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Corso con uno o più curricula internazionali Solo alcuni curricula rilasciano titolo multiplo Lingua: Italiano, Inglese Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria civile [LM] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 0930.

Il corso è articolato nei seguenti curricula:

Costruzioni per l'edilizia e le infrastrutture Idraulica e territorio Infrastrutture viarie e trasporti Strutture Anni Attivi: I, II Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria civile [L] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 8888 Anni Attivi:

Il corso è articolato nei seguenti curricula:

Anni Attivi: I, II Corso con uno o più curricula internazionali Solo alcuni curricula rilasciano titolo multiplo Lingua: Italiano, Inglese Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria dell'energia elettrica [L] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 8610 Anni Attivi: I, II, III Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria dell'energia elettrica [LM] EN Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Bologna Ordinamento D.M. 270 - Codice 8611.

Il Corso di Studi è articolato nei seguenti curricula:

Il corso è articolato nei seguenti curricula:

1. Sistemi per l'automazione 2. Automation Engineering.

Anni Attivi: I Solo alcuni curricula rilasciano titolo multiplo Lingua: Italiano Informazioni sul Corso Piano didattico: tutti gli insegnamenti del corso Sito del Corso Ingegneria e scienze informatiche [LM] Scuola di: Ingegneria e Architettura Laurea Magistrale - A.A.2017/2018 Sede didattica: Cesena Ordinamento D.M. 270 - Codice 8614 Anni Attivi:

Il corso è articolato nei seguenti curricula:

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Carta del Laureando.

Cari Studenti, in prospettiva dell’inizio del nuovo anno accademico, cogliamo l’occasione per inviarvi, insieme ai migliori auguri per una buona ripresa delle vostre attività didattiche, poche righe di commento per sottolineare, e ricordarvi, l’entrata in vigore della Carta del laureando, un documento alla cui redazione hanno collaborato docenti, studenti e personale amministrativo. La seduta di laurea è un momento solenne e importante, che segna il coronamento di un percorso formativo accademico, che richiede impegno, dedizione e determinazione non solo da parte dello studente ma anche del corpo docente. Il raggiungimento di questo traguardo, che ha comportato un grosso investimento di risorse intellettuali e materiali, deve pertanto essere fonte di soddisfazione e orgoglio per gli studenti, per le loro famiglie, per i docenti coinvolti e per l’intera istituzione accademica. Ogni laureando, in occasione di un evento di tal rilevanza per la propria vita personale e professionale, ha il diritto di attendersi un adeguato riconoscimento e una cerimonia dignitosa, e questo diritto può essere garantito solamente se la responsabilità di un comportamento adeguato e consono alla solennità della situazione è condivisa tra personale accademico, laureandi, famiglie ed accompagnatori. La nostra Università intende celebrare degnamente questo momento, valorizzandolo pienamente in tutto il suo significato e riproponendolo nella sua migliore tradizione culturale. E’ con questo unico intento, e per riportare il momento e il luogo della laurea nella dimensione di giusta solennità e sobrietà, che è stato stilato un codice di comportamento a cui il laureando, insieme a coloro che lo accompagnano e festeggiano nel giorno della sua laurea (triennale o magistrale), è invitato ad attenersi nel rispetto della dignità del titolo di studio che gli viene conferito, del decoro dell’Università degli Studi di Milano e del lavoro di tutti coloro che operano all’interno dell’Ateneo. Siamo sicuri che condividerete lo spirito del documento e che collaborerete a far sì che le semplici disposizioni contenute nella Carta siano diffuse il più possibile fra gli studenti in modo che le facciano proprie.

Il Rettore Gianluca Vago.

Questionario online - ''Disfunzione cognitiva del gatto anziano''

Il questionario “Disfunzione cognitiva del gatto anziano” è stato sviluppato dall’Ambulatorio per i problemi comportamentali del cane e del gatto del DIVET per indagare la patologia dal punto di vista epidemiologico. Se hai un gatto, partecipa anche tu, compilando l'apposito questionario online. Maggiori informazioni alla seguente pagina.

Questionario online - ''ProCane (Proprietario-Cane)''

Il Questionario ProCane (Proprietario-Cane) è stato sviluppato da un'equipe di medici veterinari del Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica (DIVET) del nostro Ateneo per esplorare la qualità dell'interazione tra l'uomo ed il proprio cane, focalizzandosi sulla scelta di vivere con un cane e sui fattori che possono influenzarla. Partecipa anche tu, compilando l'apposito questionario online. Maggiori informazioni alla seguente pagina.

Questionario online - ''Censimento del peso dei cuccioli alla nascita''

Progetto “Censimento del peso dei cuccioli alla nascita” in collaborazione tra Università degli Studi di Milano, DIVET, ed ENCI. Partecipa anche tu, compilando l'apposito questionario online. Scarica il documento informativo. Facoltà di Medicina e Chirurgia.

In seguito all'entrata in vigore della L. 240/2010, dal 1 ottobre 2012 le Facoltà sono soppresse e l'organizzazione della didattica è in capo ai Dipartimenti.

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dal Febbraio 2018.

E’ il percorso completo per l'ammissione alle facoltà economico-giuridiche della Bocconi di Milano, in classi da massimo 15 corsisti.

Lo studente affronterà le materie oggetto d'esame delle facoltà tramite esercitazioni e simulazioni di test.

Area: Giuridico-Economica.

Corso Ammissione disponibile a: Palermo, Cosenza.

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per i TEST del 2018.

dal 18 LUGLIO al 31 AGOSTO 2018 per Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Professioni Sanitarie.

Il Percorso Full Immersion è un ottimo strumento per superare i test di ammissione alle facoltà a numero chiuso dell’area biomedica mediante una sessione intensiva di lezioni teoriche, verifiche e simulazioni cartacee rispecchianti i test ufficiali. Il Corso Full Immersion con le sue lezioni di riepilogo e le numerose simulazioni cartacee dei quiz stile MIUR è quello con più ore didattiche totali in tutta Italia, per dedicare la giusta attenzione ad ognuno di loro sotto l’aspetto della didattica, della risoluzione dei quiz, della gestione dell’ ansia e dell’approccio all’esame. Lo studente, grazie ad una metodologia unica, fa propri i contenuti teorici e le strategie di risoluzione dei quiz e del test,in modo da affrontare, con competenza e serenità, il famigerato e temuto test di ammissione grazie alle rinomate simulazioni cartacee CST, che rispecchiano fedelmente quelle ministeriali, con l’utilizzo della griglia di risposte in copia fedele a quella ufficiale, la correzione automatizzata e la consegna immediata del risultato relativo al test effettuato.

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· L’efficacia cosmetica. Dermatologo o Farmacista: chi ci crede di più? Kosmetica. Anno III n. 4 Luglio 2001.

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Negli anni '30 il suo successo era ormai incontrastato: i provveditori alla sanità lo interpellavano per le autopsie, gli studenti che si laureavano a Venezia lo volevano come promotore, benché egli non avesse mai insegnato dalla cattedra; e la sua clientela si allargava. Nel 1542 i suoi redditi professionali furono stimati a 225 ducati annui, saliti a 460 nel 1552. Nel frattempo, come ha dimostrato l'eccellente studio del Palmer, Niccolò Massa aveva potuto avviare proficui investimenti che ammontarono complessivamente, fino agli anni '60, a oltre 11.000 ducati; con questi denari egli acquistò due case e una novantina di campi nella podesteria di Mestre, assieme a "daie over colte" da riscuotere nel Mestrino; a Venezia comprò due case, un forno e un negozio di frutta; investì anche dei capitali nella Zecca. Poté quindi disporre di crescenti rendite, una parte delle quali era peraltro assorbita dagli obblighi che si era assunto verso i parenti.

Dovette infatti dotare due sorelle e mantenerne in casa una terza, malata. Dopo la morte dell'ultimo fratello e di un cognato, dovette inoltre occuparsi dell'educazione di due nipoti, Apollonio Massa, che divenne medico, e Lorenzo Caresini Massa, destinato ad una brillante carriera di cancelleria. A queste cure si aggiunsero quelle per la propria famiglia illegittima: celibe, Niccolò aveva lungamente convissuto con una Cecilia Raspanti, che gli aveva dato una figlia, Maria: questa andò sposa nel 1548 a un possidente veneziano dopo essere stata riconosciuta dal padre e fornita di una dote di 4.500 ducati (davvero rilevante per la figlia di un professionista) (96).

Questi retroscena familiari condizionarono l'attività professionale del Massa, spronandolo a procurarsi con tutte le sue forze il successo ed una ricca clientela, comprendente personaggi illustri che avrebbero accresciuto il suo credito. Vantare i propri successi terapeutici è dunque per il Massa un preciso dovere: serve ai fini della cura, ispira fiducia al paziente e promuove l'immagine del medico (97). A questi stessi criteri si ispira anche la produzione libraria del Massa, che, se da un lato rivela la sua straordinaria abilità nello sfruttamento delle potenzialità pubblicitarie dell'arte della stampa, al tempo stesso riflette pure le migliori qualità del medico veneziano: la sua vasta esperienza professionale e la varietà dei suoi interessi, che spaziano dal morbo gallico alla peste e fino all'anatomia.

È vero che nelle grandi dispute fra le diverse scuole il suo eclettismo si tradusse talvolta in una disponibilità al facile compromesso, come nella famosa e capziosa distinzione fra "peste" e "febbri pestilenziali", da lui teorizzata (e poi applicata, con esito catastrofico, dal Mercuriale nella peste del 1576) (98). Ottimo era invece, per l'epoca, il suo Liber introductorius anatomiae, eccellente guida pratica basata su una larga esperienza diretta di autopsie. Tuttavia anche questo manuale, pensato soprattutto come una guida pratica per studenti, era destinato ad essere superato, a distanza di soli sette anni, dal capolavoro di Andrea Vesalio, il De humani corporis fabrica. A chi gli proponeva l'imbarazzante paragone col docente dello Studio patavino il Massa rispondeva con una battuta che è anche un efficace autoritratto: "Ego qui plurimis negotiis in visendis aegris detentus, volumina ingentia minime legere possum "; aveva cioè troppo da fare nel visitare gli infermi, per trovare il tempo di leggere grandi volumi (99).

Il caso del Massa, medico affermato che praticava con successo l'anatomia, è solo uno dei molti esempi che si potrebbero addurre per dimostrare la profonda (e feconda) compenetrazione fra medicina, chirurgia e anatomia tipica dell'area veneta. Infatti, malgrado la notorietà raggiunta nell'Italia del tardo '500 da un trattatista come il Tiraqueau, che aveva collocato la chirurgia (arte "mechanica et illiberalis") molto al di sotto della medicina, nella nostra penisola "la distinzione fra medici e chirurghi fu [. > assai meno profonda e accentuata che in Germania e in Francia" (100). Però nemmeno in Italia la situazione era ovunque la medesima; e le entusiastiche lodi che un visitatore inglese di fine '500, Fynes Moryson, rivolse ai "molti famosi medici che in Italia sono pure chirurghi" (101) si riferivano soprattutto all'Università di Padova, dove - partendo forse dalle valide premesse poste dal Benedetti nell'ultimo scorcio del '400 - le lezioni di anatomia ebbero nel secolo XVI grande successo e furono tenute da maestri come il Vesalio, Realdo Colombo, Gabriele Falloppio, Girolamo Fabrizi d'Acquapendente.

Certamente va sottolineato che a Padova i più insigni anatomisti, dal Vesalio in poi, furono tutti laureati in medicina: la laurea in chirurgia, che prevedeva un curriculum di studi più breve, era considerata meno prestigiosa (102). Era comunque garantita ai medici chirurghi una loro rappresentanza professionale, a Venezia più che a Padova, grazie all'esistenza di un collegio medico-chirurgico distinto da quello dei "fisici". Nel 1547 questo collegio dei chirurghi, sempre meno numeroso di quello medico, comprendeva in tutto 27 elementi, fra cui sono sicuramente identificabili 3 dottori in medicina, 15 dottori in chirurgia e 7 chirurghi non laureati. Questi ultimi avevano dimostrato la propria preparazione ai fini dell'esercizio professionale davanti a una commissione che, secondo una norma emanata nel 1487, doveva essere formata congiuntamente dai priori e dai consiglieri dei due collegi, medico e chirurgico.

Indubbiamente quest'ultima disposizione ribadiva un certo qual diritto di ingerenza e di sovraintendenza dei "fisici" sull'attività dei chirurghi; ed un altro elemento che depone a favore di una incontestabile superiorità dei primi può essere ravvisato nell'irresolutezza dei chirurghi circa l'atteggiamento da assumere nei confronti dei laureati in medicina che praticavano l'arte chirurgica. Se costoro si iscrivevano tra i "fisici", c'era chi deplorava il depauperamento del collegio chirurgico; se invece restavano fra i chirurghi, nascevano dei contrasti causati, si diceva, dall'arrogante superiorità ostentata da questi "fisici" durante le adunanze (103).

Al tempo stesso non si può negare che i chirurghi traessero notevoli vantaggi dal fatto di disporre di una propria rappresentanza e di vedersi riconosciuta una figura professionale nettamente distinta da quella dei barbieri-chirurghi, che venivano autorizzati all'esercizio della loro più modesta attività dopo aver sostenuto davanti al collegio chirurgico un esame vulgari sermone (e non in latino come per i medici chirurghi) (104). Ha dunque un particolare significato, anche sotto il profilo simbolico, la deliberazione dei provveditori alla sanità che nel gennaio del 1546 cercarono di definire in modo inequivocabile, anche sulla base di precedenti decisioni, le condizioni per l'ammissione all'esercizio della chirurgia nella Dominante. In tale occasione si presentarono davanti al magistrato i due collegi dei "fisici" e dei chirurghi, rappresentati dai rispettivi priori, e l'Arte dei barbieri, qui rappresentata dal gastaldo e dai "compagni" (105).

In questa tripartizione dell'attività sanitaria era implicita una gradazione di competenze e di onori: solo i "fisici" avrebbero potuto, in teoria, prescrivere medicine ai pazienti; anche se poi, nella prassi, questa divisione delle competenze fra medici e chirurghi veniva talora trascurata dagli stessi provveditori alla sanità, che pure avrebbero dovuto farla rispettare (106). Invece la distinzione fra medici-chirurghi e barbieri-chirurghi, puntualizzata anche dalla rilevante differenza di retribuzione, si mantenne sempre assai netta non solo a Venezia ma anche nelle province (107).

Pertanto, se si vuole comprendere l'atteggiamento psicologico dei chirurghi nei confronti della loro professione, non si deve guardare solo ai contrasti fra i due collegi, dove - in ossequio ai pregiudizi del tempo - sono quasi sempre i "fisici" ad avere la meglio (108); una riflessione di segno ben diverso può essere suggerita dalle possibilità di ascesa sociale che l'esercizio dell'arte chirurgica comunque apriva ai singoli e alle loro famiglie. Così, se il padre è barbiere, il figlio cercherà, dopo opportuni studi, di farsi iscrivere nel collegio chirurgico (è il passaggio forse più delicato) (109); ma, una volta ottenuta l'ammissione fra i chirurghi, l'ulteriore ascesa sociale sarà molto più facile: fra la fine del '400 e la prima metà del '500 il collegio esprime personalità di buon livello, apprezzate anche nell'ambiente universitario, come il veronese Pietro Mainardi (docente a Padova dal 1518), Angelo Bolognini da Piove di Sacco (priore del collegio nel 1508, poi docente di chirurgia a Bologna) e Francesco Litigato da Lendinara, lettore di chirurgia a Padova nel 1535, ammesso nel collegio chirurgico veneziano nel 1540 (110). Talvolta questi chirurghi più affermati cercavano, se erano ancora giovani, di addottorarsi anche in artibus et medicina, come fece il Massa; oppure spianavano la strada per il dottorato di un fratello minore, di un figlio o di un nipote (111).

Anche Giovanni Andrea dalla Croce, autore dell'opera Della cirurgia (Venezia 1574) faceva parte di una famiglia la cui ascesa sociale era interamente legata all'arte chirurgica. Il padre, Giuseppe, era solo un barbiere chirurgo recentemente immigrato a Venezia; ma già per Giovanni Andrea la Serenissima divenne "la dilettissima patria". Qui era stato accolto fin dal 1532 nel collegio chirurgico; qui era tornato negli anni '40, dopo un decennio trascorso a Feltre, ottenendo poi ripetutamente l'elezione a priore del collegio. Privo del prestigio accademico di un Fabrizi d'Acquapendente, si era tuttavia distinto nella pratica professionale, specie nella cura delle ferite del cranio. Nel trattato Della cirurgia sottolineò l'importanza dell'esperienza diretta: per lui il chirurgo deve essere "ottimo anatomista", deve possedere le necessarie abilità manuali, ma soprattutto deve distinguersi come "inventore di nuovi et accommodati istromenti" (112).

Però il suo rapporto con la medicina universitaria è ambivalente. Da un lato, ironizza sulla presunzione dei giovani laureati in medicina, come il nipote Alvise Bagnolo: "Gran cosa è questa, figliuolo mio, che voi altri giovani non tantosto da Padova ritornati et ivi havete quattro Aphorismi d'Hippocrate et altretante propositioni di Galeno mandate a memoria, che non volete credere a vecchi, li quali con tante fatiche e con tante speranze si sono sforzati di ritrovare la verità delle cose" (113). Ma in fondo lui stesso ha incoraggiato l'amato nipote a laurearsi in medicina.

A ciò lo ha forse indotto la constatazione che con la sola laurea in chirurgia si poteva diventare benestanti, ma non ricchi. Infatti dalla denuncia di decima del 1566 risultano rendite modeste: di suo ha solo un "livello" a frumento, che dà una rendita annua di 16 ducati. Dalla dote della moglie provengono fitti e "livelli", per poco più di 60 ducati annui. Beni dotali sono pure le due abitazioni: quella di Venezia, "un meza' nella corte di Santa Maria Mater Domini [. >, con due camarete, un portegeto, et una cusina che d'ogni tempo fa bisogno tenirvi il lume acceso", e quella di Campo San Piero ("una caseta con un broleto").

Non risultano, essendo tassati a parte, i redditi professionali: all'inizio della sua carriera era stato condotto della comunità di Feltre, con un "salario" di 150 ducati annui netti. Anche ipotizzando che il suo reddito fosse cresciuto con gli anni, non ci troviamo di fronte a un patrimonio paragonabile a quello dei maggiori "fisici ", come il Trincavella o il Massa (114).

Avanziamo un'ipotesi: se nel tardo '500 il chirurgo laureato è una peculiarità veneta con limitati riscontri nel resto della penisola; e se altrettanto raro è, al di fuori della Repubblica, il conferimento della laurea in medicina a un ebreo, da dove possono essere usciti quei medici ebrei, uno dei quali "medico e chirurgo", che nel primo '600 esercitavano a Pisa? È possibile che essi provenissero dall'ambiente veneto, e dalle lauree conferite a Padova (115). Infatti il medico ebreo è una presenza essenziale nella medicina veneziana, sia pure in forme che mutano nel corso del secolo XVI.

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A cura del Dott. Fabio Tarantino. Facoltà medicina inglese.

Preside: Prof. Rocco Domenico Alfonso Bellantone.

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Medicina e Odontoiatria 2018/19. Test il 27 marzo.

Indetto il concorso pubblico per l’ammissione ai seguenti corsi di laurea magistrale a ciclo unico della Facoltà di Medicina e chirurgia presso il campus di Roma:

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in monoterapia per il trattamento di pazienti che hanno ricevuto almeno due regimi chemioterapici per la malattia metastatica. La chemioterapia precedentemente somministrata deve aver contenuto almeno una antraciclina e un taxano, tranne nel caso in cui il paziente non sia idoneo a tali trattamenti. I pazienti positivi al recettore ormonale devono inoltre non aver risposto alla terapia ormonale, tranne nel caso in cui il paziente non sia idoneo a tali trattamenti. in associazione al paclitaxel per il trattamento di pazienti che non sono stati sottoposti a chemioterapia per la malattia metastatica e per i quali non è indicato il trattamento con antracicline. in associazione al docetaxel per il trattamento di pazienti che non sono stati sottoposti a chemioterapia per la malattia metastatica. in associazione ad un inibitore dell’aromatasi nel trattamento di pazienti in postmenopausa affetti da carcinoma mammario metastatico positivo per i recettori ormonali, non precedentemente trattati con trastuzumab.

Carcinoma mammario in fase iniziale Herceptin è indicato nel trattamento di pazienti adulti con carcinoma mammario in fase iniziale (EBC) HER2-positivo:

dopo chirurgia, chemioterapia (neoadiuvante o adiuvante) e radioterapia (se applicabile) (vedere paragrafo 5.1 della scheda tecnica). dopo chemioterapia adiuvante con doxorubicina e ciclofosfamide, in associazione a paclitaxel o docetaxel. in associazione a chemioterapia adiuvante con docetaxel e carboplatino. in associazione a chemioterapia neoadiuvante, seguito da terapia con Herceptin adiuvante, nella malattia localmente avanzata (inclusa la forma infiammatoria) o in tumori di diametro > 2 cm (vedere paragrafi 4.4 e 5.1 dell’ RCP ).

Herceptin deve essere utilizzato soltanto in pazienti con carcinoma mammario metastatico o in fase iniziale i cui tumori presentano iperespressione di HER2 o amplificazione del gene HER2 come determinato mediante un test accurato e convalidato (vedere paragrafi 4.4 e 5.1 dell’ RCP ).

Determina AIFA 31/07/2014.

Herceptin e’ indicato nel trattamento di pazienti adulti con carcinoma mammario in fase iniziale (EBC) HER2 positivo in associazione a chemioterapia neoadiuvante, seguito da terapia con Herceptin adiuvante, nella malattia localmente avanzata (inclusa la forma infiammatoria) o in tumori di diametro > 2 cm.

Carcinoma gastrico metastatico Herceptin in associazione a capecitabina o 5-fluorouracile e cisplatino è indicato nel trattamento di pazienti con adenocarcinoma metastatico dello stomaco o della giunzione gastroesofagea HER2-positivo, che non siano stati precedentemente sottoposti a trattamento antitumorale per la malattia metastatica. Herceptin deve essere somministrato soltanto a pazienti con carcinoma gastrico metastatico (MGC) i cui tumori presentano iperespressione di HER2, definita come un risultato IHC2+ e confermata da un risultato SISH o FISH, o definita come un risultato IHC3+. Devono essere utilizzati metodi di determinazione accurati e convalidati (vedere paragrafi 4.4 e 5.1 dell’ RCP ).

CONTROINDICAZIONI.

Ipersensibilità nota al trastuzumab, alle proteine murine o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. dell’ RCP Pazienti con severa dispnea a riposo, dovuta a complicanze di neoplasie avanzate, o pazienti che necessitano di ossigeno-terapia supplementare.

Trastuzumab è un anticorpo monoclonale IgG1 umanizzato ricombinante contro il recettore 2 del fattore di crescita epiteliale umano (HER2). L’iperespressione di HER2 si osserva nel 20 %-30 % dei tumori mammari primari. Studi sui tassi di positività di HER2 nel carcinoma gastrico (GC) rilevati attraverso immunoistochimica (IHC) e ibridazione in situ fluorescente (FISH) o ibridazione in situ cromogenica (CISH) hanno dimostrato che vi è un’ampia variabilità di positività HER2 in un intervallo da 6,8 % a 34,0% per l’IHC e da 7,1 % a 42,6 % per la FISH. Studi svolti indicano che i pazienti affetti da tumore mammario con iperespressione di HER2 hanno una sopravvivenza libera da malattia più breve rispetto ai pazienti affetti da tumore senza iperespressione di HER2. Il dominio extracellulare del recettore (ECD, p105) può essere rilasciato nel flusso sanguigno e misurato nei campioni di siero.

Meccanismo d’azione Trastuzumab si lega con un’elevata affinità e specificità al subdominio IV, una regione perimembranosa del dominio extracellulare di HER2. Il legame di trastuzumab con HER2 inibisce la segnalazione ligandoindipendente di HER2 e impedisce il clivaggio proteolitico del suo dominio extracellulare, un meccanismo di attivazione di HER2. Conseguentemente, il trastuzumab ha dimostrato, sia in vitro che nell’animale, di essere in grado di inibire la proliferazione delle cellule tumorali umane che iperesprimono HER2. Inoltre il trastuzumab è un potente mediatore della citotossicità anticorpo dipendente cellulo-mediata (ADCC). In vitro la ADCC mediata da trastuzumab ha dimostrato di essere esercitata in maniera preferenziale sulle cellule tumorali con iperespressione di HER2, rispetto alle cellule tumorali che non iperesprimono HER2. (fonte: RCP )

Trastuzumab sul sito della FDA ==> da QUI.

Trastuzumab sul sito della Cochrane ==> da QUI.

promemoria sull’importanza di aderire alle istruzioni inerenti il monitoraggio cardiaco durante la terapia con trastuzumab per ridurre la frequenza e la severità della disfunzione del ventricolo sinistro e dell’insufficienza cardiaca congestizia (CHF)

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