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1. I dispositivi sono suddivisi nelle seguenti classi: classi I, IIa e III. La classificazione segue le regole di classificazione di cui all'allegato IX.

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Collegata a questi curiosi contatti tra un membro della commissione Asl (“il numero uno, quello che deciderà”. che cosa?) e persone legate alla Santa Rita (a cui la Asl ha appena chiuso un reparto), c’è poi un’altra telefonata, successiva di circa tre mesi, citata dagli avvocati di Brega. È del 4 gennaio 2008, tra il dottor Brega e Cristina Cantù, che è appena subentrata alla direzione Asl sostituendo il dottor Mobilia; Brega vuole, com’è ovvio, chiarire la propria posizione con il nuovo direttore generale, e la stessa dottoressa Cantù per tutta risposta afferma: “Io credo che davvero lei sia un effetto collaterale”, “si cerca sempre un capro espiatorio”. Il reparto della Santa Rita, dopo tre mesi di blocco e la nomina di un nuovo primario, era stato riaperto da pochi giorni, poco prima di Natale, con delibera dello stesso Mobilia; nel frattembo Brega Massone aveva iniziato a lavorare alla clinica San Carlo, senza alcuna preclusione da parte della Asl – la stessa che aveva censurato il suo operato medico, affermando che avesse addirittura messo a repentaglio la salute pubblica con un contagio di TBC (!). Dal punto di vista della Asl, tutto – qualunque cosa fosse questo tutto, comprensivo di effetto collaterale e capro espiatorio – sembrava inspiegabilmente rientrato.

A questo punto la difesa ha chiesto al colonnello Maragoni se l’ascolto di queste telefonate non avesse fatto sorgere spunti investigativi in merito all’operato della commissione Asl, aspetti poco chiari da indagare, e il teste ha risposto: “No”. In effetti, considerata la situazione nel complesso, dubbi potevano sorgere – a noi sono sorti. Brega Massone, nelle telefonate che la procura stava intercettando, si dichiarava sconvolto, definiva l’accusa della commissione “infangante e bastarda”; aveva consegnato copia delle cartelle cliniche oggetto della valutazione Asl al professor Mezzetti (1) (citato da Legnani nella telefonata con Prati) e al professor Ernesto Pozzi (2), per una valutazione, ed entrambi avevano prodotto due relazioni con conclusioni esattamente opposte a quelle elaborate dalla commissione, affermando che i pazienti erano stati trattati in modo corretto e non vi era stato pericolo per la salute pubblica; aveva fatto ricorso al Tar – udienza fissata per il 19 giugno 2008 e poi decaduta a seguito degli arresti avvenuti dieci giorni prima – aveva scritto alla Regione, all’Ordine dei medici e alla Asl chiedendo un confronto con i membri della commissione per poter esporre il suo operato relativo ai sette pazienti – confronto che gli è sempre stato negato. Tutte azioni che la procura seguiva ‘in diretta’, grazie alle intercettazioni telefoniche. Inoltre, aggiungiamo noi, durante le udienze in primo grado del primo processo, ben due persone (Fabio Presicci, primo aiuto dell’équipe di Brega Massone, e Gianluca Merlano, direttore sanitario della clinica) hanno affermato che la Asl “voleva la testa di Brega” – al primo è stato detto dal notaio Pipitone, il secondo era presente quando il direttore generale Asl, dottor Mobilia (quello poi sostituito dalla dottoressa Cantù) lo diceva allo stesso notaio (3). Forse in questo secondo processo sarà fatta un po’ di luce sulla nebulosa questione Asl; da parte nostra l’abbiamo sollevata più di un anno fa, nel libro inchiesta.

Vi è poi la questione lastre (RX, TAC, PET), altro aspetto importante ritenuto marginale da parte della procura e del tribunale del dibattimento precedente e ieri evidenziato dalla difesa di Brega Massone. Le cartelle cliniche relative al reparto di chirurgia toracica sequestrate dalla Guardia di Finanza il 29 settembre 2007, non le contenevano; era infatti prassi della clinica consegnare gli originali ai pazienti, e tenerne solo copia digitale su un server a parte. I consulenti medici della procura, quindi, hanno fatto le loro valutazioni basandosi solo sui referti scritti dal radiologo e non visionando direttamente le lastre – al contrario, per inciso, dei consulenti di Brega Massone, Mezzetti e Pozzi compresi, che invece per scrivere le loro perizie ne hanno preso visione. Questione di non poco conto per valutare l’esistenza o meno dell’indicazione chirurgica (e dunque l'accusa di lesioni dolose. ), poiché ogni chirurgo decide se procedere o meno all’operazione visionando direttamente le immagini e non appoggiandosi al referto: non è infatti detto che il radiologo e il chirurgo siano d’accordo nella valutazione, spesso si consultano a voce e particolari che possono sembrare normali o irrilevanti agli occhi del radiologo possono invece apparire significativi a quelli del chirurgo, come ha dovuto riconoscere nel precedente dibattimento anche il professor Sartori, consulente della procura (che ha steso la propria valutazione sulla base dei soli referti presenti nelle cartelle sequestrate): “[Il chirurgo toracico] è in grado di interpretare una radiografia del torace spesso come e meglio di un radiologo perché il chirurgo generalmente poi vede quello che c’è dentro dopo aver visto dopo quello che c’è fuori” (4).

Gli avvocati di Brega hanno precisato che la questione era stata sollevata anche all’interno della commissione Asl – nel verbale del 7 settembre 2007, di cui la procura aveva ricevuto copia a fine settembre, si legge: “Il Dr. Bulgheroni e il Prof. Santambrogio sottolineano la necessità di poter esaminare la lastre effettuate nei pazienti in questione, per meglio analizzare i casi” (le lastre non saranno poi reperite dalla commissione) – e si era mostrata pregnante anche nella telefonata intercettata del 7 ottobre 2007 tra il dottor Legnani e il notaio Pipitone, nella quale lo stesso Legnani, spiegando la propria valutazione negativa sui casi Asl, afferma: “Io… è una situazione molto difficile, perché… io, ho premesso, non ho visto le radiografie, eh? Mi sono basato solo sui referti che sono allegati alle cartelle, non ho visto dal vivo le radiografie perché ci vogliono… centinaia di ore, ecco, per vedere tutto assieme, capisce? Quindi mi sono basato solo sulla cartella clinica con i referti allegati”. A domanda se questi elementi non avessero spinto l’attività investigativa a cercare di acquisire anche le lastre, da mettere a disposizione dei consulenti della procura per le loro valutazioni, il colonnello Maragoni ha risposto semplicemente che loro avevano chiesto la documentazione alla clinica Santa Rita e quello gli era stato consegnato. Avremo modo finalmente in questo dibattimento di assistere a un serio confronto tra i consulenti della procura e quelli delle difesa, basato sull’intera cartella clinica, lastre comprese? (Nel limite del possibile in quanto assisteremo, nuovamente, all’imbarazzante e anomalo confronto – da noi denunciato più volte – tra un medico di base, il dottor Paolo Squicciarini, principale consulente della procura, e due primari di chirurgia toracica, consulenti della difesa di Brega Massone.)

Un altro aspetto importante che si è evidenziato nel corso dell’udienza riguarda la modifica di ipotesi di reato verificatasi nel corso delle indagini. L’avviso di garanzia recapitato al dottor Brega a fine settembre 2007, in concomitanza con il sequestro delle cartelle cliniche, era relativo al solo reato di truffa e falso. Quali elementi hanno spostato il fuoco dell’indagine sul presunto reato di lesioni dolose?, ha chiesto la difesa di Brega al colonnello Maragoni. Qui la testimonianza si è fatta un po’ vaga. Quando, durante la mattinata, la questione era stata sollevata in fase di esame dal pubblico ministero, il teste aveva risposto che l’ascolto di telefonate nelle quali il chirurgo si confrontava con i due aiuti per costruire una “linea difensiva” relativa all’iter diagnostico e terapeutico applicato ai pazienti aveva insospettito gli investigatori, che si erano chiesti se vi fosse anche altro oltre l’ipotetica truffa. Una risposta generica che il pm non aveva approfondito ulteriormente. Alla stessa domanda posta dagli avvocati nel pomeriggio, il colonnello ha ribadito il dubbio innescato dalle intercettazioni telefoniche; incalzato dalla richiesta di fornire maggiori dettagli, ha aggiunto il fatto che il dottor Brega fosse stato licenziato dalla clinica; poi che fosse morto un paziente, citando un capo di imputazione del processo, relativo a un caso clinico del febbraio 2006, presente tra le cartelle sequestrate a fine settembre. Ulteriormente incalzato perché indicasse almeno l’arco temporale intercorso tra l’ipotesi di mera truffa e la decisione di nominare un consulente per la valutazione delle cartelle cliniche dal punto di vista medico-scientifico – aspetto curioso e non secondario per la sua eccezionalità, e che ha portato in campo il medico di base Squicciarini: nel filone di indagine in cui si inseriva la clinica Santa Rita, infatti, le cartelle erano normalmente valutate solo dal punto di vista amministrativo – il colonnello Maragoni ha risposto: “Qualche settimana”.

Se così fosse stato, per quanto ancora incomprensibile nelle ragioni, potrebbe avere avuto almeno una giustificazione dal punto di vista temporale. Ma così non è stato. La risposta data dal colonnello infatti non corrisponde al vero. La nomina del dottor Paolo Squicciarini è del 2 ottobre 2007, appena tre giorni dopo il sequestro delle cartelle cliniche; ovvero, antecedente al licenziamento (avvenuto il 6 ottobre, e sfugge comunque la logica per cui avrebbe potuto essere rilevante sotto il profilo medico-scientifico) e antecedente a qualsiasi valutazione sul decesso del paziente citato, si suppone effettuata dal consulente della procura una volta avuta in mano la relativa cartella, non prima. Per quanto riguarda le "telefonate" (al plurale, secondo il teste) tra il dottor Brega e la sua équipe, ve ne è una sola nell’arco di quei tre giorni, datata 30 settembre, nella quale i tre medici parlano dei casi relativi alle sette cartelle di TBC, certamente dal punto di vista di indicazione chirurgica, diagnostica e terapeutica, poiché questo era l'aspetto valutato dalla commissione Asl – e quindi non si capisce perché avrebbe dovuto insospettire gli investigatori. Subito dopo, i tre chirurghi allargano la questione a tutte le cartelle sequestrate nel loro complesso, parlandone in linea generale, in un’ansia ‘difensiva’ assolutamente comprensibile data l’improvvisa e inaspettata situazione che si era venuta a creare – vale la pena contestualizzare e ricordare che, nel giro di tre giorni, si sono visti prima chiudere il reparto (la commissione Asl ha valutato senza chiedere alcun confronto né con la clinica né con il dottor Brega, che hanno dunque ricevuto la delibera di chiusura immediata senza averne avuto prima alcun sentore) e poi sequestrare le cartelle cliniche. Anzi, due passaggi della telefonata evidenziano quanto Brega ragionasse sull’accusa di truffa (“dal punto di vista ‘indicazione’ io sono tranquillo” afferma, e “ci analizzeranno il buco del culo per cercare di farci passare come dei truffatori”).

Durante l’udienza è stata anche citata la famosa telefonata del 25 gennaio 2008 relativa alla ‘mammella novantenne’, che all’epoca degli arresti ha fatto il giro dei giornali e dei programmi televisivi (in versione stralcio, ovviamente. ). Non rientra tra i capi di imputazione del processo ma ha avuto (ed evidentemente ha tuttora, dato che è tornata a fare capolino anche in questo secondo dibattimento) una forte (e strumentale) risonanza mediatica. Il colonnello Maragoni ha affermato che Brega Massone “era abituato in Santa Rita in cui poteva fare tutto quello che voleva” (valutazione personale da parte dell’ufficiale di polizia giudiziaria che si commenta da sé) e, arrivato alla clinica San Carlo, si vede invece bocciare un intervento da parte dell’anestesista. Il pm ha convenientemente lasciato cadere nell’aula anche questo ‘passaggio investigativo’ evocato dal colonnello – che implicitamente sostiene la tesi accusatoria, ossia che Brega operasse solo per far soldi, senza che vi fossero indicazioni chirurgiche. In fase di controesame la difesa di Brega ha preso in mano il testo della telefonata ed evidenziato come, innanzitutto, l’anestesista dichiari che l’insufficienza respiratoria pregressa che si era evidenziata all’ultimo momento nella paziente, e che mutava la valutazione in merito all’operabilità, non era stata fino a quel momento conosciuta ed era ancora da verificare, e dunque Brega non poteva esserne a conoscenza nel momento in cui aveva dato l’indicazione chirurgica; in seconda battuta, sempre testo della telefonata alla mano, gli avvocati hanno sottolineato il fatto che l’anestesista affermi: “Non discuto l’indicazione. l’indicazione chirurgica è fuori discussione”. Davanti a questa evidenza, il colonnello non ha potuto fare altro che confermare. Paradossalmente, quindi, questa telefonata tanto enfatizzata dalla procura e dai media come esempio di quelle ‘inutili operazioni’ fatte da Brega al solo fine di guadagno, evidenzia al contrario che l’operazione non era affatto inutile perché l’indicazione chirurgica c’era eccome. Anche questo, lo avevamo scritto a suo tempo nel libro inchiesta.

Questi gli aspetti, a nostro avviso salienti, dell’udienza. Giusto una nota a margine, che ha il suo peso. Nel momento in cui la procura si è apprestata a fare ascoltare in aula il primo stralcio di intercettazione telefonica, ritenuto rilevante nella tesi accusatoria, la difesa del dottor Presicci ha fatto opposizione, dichiarando che ascoltare solo stralci (opportunisticamente selezionati, aggiungiamo noi) non fosse corretto poiché molte telefonate contenevano, prima o dopo lo stralcio, frasi che lo contestualizzavano, modificandone il senso. La Corte ha accolto l’opposizione. Dunque, in questo processo, le telefonate che saranno ritenute rilevanti saranno ascoltate integralmente. Finalmente, diciamo noi. Il dibattimento precedente ha registrato abbondanza di stralci telefonici sapientemente scelti dalla procura – e rimbalzati sui media da ‘giornalismo degli orrori’ – e poco importa se i giudici avevano a disposizione gli atti in cui la trascrizione delle telefonate è completa. Per come è andato il primo processo e per il contenuto delle motivazioni della sentenza di primo grado, c’è da aver dubbi sul fatto che il collegio presieduto dalla dottoressa Balzarotti si sia preso la briga di leggere interamente le telefonate, mentre non vi sono dubbi che abbia ascoltato gli stralci scelti durante le udienze.

In conclusione, una buona prima udienza, a nostro avviso. Certo il processo è lungo, ma forse questa volta assisteremo a un dibattimento caratterizzato da un equilibrio tra accusa e difesa e terzietà della Corte; e magari sarà anche sbrogliata qualche matassa, aggrovigliata ormai da cinque anni. L'udienza è aggiornata al 13 maggio.

1) Maurizio Mezzetti, direttore della Divisione di chirurgia toracica all'Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano dal 1994 al 1997, direttore della Divisione di chirurgia toracica all’ospedale San Paolo di Milano dal 1997 al 2007, direttore della Scuola di specialità in chirurgia toracica dell'Università degli studi di Milano dal 1999 al 2005, attuale Presidente FONICAP (Forza Imperativa Nazionale Interdisciplinare Contro il Cancro del Polmone) – e a suo tempo insegnante, tra l’altro, dello stesso Santambrogio, membro della commissione Asl 2) Cattedratico di Malattie dell’apparato respiratorio dell’Università di Pavia e direttore di Malattie dell’apparato respiratorio del Policlinico San Matteo di Pavia 3) Cfr. Proc. Pen. n. 12570/08, udienze del 23 giugno 2009 e del 17 marzo 2009 4) Cfr. Proc. Pen. n. 12570/08, udienze del 19 maggio 2009.

La vicenda in breve.

L’8 maggio 2013, davanti alla prima Corte di Assise di Milano, è iniziato il secondo processo Santa Rita: imputati il chirurgo toracico Pier Paolo Brega Massone e i due aiuti dell’équipe di chirurgia toracica (con l’accusa di lesioni dolose per 46 casi, omicidio volontario aggravato per 4 casi, truffa e falso), cinque anestesisti (omicidio colposo), un’infermiera (favoreggiamento e appropriazione indebita) e un altro medico (truffa e falso). Si tratta di uno stralcio di un procedimento precedente che ha già visto, a carico dell’équipe di chirurgia toracica, una condanna in primo grado, confermata in appello, per lesioni dolose, truffa e falso per una novantina di capi di imputazione. La tesi della procura è la medesima anche in questo secondo processo: i tre chirurghi hanno inutilmente operato i pazienti per ricavarne un profitto personale, comprese le quattro persone poi decedute. Il primo dibattimento è stato caratterizzato da un impianto accusatorio teorematico, imbarazzante e inspiegabile per chiunque abbia letto le carte processuali: consulenze mediche dell’accusa che presentano lacune e scelte metodologiche dubbie; rifiuto del tribunale a disporre una perizia super partes; intercettazioni telefoniche che, ben lontane dal fornire prove di reato, sono servite a tracciare una disamina psicologica negativa dell’imputato, con evidenti forzature interpretative; e una commissione Asl, che ha dato l’avvio alle indagini, fortemente contraddittoria, nebulosa e anch’essa inspiegabile nei suoi successivi sviluppi.

Ne abbiamo scritto in un libro inchiesta, E se il mostro fosse innocente?, pubblicato a febbraio 2012, e abbiamo seguito il successivo processo di appello, scrivendone qui.

Il dottor Brega è stato condannato a 15 anni e 6 mesi, i due aiuti rispettivamente a 9 anni e 9 mesi e 4 anni e 4 mesi. Il chirurgo è in carcere, in custodia cautelare, dal 9 giugno 2008, giorno dell’arresto; ha goduto della libertà per soli 6 mesi, dal 5 novembre 2009 al 30 aprile 2010. A oggi – data di avvio del secondo processo – ha ‘scontato’ 4 anni e 5 mesi di custodia cautelare (!). Secondo la Costituzione, è in carcere da innocente, poiché si è colpevoli solo dopo il terzo grado di giudizio – e, per inciso, dopo aver limitato fortemente il suo diritto alla difesa nel primo processo, questa situazione lo limita ancor più per questo secondo dibattimento:i capi di imputazione sono relativi a casi degli anni 2005/2006/2007/2008, ed è evidente la necessità del chirurgo di poter consultare liberamente cartelle cliniche e ogni documentazione necessaria per ricostruire iter diagnostici e terapeutici effettuati 8, 7, 6, 5 anni fa. Seguiremo tutte le udienze di questo secondo processo, leggeremo tutte le carte, e ne scriveremo. Invitiamo tutta la stampa a fare altrettanto. Ha l’occasione di ‘riscattarsi’ da quel ‘giornalismo degli orrori’ che ha caratterizzato il primo dibattimento, quando fin dal giorno degli arresti ha sbattuto il mostro in prima pagina e si è appiattita sulle veline della procura, colpevolmente dimentica non solo della presunzione di innocenza che si deve a chiunque – fino al terzo grado di giudizio, figuriamoci prima ancora della celebrazione del processo di primo grado – ma soprattutto incapace, o più probabilmente non interessata, ad approfondire autonomamente la vicenda per poter svolgere a pieno il proprio ruolo di Quarto potere, che si declina in senso critico e dovere di informazione nei confronti dei cittadini. Anche e soprattutto questa, è libertà di stampa.

22 giugno 2013: la Cassazione, quinta sezione penale, ha confermato la condanna per il dottor Brega Massone e i due aiuti dell’équipe di chirurgia toracica, salvo ridurre le pene per intervenuta parziale prescrizione. Questo il dispositivo: “Annulla la sentenza impugnata senza rinvio nei confronti di tutti gli imputati ricorrenti, limitatamente ai reati a ciascuno rispettivamente ascritti – fatta eccezione per quelli di lesioni gravi – commessi fino al 15 dicembre 2005, per essere gli stessi estinti per intervenuta prescrizione ed elimina la relativa pena; dispone rinvio alla Corte di appello di Milano altra sezione per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio”. Qui l'analisi delle motivazioni. Laurea in Scienze della formazione.

La laurea in Scienze della formazione è presente in una quarantina di atenei italiani. Chi si laurea in Scienze della formazione acquisisce competenze nelle scienze pedagogiche e nei settori comunicativo e relazionale. La laurea in Scienze della formazione è solitamente compresa nella facoltà di Scienze della formazione e in alcuni casi in quella di Scienze umanistiche.

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A cura del Dott. Fabio Tarantino. Laurea magistrale medicina e chirurgia.

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