarono le persecuzioni dell'Inquisizione contro la cultura e i libri ebraici, a cominciare dal Talmud. A quest'epoca appartiene la notevole figura di Lazzaro "de Frigeis". Figlio di un medico ebreo residente a Padova, di famiglia relativamente benestante, Lazzaro collaborò col grande Andrea Vesalio, aiutandolo sia nella lettura di Avicenna, sia nello studio della nomenclatura ebraica delle ossa, meritandosi così un'onorevole menzione nel De humani corporis fabrica. Nulla si sapeva delle sue successive vicende; ma di recente egli è stato identificato con il medico ebreo Eliezer Rofé, che nel 1545 entrò nel Ghetto di Venezia, per uscirne dopo qualche anno e convertirsi al cattolicesimo, con il nome di Giovan Battista de' Freschi Olivi. Con zelo di neofita si sarebbe violentemente battuto nel 1553 per la proibizione del Talmud, considerato come opera anticristiana; ed avrebbe provocato con la sua intransigenza gravi tensioni spirituali in seno alla sua stessa famiglia (120).

Dopo la sua conversione, l'Olivi poté solennemente addottorarsi presso il sacro collegio dei medici e dei filosofi il 21 maggio 1551. In precedenza è probabile che egli avesse dovuto accontentarsi, come tutti i suoi correligionari, di una soluzione di ripiego consistente nel conferimento della laurea, senza solennità, da parte dei conti palatini. Con questo accorgimento, e con qualche ulteriore accomodamento nel '600, quando ai "conti palatini" fu sostituito il "presidente" del "collegio degli artisti", l'Università di Padova poté continuare a laureare gli Ebrei in piena età della Controriforma (la medesima soluzione vigeva anche per i protestanti, in quanto evitava lo scoglio della professione di fede) (121).

E certo non va sottovalutata l'importanza che ebbe per la continuità degli studi medici fra gli Ebrei questa possibilità offerta dallo Studio padovano: tra il 1517 e il 1721 gli Ebrei laureati, non tutti veneti ma anzi provenienti da varie parti d'Europa, furono 250. A questi vanno aggiunti coloro che studiarono senza laurearsi. Cifre certo significative: si tratta però di una sorta di influsso della scienza occidentale sulla cultura ebraica, e non più di una libera circolazione culturale come quella che si era avuta fino al primo '500 (122).

3. Avvocati ordinari e avvocati straordinari.

La dottrina giuridica del secolo XVI si occupò ripetutamente dell'esercizio dell'arte medica da parte degli Ebrei, giungendo a conclusioni non sempre negative, specie quando il conferimento della laurea fosse stato preceduto dalla dispensa papale (123). I medesimi giuristi si preoccuparono però di ribadire come agli Ebrei fosse assolutamente interdetta la laurea in diritto: una precisazione quasi inutile sotto il profilo pratico, come ben osserva Vittore Colorni, data "l'estraneità spirituale degli Ebrei di fronte al sistema giuridico romano-canonico, impregnato di religiosità cattolica, e oltremodo distante dal diritto talmudico-rabbinico loro proprio" (124). Più importante doveva però apparire agli occhi dei giuristi la riaffermazione solenne del principio, già accolto dal diritto giustinianeo e ribadito da Bartolo di Sassoferrato, secondo cui "nullus potest esse advocatus qui non est Christianus [. > Judeus vel non catholicus non potest esse advocatus, et judex eum admittens punitur". L'avvocato, insomma, era insignito di una dignitas, che sarebbe stato inconcepibile vedere riconosciuta a un non cattolico (125). È infatti evidente che l'amministrazione della giustizia era percepita all'interno di una dimensione quasi sacrale, intimamente connessa con l'esercizio del potere; e se il giudice esercitava un fondamentale attributo della sovranità, anche l'avvocato o il giurisperito partecipava in qualche misura a tale funzione. A Venezia, poi, quest'aspetto fondamentalmente politico dell'amministrazione della giustizia si poteva cogliere in modo più diretto, senza che avesse luogo quell'intermediazione affidata altrove ai giuristi. Affatto peculiari erano infatti gli ordinamenti giudiziari della Repubblica, il diritto che vi veniva amministrato ed il ruolo svolto dagli avvocati (126).

Fin dal '200 i giudici veneziani ebbero ingresso nel maggior consiglio (127); dopo la "Serrata" l'elettorato attivo e passivo fu riservato ai membri dell'aristocrazia, ed anche i giudici furono periodicamente scelti e rinnovati dal maggior consiglio, alla stregua di qualunque altro ufficio o magistratura, senza poter rimanere a lungo in carica e senza che nella elezione si avesse particolare riguardo alla competenza professionale del prescelto: bastava che questi avesse raggiunto l'età prescritta, che per i giudici delle quarantie era di trent'anni (128).

Le magistrature, osservò intorno alla metà del '500 un letterato inglese, William Thomas, erano tutte collegiali e talvolta assai numerose: perciò al momento di pronunciare il giudizio ci si limitava a contare i voti dei giudici, "for in every office there be dyvers judges, and that parte that hath most ballottes prevaileth ever: be it in mattier of debt, of title of land, upon life and death, or otherwise" (129). Naturalmente queste sentenze non furono mai motivate (130). Il Thomas soggiunge che le decisioni delle corti veneziane erano determinate, in ultima analisi, dalla coscienza dei giudici.

In realtà, nel rendere giustizia nelle cause civili i magistrati veneziani avevano davanti a sé gli Statuti del doge Iacopo Tiepolo risalenti alla prima metà del '200, con le integrazioni volute nel secolo seguente dal doge Andrea Dandolo. Ma è pur vero che di fronte a una carenza degli Statuti, davanti a una lacuna non colmabile né per via di analogia, né con il ricorso a consuetudini approvate, essi avrebbero dovuto giudicare "sicut iustum et aequum eorum providentiae apparebit": così nella gerarchia delle fonti non trovava posto il diritto comune (o imperiale), mentre vi campeggiava l' arbitrium del giudice (131).

Sono intuitivamente evidenti le ragioni di carattere interno ed internazionale che poterono giustificare una simile scelta: da un lato, la necessità di proclamare con forza la propria autonomia, la exemptio ab Imperio (132); dall'altro, la volontà di disporre del diritto come duttile strumento di governo, da porre interamente al servizio di quell'aristocrazia di mercanti che da sola governava la Repubblica e che aveva dunque ottimi motivi per temere sia le lungaggini avvocatesche nocive al libero sviluppo dei commerci, sia anche la relativa autonomia di un corpo di giuristi di professione depositario dell'interpretazione del diritto comune.

Questa diffidenza non cessò di manifestarsi nemmeno dopo la conquista di Padova del 1405, che sottopose alla sovranità veneziana quel prestigioso Studio dove si insegnava il diritto romano; e difatti nel 1448-1449, durante lo svolgimento di una causa dai complessi risvolti canonistici, l'antico e autorevole tribunale veneziano della curia di petizion si vide ripetutamente negare l'autorizzazione a rivolgersi per un parere alla rota romana o ai dottori di Padova: nel respingere entrambe le richieste, la Signoria ordinò ai giudici di decidere la causa secondo gli statuti e le leggi della Repubblica; se proprio avessero voluto consultare degli esperti, li avrebbero dovuti cercare a Venezia, e comunque sempre fra i "cives Venetiarum" (133). Veniva così sostanzialmente escluso il ricorso a una prassi molto diffusa nei territori in cui vigeva il diritto comune, dove era consentito ai giudici e ai podestà, spesso digiuni di diritto, il ricorso al parere vincolante di un giurisperito (il cosiddetto "consiglio di savio"): consuetudine che alla Signoria era apparsa incompatibile con il rispetto degli "statuta, leges et ordines Venetiarum". Né d'altra parte si poteva tollerare che le leggi veneziane fossero sottoposte a un'interpretazione dei giuristi tale da snaturarne il significato: perciò fin dal 1401 il maggior consiglio aveva impartito agli avogadori di comun l'ordine di cassare "omnes pustillas" dal libro degli Statuti (134).

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Si comunica che la lezione di Anestesiologia del Prof. Romano non svolta il 1 marzo sarà recuperata il giorno 30 maggio ore 12.00/15.00 in aula R.

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Si comunica che il Corso Monografio ADE 312 - "Diagnostica di laboratorio in Urgenze/Emergenze" del Prof. Procopio del giorno 10 maggio è rinviato a data da destinare.

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In relazione allo skill Cardiologia si comunicano i seguenti cambiamenti.

-il gruppo 617 svolgerà lo skill nelle giornate del 22 maggio (mattina e pomeriggio) e 23 maggio.

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-il gruppo 615 svolgerà lo skill nelle giornate del 24 maggio (mattina e pomeriggio) e 25 maggio.

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-il gruppo 616 svolgerà lo skill nelle giornate del 28 maggio (mattina e pomeriggio) e 29 maggio.

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- Il gruppo 618 svolgerà lo skill nelle giornate del 30 maggio (mattina e pomeriggio) e 31 maggio.

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Contatti.

Segreterie studenti Via Santa Sofia 9/1 - fax 02.503.13728 Orari di apertura degli sportelli: lunedì - mercoledì - venerdì: dalle 9 alle 12 martedì - giovedì: dalle 13 alle 15.

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RIVOSECCHI G (2012). Finanza pubblica: principi ordinatori e tendenze evolutive. In: M. PELLEGRINI (a cura di). Elementi di diritto pubblico dell'economia. PADOVA:CEDAM, p.varie - varie, ISBN: 9788813291471.

RIVOSECCHI G (2012). Governo, maggioranza e opposizione a quarant'anni dai regolamenti parlamentari del 1971: dai (presunti) riflessi della stagione consociativa al (presumibile) declino del parlamento. RIVISTA AIC, 2/2012, p.1 - 22.

RIVOSECCHI G (2012). I regolamenti consiliari: uno strumento di dubbia utilità per assicurare il recupero del ruolo delle Assemblee nelle forme di governo regionali. RIVISTA AIC, 1/2012, p.1 - 13.

RIVOSECCHI G (2012). Il c.d. pareggio di bilancio tra Corte e legislatore, anche nei suoi riflessi sulle regioni: quando la paura prevale sulla ragione. RIVISTA AIC, 3/2012, p.1 - 10.

RIVOSECCHI G (2012). Il coordinamento dinamico della finanza pubblica tra patto di stabilità, patto di convergenza e determinazione dei fabbisogni standard degli enti territoriali. In: L. CAVALLINI CADEDDU (a cura di). Il coordinamento dinamico della finanza pubblica, Atti del Convegno di Cagliari 15-16 ottobre 2010 (aggiornati con riferimenti alle principali novità successivamente intervenute). NAPOLI:Jovene Editore, p.45 - 84, ISBN: 9788824320931.

RIVOSECCHI G (2012). Il coordinamento dinamico della finanza pubblica tra patto di stabilità, patto di convergenza e determinazione dei fabbisogni standard degli enti territoriali. RIVISTA AIC, 1/2012, p.1 - 21.

RIVOSECCHI G (2012). Il difetto di copertura di una legge regionale di bilancio: la Corte accelera sul c.d. pareggio. GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE, 3, p.2335 - 2343.

RIVOSECCHI G (2012). Il Parlamento. In: F. ANGELINI e M. BENVENUTI (a cura di). Il diritto costituzionale alla prova della crisi economica. Atti del Convegno di Roma, 26-27 aprile 2012. Napoli:Jovene, p.221 - 262, ISBN: 9788824321471.

RIVOSECCHI G (2012). Il parlamento di fronte alla crisi economico-finanziaria. RIVISTA AIC, N. 3/2012, p.1 - 26.

RIVOSECCHI G (2012). L'autonomia finanziaria e tributaria degli enti territoriali tra (incompiuta) attuazione del Titolo V e (sedicente) federalismo fiscale. Le autonomie in cammino. Scritti dedicati a Gian Candido De Martin. PADOVA:CEDAM, p.141 - 151, ISBN: 9788813333102.

RIVOSECCHI G (2012). La "manutenzione" della giustizia costituzionale italiana. Un'opera necessaria, da non lasciare solo alla Corte costituzionale. In: C. DECARO, N. LUPO, G. RIVOSECCHI (a cura di). La "manutenzione" della giustizia costituzionale. Il giudizio sulle leggi in Italia, Spagna e Francia. TORINO:Giappichelli, p.XIII - XXIII, ISBN: 9788834828694.

(a cura di) (2012). La manutenzione della giustizia costituzionale. Il giudizio sulle leggi in Italia, Spagna e Francia. Atti del seminario annuale dell'Associazione Gruppo di Pisa - Luiss Guido Carli, 18 novembre 2011.. In: DECARO C; LUPO N; RIVOSECCHI G. TORINO:Giappichelli, p.I-XXXVI - 323, ISBN: 9788834828694.

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N° CASI.

Tabella 1.

I maggiori studi epidemiologici sulla FM evidenziano una frequenza nella popolazione generale compresa fra il 3 e il 4%, che aumenta progressivamente con l’età e nel sesso femminile fino a raggiungere l’8-9%: si tratta però di studi americani e canadesi, quindi su popolazioni con caratteristiche demografiche differenti da quelle europee. Di grande interesse è poi uno studio pilota europeo che nel 2003 ha valutato la prevalenza “possibile” (ricavata mediante interviste telefoniche e rapporti matematici) della FM nella popolazione generale in Francia e Portogallo, paesi molto simili all’Italia, risultata del 7,4 e del 10,4% rispettivamente. Recentemente tale tipo di studio è stato esteso ad una popolazione italiana di 1000 soggetti, ricavando una prevalenza possibile del 4,1% nella popolazione generale e del 6,9% nelle sole donne. Vista l’esiguità del campione e la metodologia utilizzata tali dati sono solo indicativi, verosimilmente comunque sottostimati; si potrebbe dunque ipotizzare una prevalenza in Italia nella popolazione generale intorno al 6-7% (che significa tra i 3 e i 4 milioni di individui affetti). La FM sarebbe quindi confrontabile per frequenza alla artrosi che da anni viene considerata la più diffusa malattia reumatica con importanti implicazioni socio-economiche. La frequenza di FM nei pazienti che si rivolgono allo specialista reumatologo per dolore osteo-articolare è di circa il 20-25%. La FM è molto più frequente nel sesso femminile rispetto a quello maschile (da 5 a 20 volte) e l’esordio dei sintomi si verifica più spesso nella classe di età compresa tra i 20 e i 30 anni, ma poiché la progressione è lenta, spesso i pazienti si abituano ai sintomi finché questi diventano difficilmente sopportabili e si rivolgono pertanto al medico in età più avanzata.

SINTOMATOLOGIA.

Oltre ai due sintomi principali, dolore e stanchezza, molte altre manifestazioni cliniche possono far parte del quadro della FM e, come detto, la varia associazione di tali multiformi sintomi può in parte spiegare le difficoltà nel diagnosticare tale malattia. Di seguito vengono elencati i sintomi più spesso riferiti dai pazienti. 1) Rigidità: sensazione di rigidità generalizzata oppure localizzata al dorso o a livello lombare, soprattutto al risveglio, ma anche se si resta per qualche tempo fermi nella stessa posizione (seduti o in piedi). 2) Astenia e disturbi del sonno: Circa il 90% dei pazienti affetti da sindrome fibromialgica riferisce astenia (affaticamento) moderata o severa, ridotta resistenza alla fatica o una specie di stanchezza che ricorda quella normalmente riferita in corso di influenza o in mancanza di sonno. Qualche volta la stanchezza è più importante della sintomatologia dolorosa muscolo-scheletrica. I pazienti con fibromialgia possono avere una stanchezza simile a quella riscontrata in un’altra patologia correlata denominata sindrome da affaticamento cronico (CFS) INSERIRE LINK. Alcuni pazienti con fibromialgia hanno sintomi da sindrome da affaticamento cronico e viceversa. Le due sindromi spesso si sovrappongono e può essere impossibile distinguerle. La maggior parte dei pazienti affetti da sindrome fibromialgica riferisce disturbi del sonno: più che difficoltà ad addormentarsi si tratta di frequenti risvegli notturni e sonno non ristoratore; la fase profonda del sonno è spesso disturbata. Il sonno può essere leggero con continui risvegli notturni. Solitamente il paziente al risveglio si sente ancora affaticato come se non avesse dormito affatto. Alcune volte si associano disturbi del sonno quali la “ Sleep Apnea “. Viene considerata specifica della FM la cosiddetta “ anomalia alfa-delta “: non appena viene raggiunto il sonno “profondo” (caratterizzato da onde delta all’elettroencefalogramma) si ha un brusco ritorno verso il sonno “superficiale” (caratterizzato da onde alfa). La ricerca ha evidenziato che l’interruzione della fase profonda del sonno può alterare importanti funzioni del corpo e la percezione del dolore. La mancanza di sonno profondo, fase nella quale i muscoli si rilassano e recuperano la stanchezza accumulata durante il giorno, spiega molti dei sintomi della FM (stanchezza persistente, risvegli notturni, sonno non ristoratore). Può pertanto essere necessario assumere farmaci che migliorino la qualità del sonno. 3) Mal di testa o dolore al volto: la cefalea, specialmente di tipo muscolotensivo, o l’emicrania sono comuni nel paziente fibromialgico. Il mal di testa si caratterizza come cefalea nucale, temporale o sovraorbitaria oppure emicrania, molto spesso ad andamento cronico (cioè il paziente riferisce di soffrire di mal di testa “da sempre”). Frequentemente i pazienti con FM presentano dolore a livello mascellare o mandibolare e in questi casi la sintomatologia viene confusa con una artrosi o una disfunzione della articolazione temporo-mandibolare. Tale diagnosi, soprattutto in pazienti giovani, deve fare sospettare una FM. 4) Acufeni: fischi o vibrazioni all’interno delle orecchie. Possono essere originati da spasmi dei muscoli tensivi del timpano. 5) Disturbi della sensibilità: in particolare formicolii, diffusi a tutto il corpo oppure limitati ad un emisoma (cioè la metà destra o la metà sinistra del corpo) o ai soli arti. Inoltre diminuzione della sensibilità, senso di intorpidimento o di “addormentamento” con la stessa distribuzione. 6) Disturbi gastrointestinali: difficoltà digestive, acidità gastrica, dolori addominali spesso in relazione ai cambiamenti climatici o a fattori stressanti, e quindi classificate come “gastrite da stress”. Nel 60% dei pazienti con FM si associa una sindrome del colon irritabile (la cosiddetta “colite spastica”): alternanza di stipsi e diarrea con dolori addominali e meteorismo. 7) Disturbi urinari: caratteristica della FM è una aumentata frequenza dello stimolo ad urinare o una vera e propria urgenza minzionale in assenza di infezione delle urine. Più raramente si può sviluppare una condizione cronica con dolore a livello vescicale, definita “cistite interstiziale”. 8) Dismenorrea: molte delle dismenorree di notevole entità e scarsamente responsive alla terapia sono giustificate da una FM non diagnosticata. Anche il vaginismo (dolore durante il rapporto sessuale) è caratteristico della FM. 9) Alterazioni della temperatura corporea: alcuni pazienti riferiscono sensazioni anomale (non condivise dalle altre persone che stanno intorno a loro) di freddo o caldo intenso diffuso a tutto il corpo o agli arti. Non è rara una eccessiva sensibilità al freddo delle mani e dei piedi, con cambiamento di colore delle dita che possono diventare inizialmente pallide e quindi scure, cianotiche: tale condizione è nota come fenomeno di Raynaud. 10) Alterazioni dell’equilibrio: senso di instabilità, di sbandamento, vere e proprie vertigini spesso ad andamento cronico e che vengono erroneamente imputate all’artrosi cervicale o a problemi dell’orecchio. Poiché la FM coinvolge anche i muscoli oculari e pupillari i pazienti possono presentare nausea e visione sfuocata quando leggono o guidano l’automobile. 11) Tachicardia: episodi di tachicardia con cardiopalmo che portano spesso i pazienti con FM al Pronto Soccorso per paura di una malattia cardiaca, soprattutto se si associa dolore nella regione sternale (costo-condralgia), molto frequente nella FM. 12) Disturbi cognitivi: difficoltà a concentrarsi sul lavoro o nello studio, “testa confusa”, perdita di memoria a breve termine (in inglese tali manifestazioni vengono definite “fibro-fog”, cioè annebbiamento fibromialgico). Non esiste alcuna evidenza che questi problemi possano divenire più seri con il passar del tempo. Simili riscontri clinici sono stati notati in molte persone con alterazioni del tono dell’umore, disturbi del sonno o altre patologie croniche. 13) Sintomi a carico degli arti inferiori: sono rappresentati più spesso da crampi e meno frequentemente da movimenti incontrollati delle gambe che si manifestano soprattutto di notte (“Restless leg Syndrome” o “Sindrome delle gambe senza riposo”). 14) Allergie: una buona parte dei pazienti fibromialgici riferisce ipersensibilità a numerosi farmaci, allergie alimentari di vario tipo, allergie stagionali. Pur essendo queste manifestazioni comuni nella popolazione generale, in un sottogruppo di pazienti affetti da FM le allergie sono molteplici e rappresentano un aspetto preminente della malattia tale da impedire la normale alimentazione, lo svolgimento della attività lavorativa, ecc. In questi casi viene a configurarsi il quadro della cosiddetta “ Multiple Chemical Sensitivity Sindrome “, o Sindrome delle Intolleranze Chimiche Multiple, nella quale i pazienti risultano ipersensibili a moltissime sostanze, dai farmaci ai cibi a sostanze chimiche di vario tipo, con gravi limitazioni nella vita quotidiana. 15) Ansia e depressione: i cambiamenti del tono dell’umore o del pensiero sono comuni nella fibromialgia. Molti individui si “ sentono giù ” sebbene solo il 25% dei pazienti siano dei reali depressi o possano riferire disturbi d’ansia. Molti pazienti affetti da FM riferiscono manifestazioni ansiose (a volte con attacchi di panico) e/o depressive. Questa associazione ha fatto sì che in passato la FM venisse considerata come un processo di somatizzazione in soggetti ansiosi o depressi e purtroppo ancora oggi molti medici sono legati a questa ormai superata definizione. I numerosi studi sul rapporto tra ansia/depressione e FM hanno dimostrato inequivocabilmente che la FM non è una malattia psicosomatica e che gli eventuali sintomi depressivi o ansiosi sono un effetto piuttosto che una causa della malattia. Una reazione depressiva è infatti comune a tutte le malattie che comportano un dolore cronico, come ad esempio la artrite reumatoide o l’artrosi.

disturbi del sonno (sonno notturno poco profondo e non ristoratore) cefalea muscolotensiva o emicranica sensazione di stanchezza (astenia) rigidità mattutina (specie al collo e alle spalle) colon irritabile (stipsi e/o diarrea) parestesie (costituite da formicolii e sensazioni simili a punture) bruciore a urinare sensazione di gonfiore alle mani dolori al torace perdita di memoria difficoltà di concentrazione disturbi della sfera affettiva (ansia e/o depressione)

EPIDEMIOLOGIA.

Chiunque si occupi di malattie reumatiche non ha difficoltà a riconoscere che la FM è la patologia che si incontra più frequentemente, soprattutto nell’attività ambulatoriale. Ciò nonostante non ci sono dati attendibili sulla reale frequenza della FM in quanto tale malattia continua ancora oggi ad essere ampiamente sottostimata e raramente diagnosticata. Basti pensare all’ambulatorio del medico di medicina generale e a quanti pazienti ogni giorno visita in quanto lamentano uno o più di questi sintomi: dolori muscolari, cefalea, vertigini, epigastralgie, insonnia, dolori addominali, astenia, parestesie, tachicardia. Una buona parte è certamente affetta da FM senza saperlo. I dati epidemiologici di cui disponiamo sono relativi a valutazioni eseguite in:

studi su popolazione sana, di cui alcuni recentissimi, che documentano una prevalenza compresa tra il 2 e il 4% (con valori notevolmente più elevati se si scorporano i dati per la sola popolazione femminile: 8-10% circa) studi su pazienti ricoverati in ambiente internistico che evidenziano prevalenze nell’ordine del 10% studi su pazienti valutati in ambiente reumatologico dove la prevalenza raggiunge il 25%

Tra gli ultimi lavori di tipo epidemiologico, due rivestono particolare interesse:

1- Il primo è uno studio di popolazione, pubblicato nel 1999, che ha coinvolto 3395 abitanti della cittadina canadese di London (The London Fibromyalgia Epidemiology Study). Sono stati individuati 100 casi di FM (86 femmine e 14 maschi: rapporto F/M=3:1), con una prevalenza quindi del 3.3%. La prevalenza nel sesso femminile era pari al 4.9% per salire al 8% nella classe d’età 55-64 anni. Sono stati individuati una serie di fattori di rischio per la FM: oltre al sesso femminile, età media, livello di istruzione inferiore, reddito basso, essere divorziati. A tutt’oggi questo rimane lo studio più ampio e rigoroso effettuato. 2- Il secondo è uno studio pubblicato nel 2005 che rientra in un progetto iniziato nel 2003 con uno studio a livello europeo (The Feel Study: Fibromyalgia Epidemiology European Large Scale Survey) per valutare la prevalenza “possibile” della FM nella popolazione generale. La metodologia utilizzata è quella delle interviste telefoniche per raggiungere il maggior numero possibile di individui: il numero dei pazienti “possibili” veniva poi corretto con un coefficiente calcolato dallo studio canadese di cui sopra (rapporto tra FM teoriche e FM confermate dalla visita reumatologica). In tale modo è stato possibile calcolare la prevalenza possibile della FM in: a) Francia (su campione di 1000 abitanti): 4,3% della popolazione generale (6,1% delle donne e 0,5% degli uomini) – b) Portogallo (su campione di 500 abitanti): 6,1% della popolazione generale (8,8% delle donne e 0,7% degli uomini) – c) Italia (su campione di 1000 abitanti): 4,1% della popolazione generale (6,9% delle donne e 0,3% degli uomini).

PATOGENESI.

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