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Torna il congresso nazionale della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, che ogni due anni fotografa la situazione dell’emergenza sanitaria nazionale e traccia le linee di sviluppo prossime in una situazione di profonda e veloce trasformazione della sanità pubblica. Un palcoscenico, quello dell’emergenza sanitaria, su cui quotidianamente vanno in scena il dolore e le ansie dei pazienti e dei loro familiari, la fatica e l’apprensione di medici e infermieri, tutti tesi insieme a un unico obiettivo: ottenere le cure migliori possibili, il più velocemente possibile, attraverso gli strumenti della formazione, competenza e organizzazione.

Il Congresso entra subito nel vivo Giovedì 24 maggio alle ore 15 al Teatro Sistina di Roma, dove si tiene la sessione scientifica di apertura: una serie di interventi magistrali a cura di professionisti ed esperti, di fama nazionale e internazionale, sui temi cardine della disciplina, dai percorsi di cura del “nuovo” paziente anziano, sempre più anziano e più complesso dal punto di vista clinico, all’approccio al dolore in emergenza in Italia. Ospite d’eccezione, Alexandra Asrow, medico d’emergenza dell’Università dell’Illinois di Chicago, ambasciatrice internazionale di Acep, American College of Emergency Physician, l’organizzazione di riferimento per la medicina dell’emergenza statunitense.

Alle ore 18 tavola rotonda sulla situazione della medicina di emergenza in Italia in confronto con il resto d’Europa e con gli Stati Uniti. Modera Sigfrido Ranucci, giornalista Rai conduttore della trasmissione Report.

Interverrà durante la serata l’attore Michele La Ginestra con un breve spettacolo in collaborazione con i ragazzi di Laboratori Creativi Teatro 7.

Venerdì 25 e sabato 26 i lavori si trasferiscono all’ Hotel Marriott, dove in sessioni contemporanee saranno affrontati temi clinici e organizzativi del mondo dell’emergenza, in gran parte proposti dai soci Simeu e accolti dal comitato scientifico del congresso.

Presidente Comitato scientifico: Maria Pia Ruggieri, past president Simeu.

Il programma tutte le notizie sul congresso sul sito dedicato.

Corsi precongressuali da lunedì 21 all’Hotel Marriott. MEDICINA VETERINARIA.

Posti disponibili 52 di cui 3 extracomunitari (1 di nazionalità cinese)

PERIODO PRESENTAZIONE DOMANDA DI AMMISSIONE: dal 25 giugno 2013 al 18 luglio 2013 ore 15:00 DATA E LUOGO DELLA PROVA: 3 settembre 2013 ore 09:00.

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La stenosi vertebrale è il restringimento, congenito o acquisito, del canale vertebrale. Tale restringimento è presente soprattutto nei tratti della colonna nei quali è maggiore il movimento intervertebrale, ovvero il tratto cervicale e il tratto lombare. Generalmente i restringimenti del canale vertebrale avvengono in seguito ad alterazioni degenerativo-artrosiche che si instaurano con il passa-re degli anni. Di conseguenza si riducono i diametri del canale vertebrale, con successivo conflitto tra il canale stesso da una parte e il midollo spinale e le radici nervose dall’altra. Questo conflitto può determinare la compressione del midollo spinale (nelle stenosi del canale cervicale) o delle radici nervose (nelle stenosi cervicali e lombari), con differenti sintomi.

A livello cervicale, sono coinvolti più frequentemente gli spazi intervertebrali tra la quinta, la sesta e la settima vertebra (C5-C6 e C6-C7). Il più delle volte è presente solo cervicobrachialgia (dolore al collo irradiato all’arto superiore). Esistono, però, diversi quadri clinici. Difatti vi può essere la presenza di una compressione centrale che comporta segni piramidali nei quattro arti, paraparesi spastica e disturbi sensitivi, soprattutto a livello degli arti superiori. Se, invece, è presente una compressione laterale da entrambi i lati si instaura una sindrome radicolare che determina segni piramidali e disturbi della funzione vescicale. Nel caso sia coinvolto il midollo spinale, si potranno evidenziare segni di ipertonia dei muscoli degli arti inferiori, fino a quadri di paraparesi con segni di spasticità. La diagnosi strumentale si avvale della tomografia computerizzata (TC) e della risonanza magnetica (RM), ma anche l’esame elettromiografico può essere d’aiuto.

Nei pazienti asintomatici si opta solitamente per un trattamento conservativo, monitorando la patologia con controlli periodici. Se il paziente manifesta invece sintomi clinici si sceglie il trattamento chirurgico. L’obiettivo dell’intervento è di eseguire la decompressione delle strutture nervose cui segue il ripristino di un canale cervicale sufficientemente ampio. Quando vi è una grave disfunzione midollare lo scopo prioritario dell’intervento chirurgico è quello di interrompere la progressione della mielopatia. In questi casi, infatti, può non avvenire un miglioramento dal punto di vista clinico.

La decompressione chirurgica del canale cervicale può essere realizzata con approccio posteriore e/o anteriore. Il primo è indicato quando la compressione midollare è localizzata posteriormente attraverso una laminoartrectomia (asportazione chirurgica degli elementi ossei posteriori che comprimono le radici nervose e il sacco durale). L’accesso anteriore, invece, è doveroso quando la compressione si esercita anteriormente. Nei casi più gravi di stenosi, nei quali sono presenti deformità e instabilità associate, è essenziale un approccio combinato, anteriore e posteriore.

Nelle stenosi lombari il livello intervertebrale più frequentemente colpito è L4-L5, seguito da L3-L4. Solitamente il paziente è in un’età adulta o senile e viene coinvolto maggiormente il sesso femminile, poiché nelle donne la spondilolistesi (scivolamento in avanti della parte anteriore della vertebra rispetto la parte postero-inferiore della stessa, che resta solidale col metamero vertebrale sottostante), spesso una causa di stenosi, è più frequente. Sintomo tipico delle stenosi del canale vertebrale lombare è la claudicatio intermittens lomboradicolare, che consiste nell’aumento del dolore irradiato agli arti inferiori dopo l’inizio della deambulazione; tale dolore costringe a fermarsi per trovare sollievo, ed è talvolta accompagnato da lombalgia. Alla base di questo fenomeno vi è l’ischemia delle radici compresse che determina la riduzione degli impulsi nervosi verso il muscolo. Per la diagnosi strumentale particolare importanza è rivestita dalla RM.

La stenosi vertebrale non si riduce con il passare del tempo ma, al contrario, tende ad aumentare. Ecco perché, quando la sintomatologia non è più controllabile con trattamenti incruenti (farmaci, terapie fisiche antalgiche, fisioterapia) o non si hanno risultati durevoli, con conseguente compromissione significativa della qualità di vita, una possibile soluzione è quella chirurgica, anche in pazienti ultrasettantenni.

Scopo del trattamento chirurgico delle stenosi del canale vertebrale lombare è la decompressione delle strutture nervose. Per raggiungere questo obiettivo è indicata una tecnica chirurgica con accesso posteriore e una rimozione precisa delle strutture (lamine, zigoapofisi, ligamenti gialli, capsule articolari) responsabili del fenomeno compressivo. La decompressione può essere ottenuta con differenti tecniche che comportano l’esposizione più o meno ampia delle strutture nervose, attraverso laminectomia bilaterale nelle stenosi centrali o laminotomia nelle stenosi laterali. Nel caso in cui la gravità del restringimento richieda l’asportazione quasi completa degli elementi ossei posteriori, si deve associare la stabilizzazione della colonna (blocco della colonna nel tratto interessato) che può essere realizzata attraverso l’utilizzo di viti peduncolari e barre. Se la stenosi coinvolge il recesso laterale e l’obiettivo dell’intervento è distrarre i forami di coniugazione e rinforzare le capacità di carico della colonna vertebrale, è possibile eseguire interventi mininvasivi che consistono nel posizionamento di dispositivi interspinosi.

La colonna vertebrale è sottoposta all’usura del tempo e, di conseguenza, agli effetti della funzione che esercita, che è quella di asse portante del corpo e di elemento di movimento. Il disco intervertebrale ha la funzione di assorbire i carichi che gravano sulla colonna ed è costituito da due parti interconnesse tra loro: il nucleo polposo e l’anello fibroso.

L’ernia del disco è una sporgenza circoscritta del disco intervertebrale, o una fuoriuscita parziale o totale del nucleo polposo fuori dai limiti del disco stesso. L’ernia può essere contenuta (quando è ancora trattenuta in sede dalle fibre del legamento longitudinale posteriore), protrusa (quando essa non è più trattenuta in sede, ma non si allontana dal suo punto d’origine) o espulsa (detta anche migrata, quando il nucleo polposo si distacca liberamente). In base alla sede si distinguono ernie mediane, postero laterali, intraforaminale e intraspongiosa. Sono colpiti i soggetti tra i 30 e i 50 anni. I dischi più frequentemente interessati sono quelli relativi alle ultime due vertebre lombari e alla prima sacrale (L4-L5 e L5-S1), visto il maggior carico cui sono coinvolti rispetto a tutti gli altri. Può essere interessato anche il disco L3-L4, anche se in maniera minore. Le ernie L4-L5 e L5-S1 provocano solitamente una lombosciatalgia mentre le ernie L3-L4 causano lombocruralgia. Se l’ernia è contenuta o protrusa si determina un quadro di lombalgia; invece un’ernia migrata causa di solito dolore radicolare. La diagnosi strumentale si esegue abitualmente con la RM, mentre TC ed elettromiografia possono essere di aiuto per confermare la diagnosi.

In genere si attua un trattamento conservativo: riposo a letto per qualche giorno e la somministrazione di antinfiammatori cortisonici per una settimana con riduzione progressiva delle dosi; successivamente farmaci non cortisonici per 2÷4 settimane. La terapia fisica può essere iniziata dopo la seconda settimana unita alla ginnastica posturale dopo la terza settimana dall’inizio dei sintomi. Nella maggior parte dei casi la sintomatologia si risolve nell’arco di 4÷6 settimane.

Il trattamento chirurgico, invece, è necessario in quei pazienti che non beneficiano della terapia incruenta e che presentano grave dolore e deficit motorio. In particolare, è indicato in quei pazienti con dolore irradiato da più di due mesi con scarsa tendenza alla risoluzione naturale. La rimozione chirurgica del frammento discale erniato elimina la compressione e risolve il processo infiammatorio responsabile della sintomatologia dolorosa.

Esistono diverse opzioni terapeutiche cruente; in particolare gli interventi percutanei intradiscali (laserdiscectomia e nucleoplastica) sono indicati nei casi di ernie contenute in assenza di deficit motori. Gli interventi chirurgici a cielo aperto trovano indicazione negli altri casi e consistono nella microdiscectomia o nella discectomia convenzionale. La prima determina una minore incisione cutanea (di appena 3 cm) mentre la seconda esige un’incisione maggiore (6÷8 cm) e una maggiore asportazione lamino-articolare per avere accesso al disco e decomprimere la radice nervosa. La tecnica microscopica di utilizzo comune consente, grazie all’utilizzo di un microscopio operatorio, l’asportazione dell’ernia (espulsa ma non migrata) tramite una piccola incisione e quindi con un minor danno delle strutture adiacenti.

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Per tutto ciò che riguarda la documentazione nonché le procedure per l’Immatricolazione è obbligatorio riferirsi all’Articolo 7 del DR n° 5420.

MODULI UTILI PER IL PERFEZIONAMENTO DELL’IMMATRICOLAZIONE:

TASSE, RIMBORSI, RINUNCE.

La data di scadenza presente sul Bollettino è indicativa dell’anno accademico: il termine ultimo per il pagamento è definito e regolato dalla procedura di immatricolazione online (per la prima fase di Immatricolazione, il 25 luglio 2018).

Nel caso di rinuncia agli studi entro il 30 novembre 2018, è possibile chiedere il rimborso parziale della rata inviando a segreteria.studenti@unisr.it il modulo di richiesta scaricabile in calce.

IL RIMBORSO VIENE EROGATO ENTRO IL TERMINE ULTIMO DEL 31 DICEMBRE 2018.

A breve sarà pubblicato il prospetto dei rimborsi erogabili.

Nel caso di richiesta di passaggio di corso, ovvero di iscrizione ad altro corso UniSR, l’importo versato per il corso precedente viene tenuto valido per il nuovo corso di laurea con le relative eventuali compensazioni.

DISABILITA’ E DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO.

I candidati disabili, ai sensi della legge 5 febbraio 1992 n. 104, così come modificata dalla legge n.17/1999 ammessi all’immatricolazione dovranno fare esplicita richiesta di poter fruire degli eventuali provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica. I candidati rientranti nell’ambito di applicazione della legge 8 ottobre 2010, n. 170 recante Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, potranno richiedere le agevolazioni previste dal D.M. del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 5669 del 12 luglio 2011.

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Come già detto, il termine “ FIBROMIALGIA ” ( FM ) deriva da “ fibro ” che indica i tessuti fibrosi (come tendini e legamenti) e “ mialgia ” che significa dolore muscolare. Il dolore è quindi il sintomo predominante della fibromialgia. Generalmente, si manifesta in tutto il corpo, sebbene possa iniziare in una sede localizzata, come il rachide cervicale e le spalle, e successivamente diffondersi in altre sedi col passar del tempo.

Il dolore fibromialgico viene descritto in una grande varietà di modi: sensazione di bruciore, rigidità, contrattura, tensione ecc. Spesso varia in relazione ai momenti della giornata, ai livelli di attività, alle condizioni atmosferiche, ai ritmi del sonno e allo stress. La maggioranza dei pazienti fibromialgici riferisce di sentire costantemente un certo grado di dolore. La FM è quindi una malattia reumatica che colpisce i muscoli causando un aumento di tensione muscolare: tutti i muscoli (dal cuoio capelluto alla pianta dei piedi) sono in costante tensione. Questo comporta numerosi disturbi:

innanzi tutto i muscoli “tesi” sono causa di dolore che in alcuni casi è localizzato (le sedi più frequenti sono il collo, le spalle, la schiena, le gambe), ma talora è diffuso dappertutto i muscoli in tensione provocano rigidità e possono limitare i movimenti o dare una sensazione di gonfiore a livello delle articolazioni i muscoli contratti è come se lavorassero costantemente per cui sono sempre stanchi e si esauriscono con grande facilità: questo significa che chi è affetto da FM si sente sempre stanco e si affatica anche per minimi sforzi i muscoli ipertonici non permettono al paziente di riposare in modo adeguato: chi è affetto da FM ha un sonno molto leggero, si sveglia più volte durante la notte e al mattino, anche se gli sembra di avere dormito, si sente più stanco di quando si è coricato (si parla di “sonno non ristoratore”).

Per alcune persone affette da fibromialgia, il dolore può essere talvolta molto intenso. La tensione muscolare si riflette a livello dei tendini (che sono strutture fibrose tramite le quali i muscoli si attaccano alle ossa) che diventano dolenti in particolare nei loro punti di inserzione: questi punti dolenti tendinei, insieme ad alcuni punti muscolari, evocabili durante la visita medica con la semplice palpazione, sono una caratteristica peculiare della FM e vengono definiti “ Tender Points ” (Figura 1-2).

Figura 2 – Mappa dei Tender Points (American College of Rheumatology – ACR 1990)

La presenza e la tipologia di queste caratteristiche aree algogene (tender points), con i sintomi del dolore diffuso, distingue i fibromialgici dai pazienti affetti da altre patologie simili. I tender points sono quasi sempre presenti su entrambi i lati del corpo. Sebbene i tender points definiti dai criteri classificativi e diagnostici dell’American College of Rheumatology nel 1990 siano stati utilizzati per la diagnosi, molti altri muscoli o aree inserzionali possono essere dolenti. I tender points possono essere latenti normalmente ed il dolore evocabile solo alla digitopressione. Il dolore è considerato diffuso quando sono presenti tutte le seguenti localizzazioni: dolore al lato sinistro del corpo, dolore al lato destro, dolore al di sopra della vita, dolore al di sotto della vita; dolore scheletrico assiale in almeno una sede (rachide cervicale, torace anteriore, rachide dorsale o lombo-sacrale).

MALATTIA ANTICA O NUOVA?

La FM era già stata descritta nella prima metà del 1800. Agli inizi del 1900 venne considerata una malattia infiammatoria dei muscoli (fibrosite). Alla fine degli anni ’40 venne esclusa la presenza di “infiammazione” per cui la FM venne considerata una malattia su base psicologica. Il moderno concetto di FM e di tender points risale al 1978. Nel 1990 sono stati messi a punto i criteri diagnostici e nel 1994 la diagnosi di FM è stata accettata a livello internazionale con la cosiddetta “Dichiarazione di Copenhagen”. Si tratta quindi di una malattia conosciuta da molto tempo, ma che solo recentemente è stata meglio definita.

LE CAUSE.

La FM è una malattia a genesi multifattoriale. La causa di questa sindrome al momento rimane ignota. Molti differenti fattori possono scatenare una sindrome fibromialgica. Per esempio eventi stressanti (come una malattia, un lutto familiare, un trauma fisico o psichico) possono portare a dolore generalizzato, affaticamento e alterazioni del sonno tipici della fibromialgia. È però improbabile che la sindrome fibromialgica sia provocata da una singola causa; infatti molti pazienti non sono in grado di identificare alcun singolo evento che abbia determinato l’insorgenza dei sintomi.

I numerosi studi volti a capire le cause della malattia hanno documentato numerose alterazioni dei neuro-trasmettitori a livello del sistema nervoso centrale, cioè di quelle sostanze di fondamentale importanza nella comunicazione tra le cellule nervose, o di sostanze ormonali. Altri autori hanno osservato significative alterazioni nella qualità del sonno e/o una particolare vulnerabilità dei muscoli a microtraumi ripetuti. In effetti, la sindrome fibromialgica sembra dipendere da una ridotta soglia di sopportazione del dolore dovuta ad una alterazione delle modalità di percezione a livello del sistema nervoso centrale, degli input somatoestesici (alterazione della soglia nocicettiva). La FM può quindi essere considerata essenzialmente una patologia della comunicazione intercellulare. Immaginando il nostro organismo come un computer, nella FM tutte le periferiche sono integre e in grado di raccogliere le informazioni in modo corretto, ma i dati, una volta raccolti ed inviati a livello centrale, vengono interpretati in modo errato: le due caratteristiche principali della FM sono infatti la Iperalgesia e la Allodinia. Per iperalgesia si intende la percezione di dolore molto intenso in risposta a stimoli dolorosi lievi; per allodinia si intende la percezione di dolore in risposta a stimoli che normalmente non sono dolorosi. Sia l’iperalgesia che la allodinia possono verificarsi transitoriamente in soggetti non fibromialgici a seguito di eventi nocivi (es. eritema solare, ferita post-chirugica) che rendono ipersensibile la zona cutanea colpita: nei fibromialgici iperalgesia ed allodinia sono diffuse e persistenti. Uno degli effetti della disfunzione dei neuro-trasmettitori, ed in particolare della serotonina e della noradrenalina, è la iperattività del Sistema Nervoso Neurovegetativo (una parte del nostro sistema nervoso che controlla con meccanismi riflessi numerose funzioni dell’organismo tra cui la contrazione dei muscoli, ma anche la sudorazione, la vasodilatazione e la vasocostrizione, ecc.) che comporta un deficit di irrorazione sanguigna a livello muscolare con insorgenza di dolore ed astenia e tensione. Tipico della FM, come di altri disturbi neurovegetativi, è che l’andamento dei sintomi varia in rapporto a numerosi fattori esterni che sono in grado di provocarne un peggioramento: c’è una evidente influenza dei fattori climatici (i dolori peggiorano nelle stagioni “di passaggio”, cioè primavera e autunno e nei periodi di grande umidità), dei fattori ormonali (peggioramento nel periodo premestruale, peggioramento in caso di disfunzioni della tiroide), dei fattori stressanti (discussioni, litigi, tensioni sul lavoro e in famiglia).

Fattori Esterni che possono peggiorare i sintomi.

stress (eventi stressanti – traumi – lutti) affaticamento (per lavoro) carenza di sonno rumore freddo umidità cambiamenti meteorologici periodo pre-mestruale.

MALATTIA RARA?

I dati ufficiali italiani sulle malattie reumatiche relativi all’anno 1999 riportano 700.000 casi di reumatismi extra-articolari (pari al 12.6% di tutte le malattie reumatiche e al 1.2% dell’intera popolazione), tra i quali viene inclusa come forma generalizzata la FM (Tabella 1).

FORME MORBOSE.

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Referenti medici: Dott.ssa Silvia D’Onofrio, Dott.ssa Perla Lamberini e medico oncologo Prof. Gaetano Lanzetta.

Patologie degenerative, infiammatorie, neoplastiche, infettive, dismielinizzanti e tesaurismosi, genetiche e ereditarie, diagnostica vascolare angiografica con RM ad alto campo (1,5 T e TC 64 strati)

Studio del rachide: Patologie degenerative, infiammatorie, neoplastiche, infettive e biomeccaniche.

Trattamenti personalizzati con somministrazione percutanea di miscela gassosa di osssigeno-ozono per patologie infiammatorie e degenerative biomeccaniche del rachide, sotto guida ecografica, radiologica e con Tomografia computerizzata.

Referenti medici: Dott. Alessio Apruzzese, Dott. Giorgio Brughitta.

Studio patologie neoplastiche:

effettuati in stretta collaborazione con l’equipe di oncologia medica, di radioterapia, urologia, di cure palliative, vengono effettuate valutazioni multidisciplinari per gli opportuni percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati, in ottemperanza con le linee guida internazionali e i moderni criteri di restaging e di valutazione durante e post terapia. Gli studi vengono effettuati avvalendosi di scanner RM ad alto campo (1.5T) e diagnostica multiparametrica, con scanner TC a 64 strati, mammografo con tomosintesi, ecografia e radiologia digitale.

Referenti: Dott. Luigi Azzarri, Dott.ssa D’Onofrio Silvia, dott. Colangelo Vittorio, dott.ssa Ilaria Bellafiore.

Diagnostica osteoarticolare: vengono effettuati studi articolari con effettuati avvalendosi di scanner RM ad alto campo e diagnostica multiparametrica, con scanner TC a 64 strati, ecografia e radiologia digitale e sotto guida radiologica, ecografica e TC vengono effettuate terapie infiltrative con farmaci antiinfiammatori steroidei e con acido jaluronico con basso e alto peso molecolare.

Referenti medici: Dott. Sergio De bac e dott. Vittorio Colangelo.

La diagnostica per Immagini offre un servizio ambulatoriale aperto a tutti i pazienti, che possono accedervi tramite il nostro centro di prenotazione o recandosi direttamente presso i nostri sportelli (Segreteria della Radiologia, referenti: Sig.ra Lavagnini Alessandra, sig.ra Spagnoli Pamela, Marcelletti Martina, Sorci Giulia Telefono diretto 06 94285234) con servizi in convenzione con il Sistema Sanitario Regionale (RM e radiologia convenzionale) e convenzioni con tutte le assicurazioni e in regime privato.

Diagnostica odontoiatrica: si effettuano studi per implatologia con Dentascan con scanner TC a 64 strati e ortopantomografia con CR.

La Radiologia Convenzionale si avvale di apparecchiatura digitale diretta ed è accessibile per i pazienti esterni la mattina, previo appuntamento oppure liberamente il pomeriggio dalle 15 alle 20 dal lunedi al venerdi e con accesso libero il sabato mattina dalle 08:00 alle 13:00, sia in regime di convenzione con il Sistema Sanitario Regionale, sia assicurativo che privato.

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